lunedì 13 settembre 2021

CERTE COSE NON SI RACCONTANO

 CERTE COSE NON SI RACCONTANO.





La mente ancora nessuno la conosce del tutto, e mai potrà essere così. Il tempo e la vita scorrono come un fiume che non si ferma e raccoglie ricordi ed esperienze così come il fiume raccoglie i detriti. A volte la mente si apre ai ricordi, così come il fiume va in secca o in piena, e quel pertugio che si apre fa affiorare istanti ed emozioni che credevi perduti. Tante cose non si raccontano e non si sono mai raccontate, eppure fanno parte della vita di tutti, e mentre rivedi il film della tua vita, sorridi al ricordo così languido e segreto.

Tutti ci siamo approcciati alla conoscenza del corpo, a sfiorare quello che le mutandine nascondevano, osservare quello che era diverso da noi e parlare sottovoce per non essere scoperti dai grandi. La scoperta della vita partiva tutta da lì. Frasi ascoltate e rubate che infiammavano la curiosità, baci spiati fra amanti facevano intendere che erano baci diversi. La curiosità di provare e cercare qualcuno con cui dividere l’esperienza, sempre in silenzio, sempre di nascosto. Sono cose che non si raccontano.

Nessuno può dire di non aver mai avuto queste curiosità, e in pochi possono ammettere di non averlo mai fatto. Ma certe cose che non si raccontano, si tengono segrete anche se non passano inosservate.

E poi impari a mantenere il segreto e lo sguardo sfuggente al tuo complice  per poi abbassare gli occhi, nessuno deve sapere, è una nostra scoperta, e certe cose non si raccontano, nemmeno fra chi li ha vissute e sperimentate.

Il corpo, splendido sconosciuto a tutte le età. I giochi a nascondino fatti di sera, e il respiro affannoso mentre le mani sembravano di fuoco, gli anni passati a capire come siamo fatti, a provare quel tenue piacere senza capire. Si impara presto a mantenere i segreti, come se non fossero cose fatte da sempre, la paura di essere scoperti in giochi incompresi, mentre è solo esperienza che cresce, sono cose che non si raccontano.

Vedere il proprio corpo cambiare mentre la voce tradisce quel che stai diventando. Le mani sono più grandi, il seno sembra qualcosa di sconosciuto qualcosa nei pantaloni si gonfia, e quelle mani che toccano e ti fanno ansimare. A volte scappi perché non capisci cos’è quel languore e non sai a chi chiedere, sono cose che non si raccontano.

Le prime uscite e gli sguardi rubati, mani che si fanno più audaci e baci che infiammano. Ora conosci il sapore dell’altro e capisci quanto vorresti che durasse o che finisse presto. Con gli occhi chiusi e le labbra incollate mentre la lingua esplora e ti succhia, se ti piace il ragazzo non resisti e lo abbracci, oppure scappi con il cuore che scoppia. Sono cose che non si raccontano.

I pettegolezzi e le invidie fra giovani, ragazzi che fanno i bulli per mettersi in mostra e ragazze che vogliono essere notate e fare esperienze che ancora non sanno. Ci vuole coraggio per farsi avanti e provare, ora si è grandi e le emozioni tradiscono. Mani che sembrano tentacoli scoprono e toccano mentre le labbra restano incatenate. Sono cose che non si raccontano.

Far finta di niente quando si torna a casa, con le guance in fiamme e la paura di essere scoperti, è da lì che si impara a mentire, quello che è mio deve essere solo mio, sono cose che non si raccontano.

E poi capire che è il corpo che tradisce, basta uno sguardo, uno sfiorarsi di mani e si sente il cuore che accelera e il fiato che cresce. Mano nella mano cerchi un posto tranquillo è il momento per capire cosa si prova a fare sesso. La prima volta nessuno la racconterà, è troppo unica, intima, nascosta, è proprio una delle cose che mai si raccontano.

Non è amore o innamoramento, non lo è quasi mai, è solo scoperta, lezione, apprendimento, è quando si impara l’importanza del corpo. Con gli occhi chiusi le mani si allungano e impari cosa significa unirsi e godere. Ma sono cose che non si raccontano.

La vita è così, una continua scoperta fino a quando incontri l’amore, quello vero e dai tutto quello che hai, che sai, ma con un sapore diverso: è qui che entra in scena il vero sconvolgimento e capisci che quello che è successo fino a quel momento non gli somiglia nemmeno lontanamente, ma è una cosa che non si racconta.

