venerdì 4 giugno 2021

ARMANDO

 ARMANDO

parte quattro




Fuori dalla locanda il sole si sta alzando pigramente come ogni mattina ed io, con il mio bastone, la mia sacca, i miei pensieri e la mia nuova esperienza, riprendo il cammino verso quell’ignoto che mi sta aspettando.

 

Il cammino non mi stanca, i miei pensieri mi fanno compagnia. E’ vero che anche le capre e gli altri animali fanno le stesse cose che fa il cavaliere, mangiano, bevono, figliano, e questo lo potevo fare anche stando al mio paese. No, non è questo il senso della vita! Il cavaliere vive giorno per giorno senza preoccuparsi del domani e degli altri, ma il mondo, se tutti facessero come lui, non potrebbe progredire. Ho ancora molto da cercare, ho paura che quello che cerco non sia così semplice da trovare. Mando un pensiero ad Antenore e gli chiedo di aiutarmi e di indicarmi la strada.

 

Cammino senza stancarmi. Sembra che le mie gambe vivano di vita propria. La giornata è piacevole e mi immergo nelle mie riflessioni circondato dalla polvere della strada.

 

In ogni paese, città, o piccolo borgo nei quali arrivo, il mio punto di riferimento è la fonte. Da qui passa quasi tutta la gente che ci abita, ed ho occasione di vedere e conoscere sempre qualcosa di nuovo.

 

Sono ancora un ragazzo, ed è strano essere un viandante alla mia età. Molti bambini mi fanno domande, mi chiedono chi sono e da dove vengo e mi parlano di loro e delle loro famiglie. Alcune mamme mi lasciano del cibo ed io non ho bisogno di altro.

 

E la mia vita prosegue con questo ritmo. In ogni posto nel quale mi fermo tendo l’orecchio, presto attenzione, cercando di capire se sono giunto finalmente nel luogo in cui posso avere la risposta a ciò che cerco, ma fino ad ora non ho trovato ancora niente.

 

Sono passati due anni da quando ho lasciato la mia famiglia e mi mancano molto mamma, papà ed Anna. Chissà se anche loro sentono la mia mancanza? Sono sicuro che mia madre si ricorda ogni giorno di me, mentre mio padre, ho paura, che sia molto arrabbiato per quello che ho fatto.

 

Oggi sono giunto in un piccolo paese. Ci sono poche case sparse e molte pecore e, in giro non c’è nessuno.

 

Mi fermo alla fonte per dissetarmi e prendo l’ultimo pezzo di pane.

Sto cominciando a mangiare quando sento su di me uno sguardo.

Mi guardo intorno e vedo, poco lontano un vecchio seduto che sonnecchia.

Faccio un cenno di saluto e comincio a mangiare.

 

“Hei, forestiero, perché non ti avvicini? Voglio vedere chi sei, ma i miei occhi non sono più quelli di una volta. Vieni più vicino.”

 

Con il mio pezzo di pane in mano mi avvicino e saluto.

“Mi chiamo Armando e sono un viandante, e tu chi sei?”

 

Quell’uomo alza il viso e mi scruta come fossi una bestia da vendere al mercato. Ha due occhi chiari, ma mi accorgo che è quasi cieco, eppure non è così vecchio come ho pensato. Ora che lo vedo da vicino mi rendo conto che ha un viso un po’ strano: occhi chiari, fronte spaziosa e pochi capelli rossicci, un naso dritto su una bocca piccola e sottile. Un corpo esile ma sembra forte e ancora muscoloso.

 

“Io sono io. E tu?”

 

Sono meravigliato della sua risposta e non la capisco.

“Cosa vuoi dire?”

 

“Vuol dire che io so molto bene chi sono, cosa faccio e cosa voglio, e tu?”

 

“Naturale che so chi sono, cosa faccio e cosa voglio.”

 

“Davvero? Allora perché sei proprio qui? Cosa ti porta così lontano da casa tua alla tua giovane età?”

