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venerdì 26 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

ULTIMA PARTE




E anche il mattino del nove settembre spuntò come se niente fosse cambiato sulla terra.
Sir Power si svegliò e i suoi uomini gli servirono la colazione. Lì vicino c’erano gli abiti che avrebbe dovuto indossare. Nessuno parlava, soltanto Leonard canticchiava sottovoce mentre gli altri lo guardavano sorpresi.
Lo sposo si preparò. Fuori c’era già fermento e la giornata era davvero piacevole. Sembrava che anche il sole volesse benedire l’unione dei due recalcitranti sposi.
Il vescovo era già vestito coi sacri paramenti e stava sistemando tutto sull’altare. Alla sua destra c’erano gli scranni per i sovrani, subito dietro tutte le sedie per gli invitati, e più infondo altro spazio per tutti quelli che volevano assistere.
E’ ora, sir Power, dobbiamo andare. Disse Allen. Anche le sue guardie vestivano una nuova uniforme e sarebbero rimasti molto vicini agli sposi.
Su un piccolo palco alle spalle del vescovo c’erano alcuni musicanti che suonavano musica sacra e avrebbero accompagnato tutta la funzione.
Ogni singolo posto era occupato.
Arrivò la regina, seguita dalla sposa in uno splendido abito. Il velo bianco le copriva il volto e, sua altezza l’accompagnò all’altare dove lo sposo l’attendeva.
Il vescovo disse a tutti che potevano rimanere seduti in attesa dell’arrivo del re e che non avrebbe iniziato senza di lui.
I minuti passavano e molti uomini e donne sudavano sotto i vestiti pomposi che indossavano. C’era un certo nervosismo, sembrava che soltanto il vescovo e la regina fossero immuni da tutto.
Finalmente sentirono arrivare la carrozza reale e tutti si alzarono in piedi voltandosi verso il loro re, pronti all’inchino.
Dalla carrozza scese il re e poi una sconosciuta vestita in uno splendido abito da sposa.
Ci fu un mormorio generale ma nessuno osava dire niente.
Il re, con la mano della sconosciuta poggiata sulla sua iniziò a dirigersi verso l’altare.
Miss Mariclaire e sir Power erano esterrefatti.
Il vescovo osservava la scena sorridendo, fra i pochi a sapere quello che sarebbe successo.
Il re e la sposa sconosciuta avanzavano verso l’altare mentre i presenti s’inchinavano doverosamente.
A metà tragitto si fermarono e tutti rimasero col fiato sospeso.
Senza scomporsi di un millimetro il re prese la parola. Arrestate quella donna! Quattro delle sue guardie personali raggiunsero Mariclaire e le bloccarono le mani dietro la schiena.
E’ accusata di alto tradimento. Portatela nelle prigioni di palazzo e aspettate il mio ritorno. Ordinò il sovrano.
Si avvicinò anche il comandante in capo di tutte le guardie e Leonard lo riconobbe. Il re aveva usato i suoi migliori uomini per sventare il tradimento.
State commettendo un errore, sire! Gridò Mariclaire mentre le veniva strappato il velo.
Il re attese che fosse tradotta sulla carrozza blindata e riprese ad avanzare verso lo sposo.
Sir Power, ecco la sua sposa. E gli passò la mano guantata.
Ci volle qualche istante prima che si riprendesse, nel frattempo il re aveva raggiungo il suo posto accanto alla regina. Spero che tu sia estranea a tutto questo o la pagherai cara, in ogni modo dovrai subire il tuo castigo, visto quello che è successo. Le disse in un orecchio. La sovrana aveva la faccia sconvolta.
 Il vescovo si spazientì. Vogliamo cominciare? Ben sapendo che tutti erano curiosi di sapere chi fosse la sposa accompagnata dal re.
Sir Power le sollevò il velo e non si trattenne. La strinse in un abbraccio e ci volle tutta l’autorità del vescovo per dare inizio alla cerimonia.
Vi dichiaro marito e moglie. Ora può baciare la sposa.
In fondo alla folla Rose piangeva senza ritegno mentre Tom le teneva la mano. Quella era la loro figlia che coronava il suo sogno d’amore.
Gli sposi cominciarono a passare fra gli invitati per fare le presentazioni. I primi ad essere ringraziati furono i sovrani.
Grazie, sire. Non sapeva cosa altro aggiungere.
Ci volle un bel po’ prima che il banchetto iniziasse. Tutti volevano congratularsi e, finalmente poterono sedersi mentre i camerieri cominciavano a servire il banchetto.
In un tavolo appartato le quattro guardie del corpo stavano bevendo del buon vino.
Allen osservava Leonard che faceva finta di niente. Allora, mi sembra sia giunto il momento che tu ci dia spiegazioni. Abbiamo atteso fin troppo a lungo. Disse.
Davvero volete che vi tedi con il racconto? Li prese in giro Leonard.
Quelli fecero finta di arrabbiarsi e lui cominciò a spiegare.
Io sono un agente del re, quello che voi chiamate semplicemente una spia. Lavoro per lui direttamente e sono stato mandato qui per scoprire quello che stava succedendo dopo l’attentato a sir Power. Devo confessarvi che non è stato facile trovare il bandolo della matassa fino a quando Eloise mi ha mostrato i ritratti che Oliver aveva fatto. Ero sicuro di riconoscere uno di loro ma non sapevo come collocarlo. Poi quando hanno tentato di annegare Eloise ho avuto dei sospetti: chi poteva volere morta una semplice ragazza?  Soltanto una donna potente e gelosa poteva ordinare la sua morte. All’inizio miss Mariclaire la voleva morta solo per gelosia poi per molto altro. Era lei a capo delle spie nemiche e se fosse venuta a vivere qui non avrebbe più potuto avere sotto controllo i movimenti del palazzo reale, ed essendo molto vicina alla regina aveva un posto privilegiato.
Intervenne Leroi, la regina è sua complice?
Non credo. Continuò Leonard. Ma pagherà lo stesso se conosco bene il re. Sono andato a parlare col re e gli ho esposto i miei sospetti, non potevo indagare dentro il palazzo ma lui poteva farlo e mi ha inviato un aiuto quando ha scoperto quello che stava succedendo. Mariclaire voleva morti sia sir Power che Eloise, o almeno la ragazza che la riteneva una preda più facile per discreditare sir Power davanti al re dimostrando che questo è un posto insicuro e che il padrone del castello non riusciva a proteggere nemmeno una ragazzina, figurarsi la sua stessa moglie. Sapeva di avere la regina dalla sua parte e si faceva forte di questo. Ci hanno provato in tanti modi e non è stato facile riuscire ad arrivare in fondo salvaguardando la vita di Eloise.
Ci fu silenzio mentre assimilavano le notizie di Leonard.
Hai avuto un bel da fare! Gli disse Allen. Non ci sarei riuscito senza di voi, siete uomini leali e avete mantenuto la vostra lealtà anche nei miei confronti. Sir Power può essere fiero di avervi al suo servizio. Non potete allentare la sorveglianza, i nemici sono sempre in agguato. Gli rispose.
Rimarrai con i noi? Gli chiesero. Mi piacerebbe ma per altri dieci anni vado dove il mio re mi manderà. Se fossi rimasto mi sarei proposto io prima di sir Power ed Eloise sarebbe stata mia moglie. Aggiunse ridendo e brindando.