I sentimenti, sentire il cuore che cambia frequenza, coinvolge qualcosa che non sapevi di avere, non si tratta più solo del corpo o del mero piacere, si tratta di unirsi con amore e tutto è diverso, coinvolgente e spaventoso allo stesso tempo. Vuoi essere l’unico ad entrare nel cuore e il corpo risponde come fosse senza freni, ma sono cose che non si raccontano.

Il tempo passa, la clessidra è quasi rotta a forza di essere rivoltata. E quel giorno che la mente si è aperta ai ricordi un sorriso ti sfiora e vorresti ripetere ogni cosa. Quelle emozioni non sono più ritornate, sono rimaste lì a giacere fino a che le hai fatte riemergere. I tempi sono cambiati, le mode sono cambiate, le regole sono cambiate, e osservi i ragazzi che non hanno le stesse inibizioni e capisci i loro sguardi come se fossero i tuoi. Rimane la dolcezza di questi segreti, perché anche se il mondo, le mode, le regole sono cambiate certe cose ancora non si raccontano.   

Racconto di Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

martedì 7 settembre 2021

IMPARARE A VIVERE

IMPARARE A VIVERE







 “Hai bisogno di me?” Mi chiede Emetiades. “Io ho sempre bisogno di te.” “Avanti, fammi le domande che ti girano in quella testa più aliena che umana.” “Mi chiedo e ti chiedo come sia possibile uscire da questa situazione e rimanere sana di mente.” I suoi grandi occhi mi osservano come solo lei sa fare. “Tu non ci devi uscire, tu devi imparare a viverci dentro a questa situazione.”  La sua logica mi stupisce sempre. “E’ molto difficile, sorella aliena, troppo difficile quando intorno a me percepisco solo rabbia, odio, risentimento per non dire la voglia di vedere morta me e tutti quelli che la pensano come me.” Percepisco la sua dolcezza, e succede raramente. “Ora dammi la mano e vieni con me, facciamo il nostro viaggio e forse capirai qualcosa di più, chiudi gli occhi, sono io al timone di quello che vedrai.” Faccio spesso di questi viaggi e so come funziona. “Ora dimmi cosa vedi, e non temere, la tua mano è ben stretta nella mia.” Partiamo per questo viaggio ad occhi chiusi e la meravigliosa sensazione di sentire aria di casa mia mi assale subito. La stretta della sua gelida mano mi trasmette sicurezza, come sempre. Saliamo in alto e comincio a osservare. Vedo la Terra in subbuglio, è stato così anche in vite precedenti, è successo raramente di vedere gli abitanti del Pianeta in armonia e serenità, è come se ci fosse una maledizione. Come spiegare a parole quello che sto vedendo? Io ci provo. Ma riuscirci è un altro discorso. Vedo la Terra suddivisa in tante sezioni, ognuna abitata da persone diverse, impossibile che possano unirsi e parlarsi essendo state divise da sempre. Vedo la cattiveria, ecco la parola che mi mancava, la cattiveria unita alla perversione di quelle persone che hanno il potere, quel potere che a loro tutto permette. Mi sembra di assistere ad uno spettacolo di marionette, tenute da fili che possono essere recisi in ogni istante, e le marionette hanno una paura fottuta che il prossimo filo tagliato sia proprio il suo. Hanno paura: paura di ammalarsi, di morire, di soffrire e sono disposte a tutto pur di rimanere aggrappate a quel filo. Il burattinaio ha una maschera demoniaca e si diverte a tenere le sue marionette (sì, le sue) sospese al suo volere e al suo potere. Ai piedi di queste marionetta c’è l’intera umanità. Umanità che si aggrappa alle marionette e cerca di raggiungere il filo per potersi aggrappare ed avere la possibilità di sopravvivere, e non sanno che nessuno, nemmeno quelli legati al filo hanno questa certezza. Cresce la paura e la rabbia, il terrore e il furore e porgono il braccio per ricevere la magia e l’illusione di vivere ancora. Un sospiro di sollievo che dura ben poco, perché l’illusione di aver superato il pericolo passa molto presto, e di conseguenza aumenta la rabbia e l’odio verso chi non si è piegato.