 

“Sono partito già da due anni! Non sono un ragazzino. Ho una missione da compiere e non tornerò a casa mia finchè non l’avrò portata a termine.”

 

Quei suoi occhi che mi guardano ma sembrano non vedermi il viso, mi danno l’impressione che invece vedano fino in fondo alla mia anima. Hanno una serietà ed una severità che durante il mio pellegrinare non ho ancora incontrato.

 

“E quale sarebbe la tua missione?”

 

“Cerco il senso della vita, e lo troverò!”

 

Il suo viso si allarga in un sorriso, che poi si trasforma in una sonora risata. Io mi offendo, perché credo mi stia deliberatamente prendendo in giro.

Alza quegli strani occhi verso di me e ritorna serio.

 

“Giovane e sprovveduto viandante, ti sei scelto una ben difficile missione. Ma dimmi, come farai a riconoscere di aver trovato il senso della vita se non sai nemmeno che cosa sia la vita? Rispondi alla mia domanda: perché sei nato?”

 

“Ma che domanda è mai questa! Io sono nato dall’unione dei miei genitori, dal loro amore, senza di loro non potrei essere qui.”

 

“Allora non mi ero sbagliato: tu non hai ancora capito niente di niente. Potrai andare fino in capo al mondo ma, anche se troverai quel senso della vita che stai cercando non lo saprai nemmeno riconoscere. Dovrai prima capire perché sei nato tu, poi potrai capire anche il resto, ma non è detto che possa succedere. Riprendi pure la tua strada, il tuo cammino, ma alla fine tornerai sui tuoi passi.”

 

“Tornerò sui miei passi solo per far conoscere a tutti quello che ho scoperto,  non tornerò certo da sconfitto. Sono disposto a viaggiare fino alla fine del mondo ma non rinuncerò, finchè non avrò trovato quello che cerco. Io ci riuscirò!”

 

“Vedo che sei deciso e determinato, e questo ti fa onore. Prendi il mio talismano e portalo con te intorno al collo. Ti auguro buona fortuna e ti dispenso un altro piccolo consiglio: non aver timore a ritornare sui tuoi passi, ciò che hai lasciato contiene tutte le risposte. Buon viaggio, giovane viandante, fa che la tua sete di sapere non inaridisca la tua mente ed i tuoi sentimenti.”

 

“Grazie anche te, sconosciuto. Accetto volentieri il tuo dono e il tuo incoraggiamento. Non conosco il tuo nome ma mi ricorderò sempre di te. Addio.”

 

Riprendo il mio cammino immerso in nuovi pensieri. Non so cosa abbia voluto dire quello sconosciuto. Che strane domande mi ha fatto. Dovrò trovare risposta anche a queste.

fiaba per adulti scritta da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

giovedì 3 giugno 2021

ARMANDO

 ARMANDO

parte tre


 

Questa notte è tornato a trovarmi Antenore. “Armando, sei pronto a partire? Vuoi ancora andare nel mondo e lasciare la tua famiglia? Se non hai cambiato idea è arrivato il momento. Prendi il mio bastone e vai.”

 

E’ una mattina così bella e fresca! Mia madre e la mia sorellina Anna mi fanno compagnia durante la colazione, mentre mio padre è già uscito.

Mia madre mi guarda e non parla, ma ha gli occhi tristi.

 

“Sei pronto a partire vero figliolo? L’ho capito appena ti ho visto. La fiamma che ti brucia dentro da tanti anni è ora arrivata a consumarti. Se vuoi andare vai con la mia benedizione, ti ho preparato quello che puo’ servirti, è tutto nella sacca. Ti prego, non dimenticarti di noi e portaci nel cuore e, se ti stancherai di viaggiare, torna da noi, alla tua famiglia.”