Cos’è questa storia? Chiese sir Power giungendo al loro tavolo con la sua sposa al braccio.
Eloise era splendente, la felicità le si irradiava dagli occhi. Abbracciò Leonard. Avevi ragione a dire che non finisce finchè non è finita. Lo hai sempre saputo? Gli disse nell’orecchio.
Sir Power, miss Eloise vi auguro una vita lunga e felice rallegrata di tanti bambini e tante femmine belle come te. Disse facendo un inchino.
Quasi dimenticavo, Eloise, ho una cosa per te.
Estrasse dal taschino un pezzo di carta sgualcito che lei riconobbe subito. Sir Power osservava quel pezzo di carta. Non ce lo vuoi mostrare?  Le chiese.
Eloise mostrò ai presenti quel pezzo di disegno rimasto: una mano che teneva una rosa la donava ad un’altra mano che la riceveva, erano due donne che si scambiavano un pegno.
In quel momento tutti udirono il sospiro di sollievo del fantasma rosa e il profumo di rose avvolse tutti i presenti.
Un lampo di calore esplose nel cielo e cadde nel piccolo cimitero, proprio dove c’era il pozzo. Una nube di polvere che tutti videro benissimo somigliante ad una donna volò col fulmine e sparì. Finalmente Sara aveva raggiunto i suoi cari, ben sapendo che il suo castello, ora era ben custodito.
Verrai a salutarmi prima di partire? Chiese a Leonard.
L’uomo le baciò la mano. Sparirò e nessuno se ne accorgerà. Ma ti prometto che tornerò a trovarti. Ora andate, il re vi sta chiamando.
I due sposi raggiunsero i sovrani.
Non vi ho ancora dato il mio regalo. Disse il re porgendo ad Eloise un piccolo scrigno. Lo apra misiss Power. Le suggerì il re.
Eloise aveva le mani che le tremavano, non si aspettava nessun regalo dal re, le aveva già dato tutto quello che desiderava.
Sollevò il coperchio e sul fondo era posta un splendida rosa d’oro e di pietre preziose. Grazie, sire. Disse con gli occhi colmi di lacrime.
Guardò Leonard che le strizzò l’occhio.
Mi vuole concedere il primo ballo, missis Power?  Le chiese il re.
La festa continuò per tutta la sera e parte della notte.
Finalmente gli sposi si ritrovarono stanchi ma felice nella loro camera che qualcuno aveva provveduto a liberare dai bauli di Mariclaire.
Benvenuta nel mio castello, amore mio.
Poi non ci furono più parole, ma solo tanta passione.


 Foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 25 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTASEI OTTANTASETTE OTTANTOTTO






Era notte fonda quando Leonard uscì furtivo dall’alloggio. Scuro come il buio si diresse all’alloggio delle false guardie reali. Si avvicinò cercando di scoprire se stessero parlando di qualcosa e vide che fuori c’erano due di loro seduti di guardia. Doveva cambiare il piano che aveva pensato.
Tirò un sospiro e si avvicinò a loro. Quelli si alzarono immediatamente e sfoderarono le spade.
Calma, calma. Sono uno di voi. Sono uscito per ispezionare i dintorni dopo che ho sentito rumori sospetti. Avete sentito qualcosa? Chiese loro.
I due uomini erano sospettosi ma si comportarono da professionisti. Parlarono poco ma dissero che sarebbero stati ancora più attenti e vigili. Poi lo salutarono tornando a sedersi davanti alla porta.
Leonard aprì la fialetta e, senza essere visto ne versò buona parte nell’acqua della botte che usavano per lavarsi.
 Ritornò sui suoi passi e ne versò una goccia in altre quattro botti, in modo che non si potesse sospettare un attacco alle guardie reali.
Sapeva di cosa si trattava, difficilmente avrebbe ucciso qualcuno ma non sapeva se era stato aggiunto dell’altro.
Ritornò all’alloggio e si mise a dormire.
Ci vollero due giorni prima che i primi sintomi dell’epidemia si facessero sentire. Tutte le false guardie erano costrette a stare a riposo per la febbre alta e brividi accompagnati da diarrea incontenibile.
Altri lavoranti furono colpiti ma si ripresero in fretta.
Due settimane passarono senza che le false guardie potessero uscire di nuovo. Nel frattempo, Leonard e il suo collega non avevano smesso di perlustrare il territorio in cerca di altri nemici ma non ne avevano trovati.
I preparativi per il matrimonio erano quasi conclusi. Le cucine pronte a lavorare a pieno ritmo, le stalle pulite e fornite di foraggio, varie postazioni pronte per contenere le carrozze e lo spiazzo ripulito e pronto per essere sistemato per la cerimonia.
Sir Power stava osservando tutto quanto. Sentì un grande vuoto dentro di lui. Aveva tanto sperato di poter portare nel suo castello e nella sua vita la donna che amava che si sentì morire. Ancora si chiedeva per quale motivo il suo re non lo avesse ascoltato. Non gli aveva mai chiesto niente e, davvero non se lo aspettava.
Raddrizzò le spalle e chiamò alcuni operai. Diede istruzioni su come procedere e rientrò nella sua camera.
Allen e Leonard, si scambiarono uno sguardo eloquente mentre stavano fuori dalla porta.
Che ne pensi? Chiese Allen.
Che sta soffrendo molto. Gli rispose Leonard.
Non possiamo farci niente, purtroppo. Continuò il capo scorta.
Forse. Rispose con un sorrisetto l’altro.
Si era fatta sera e sir Power non era più uscito. Steven e Leroi vennero a dare loro il cambio che ancora il buio non era sceso del tutto.
Sul tavolo del loro alloggio c’era la cena pronta ma Leonard non si fermò. Dovrai coprire la mia assenza questa notte. Disse prima di uscire.
Prese il cavallo e senza preoccuparsi di non essere visto cavalcò fino alla casa del fabbro.
Era notte quando arrivò e legò il cavallo prima di bussare.
Fu King il primo a sentirlo e cominciò a guaire fino a che Tom aprì la porta.
Il collega di Leonard lo aveva visto arrivare e sorrise al pensiero di quello che il suo amico era venuto a fare, si mise comodo e, per alcune ore potè dormire tranquillo.
Leonard era a tavola con la famiglia al completo. Rimase a parlare con loro fino all’alba e, quando uscì per tornare al castello aveva il cuore leggero e contento.
Mentre rientrava al castello incrociò le false guardie reali che uscivano, ne mancavano due che non si erano riprese del tutto dal malore. Non alzarono lo sguardo mentre lui passava loro accanto.
Raggiunse il loro alloggio ed entrò. Due uomini erano addormentati. Si avvicinò, li osservò attentamente, poi uno alla volta li pugnalò al cuore. Teneva la sua mano premuta sulla bocca e nessuno si accorse di niente.
Uscì stando attento a chi incontrava e andò alla stalla a consegnare il cavallo.
Ci sarebbe stato del bel movimento da quel giorno.
Raggiunse il suo alloggio che Allen era pronto a uscire per il suo turno. Temevo non saresti arrivato. Gli disse. Ho avuto da fare. Gli rispose quasi sorridendo Leonard.
Mancava una settimana al nove di settembre e tutto era pronto per il matrimonio.