“Ora vieni qui, e dimmi cosa vedi.” Mi trasmette telepaticamente come sempre, Emetiades.

Vedo una lunghissima scala a chiocciola che dalla Terra sale fino oltre il cielo e una marea di gente che sale quegli scomodi gradini. Oltre la scala ci sono un paio di corde dalle quali, ogni tanto qualcuno ridiscende e sospira di sollievo quando i suoi piedi toccano la Terra.

“Cosa significa tutto questo?” Chiedo impressionata.

Emetiades mi tiene stretta. “Tutte quelle persone che stanno salendo la scala a chiocciola possono, se lo vogliono aggrapparsi alla corda e ridiscendere sulla Terra, ma lo fa solo chi ha capito veramente cosa sta succedendo.  Tutti gli altri stanno raggiungendo il posto quieto dove deporre la loro Anima. In quel posto tutte le Anime sono uguali e ritorneranno ad amarsi senza divisioni. Ci sono le Anime che appartengono a persone che sulla Terra si sono odiate, uccise, ma qui, qui tornano ad essere solo Anime piene d’Amore. Sono Anime di persone acerbe, traviate che non sono riuscite a capire l’importanza di amarsi, sempre e comunque.”

“E quelle che l’Anima non ce l’hanno? Quei malvagi che hanno provocato tutto questo, a loro cosa succederà?” Le chiedo.

Emetiades alza la mano e mi indica un punto poco lontano. “Vedi quella nave aliena? Quella che voi terrestri chiamate con vari nomi, altro non è una delle tante che sta qui ad aspettare che salga uno di quelli senza Anima, quelli colpevoli di atrocità. Lo preleva, lo porta all’interno e lo imprigiona nella capsula dei morti viventi. Eh sì, mia cara, anche questi personaggi hanno l’Anima, solo che non è come la vostra e per questo, anch’essa è immortale, e come tale non la possono distruggere. Perciò la rinchiudono in una capsula e la spediscono in una Galassia lontana, e stai certa che non farà più ritorno sulla Terra.”

“Mi sembra un film di fantascienza quello che sto scoprendo. Ma ancora non capisco: se si può prelevare l’anima nera di queste persone malvagie, perché non lo fate a tutti, prima che compiano questi atti disumani?”

Emetiades mi guarda e scuote la testa. “Quante volte mi hai fatto questa domanda? Ormai non le conto più, ma la risposta è sempre la stessa: gli Alieni stanno combattendo da tempo immemorabile per aiutarvi, ma se voi non sapete distinguere il bene dal male, l’Amore dall’odio, la fratellanza e la condivisione fra voi stessi fratelli terrestri, dimmi, cosa possono fare i nostri fratelli alieni? E ricorda che anche qui non tutti stanno dalla stessa parte, c’è chi lavora per i malvagi e noi li stiamo combattendo, e sono molto forti, difficili da sconfiggere, ma noi non ci arrendiamo.”

Rimango in silenzio, non sono queste le risposte che mi aspettavo. Avrei preferito che mi desse una soluzione o che mi riportasse da dove sono venuta e non che mi dicesse che devo imparare a vivere dentro questa situazione. “Vivere.” La osservo e nei suoi grandi occhi si accende quella luce che conosco così bene. E’ davvero così semplice la risposta che mi è venuta spontanea? Lei annuisce e mi lascia la mano. Plano come fossi un airone e ritorno da dove sono partita. Vivere è questo che abbiamo dimenticato di fare e  come vivere dipende solamente da noi.

Grazie Emetiades.  

racconto scritto da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

sabato 28 agosto 2021

FINCHE' AVRO' VITA

 FINCHE’ AVRO’ VITA



 

Finchè avrò vita guaderò oltre gli orizzonti,

troverò spazi per aprire le ali,

non rimarrò ad aspettare il tempo

ma correrò incontro al destino.

Finchè avrò vita ascolterò il mio cuore,

il suo battito che esploderà come il fulmine

ascolterò i tuoni e calpesterò le pozzanghere

mentre l’uragano passerà sorridendomi.

Finchè avrò vita non mi piegherò,

ascolterò i miei Angeli e i Fratelli delle Stelle,

arriverò fino dove mi spingerà la gioia

in cerca della verità e della felicità.

Finchè avrò vita non smetterò di imparare,

cercherò certezze e verità nascoste,

ascolterò il mormorio del fiume

e lascerò il mio corpo invecchiare.