 

Ho dodici anni, sono quasi un uomo, ma mi sento gli occhi lucidi di lacrime. Abbraccio la mia sorellina, e poi mia madre che mi stringe forte sul cuore come non aveva mai fatto. Mi bacia la fronte, mi benedice e mi consegna la sacca da viaggio. Prendo il mio bastone, che sembra abbia una vita propria, esco dalla porta di casa senza voltarmi. Mi incammino verso il sole con nel cuore un’aspettativa che spero di poter colmare.

Spero davvero che valga la pena lasciare ciò che ho di più caro per andare incontro all’ignoto e trovare, finalmente, quel senso della vita che aveva iniziato a cercare quel vecchio incontrato anni prima.

 

“Addio mamma” ma lo penso soltanto. Non mi volto a guardare le sue  lacrime, ho paura, che se vedo il suo amato volto così triste, mi abbandoni il coraggio di partire.

 

Il bastone di Antenore sembra indicarmi la strada e, mentre percorro le strette vie del paese, silenziosamente  saluto tutti e porto nel mio cuore ogni piccolo pezzo di pietra che sto calpestando.

 

 

^^^^^^^^^^^^^^^^^^

 

 

E’ un cammino solitario il mio. Ho tanto tempo per pensare, per guardarmi intorno, per cercare di capire quello che mi circonda. La mia mente non è mai sopita. Guardo e riconosco alberi, piante, animali. Ho studiato tutto quello che potevo per non essere del tutto impreparato, ma quante cose ancora non conosco!

 

Ci sono voluti otto giorni di cammino per arrivare nella prima città che incontro sulla mia strada. Io non ho mai visto un assembramento di gente come questo. Gente silenziosa, variopinta, oppure urlante. Mi fermo vicino alla fonte a riposare e guardarmi intorno. Il mio bastone sembra essere instancabile, ma io devo riposare.

 

Anche se la città è molto più grande e rumorosa del mio piccolo paese, alla fonte c’è sempre gente che va e viene, proprio come a casa mia.

Ci sono anche dei cani che si rincorrono e bambini piccoli che giocano, mamme che camminano silenziose e uomini a cavallo.

 

“Ragazzo, chi sei? Non ti ho mai visto da queste parti.”

 

E’ un uomo, ben vestito e a cavallo.

 

“Mi chiamo Armando e sono di passaggio, mi sto riposando prima di ripartire.”

 

“E dove stai andando così solo? Dove sono i tuoi genitori?”

 

“Sto viaggiando per il mondo, anche se sono ancora giovane, ma devo cercare una risposta e ho bisogno di tanto tempo, per questo ho già cominciato il mio viaggio.”

 

“E puoi dirmi che cosa stai cercando?”

 

Questo uomo, dall’alto del suo cavallo sembra un imponente guerriero, ma il suo viso è serio e vedo che è davvero interessato.

 

“Cerco il senso della vita, e quando lo troverò, lo trasmetterò a chiunque.”

 

“Il senso della vita dici? Vieni con me che te lo mostro.”

 

Seguo il suo cavallo e ci fermiamo davanti ad una locanda. Smonta dalla sella e lega il suo animale, mi guarda e mi fa segno di seguirlo all’interno.

 

“Oste, portaci da bere e da mangiare, e non fare lo spilorcio!”

 

Seduti ad un tavolo in fondo alla stanza vedo altri avventori che mangiano e bevono. Ridono sguaiatamente e mettono le mani addosso alle cameriere.

 

“Dimmi Armando, sei mai stato a letto con una donna? Non credo proprio, sei ancora molto giovane. E non ti sei mai ubriacato fino a perdere i sensi per colpa dell’alcool? Anche questo credo che tu non abbia mai provato. Perciò, oggi, ti farò conoscere il mio senso della vita: cibo, vino e donne, senza rinunciare a niente.”