L’agente del re sentì arrivare i cavalli ancora da lontano. Si mise comodo e vide le false guardie reali arrivare e fermarsi davanti alla casa del fabbro.
In due scesero da cavallo, entrarono circospetti in casa e non trovarono nessuno. Richiamarono anche gli altri e cominciarono a ispezionare ogni angolo. Il fuoco della fucina era spento, tutte le stanze erano in ordine ma non c’era nessuno.
Quello che doveva essere il capo uscì per osservare i dintorni. Sembrava impossibile ma qualcuno doveva averli avvisati, e se davvero era così anche la loro copertura era saltata. Richiamò i suoi uomini, risalirono a cavallo e tornarono velocemente al castello.
Ora che sapevano di essere stati scoperti erano molto guardinghi e sospettosi ma nessuno sembrava trattarli in modo diverso dal solito. Raggiunsero il loro alloggio e scoprirono i cadaveri degli altri due. Dovevano andarsene in fretta se non volevano essere scoperti. I loro ordini erano chiari, oltre a portare a termine l’uccisione di sir Power o della ragazza, meglio se di entrambi, era tassativo che non si facessero scoprire. La fonte non doveva essere rivelata per nessun motivo o tutto sarebbe stato inutile.
Raccolsero velocemente le loro cose, avvolsero i due cadaveri nelle lenzuola e uscirono dal castello come se niente fosse.
Leonard era seduto fuori dall’alloggio quando arrivò il solito ragazzino. Non aspettò che parlasse, prese le sue armi e uscì dal castello galoppando veloce.
Il suo collega lo stava aspettando. Non ce la faremo mai a ucciderli tutti. Sono ben addestrati e sanno di essere stati scoperti. Disse Leonard.
Seguivano le tracce del gruppo che avanzava piuttosto velocemente. Li avevano quasi raggiunti e quelli se ne accorsero. Incitarono i loro cavalli ad aumentare l’andatura, dovevano raggiungere il fiume ed attraversarlo il più in fretta possibile, sull’altra sponda avrebbero trovato i loro complici ad aiutarli.
Leonard e l’altro li raggiunsero e cominciarono a menare colpi con la spada. Due caddero a terra, feriti gravemente. Ne rimanevano quattro ed erano molto allenati. Tre di loro si misero di mezzo per lasciare libero il loro capo di raggiungere la salvezza mentre loro erano disposti a dare la vita per farlo.
Fu una battaglia davvero dura, ebbero la meglio sulle finte guardie ma il loro capo era già lontano.
Leonard guardò il suo compagno. Che facciamo? Gli chiese ansimando. Non preoccuparti. Finiamo questi ora. Gli rispose.
Due erano morti e gli altri agonizzanti. Non ebbero pietà nel finirli, erano spie nemiche e il loro compito era di tenere al sicuro il re e tutto il regno. Chi era responsabile di tutto questo l’avrebbe pagata molto cara.
Eloise e la sua famiglia? Volle sapere Leonard. Sono al sicuro. Gli rispose mentre trasportavano i corpi e li gettavano in un anfratto scosceso e nascosto. Saranno cibo per gli animali selvatici, non meritano altro. Disse l’amico.
Non conosco il tuo nome ma conosco il tuo valore. Gli disse Leonard. Nemmeno io ti conosco, non ci siamo mai incontrati. Gli rispose.
Io devo rientrare. Tu che farai? Chiese Leonard.
Lo scoprirai. Gli rispose già in sella al suo cavallo mentre spariva.
Leonard arrivò al castello e raggiunse subito il suo alloggio. Aveva bisogno di darsi una ripulita. Ce l’hai fatta anche stavolta. Sbrigati che dobbiamo dare il cambio agli altri. Gli disse Allen mentre gli porgeva una camicia pulita.
Quel giorno iniziarono ad arrivare carovane colme di tutto quello che poteva servire, dal cibo agli arredi, al fieno per i cavalli e molto personale che i vari signori avevano mandato per preparare e controllare i loro alloggi e anticipare le loro necessità.
C’era un movimento incredibile. Era impossibile controllare tutti ma anche i soldati erano stati avvisati di tenere sotto controllo ogni movimento e di riferire ad Allen qualsiasi sospetto sorgesse, anche il più piccolo.
Sir Power era indaffarato. Controllava le stanze destinate agli invitati più illustri che sarebbero arrivati il giorno precedente al matrimonio. Non sapeva quando Mariclaire sarebbe arrivata ma i suoi bauli erano già nella sua stanza, la stessa che sarebbe diventata la loro camera nuziale.
Era lì, solitario che osserva tutta quella roba cercando di abituarsi all’idea. Non aveva più rivisto Eloise ma non passava giorno che non fosse nei suoi pensieri. Come stava? Cosa pensava? E quel maledetto fantasma che continuava a lamentarsi, a sospirare, era diventato insopportabile e non sapeva come liberarsene.
Uscì rabbioso e mandò alcune cameriere a sistemare quel caos, rivoleva la sua stanza ma sapeva che non sarebbe più stato così.
Furono giorni convulsi e caotici, ma in quel caos tutto procedeva regolarmente. Le cucine erano attive giorno e notte.
Mancavano due giorni al matrimonio quando arrivò il vescovo. Andò a consacrare la piccola cappella e il cimitero in compagnia solo di sir Power e della sua scorta. Era un uomo alto e magro, sorrideva raramente e non era abituato a stare con le mani in mano. Diede disposizione su come posizionare l’altare e le sedie, lasciando abbastanza spazio fra una parte e l’altra per far passare gli sposi.
Ancora un giorno, e sir Power era sempre più triste e intrattabile.
Era primo pomeriggio quando la carrozza reale arrivò al castello. La regina scese seguita da Mariclaire. Aveva la faccia schifata e osservava ogni cosa come se niente fosse di suo gradimento. Sorrise solo quando il vescovo le andò incontro.
Sir Power accolse la sua futura sposa e l’accompagnò nella sua stanza.





Mariclaire seguì in silenzio il suo futuro sposo. Chiusero la porta alle loro spalle. Le cameriere avevano dato una parvenza di ordine alla stanza ma c’erano bauli in ogni angolo.
La donna raggiunse il letto e vi si sedette. Finalmente si decise a guardare sir Power. Dobbiamo parlare. Gli disse facendogli segno di avvicinarsi.
L’uomo rimaneva in attesa di scoprire cosa avesse da dire la sua fidanzata e si sedette su una poltroncina di fronte a lei.
La donna sospirò. Nessuno di noi due ha deciso questo matrimonio ma non possiamo andare contro il volere del re. So che è innamorato di un’altra, e questo mi rattrista. Disse col volto addolorato. Quello che voglio dirle, sir Power, è che farò di tutto per essere una buona moglie solo se anche lei sarà un buon marito. Me lo può promettere? Aggiunse allungando le mani per prendere quelle dell’uomo che rimase immobile.
Io sono e sarò sempre leale al re, e se questo comporta la mia fedeltà matrimoniale sono disposto ad obbedire. Le rispose serio.
Impareremo a vivere in questo meraviglioso castello, daremo una discendenza a questo posto e, sono sicura che sapremo anche essere felici. Si alzò e gli prese il viso fra le mani, gli sorrise e gli baciò delicatamente le labbra.