Finchè avrò vita cercherò ovunque l’amore,

avrò rispetto delle pietre e dei sassi,

mentre i capelli diventeranno bianchi e radi

e le rughe disegneranno il mio viso.

Finchè avrò vita inseguirò la vita

E cercherò la dimora dove posare il corpo stanco,

lascerò fluire la mia essenza colorata

mentre abbraccerò l’ignoto, e dormirò fra le braccia di chi ho amato. 

Testo di Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati

mercoledì 25 agosto 2021

DIO HA CHIUSO GLI OCCHI SUL MONDO?

 

DIO HA CHIUSO GLI OCCHI SUL MONDO?




 

Com’è che Dio ha chiuso gli occhi sul mondo,

sulla terra che, arida non sente più la brezza

mentre pecore al pascolo brucano calme erba secca.

Dove sta l’Umanità che ha creato e forgiato come se stesso?

E’ proprio qui, sulla Terra che lotta senza sapere contro cosa o contro chi.

Passi silenziosi e lotte furiose,

menti in subbuglio e pensieri spaventosi.

Urla, grida a volte che spezzano le orecchie

E spesso silenziose fanno sgorgare lacrime di sangue.

Dove sei dio mentre l’Umanità trema?

Vecchi ricordi di guerre e carneficine,

di lotte razziali di fratello contro fratello,

carestie e pestilenze che hanno decimato uomini e donne

mentre tanti bambini non sono mai cresciuti.

Dove sei Dio mentre l’Umanità trema?

In una siringa colma di veleno

Che mani umane stringono e iniettano

Nelle armi che distruggono senza sparare

E nella fame di gente che chiede solo pane.

Nella cattiveria di uomini e donne che si scagliano contro i fratelli

Che ridono e godono delle libertà perdute.

Dove sei Dio mentre l’Umanità trema?

In mezzo ai lebbrosi non si sente una benedizione

Le preghiere sono vane perché non sincere

I lazzaretti ora sono moderne camere di ospedale

Dove si muore soli per mancanza di umanità.

Veli pietosi su bare ammucchiate

E pianti disperati di sopravvissuti e spaventati.

Dio, perché hai chiuso i tuoi occhi sul mondo?

Questo mondo che cammina a testa bassa

E si rinchiude dentro casa e sbarra porte e finestre.

Una vita appesa al filo di chi decide i destini

Pollice verso perché così a loro aggrada.

Miliardi di persone che aspettano un gesto

Un segno per tornare a scoprire la Fede

E anch’io sono qui fra loro e con loro

E mi chiedo se tu senti ancora il nostro dolore

Battaglie di Angeli contro Demoni perversi

Eroi senza paura e con l’Onore nel petto

Non giungono le mani in preghiere silenziose

Ma alzano la spada e lottano impavidi.

Dio, perché hai chiuso i tuoi occhi sul Mondo?

Siamo in tanti a guardare oltre il cielo,

ad aspettare una tua mossa e la tua difesa

siamo in ginocchio ma non ancora vinti

non siamo disposti a strisciare

vogliamo vivere da Esseri Umani come tu ci hai creati.

Pioggia leggera che bagna il Pianeta

Che lava la pelle di chi sta in preghiera

Dio, ma tu stai piangendo!

Che cosa ti ha fatto l’Umanità?

Ora capisco, hai chiuso gli occhi sul Mondo

Per trattenere il dolore che ti abbiamo inflitto nel cuore

Ma è giunta l’ora di asciugare le lacrime

Di darci la forza per combattere il Male

Al fianco dei tuoi Angeli che abbattono i Demoni.

Questo mondo non è pronto a soccombere

E potrà risollevarsi e risorgere solo col tuo aiuto

E la preghiera è una sola

Fa che l’Anima non muoia,

fa che il destino che ci hai dato si compia.

 

 Pensiero di Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal film Blade runner

 

lunedì 23 agosto 2021

SOGNO, INCUBO O REALTTA'?

 

SOGNO, INCUBO O REALTA’?




 

Mi ritrovo in questo posto e ancora non mi capacito di come sia successo. Fino a qualche settimana fa abitavo nella mia bella casa, costruita con tanti sacrifici, con mio marito e il mio cane. Certo la situazione era di quelle pesanti: il virus, il vaccino e un’oppressione dei media e dei politici da sfiancare anche un bue in piena salute.