 

La cameriera comincia a portare vassoi di cibo e brocche di vino e di birra. Ha il petto quasi scoperto del tutto. Mi sento in imbarazzo, ma se questo cavaliere dice che è il senso della vita, allora lo devo provare. Ma possibile che sia così semplice? Ho camminato soltanto per pochi giorni e l’ho già incontrato, mentre Antenore ha viaggiato una vita intera senza trovarlo. Non so cosa pensare.

 

Comincio a mangiare e trovo il cibo veramente molto buono. Anche il vino mi piace e mi abbuffo senza ritegno. Dopo tutto sono otto giorni che cammino e mangio solo pane secco con acqua.

 Carni, verdure, frutta e bevande a volontà. Il cavaliere mi guarda e sorride. Si avvicina una giovane cameriera e mi fa segno di seguirla. Alzo lo sguardo al mio compagno che mi fa un cenno affermativo e la seguo.

 

Non avevo mai visto una ragazza tutta nuda. E’ lei che prende l’iniziativa, io sono sbronzo e talmente sazio che sono quasi addormentato, ma ci pensa lei a mantenermi sveglio.

Passiamo insieme tutto il giorno e la notte, e la mattina dopo scendo a colazione e trovo il cavaliere.

 

“Allora Armando cosa ne pensi? Non credi che quello che hai provato possa bastare per passare una vita piacevole?”

 

Mentre nella mia testa i fumi della sbornia stanno svanendo, guardo il mio compagno e penso alle sue parole e a quello che ho fatto nell’ultimo giorno. Certo, sono state tutte cose nuove, tutte piacevoli, ma non sono convinto che sia quello che sto cercando.

 

“Non nego che siano tutto molto piacevole, ma alla fine che cosa ti rimane? Il mal di testa, lo stomaco sottosopra, un atto sessuale senza partecipazione, senza cuore, ma domani cosa fai?”

 

“Io non penso al domani, io mi prendo quello che posso e che voglio ogni giorno. Perché devo assillarmi pensando al futuro quando posso godermi il presente? Io mi occupo solo di me stesso e, fino ad ora, sono stato bene.”

 

“Non lo metto in dubbio, ma il senso della vita non può essere questo: mangiare, bere, giacere in tanti letti. Questo lo fanno anche gli animali, le mie pecore si comportano così, ma loro hanno un cervello da pecora. No, io credo che il senso della vita sia qualcosa di più alto, di più sconvolgente ed io lo troverò!”

 

“Allora buona fortuna e, quando lo avrai trovato, vieni a trovarmi.”

 

“Grazie, gentile signore per quello che mi hai fatto conoscere in questa esperienza. Io devo ripartire.”


fiaba per adulti, scritta da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

martedì 1 giugno 2021

ARMANDO

 ARMANDO

parte due



“Potrei cercarlo io il senso della vita, sono ancora giovane ed ho molto tempo ancora, più di te, cosa dici della mia idea?”

 

“Che sarebbe bello che tu portassi a termine quello che io ho iniziato. Prendi, tieni il mio bastone, quando deciderai di partire usalo e ti aiuterà nei tuoi primi  passi, e sarà come se anch’io ti fossi vicino.”

 

“Ma tu come farai senza il tuo bastone?”

 

“Non preoccuparti, io sono arrivato. Ora corri dalla mamma prima che se preoccupi e… buon viaggio.”

 

Prendo il bastone, che è un po’ consumato, il recipiente dell’acqua fresca e torno a casa mia.

 

“Armando, quanto tempo ci hai impiegato. Fra poco sarà qui tuo padre e non sono ancora pronta con la cena, aiutami che facciamo prima.”

 

Porto il bastone vicino al mio giaciglio e corro ad aiutare la mamma.

 

Il nuovo giorno sorge con il canto del gallo. Che strani sogni ho fatto stanotte! Ho sognato di viaggiare per il mondo intero, io che conosco solo il mio piccolo paese. Ho galoppato su grandi cavalli, ho visto battaglie di uomini di ogni colore. Credo che la cena mi abbia disturbato lo stomaco e mi ha fatto fare tutti questi strani sogni.