E’ quello che credo anch’io. Si sforzò di rispondere. Ora la lascio a sistemare le sue cose, le mando le cameriere, io devo provvedere ad altro. E uscì impettito.
Il vescovo era in compagnia della regina nel salone e parlavano fitto fra di loro. L’uomo di chiesa si accorse dell’arrivo del padrone del castello e lo invitò ad unirsi a loro.
Stavo spiegando a sua altezza come si svolgerà la cerimonia religiosa e come ho destinato i posti a sedere. Alle undici di domani mattina celebrerò il vostro matrimonio. E’ tutto pronto, dovremo solo attendere l’arrivo del re per iniziare. Gli comunicò il vescovo.
E’ tutto in ordine. Rispose rivolto alla regina. Il nostro re è stato trattenuto? Volle sapere.
Di malavoglia la regina gli rispose. Il re aveva un impegno improrogabile ma mi ha assicurato che sarà presente all’ora stabilita.
Sir Power fece un inchino e se ne andò.
Doveva controllare le varie stanze, alcune erano già occupate dagli ospiti più importanti. Si intrattenne con ciascuno di loro per sincerarsi che tutto fosse in ordine e per informare che ci sarebbe stata una cena informale nel salone.
Andò alle cucine e vide un gran movimento. Rimase sulla porta solo qualche secondo e si avviò alle stalle. Anche qui era tutto in ordine, sembrava che tutto girasse nel verso giusto e che non ci fosse bisogno di lui.
Prese il suo cavallo e, seguito dalle sue guardie uscì dal castello.
Era facile capire dove fosse diretto, per l’ultima volta voleva stare sull’ansa del fiume dove aveva sperimentato il vero amore.
Vi giunse e lasciò il cavallo. Leonard lo seguiva a distanza, non lo avrebbe disturbato in quei momenti così dolorosi.
Dove sei, Eloise? Pensò fra sé. Dirti addio è stato ciò che di più doloroso abbia dovuto fare. Resterai l’unico vero amore della mia vita. Spero che, ovunque andrai tu possa trovare la felicità, perché nel mio castello è sceso un velo di tristezza che lo ammanta in ogni angolo. Perfino il fantasma rosa è più triste del solito e, nonostante tutto spero che non se ne vada mai finchè io vivrò lì, sarà il suo lamento e il suo sospiro quello che mi ricorderà ciò che ho perso con te. Addio, amore mio. Non lo avrebbe mai creduto possibile, ma aveva gli occhi lucidi e il cuore che sanguinava.
Rimase ancora qualche minuto, ben sapendo che non sarebbe mai più tornato lì. Accarezzò il piccolo masso dove si era tanto spesso seduto con lei e ritornò al cavallo.
Rientrò al castello come un prigioniero che va al patibolo.
Prima di raggiungere l’entrata della sua dimora raddrizzò le spalle e cancellò tutto quello che aveva nella mente. Era ora di pensare al futuro, comunque fosse doveva onorare la sua fedeltà al re, che era stato molto generoso con lui.
Era ora di scendere a cena e raggiunse il salone che era già parecchio affollato. La regina era seduta a capotavola e lo guardò storto. Gli fece cenno di sedersi a fianco di Mariclaire e la cena iniziò.
Fu una cena fredda sotto tutti i punti di vista. Sir Power accompagnò Mariclaire nella sua stanza ma lui non si fermò, per quella notte poteva ancora dormire come un uomo libero e raggiunse l’alloggio delle sue guardie.
Lo fecero accomodare e gli offrirono un boccale di birra. Gli misero davanti un piatto di carne e verdura e si sedettero con lui mentre, in silenzio consumava il primo pasto della giornata.
Domani è il grande giorno. Gli disse Allen, ma sir Power nemmeno gli rispose.
Avete una branda per me? Chiese.
I suoi uomini più fidati lo fecero sdraiare e montarono la guardia senza dire una parola.
Il destino si stava compiendo.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 24 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTAQUATTRO E OTTANTACINQUE




Leonard e il suo compagno si prepararono all’assalto, due contro quattro, non sarebbe stato facile. I loro nemici non si erano ancora mossi, aspettavano di poter vedere chi erano i loro assalitori e quanti fossero.
Leonard bisbigliò qualcosa all’orecchio del suo amico. Contemporaneamente lanciarono il loro pugnale che raggiunsero due dei quattro, la ferita non era mortale ma ne avrebbe ridotto le forze.
I due non indugiarono oltre e affrontarono il gruppetto. Leonard mise fine in fretta ai due feriti mentre l’altro teneva a bada gli altri. Lo raggiunse e, finalmente ora le forze in campo erano in parità. Non fu facile sopraffarli, ma alla fine ci riuscirono.
I due compagni ripresero fiato, avevano alcune ferite leggere ma erano incolumi.
Cosa ne facciamo dei corpi? Chiese Leonard.
Dobbiamo scavare una buca e seppellirli, non devono essere trovati. Ce ne sono altri che prenderanno il posto di questi maledetti. Ho visto altri tre bivacchi e credo siano molto ben organizzati. Gli rispose.
Si addentrarono nel folto degli alberi e, nonostante fossero stanchi scavarono una buca abbastanza larga per i quattro cadaveri e le loro selle.
Li perquisirono ma, oltre alla mappa del posto non trovarono niente di rilevante.
Era quasi l’alba quando si separarono.
Leonard entrò nell’alloggio e Allen si alzò dalla sua branda. Vedendo le condizioni del suo sottoposto lo aiutò a levarsi gli indumenti sporchi e insanguinati. Nottata dura! Gli disse mentre quello si lavava via polvere e sangue. Non immagini quanto! Gli rispose buttandosi sulla branda e addormentandosi.
Allen rimase sveglio ad osservarlo. Capiva molte cose ma rispettava il riserbo del suo sottoposto, gli aveva promesso che lo avrebbe messo al corrente appena possibile, e lui aspettava paziente di scoprire tutta la verità su quello che stava succedendo.
Era quasi mezzogiorno quando Steven e Leroi rientrarono dal loro turno di guardia. Allen e Leonard presero il loro posto.
Davanti alla casa del fabbro tutto sembrava tranquillo. L’agente del re si era appostato in modo da non perdere un movimento e cercò di rilassarsi e recuperare un po’ del sonno perso. I suoi sensi lo avrebbero avvertito di qualsiasi situazione pericolosa.
Al castello regnava la solita frenesia, la data del matrimonio si avvicinava e tutti erano molto impegnati.
Leonard osservava ogni uomo e ogni donna come se dovesse carpire i loro segreti. Chi stai cercando? Gli chiese Allen. Tutto quello che è fuori posto. Gli rispose.
Sir Power si stava intrattenendo con gli ingegneri e fuori le due guardie non perdevano di vista niente e nessuno.
C’è una donna che è passata di qui già tre volte, non credo abbia qualcosa da fare da queste parti. Disse Allen. Stai in guardia, io la seguo. Gli rispose.
Era una bella ragazza vestita da contadina e portava una cesta da consegnare alla cuoca. Lei non si accorse di essere seguita ed entrò nelle cucine dalla porta riservata al personale e ai fornitori.
Leonard si appostò sotto una finestra mentre quella consegnava la cesta a qualcuno senza dire nemmeno una parola. La lasciò andare quando uscì, l’avrebbe raggiunta più tardi ora che ne conosceva il volto.