Le vaccinazioni forzate, prima consigliate e poi tenacemente volute avevano prodotto la quasi totalità delle persone vaccinate. Resistevano, come me alcune decine di migliaia di persone che non si volevano arrendere. Avevamo rinunciato a tutto, o quasi pur di mantenere il nostro equilibrio di esseri umani, poi…

Iniziò togliendoci la possibilità di frequentare tutto ciò che era sempre stato accessibile, senza tessera non potevamo uscire dal nostro comune, e la spesa solo una volta ogni quindici giorni, accompagnati da personale preposto, spesso gli stessi vicini di casa o persone comuni insignite di un potere che malvagiamente usavano su di noi.

Mentre in tutto il mondo la gente moriva nonostante il vaccino nessuno si preoccupava di questo ma di noi, miserabili ignoranti che preferivano l’auto segregazione nelle proprie case e con i propri cari.

Poi non bastò più nemmeno questo. Arrivarono all’alba. Una camionetta con dieci uomini in divisa che non avevo mai visto. Mio marito ed io stavamo ancora dormendo e fummo svegliati dall’abbaiare del cane. Sfondarono la porta e, per prima cosa spararono al cane per poi salire le scale e venire a prenderci. Ci diedero dieci minuti per vestirci e prendere quello che riuscivano a prendere in quel breve lasso di tempo.

Ci spinsero sulla camionetta e, silenziosi come erano arrivati se ne andarono portandoci con loro.

Non so quanto tempo viaggiammo, tenevo le mani strette in quelle di mio marito, ci parlavamo con gli occhi. Avevamo sempre sostenuto che niente poteva farci del male fino a quando saremmo stati insieme, ma avevamo davvero paura. Ripensando al mio cane a terra in un bagno di sangue non riuscii a trattenere le lacrime. Non dovevo farmi vedere impaurita e, coraggiosamente mi asciugai gli occhi e ripresi il controllo.

Era pieno giorno quando arrivammo in questo posto. Quando ci fecero scendere il sole ci ferì gli occhi e fummo spinti verso una costruzione diversa dalle altre. Ancora non ero riuscita a guardarmi intorno.

Ci fecero sedere davanti ad un tavolo con sopra dei documenti e, dopo pochi minuti entrò un uomo in divisa e si sedette davanti a noi. Aprì una cartella e ci lesse un documento che, vado a memoria diceva così: “Voi, nome e cognome nostri, avendo rifiutato di obbedire ad un ordine diretto e avendo ignorato tutti i solleciti bonari per il vaccino dovete subire la pena comminata.” Ci presentò dei documenti per il passaggio di proprietà della nostra casa, erano già pronti per la nostra firma, la password per il conto bancario era facoltativa, l’avrebbero comunque avuta anche senza il nostro aiuto. Avevamo perso ogni bene materiale e la nostra libertà, non possedevamo più niente. Dovemmo obbedire quando due uomini estrassero la pistola e ci fecero scegliere se firmare o morire subito.

Noi non dicemmo una sola parola. Ci fecero alzare e ci portarono dove siamo ora. Ci viviamo da tre settimane. E’ un campo di, come lo chiamano loro? Un villaggio per dementi, così lo chiamano. Ci sono vari piccoli alloggi, tutti uguali, un tavolo, due sedie, un letto e un piccolo mobile. Non possiamo fare niente, niente di niente, siamo qui ad aspettare che la morte ci liberi da questa prigionia. Certo possiamo uscire e sgranchirci le gambe, possiamo anche parlare con gli altri, ma le giornate sono davvero lunghe da passare in ozio. Non abbiamo notizie di quello che avviene fuori dal recinto di filo spinato, siamo prigionieri nel nostro stesso Paese, quello che con tanto lavoro abbiamo contribuito a rendere grande, per poi vederlo sprofondare nell’abisso. Chissà dove sono i miei cari, dove li avranno portati, se sono ancora vivi. Sono queste le cose che mi fanno stare male, il non sapere cosa stia succedendo e non avere notizie dei miei parenti e amici.

Sono seduta con mio marito e assaporo il dolce calore dell’ultimo sole autunnale, è il 2022, e tutto è arrivato come una valanga che squarcia una diga.