Allungo la mano e tocco il bastone. E’ come se mi trasmettesse una strana vibrazione. Lo lascio al suo posto e vado in cucina con mamma e babbo.

 

Sarà una calda giornata anche oggi e accompagno mio padre a mungere le capre.

 

“Salve Enos, caldo oggi vero?”    E’ un amico del babbo che passa ogni tanto per un sorso di vino. Entrano in casa a dissetarsi e si siedono al fresco dalla cucina.

 

“Hai sentito che hanno trovato un vecchio morto appena fuori dal paese? Non lo conosce nessuno. Era sdraiato come se dormisse ed era a piedi nudi.”

 

Capisco subito che stanno parlando del vecchio che mi ha regalato il suo bastone, e racconto al babbo di come l’ho conosciuto, della chiacchierata che abbiamo fatto e del dono che mi ha lasciato.

 

“Sarà stato un vecchio pazzo! Girare per il mondo in cerca del senso della vita. Ma che stranezza! La vita è vita, fino alla morte, cosa vuoi che ci sia da scoprire?”

 

“Eppure lui sosteneva che esiste qualcosa che da’ il senso alla vita e l’aveva quasi trovato, gli ho promesso che l’avrei cercata anch’io.”

 

“Figliolo, questa è la tua casa, la tua famiglia finchè non ne formerai una tutta tua, avrai il tuo gregge, la tua vigna, i tuoi figli, e allora capirai che la vita sta nell’avere una famiglia, qualcuno che ti vuole bene, dei figli che ti rispettano ed una comunità unita e in pace. Un Dio da pregare e temere e giornate per festeggiare. Sei ancora un bambino Armando, figlio mio, hai ancora molto tempo per imparare tutto questo. Avanti, servici un altro boccale di vino che poi torniamo ai nostri lavori.”

 

Mia madre sorride benevola, mi guarda e mi accarezza la testa, le bacio di sfuggita una mano e corro fuori a giocare.

 

Se le giornate passano come al solito, con giochi fatti con altri ragazzi, aiutando la mamma e il babbo, le notti sono un’altra cosa.

Continuo a fare sogni così strani!  Ho sognato perfino il viandante Antenore che mi diceva “pazienza, Armando, ci vuole pazienza, devi crescere ancora prima di poter partire.”

 

Ho raccontato alla mamma dei miei sogni e lei si è rattristata. E’ come se avesse un presentimento, come solo le mamme sanno avere. Mi ha abbracciato e baciato la testa “figlio mio, ho paura che ti perderò molto presto e non potrò fare niente per trattenerti”.

 

Il babbo non vuole sentir parlare di sogni di viaggi e di altro. Mi insegna a pascolare le greggi, a mungere le capre, a coltivare l’orto e il vigneto, a pestare l’uva per il vino e vuole che impari anche a scrivere e leggere e, per questo, mi manda a lezione da Dante.

 

La cosa più difficile da fare durante le lezioni è lo stare fermo, faccio una fatica tremenda a rimanere seduto per tre ore. Io sono fatto per muovermi, per correre, per giocare, ma è giusto che impari anche a leggere. Prima imparo e prima finisco, per me è una tortura.

 

Il tempo passa, io divento più bravo in tutto quello che faccio. Mia madre mi guarda spesso con quel suo sguardo malinconico. Lei ha capito il mio desiderio, lei sa che presto me ne andrò. Ormai ho compiuto dodici anni, ho imparato quello che serve ad un ragazzo e qui, non ho altre cose da imparare. Sono irrequieto, i sogni continuano a presentarsi e mi spingono a cominciare la mia avventura.

 

“Il senso della vita” penso. Qui, nel mio piccolo paese la vita si svolge semplice, proprio come mio padre mi ha detto parecchi anni fa, e da allora, niente è cambiato. Tutto qui rimane immutato, ma io voglio scoprire cosa altro il mondo ha da offrire, sono sicuro: il senso della vita non lo trovo stando qui, non può essere qui, per questo presto partirò.