Entrò in cucina e vide un uomo che teneva in mano la cesta.
Posala. Gli disse estraendo il pugnale.
L’uomo non reagì e obbedì.
Leonard alzò il panno che la copriva e, insieme a uova e verdure varie vide un foglio, lo prese e se lo infilò nel taschino.
Ora vieni con me. Il suo sguardo era truce e manteneva a stento la calma.
Raggiunsero una parte isolata dopo le stalle e lo mise con le spalle al muro mentre estraeva il foglio, ben sapendo cosa conteneva, la stessa mappa del territorio.
A chi la devi consegnare? Gli chiese mentre gli puntava la lama alla gola.
Io non so niente, dovevo solo portare la cesta nelle cantine, al fresco. Lo faccio ogni giorno. Gli rispose mentre tremava in tutto il corpo.
Leonard lo fissava dritto negli occhi cercando di capire se mentiva o meno, poi gli osservò le mani e capì.
A chi devi consegnare la cesta? Gli chiese di nuovo mentre la punta del pugnale entrava sottopelle e gocce di sangue gli scendevano sui vestiti.
L’uomo non rispondeva e anche il suo sguardo era mutato. Non ci voleva molto a capire che non avrebbe parlato nemmeno ora che la sua vita era in pericolo.
Leonard lo perquisì ma non trovò niente. Gli prese i polsi e lo condusse in un angolo ancora più nascosto.
Chi siete? Cominciò ad interrogarlo. Ma quello non rispondeva.
Non ho bisogno che tu confessi, io so già tutto. Gli disse quasi ringhiando.
Sapeva che non avrebbe ottenuto niente, erano votati alla morte pur di non tradire la loro missione, lui stesso avrebbe avuto lo stesso comportamento.
Non stette a pensarci molto e gli tagliò la gola. Lo sconosciuto ci mise poco a morire dissanguato.
Tenne il cadavere per le spalle e ritornò indietro, trascinandolo.
Lo legò al centro di uno spiazzo, dove tutti potevano vederlo e tornò da Allen.
Sei più insanguinato del solito. Gli disse il suo capo.





Il pomeriggio era bollente, il sole picchiava sul cadavere legato nella piccola piazza. Quelli che passavano di lì si facevano il segno della croce e allungavano il passo.
Sir Power uscì e vide il sangue sui vestiti della sua guardia. Corrugò la fronte. Cosa è successo? Volle sapere.
C’è un cadavere sulla piazzetta, mi sono imbrattato del suo sangue mentre cercavo di capire chi fosse, ma non lo conosco. Gli rispose.
Sir Power volle vedere la scena. Rimase pochi minuti ad osservare un uomo che non aveva mai visto e che era morto di morte violenta nel suo castello. Fatelo rimuovere. Disse mentre si allontanava.
Il padrone si ritirò nella sua camera. Fuori Allen e Leonard erano in piedi, in silenzio.
Meglio se vai a darti una ripulita. Disse il caposcorta, e l’altro non se lo fece ripetere due volte.
Cenarono nel grande salone mentre il buio scendeva accompagnato dal canto dei grilli.
Allen e Leonard rientrarono nel loro alloggio.
Esci anche stanotte? Hai bisogno di aiuto? Gli chiese Allen ben sapendo la risposta.
Leonard uscì che la notte era nera come la pece.
Ispezionò parecchio territorio ma non trovò nessuno. Era stata una notte tranquilla. Il cadavere dell’uomo che aveva sgozzato e messo bene in vista aveva sortito il suo effetto. Chiunque fosse implicato nella storia aveva deciso di rallentare l’operazione.
Rientrò e si buttò sulla branda ancora prima di togliersi i vestiti.
Passò una settimana allo stesso modo, piuttosto tranquilla. Mancavano quattro settimane al matrimonio, Leonard sentiva in ogni millimetro della sua pelle che qualcosa sarebbe successo. Avrebbe voluto andare da Eloise, ma sapeva che era ben sorvegliata e che lui doveva sorvegliare il castello.
Era mattina presto quando sentirono gli zoccoli di vari cavalli entrare al castello. Otto guardie reali fecero il loro ingresso come se quello fosse casa loro.
Allen andò loro incontro. Non aspettavano nessuno e le accompagnò alle stalle per mettere a riposo i cavalli poi li accompagnò nel salone facendo loro servire delle bevande fresche. Sir Power non ci mise molto ad arrivare e prese un boccale di birra.
Non vi aspettavo così presto. Disse loro.
Il capitano prese la parola. Il re ha deciso di anticipare il nostro arrivo per dare una mano a controllare il castello e il territorio. Per il matrimonio saranno presenti personalità importanti, oltre ai sovrani e vuole che tutto sia sicuro. Disse l’uomo senza abbassare lo sguardo.
Potete aggiornarvi con la mia scorta. Disse loro.
Non è necessario. Questo documento ci autorizza a svolgere in autonomia quello che riteniamo necessario. Gli rispose mostrandogli il documento col sigillo reale.
Sir Power lo lesse e lo passò ad Allen che fece altrettanto.
Il capo della mia scorta provvederà ad assegnarvi un alloggio e sarà a disposizione per qualunque cosa abbiate bisogno. E se ne andò.
Ora che si avvicinava il momento del matrimonio, sir Power si sentiva inquieto, sentiva la catena intorno al collo che lo soffocava, gli sarebbe piaciuto rompere gli anelli e scappare con Eloise in capo al mondo, invece aveva una promessa da mantenere.
Fu una giornata convulsa. Le guardie reali iniziarono la loro ispezione e non rientrarono se non a tarda sera.
Allen e Leonard erano nel loro alloggio quando entrò il ragazzino dell’altra volta. Si bloccò vedendo i due uomini e Leonard lo seguì fuori.
Il tuo amico ti aspetta. Gli disse prima di scappare via.
Leonard rientrò, prese le armi e uscì senza dire niente altro.
I due si incontrarono poco fuori dalle mura del castello.
Cosa succede di così importante? Volle sapere Leonard.
L’altro lo prese per un braccio e si nascosero.
Gli otto uomini che sono arrivati sono degli impostori. Non sono le guardie del re. Devono essere alle strette per rischiare così. Gli disse.  
E tu come lo sai? Gli chiese bisbigliando.
Perché ho trovato la fossa con gli otto cadaveri delle vere guardie. Disse tutto d’un fiato.
Mio dio! Abbiamo il nemico in casa con l’autorizzazione del re a fare quel che vogliono! Leonard aveva i brividi. Non possiamo liberarci di loro, cosa possiamo fare?
Non ci sono alternative. I nostri ordini sono precisi, li dobbiamo eliminare! e tocca a te farlo, devi trovare il modo se vuoi che la ragazza continui a vivere. Disse cupo.
Nella mente di Leonard passarono tanti pensieri. L’altro gli passò una fialetta. Usala.
 E’ quello che penso io? Gli chiese. E tu che farai? Aggiunse.
Il mio lavoro, non perderò di vista nemmeno per un momento la ragazza. Tu fa il tuo. Ed era già sparito.
Silenzioso come era uscito rientrò nel suo alloggio. Allen lo osservava e si accorse che qualcosa lo turbava, stavolta non era riuscito a mantenere l’impassibilità che lo contraddistingueva.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 23 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTADUE E OTTANTATRE




Lasciò che la ragazza riposasse, mancavano ancora due mesi abbondanti al matrimonio e non sarebbero stati facili per nessuno.