“Davvero non puoi fare niente?” Mi chiede mio marito. So cosa intende. “Stanotte ci provo.” Gli rispondo. C’è un grande silenzio qui, nessuno si fida di nessuno, invece dovremmo essere più solidali. Ogni giorno entra una ambulanza e si ferma per un paio d’ore, e chi vuole farsi iniettare il siero lo può fare e poi tornare al di là del filo spinato. Ce ne sono stati parecchi che si sono arresi, e mi chiedo cosa faranno una volta di là senza un posto dove andare, senza niente per sopravvivere.

“Ci hai mai pensato, tesoro ad arrenderti?” Mi chiede di nuovo mio marito. “Proprio no!” Rispondo categorica. Mi stringe le mani, sa che non cederò e lui sarà al mio fianco fino alla fine, per mantenere quel giuramento che ci siamo fatti tanti anni prima “Ci ameremo per sempre e un giorno ancora.”

Il sole tramonta e stria di rosso il cielo che ha mantenuto la sua bellezza. Dobbiamo ritirarci nel nostro alloggio, la porta non sarà chiusa, non lo è mai stata e nessuno, in queste tre settimane ha mai tentato di fuggire.

“Ci proverai stanotte, amore?” Mi richiede bisbigliando. Sappiamo benissimo di essere spiati anche dentro al bagno. E gli faccio cenno di sì con la testa.

Il buio è sopraggiunto presto, fuori non c’è la luna. Dal piccolo oblò sul soffitto riesco a intravedere alcune lontane stelle tremolanti. Mando una silenziosa preghiera a chi, lassù mi può aiutare e mi immergo in un sonno profondo. Non so quanto tempo rimango così profondamente addormentata e poi, poi ci riesco e faccio quello che mi ha chiesto mio marito.

La mia essenza eterica si alza dal corpo fisico e rimane per qualche istante a guardare il corpo adagiato sul piccolo letto con espressione serena. Mio marito è seduto in un angolo, per non disturbare il mio viaggio astrale. Nessuno può vedermi e nessuno può fermarmi. Dio come sono leggera! Come uno spettro fatto di niente esco e mi innalzo nella notte scura e piena di suoni. Entro in un’altra dimensione e qui, tutto mi appare.

Il Pianeta è avvolto da un vortice di fumo grigio e maleodorante. Solo la natura non ha smesso di essere se stessa. “Volo” e cerco di capire e incontro altre entità identiche a me, abbiamo una cosa in comune: uno sguardo esterrefatto. Possiamo comunicare telepaticamente ma non ne abbiamo bisogno. Abbiamo già capito, se siamo in questa dimensione è proprio perché conosciamo quello che stiamo vedendo, e lo conosciamo da diverso tempo.

Ci sono altre costruzione uguali a quella dove sta il mio corpo fisico, su tutto il Pianeta, il che significa che siamo in tanti a non aver ceduto.

Si avvicina una ragazza e mi prende per mano. Siamo due fantasmi fatti di niente che viaggiano insieme.

Veleggiamo insieme e, se in questa dimensione potessimo piangere avremmo già inondato di lacrime la Terra intera.

E sono qui, a vedere quello che sta succedendo oltre il filo spinato.

Enormi costruzioni adibite a forni crematori per disfarsi dei milioni di morti. Le fiamme accolgono dieci cadaveri alla volta, li bruciano e con un raggio laser pensato apposta distruggono anche l’ultima briciola di cenere. Nemmeno il fumo esce dai camini di non troppa antica memoria.

Rivedo la mia vita precedente, quando anch’io sono uscita come fumo dal camino di un campo di rieducazione ed ora sono qui, ancora una volta ad osservare la stessa cosa. Qualcuno lo scrisse che l’uomo non avrebbe mai imparato a vivere senza ammazzare, ma io so che non è così. Non sono gli uomini che sono cattivi, solo alcuni esseri che sembrano umani lo sono, ma non hanno l’Anima, non hanno Coscienza, si sono venduti al vero tiranno, a chi ha creato tutto questo per il solo fatto di divertirsi a farlo perché lo poteva fare. Sono gli stessi che hanno manipolato il Pianeta fin da tempi antichi, razze venute da altri universi, sconfitte e schiacciate e indotte a vagare nel multiverso, ma poi hanno trovato questo posto e si sono vendicati.