Fiaba per adulti scritta da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

lunedì 31 maggio 2021

ARMANDO

 

ARMANDO

parte uno



 

 

E’ un tempo molto lontano dal vostro presente. Ancora si viaggia sul cammello o sul cavallo, ma molto più spesso si fanno a piedi lunghi viaggi.

 

Io sono un viandante, un errante, ora mi chiamereste giramondo.

 

Ho camminato per tanti chilometri, ho visto molti posti sconosciuti, ho incontrato gente di ogni tipo, ho rispettato culture molto lontane dalle mie. Sono diventato vecchio stando sotto il sole, la pioggia e una miriade di stelle. Non ho mai vissuto in una casa, perché la mia casa è sempre stata la strada e, nel corso della mia vita, ho cambiato ben sei bastoni.

 

Ora, in questo preciso momento, sono seduto all’ombra di un albero solitario. Sono vecchio, ma i miei occhi guardano ancora molto lontano. Guardano quella strada che voglio ancora calpestare, ma le mie forze e il mio entusiasmo  non sono più gli stessi di quando ho cominciato questo girovagare. Mi riposo e bevo un sorso d’acqua. Aspetto che il sole si faccia più tiepido e poi, riprenderò il mio viaggio. Sarà l’ultimo? Sarà come Dio vorrà!

 

Porto con me lo stretto necessario: il mio bastone, che mi sorregge e aiuta i miei passi, la mia borraccia, una bisaccia con un poco di pane. Il mio ampio mantello che mi fa da letto nelle notti d’estate oppure mi copre quando fa freddo. Un paio di sandali di scorta e il mio immancabile copricapo. Le stesse cose che avevo fin dall’inizio, eppure, non mi è mai servito niente altro.

 

Oggi è un giorno di sole, fa caldo e sono stanco, ma qui, sotto le fronde di questo albero si sta bene. E’ meglio che mi riposi e riprenda un po’ le forze prima di ripartire. Questo sasso è comodo e mi appoggio con la schiena. Ah come è bello il riposo dopo la stanchezza! I miei occhi si fanno pesanti e il sonno arriva beato.

 

……………..

 

“Armando, smetti di fare i dispetti a quel povero gatto e vieni ad aiutarmi.”

La voce di mia madre mi richiama ai miei doveri. Ho solo sei anni, ma si comincia presto a rendersi utili.

 

“Arrivo, mamma.” E corro da lei.

 

“Vai a prendere l’acqua alla fonte, tuo padre rientra fra poco ed io sono rimasta senza. Non ti fermare a parlare con gli sconosciuti e torna presto.”

 

Mi piace andare alla fonte, si incontra sempre qualcuno. Ci sono altri bambini che giocano mentre le loro mamme si fermano a chiacchierare, ma oggi è già tardi e non c’è più nessuno. Mi avvicino fischiettando per prendere l’acqua e mi accorgo di un vecchio che mi guarda.

E’ un forestiero. Non l’ho mai visto. Continuo a guardarlo incuriosito e lui mi sorride. Ha la faccia piena di rughe, le mani sorreggono un bastone consumato ed è a piedi nudi.

 

“Ciao piccolo, mi faresti un favore? M verseresti sui piedi una brocca di acqua fresca? Io non ho recipiente.”

 

Non rispondo ma faccio di sì con la testa. La mamma mi ha insegnato che bisogna rispettare tutti, soprattutto le persone anziane, perciò faccio ciò che quel vecchio mi chiede.

 

Verso adagio l’acqua sui suoi piedi e vedo il suo sguardo. Ha due grandi occhi scuri, neri come il fondo di un abisso, ma il suo sorriso è sincero, anche se con pochi denti.

 

“Grazie piccolo amico. Mi hai reso un grande servigio. Come ti chiami?”