Ritornò nel boschetto dove aveva lasciato i cadaveri dei loro assalitori.
Lo sconosciuto che lo aveva aiutato aveva già avvolto i corpi e stava terminando di ripulire i segni della lotta.
Grazie, senza il tuo intervento questa volta non ce l’avrei fatta. Disse allo sconosciuto.
Dovere. Gli rispose soltanto.
Io porto via i cadaveri ma tu devi cercare i loro cavalli e farli sparire. Gli disse quello.
Certamente, non sarà difficile trovarli. Rispose aiutandolo con i corpi pesanti dei due assalitori.
Tu sai chi sono io, vero? Gli chiese Leonard.
Certamente, facciamo lo stesso lavoro e abbiamo lo stesso padrone. Rispose con calma.
Che ordini hai di preciso? Volle sapere Leonard.
Rimarrò qui fino a missione compiuta. Non mi farò vedere in giro, me ne starò nascosto ma molto vigile, ancora non sappiamo quanti nemici abbiamo da combattere. Tu sarai al castello ma io resterò molto vicino alla ragazza, puoi stare tranquillo che non la perderò di vista quando non ci sarai tu a proteggerla. Chiarì l’uomo.
Avvisami se trovi qualcosa di importante. Rimarcò Leonard.
So dove trovarti, non temere, siamo solo io e te a conoscere tutta la storia e dobbiamo unire le nostre forze. Il nostro padrone sta agendo con molto senno ma la tua amica sta rischiando grosso. Sai bene quali sono gli ordini. Sottolineò lo sconosciuto. Ora vado, ho parecchie cose da fare. E si allontanò con i due cadaveri sulla groppa del suo cavallo.
Leonard trovò i cavalli degli assalitori ma non trovò niente che spiegasse chi fossero quegli uomini. Non erano sprovveduti e viaggiavano senza portare con loro niente che li potesse identificare.
Passò tre giorni con Eloise e la sua famiglia. La ragazza parlava poco, aiutava spesso il padre nella fucina. Lui teneva sotto controllo il territorio intorno alla casa del fabbro. Vide lo sconosciuto nascosto fra gli alberi e capì che poteva tornare al castello.
Era sotto il portico con Eloise. Oggi torno al castello, devo riprendere il lavoro. Puoi stare tranquilla. Tornerò presto. Le disse abbracciandola. Sappi, dolcezza che niente è finito finchè non finisce. Lei non rispose, i suoi occhi tristi parlavano per lei.
Lo accompagnò a prendere il cavallo e lei sellò Beatrice, lo avrebbe accompagnato per un pezzo, lui non avrebbe voluto ma non le disse niente.
Luglio era appena iniziato e il cielo era limpido, senza nubi e il sole picchiava insensibile alle tristezze umane. Arrivarono vicino all’ansa del fiume e si salutarono.
Leonard spinse al galoppo il suo cavallo mentre Eloise andava al fiume. Non avrebbe voluto andare proprio lì, dove tutto si era consumato, dove tutto era iniziato ed era finito.
L’acqua bassa era insensibile al suo dolore, si sedette e vi immerse i piedi. Volò con i pensieri alle notti passate nel castello con l’uomo che amava, doveva dimenticarlo ma, finchè rimaneva lì sarebbe stato troppo difficile. Doveva accettare il fatto che nel letto di sir Power ci sarebbe stata un’altra donna e per lei solo la vergogna di essersi lasciata andare seguendo il suo cuore. Non c’era nessuno e cominciò a piangere. Pianse a lungo, ora aveva finito le lacrime e promise a se stessa che mai più lacrime avrebbe versato per la sua ormai passata storia d’amore. Doveva pensare al suo futuro e provò ad immaginare a come sarebbe stato l’uomo che avrebbe sposato, o se non fosse meglio rimanere sola fino alla fine dei suoi giorni. Il profumo intenso di rosa la fece decidere.
Prese dal corsetto il foglio che aveva conservato per tutto quel tempo, l’ultima pagina del diario di Sara. Lo fece a pezzi e lo abbandonò nell’acqua, lasciando che, insieme ai suoi sogni infranti portasse via anche quello.
Si rialzò e tornò da Beatrice.
Non si accorse che lo sconosciuto aveva raggiunto la riva e recuperato un unico pezzo di quel disegno sbiadito, che lo aveva asciugato e riposto nel taschino per poi seguirla fino a casa senza essere visto.
Al castello i lavori proseguivano ancora più intensi del solito. C’erano le stanze del padrone e della sua sposa da portare a termine, le cucine da finire e tanti ritocchi da sistemare.
Sir Power non si era più allontanato dal castello ed era sempre impegnato a dare ordini e controllare ogni lavoro svolto.
Le sue guardie non lo perdevano mai di vista e, per tutto il mese di luglio non successe niente.
Leonard andò a trovare Eloise un paio di volte accorgendosi di quanto fosse dimagrita. La consolava come poteva. I suoi genitori avevano già cominciato a preparare sacche e bauli per il trasloco.
Arrivò agosto e con esso, anche delle novità.



Il nove di settembre si avvicinava a gran velocità. Ancora poche settimane e il castello avrebbe avuto la sua famiglia benedetta dal re e dalla chiesa.
Agosto era iniziato e nei campi si lavorava alacremente. Un ragazzino si avvicinò a Leonard. Il tuo amico ti aspetta. Gli riferì prima di correre via.
Non era di turno e si allontanò a piedi fuori dal castello, sarebbe stato l’altro a decidere quando farsi vedere. Non fece molta strada prima di essere richiamato nel folto di un boschetto.
Ci sono novità? Chiese subito Leonard.
Ho poco tempo. Gli rispose. Non posso lasciare la ragazza senza protezione. Ci sono movimenti sospetti, uomini forestieri che sono arrivati e si stanno intrufolando con gli altri lavoranti. Ho trovato bivacchi e non so dire quanti sono i nemici che sono venuti. Devi aumentare la protezione a sir Power, io provvederò a quella della ragazza, ma sono da solo e non potrei coprire tutta la giornata, soprattutto la notte. Ho l’impressione che non lasceranno niente di intentato. Parlava sottovoce tenendo sempre la mano sull’elsa del pugnale.
Leonard era molto preoccupato. Sapeva che l’uomo doveva essere uno dei migliori al servizio del re, ma anche lui aveva dei limiti ed era da solo.
Non preoccuparti, so come agire e nessuno sa che sono qui. Aggiunse.  Anche la tua copertura potrebbe saltare se non ti comporti nel modo corretto, e non puoi permettertelo ora che siamo quasi in dirittura d’arrivo. Io devo tornare. Non aggiunse altro e sparì nel folto degli alberi.
Leonard tornò veloce al suo alloggio. Allen lo aspettava, dovevano dare il cambio agli altri, sollevò un sopracciglio vedendolo così cupo in volto.
C’è qualcosa che non va? Volle sapere Allen.
Ho paura di sì. Convenne. Ricordi l’imboscata che abbiamo subito al ritorno dal palazzo? Siamo in pericolo come e più di allora. Dobbiamo intensificare la sorveglianza ma…potrebbe non essere lui quello che vogliono morto! Si era spinto un po’ troppo oltre ma aveva bisogno di aiuto.