Nessun essere umano avrebbe mai fatto del male a così tanti suoi fratelli, ma su questo bellissimo Pianeta sono arrivati loro, e hanno deciso di divertirsi. Su questo non posso dirvi altro, non tutti sono pronti per conoscere.

La mia compagna mi accarezza, sente il mio dolore che è anche il suo. Veleggiamo verso il mare che desidero vedere da anni ma non mi va di arrivarci. Mi fermo e mi metto di fronte a lei. Ci guardiamo negli occhi e ci capiamo. La storia non finisce in questo modo, alla fine tutto cambierà, e chi ha saputo resistere e lottare capirà.

Devo rientrare in fretta nel mio corpo, non so quanto tempo sia trascorso, sento il dolce respiro di mio marito e capisco che devo fare in fretta. Un cenno del capo e mi separo dalla mia compagna. Se non fosse per l’amore immenso che provo per mio marito me ne starei qui e non tornerei più, ma ho una promessa da mantenere ed io mantengo sempre le promesse.

Vedo il mio corpo disteso sul letto e con estrema grazia ci rientro. Ho la fronte che scotta ma fra poco mi passerà.

“Come sta andando là fuori, amore mio?” Mi chiede con gli occhi stanchi. “Tutto come ti ho detto tanti anni fa, si sta preparando un mondo nuovo, un mondo per pochi, ma non è ancora l’ora.”

Chiudo gli occhi e cerco di riposare, la giornata sarà uguale a tutte le altre. E’ ora di uscire, le regole vanno rispettate ma io comincio a sorridere a tutti quelli che incontro, da tanto troppo tempo non lo facciamo. Metto in atto la mia telepatia e mando messaggi nella loro mente. Abbiamo tutto il tempo per distruggere il male che ci circonda, nessuno può tenerci prigionieri se la nostra Anima è libera, e noi l’Anima l’abbiamo.

racconto scritto da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

 

 

 

 

domenica 15 agosto 2021

SCINTILLE DI VITA


SCINTILLE DI VITA

 




 E’ vero, le tenebre stanno prendendo il sopravvento su questo Pianeta. Secoli di lavoro da parte dei senza-Anima stanno riuscendo nella loro impresa. Ci saranno avvenimenti che è meglio non conoscere in anticipo, ma una cosa è certa: anche avvolti dal buoi delle tenebre ci saranno sempre scintille di luce alle quali aggrapparsi. Scintille che sono lì per chi ha voglia di lottare, scintille che sono la vera speranza per la sopravvivenza, scintille che sono fatte di Amore Eterno e che non possono spegnersi. Sono lì per aiutarci, per tenere viva la fiamma della Vita, a bucare quelle tenebre che i malvagi, con la complicità di molte altre persone che hanno potere e denaro stanno cercando di spegnere. Riusciranno a spegnerle? Per tante, troppe persone sono già spente perchè non riescono a vedere più la luce, perchè sono immersi nella menzogna e credono a quello che sentono e vedono. Per altre persone, poche o tante ancora non si sa, queste scintille sono Scintille Divine, scintille da incorporare e far crescere per aiutare chi ancora non è perduto del tutto. Aggrappiamoci a queste scintille dorate, che sono lì, inviate da chi ci ama veramente, da chi ci sta aiutando e vuole solo la nostra salvezza.

pensiero di Milena Ziletti - immagine dal web - diritti a lei riservati

mercoledì 11 agosto 2021

BUON COMPLEANNO DALLE STELLE

 

Buon compleanno dalle stelle.



 

Era domenica e faceva caldo. Era l’ 11 agosto 1957.

Una ragazzina di appena 16 anni da due giorni era in travaglio. La sua piccolina non voleva saperne di uscire nel mondo che aveva scelto di visitare e tenne duro per ben 48 ore.

Il dolore della ragazza, il sudore che le impregnava i capelli, gli occhi iniettati di sangue e le labbra che mordeva quando non urlava era il quadro che vedeva il ragazzo diciannovenne in attesa di diventare padre.

Sedici anni lei, diciannove lui, e avevano creato quel mostriciattolo che presto avrebbe visto la luce.

La ragazza era senza forze e non riusciva più a spingere, quelle ultime spinte che servivano per dare la vita alla sua creatura. Chissà perché quell’esserino non ancora nato stava già dando tanti problemi. Pareva volesse mettere in chiaro già da allora che non avrebbe seguito la logica di quel tempo, che lei non voleva stare in quel posto.