 

So che la mamma mi ha detto di non fermarmi a parlare con gli sconosciuti, ma io non resisto.

 

“Mi chiamo Armando, figlio di Enos, e tu, come ti chiami? Chi sei?”

 

“Sono un viandante. Mi chiamo Antenore.”

 

“E che cos’è un viandante?”

 

“Un viandante è un uomo che gira il mondo. Che impara tante cose durante il suo pellegrinare, che visita nuove terre e conosce tanta gente.”

 

“Deve essere bello girare per il mondo. Piacerebbe anche a me.”

 

“Saresti disposto a lasciare la tua famiglia, la tua mamma per andare incontro all’ignoto, all’avventura?”

 

“Mah, non ne sono sicuro. Mi piace stare con la mia mamma. Tu perché te ne sei andato dalla tua casa?”

 

“Perché ero un ragazzo curioso, impaziente, con tanta voglia di imparare. Avevo tante domande alle quali desideravo dare risposte, e poi perché cercavo la cosa più importante, e non c’era dove stavo.”

 

“E che cosa cercavi di così importante da indurti a lasciare tutto il resto per trovarla?”

 

“Cercavo il senso della vita.”

 

“E lo hai trovato?”

 

“No, non ancora. E sono giunto quasi al termine del mio viaggio, non ho più molto tempo ancora a disposizione per riuscire a trovarlo. Ho paura di avere viaggiato invano, perché nessuno me l’ha saputo indicare.”

 

“E che cos’è il senso della vita?”

 

Il suo sguardo, con quegli occhi circondati da tante rughe e il sorriso su labbra aride vennero rivolti al cielo che stava imbrunendo.

 

“Il senso della vita è tutto. Quando lo trovi bisogna dividerlo con gli altri, ma nessuno è mai riuscito ancora a trovarlo. Io non ci sono riuscito e, credo, morirò senza scoprirlo. Ma non avrò vissuto invano, perché nei miei viaggi ho imparato tante altre cose e sono diventato un vecchio saggio.”

fiaba per adulti scritta da Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

 

lunedì 24 maggio 2021

VISIONE

 

VISIONE.




Catene che stringono polsi e caviglie.

Umanità trascinata come pecore nel gregge.

Sosta al buio, al silenzio e al nulla

Mentre intorno solo una voce si alza.

Ti entra in testa, ti manipola, ti attrae,

ti aggredisce e ti incolpa

ogni volta che ti opponi.

Catene sempre più strette e bocche cucite

Tutto intorno silenzio e buio hanno schizzi perforanti.

Senti il belato di un grande gregge senza cuore,

ti lasci andare fra quei velli morbidi e caldi.

Le catene si spezzano e il respiro ritorna

Apri gli occhi e ti senti annientato dal niente.

Urla agghiaccianti ti escono dagli occhi,

la voce non esiste, nessuno sa esprimersi.

Pensieri fugaci ed emozioni contorte,

ricordi che illuminano sprazzi di memorie incomprese.

Solo il respiro che manca e ti affoga

Mentre il belato si imprime nella mente.

Non resisti in questo mondo artificioso,

niente ti fa sentire chi sei e sei stato.

Ci vuole coraggio, forza e pensieri

Per scappare da quel posto dove tutti, in apparenza stanno bene.

Un balzo e un urlo per trovare la forza,

scappare, lottare e ritornare se stessi.

C’è un pezzo di mondo pieno di colori

Dove la gente ancora si ritrova e sorride.

Parole e non urla ti accolgono

Insieme a carezze ed emozioni mai perse.

Abbandonare il gregge, caldo e pacifico

Tornare ad essere persone comuni.

Qui si fatica, si lavora, si soffre

Ma niente è più grande di saper condividere.

Le pecore belano e sono felici

La loro è mente soggiogata da effetti speciali.

Chi è libero deve capire

Che non trova niente di facile da affrontare.

Sembra impossibile ascoltare i belati

Mentre di qui solo un fuoco che brucia.

Fiamme che esplodono nei cuori dei pazzi

Che preferiscono essere come foglie nel vento

Morire nel fango e non perdere il senno

Mentre il belato si perde in distanza.

Vivere senza terrore e paura di morire

Mentre il mattatoio comincia a lavorare

Pecore belanti e agnelli sacrificati

Ma ormai è tardi, non eravate ammalati.


testo di Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - foto dal web

sabato 22 maggio 2021

OSSERVO

 OSSERVO.



Cammino per strada in questo mondo malato

Dove ogni anima cerca un angolo di amore inondato

Gente che passa con gli occhi sbarrati

Dietro maschere anonime con denti serrati

Niente sorrisi e sguardi annebbiati

Con mani sul cuore e momenti arrabbiati

Cerco la luce in quelle Anime perse

E trovo vuoti di paure diverse

Com’era il cielo quando lo guardavamo sereni?

E’ lo stesso di adesso che ci sentiamo solo terreni.

Trovare un angolo pieno di luce

Avviarsi dove la libertà ci conduce.

Sbarrare la strada a paura e terrore

E comprendere ancora che la vita è amore.

Trovare gli angeli in quel cielo scordato

E una preghiera per il mondo malato

Vita da vivere, da imparare e da amare

Come fa un naufrago fra le onde del mare.

C’è all’orizzonte una vita migliore

Sta solo a noi scacciare l’untore

Sarà l’amore a salvare l’umanità?

O chi ci protegge dall’al d là?

Tutto può essere e tutto è in cammino

Ma sta dentro di noi ritrovare il divino.

Cammino per strada e cerco occhi felici

Nel frattempo, Signore, aiuta e benedici.

testo di Milena Ziletti - diritti e proprietà a lei riservati - immagine dal web

giovedì 8 aprile 2021

UN PENSIERO DA EMETIADES

 UN PENSIERO DA EMETIADES




In un giorno come questo, dove il silenzio avvolge tutta la casa, percepisco Emetiades e tutto il suo stupore. La osservo e aspetto che mi parli, fa uno dei suoi sospiri e poi si mette di fronte a me, i nostri pensieri vanno dall'una all'altra con la telepatia che ci accumuna da sempre.

"sto osservando quello che succede sul pianeta Terra, e mi ricorda qualcosa che ho già visto. Non troppi anni fa tante persone vennero confinate in posti chiamati ghetti, poi queste persone furono costrette ad essere sempre riconoscibili con quella stella cucita sulla manica, poi i ghetti furono recintati e nessuno poteva uscire, poi vennero i camion e li portarono via. Ecco, mi sembra che questo si stia ripetendo: zone rosse o colorate come tanti ghetti che sono presidiati non più dal filo spinato ma dalla tecnologia attuale, divieto di spostarsi perfino fra paese e paese se non con quel pezzo di carta che deve riconoscerti, limitazioni e coprifuoco con le pattuglie armate, sembra che il tempo non sia passato. tutto si ripete, e voi umani non cambiate, ancora non capite, e subite a testa china senza ribellarvi. Mi dispiace mia cara aliena-umana, ma sto assistendo ad una gu e rra combattuta senza ar mi convenzionali ma che sta distruggendo l'Umanità impaurita e indifesa. Non ci sono più eroi e grandi menti che combattono per il popolo, ma grandi e perfide menti che hanno portato a questa situazione. Il Bene sembra sparito, delazione fra vicini di casa, spie verso ragazzini che giocano, dimmi, mia cara aliena-umana, non hai già visto anche tu tutto questo?"

E' vero l'ho già visto e sto osservando anche ora, ma sono in attesa di conoscere il finale, lo so che non è un periodo facile, ma questo mi è toccato ed ho scelto, e il futuro ancora non è scritto.


pensiero di Milena Ziletti - immagine dal web