Miss Eloise è in pericolo? Chiese Allen senza capire fino in fondo.
Sì. Gli rispose soltanto.
Va da lei, qui ci pensiamo noi. Gli ordinò il suo capo.
Non posso. E’ qui che devo stare. Gli rispose. Dammi solo del tempo libero.
Raggiunsero Steven e Leroi e ripristinarono nuovi turni di guardia.
Era una notte bellissima, i grilli e le lucciole davano a quella terra una sensazione di magia. Non c’era la luna, tranne il primo spicchio che non riusciva a rischiarare più delle lucciole.
Leonard era fuori, in cerca dei nemici del re. Doveva eliminarne più che poteva se voleva avere una possibilità di riuscire a portare a termine la missione e salvare Eloise.
Era silenzioso, annusava l’aria come un segugio ma nessun odore arrivava alle sue narici. Stavolta, era certo, era stato inviato un contingente di uomini molto qualificati, ed erano pericolosi.
Era nero come la notte e aveva tutti i sensi all’erta. Udì un rumore quasi inesistente e si fermò appoggiandosi al tronco di un albero.
I suoi occhi si erano abituati al buio e scorse dei movimenti. Si avvicinò furtivo e senza fare rumore. Quattro uomini erano intenti a studiare qualcosa che avevano davanti, e lui si ricordò della mappa che aveva trovato addosso alla donna.
Bisbigliavano e non riusciva a capire quello che dicevano. Una civetta lanciò il suo verso e quelli alzarono di scatto la testa, in ascolto e rimasero alcuni minuti immobili e in silenzio. Ripresero a bisbigliare mentre Leonard cercava di avvicinarsi il più possibile.
Trovò i quattro cavalli e vide che avevano gli zoccoli ricoperti di stoffa. Con la massima attenzione li raggiunse e li accarezzò. Era tremendamente vicino ai quattro sconosciuti, se si fossero accorti di lui sapeva che non ne sarebbe uscito vivo.
Sfoderò il pugnale e recise parzialmente le cinghie della sella, uno ad uno. Gli parve di metterci un’eternità, ma riuscì a farlo e tornare a nascondersi. Lasciò che il fiato gli tornasse normale prima di allontanarsi di qualche passo. Si mise poco distante in attesa. Pensò a cosa stesse facendo il suo collega, ma non poteva distrarsi e cancellò tutti i pensieri. Era un professionista e doveva dimostrarlo anche in quella situazione.
I quattro rimasero ancora alcuni minuti a bisbigliare fra loro poi raggiunsero i loro cavalli. Non facevano nessun rumore e Leonard si chiese chi fossero quegli uomini così ben addestrati. Salirono in sella e presero la strada che portava al villaggio.
Leonard li maledisse, avrebbe preferito che la loro destinazione fosse il castello, avrebbe avuto qualcuno ad aiutarlo, ma quelli stavano andando alla casa di Eloise.
Li seguì in silenzio e a poca distanza, sapeva che non avrebbero corso il rischio di essere sentiti e cavalcavano con circospezione.
Si sentì un tonfo e un’imprecazione. Poi un altro. Ora erano sicuri di essere stati scoperti.
Prepararono la spada e si disposero in modo da non lasciare scoperto nemmeno un fianco, sapevano il fatto loro.
Leonard li osservava cercando di mettere a punto un piano per sopraffarli quando si sentì toccare una spalla.
Sono qui. Disse lo sconosciuto. In due possiamo farcela.



foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 22 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTA E OTTANTUNO






Una parvenza di calma tornò al castello ed ognuno riprese i propri lavori.
Allen aveva dato ulteriori ordini ai suoi sottoposti e aveva ristretto ancora di più la sorveglianza al loro capo.
Nessuno di loro era uno sprovveduto, avevano capito molto bene che qualcosa bolliva in pentola ma si fidavano del loro capo e avrebbero fatto ancora di più del loro dovere.
Sir Power si presentò al loro alloggio. So che avete il preciso compito di proteggermi, ma sono venuto a chiedervi un piccolo strappo alla regola quando andrò a parlare con miss Eloise. Manderò Leonard a chiederle di incontrarmi all’ansa del fiume, così che possiate controllare ogni cosa ma lasciatemi la libertà di parlare con lei in privato. Preparate tutto per domani mattina, Leonard andrà da lei ancora oggi. Disse mentre quelli restavano in silenzio.
Uscì molto corrucciato seguito da Steven e Leroi.
Allen rimase in attesa che Leonard parlasse.
Non vorrei andarmene proprio ora, ma anche la ragazza è in pericolo. Andrò subito da lei e rimarrò fino a domani quando l’accompagnerò all’ansa del fiume. Disse Leonard.
Allen annuì, non capendo il vero motivo per il quale Eloise fosse in pericolo, ma sapeva di fidarsi della sua guardia.
Leonard sellò velocemente il suo cavallo e partì per la casa del fabbro.
Arrivò da Eloise che la famiglia stava pranzando. Rose aggiunse un piatto e mangiarono quasi senza parlare.
Eloise era la tristezza fatta persona, non aveva quasi toccato cibo e il viso dei suoi genitori esprimevano tutta la loro preoccupazione e dolore per la loro figlia.
Finito di mangiare Eloise e il suo amico uscirono sotto il portico, un angolo di ombra li accolse con un minimo di frescura.
Domani sir Power verrà a parlare con te, dolcezza. Mi ha chiesto di venire da te perché c’è ancora pericolo per tutti noi e vuole che tu sia adeguatamente protetta. Rimarrò con te fino a quando non sarà tutto finito. Le disse.
Con “tutto finito” intendi fino a dopo il suo matrimonio? Di cosa ha paura il re, che possa rapire sir Power? Gli rispose. Noi ce ne andremo, non sono di intralcio per nessuno, me ne vado, questo dovrebbe bastare. Aggiunse.
Magari fosse così semplice. Pensò l’uomo.
Che dici, dolcezza, facciamo una passeggiata? Con me sei al sicuro. Le chiese sorridendo, cercando di risollevarle un po’ il morale.
A malincuore lo seguì con King al seguito. Il boschetto lì vicino offriva refrigerio e vi si diressero. La ragazza non parlava, lui capiva bene che aveva il cuore spezzato e, al momento non poteva fare niente altro che consolarla.
La prese per mano. Camminavano senza guardarsi.
Mi sarebbe piaciuto corteggiarti, dolcezza, essere l’uomo della tua vita, quello che rende felice la donna che ama, ma non era questo il nostro destino. Il tuo è ben diverso da quello di essere la donna di un soldato, tu sei destinata a qualcosa di più. Le disse.
Anche a me sarebbe piaciuto. Gli rispose. Invece sono una ragazza destinata ad accontentarsi di qualcuno che mi accetterà così come sono diventata, senza pudore, disonorata. Questo è il mio destino, ma lo sarà solo quando sarò lontana da qui. Aggiunse.
Camminavano nel silenzio del boschetto. Anche gli uccelli si erano ritirati nei loro nidi per il gran caldo. Perfino i loro respiri si sentivano sotto le foglie leggere e frondose dei grandi alberi.
Ci fu uno scricchiolio. Un rumore leggero di ramo spezzato. Leonard strinse forte la mano di Eloise e le fece segno di stare in silenzio.
Entrambi sfoderarono il loro pugnale, avevano capito di essere seguiti. A gesti, l’uomo fece cenno alla ragazza di tenersi pronta ma di rimanere in disparte. Cominciò a fischiettare come se niente fosse mentre Eloise rimaneva riparata con la schiena appoggiata al tronco di un albero.
Leonard finse di abbracciarla lasciando che chiunque ci fosse lì pensasse di avere l’opportunità che cercava vedendoli così distratti.
L’aggressore si preparò a lanciare il suo pugnale nella schiena di Leonard per poi passare alla ragazza, ma sbagliò i suoi calcoli, Eloise fu più veloce e lanciò il suo, colpendolo molto vicino al cuore.
Un urlo lacerò il silenzio del boschetto e molti uccelli presero il volo abbandonando la sicurezza del loro nido.
I due amici si misero alla rincorsa dell’aggressore ferito, tracce di sangue si distinguevano molto bene ed erano facili da seguire, troppo facili.
Leonard si bloccò. Prese Eloise per un braccio e la costrinse a fermarsi, la buttò a terra e lei si lamentò per il dolore quando toccò il suolo. Fu più di un miracolo, una freccia si conficcò proprio dove avrebbe dovuto esserci la ragazza. Era lei l’obiettivo, lo sapeva bene.
Leonard copriva Eloise col suo corpo, era esposto, sapeva che poteva essere colpito se non avesse potuto difendersi.
Si sentirono rumori di lotta, ci mise poco a capire e si rialzò dicendo a lei di non muoversi.
Raggiunse il posto dove due uomini stavano lottando. Uno di loro fece segno a Leonard di seguire le tracce di sangue e lui raggiunse l’uomo ferito che tentava di salire in sella al suo cavallo.
Lo prese per una gamba e lo scaraventò a terra. Lo immobilizzò ma quello si dimenava con forza, nonostante la ferita.
Stava lottando quando furono raggiunti da un uomo che finì l’aggressore, senza indugio. Si portò la mano al cappello, salutò, si riconobbero e quello se ne andò.
Eloise raggiunse Leonard, frastornata.
E’ tutto a posto, dolcezza. E’ tutto a posto.  





Leonard si stava togliendo alcune foglie che gli erano rimaste attaccate.
Che sta succedendo, Leonard? Perché qualcuno mi vuole morta? Io non capisco. Disse la ragazza mentre recuperava il pugnale e glielo ridava.
Tu sai chi sono io e sai che sono obbligato al giuramento che ho fatto al mio re. Ti posso dire che tutto si sta compiendo e i delinquenti che ci sono dietro a tutto questo stanno perdendo le staffe, vedono la loro sconfitta. Le rispose.
Ma ancora non capisco cosa c’entro io! Ribadì lei.
Lo capirai presto, dolcezza. Le rispose soltanto.
Si fermarono, mentre King rincorreva le foglie.
Inutile chiederti di non parlare di quanto è successo. Le disse. La discrezione è alla base delle buona riuscita del nostro piano. Domani, quando incontrerai sir Power non dovrai farne parola. Aggiunse.
E i cadaveri che abbiamo lasciato nel boschetto? Gli chiese spalancando i suoi meravigliosi occhi.
Quali cadaveri? Le rispose prendendola per mano e tornando verso casa.
La ragazza era sempre più confusa.
Io non voglio incontrare sir Power. Sbottò prima di uscire dal boschetto.
Devi farlo, dolcezza. Dagli la possibilità di rivederti, credo che sarà un incontro difficile anche per lui. Le rispose.
La mattina arrivò fin troppo presto. Leonard e Eloise in sella ai loro cavalli si diressero al loro appuntamento. Il cavallo di sir Power era già lì e di sicuro anche le guardie non erano molto distanti.
Eloise alzò lo sguardo triste verso il suo compagno.
Vai Eloise, io sono qui vicino, un tuo richiamo e sono subito da te. Le disse mentre prendeva le redini di Beatrice.
Sir Power la stava aspettando, aveva passato una notte insonne cercando le parole da dirle, ed ora che l’aveva di fronte sentiva solo il suo cuore sanguinare.
Credo che tu abbia saputo. La regina è venuta a nome del re per organizzare il matrimonio. E’ come se mi avesse messo una catena al collo, o la tengo o soffocherò cercando di liberarmene. Non aveva usato giri di parole.
Eloise non parlava. Teneva lo sguardo basso, aveva paura che guardandolo in viso tutti i sentimenti che stava cercando di soffocare potessero esplodere e renderla ancora più vulnerabile nei confronti dell’uomo che amava.
Ti amo, Eloise. Non glielo aveva mai detto e lei alzò gli occhi già colmi di lacrime.
Lui aprì le braccia e lei si fece stringere, sapendo che non ci sarebbe stata un’altra volta. Le teneva il viso premuto al petto e sentiva le sue lacrime e il suo dolore mentre le accarezzava i capelli. Non posso chiederti di aspettarmi, o di essere la donna che amo anche quando sarò sposato a Mariclaire, non meriti una vita di sotterfugi e pettegolezzi, perciò ti lascio libera di andare incontro ad un altro uomo che possa amarti come meriti. Le disse piano fra i capelli.
Ora piangeva senza ritegno. Stavano mettendo la parola fine a un qualcosa che non era mai potuto iniziare del tutto.
Le prese gentilmente il viso e le sfiorò la bocca con un bacio. Si trattenne, sapeva che l’autocontrollo che si era imposto stava cedendo, ma per amore di lei doveva essere un addio senza complicazioni.
Ho mandato un messaggio al re, accettando le nozze. Sei la prima a saperlo. Ora vai, Leonard rimarrà con te ancora per qualche giorno, hai bisogno di avere un amico vicino. Le disse mentre si allontanava.
Lei non aveva detto nemmeno una parola. Con gli occhi gonfi di lacrime voltò le spalle a sir Power e raggiunse Beatrice.
Al suo amico non era sfuggito niente. L’aiutò a montare in sella e, insieme si allontanarono.
Giunsero a casa e, come sempre Rose li stava aspettando. Le bastò uno sguardo ai due per capire. Aspettò che sua figlia smontasse da cavallo e la strinse fra le braccia. Eloise piangeva senza vergogna, sua madre l’accompagnò nella sua camera e la spogliò come quando era bambina. Le accarezzava i capelli e le mormorava la stessa cantilena che la faceva addormentare fin da piccola. Poco alla volta cedette al sonno e si addormentò. Rose sentiva un gran profumo di rosa e chiese al fantasma di avere pietà del cuore infranto di sua figlia e di lasciarla in pace.
Raggiunse Leonard che si stava godendo un boccale di birra e uscirono sotto il portico.
Te l’ha detto che presto ce ne andremo? Gli chiese.
L’uomo annuì.
 Sapevo fin dall’inizio che non sarebbe finita bene, ma aveva bisogno della sua avventura, di capire cosa significa vivere. Comunque non sarei riuscita a fermarla, tu la conosci, sa sbagliare di testa sua. Aggiunse con grande fatica.
Un groviglio di sensazioni ed emozioni torcevano le budella dell’uomo. Doveva portare a termine il suo compito senza deviare dagli ordini, ma quanta fatica gli costava.
Rimarrò qualche giorno, per stare con lei come amico. Disse soltanto a Rose.



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