Fu allora che intervennero i suoi fratelli alieni. Dovettero discutere parecchio con la loro sorella aliena-umana che non ne voleva sapere di vedere la luce. Le trasmisero quello che loro avrebbero fatto per lei e che le sarebbero sempre stati al suo fianco, e le promisero che sarebbero venuti a prenderla per riportarla sul suo Pianeta quando fosse giunta l’ora. Quel piccolo mostriciattolo di più di quattro chili non aveva voglia di impegnarsi e mettere la testa finalmente fuori da quel tunnel e lasciare che i dolori abbandonassero, finalmente la donna che la stava mettendo al mondo. Ci pensarono i suoi amici invisibili quelli fatti di Luce e di Amore a convincerla, confermandole che oltre ai suoi fratelli alieni anche loro l’avrebbero sempre protetta.

Il minuscolo mostriciattolo sapeva che era giunto il momento per decidersi, era ben conscia di quello che sarebbe stata la famiglia che aveva scelto e di quanto avevano bisogno di lei. Cominciò a sentire il peso di mani forti che premevano sulla pancia e si accorse che il dolore della donna che la stava presentando alla vita si era fatto troppo intenso. Fu costretta a prendere la via è uscì.

Dio mio quanto era brutta! Suo padre ebbe questo pensiero quando la vide. Le troppe ore di travaglio avevano pesato anche su di lei, ma per fortuna, dopo tutto si risolse.

Cominciò a piangere e pianse ininterrottamente per due anni, esasperando i giovani genitori che non ne potevano più.

Nacque bella cicciona ma dopo un anno cominciò a deperire. Se ne stava andando, non voleva più stare in questo mondo, ma ormai non poteva più tornare indietro e i suoi protettori trovarono il modo per farla rimanere.

Fin dal suo primo vagito fu tenuta per mano dai suoi fratelli delle stelle e la sua Anima fu nutrita da tanti esseri invisibili che l’amavano immensamente. Entrambe queste figure avevano preparato per lei qualcosa di straordinario e anche qualcosa di doloroso, quello che per tutti è la vita.

Da allora sono passati ben sessantaquattro anni e tutto è filato proprio come le era stato promesso: gioie, dolori, amori, delusioni, solitudine, incomprensioni, rabbia, rancori e molto altro, la vita non le ha risparmiato proprio niente. Doveva imparare a gestire le sue esperienze per evolvere, le fu regalata la telepatia, l’intelligenza, la generosità, la voglia di lavorare, di imparare ma le fu precluso il suo desiderio più grande: quello di studiare e colmare parte della sua ancora immensa ignoranza. Fu una delusione che non superò mai, e ancora le brucia ma ebbe tante soddisfazioni in campo lavorativo, letterario e solo per la sua grande caparbietà e la forza di non volersi mai arrendere.  

Sa comunicare coi suoi Fratelli Alieni, i suoi Spiriti Guida e Angeli Custodi, che spesso l’hanno protetta mantenendo la promessa fatta quel fatidico undici agosto 1957, quando, alle sedici esatte aprì gli occhi sul mondo e ancora non li ha chiusi.

Ora, suo padre e sua madre le stanno sorridendo, ricordando quel fatidico giorno, non lo scorderanno mai, hanno avuto una vita dura ma non hanno mai dimenticato che la vita si dona sempre e comunque e sono fieri di quello che la loro figlia ha compiuto nella sua vita, e gliel’hanno detto entrambi prima di partire e aspettarla oltre il velo.

Se potessi tornare indietro vorrei rivivere i primi minuti della mia venuta al mondo per osservare l’espressione sconfortata di mio padre e poter asciugare il sudore di mia madre. Da lì in poi, è solo la mia vita, e non è ancora finita.

Grazie a tutti voi che vi siete ricordati di me in questo giorno, grazie ai miei genitori che hanno deciso di darmi la vita, grazie a quello che mi hanno insegnato, tanto o poco era quello che potevano darmi.

Grazie ai miei Fratelli delle Stelle che hanno mantenuto la promessa, e grazie ai miei angeli invisibili che spesso sono intervenuti senza farsi notare, ma io li ho sentiti. Grazie alla Vita che va vissuta sempre, e grazie anche alla morte, quando verrà, perché so che sarà solo un altro inizio meraviglioso.

scritto da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati