venerdì 12 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. SESSANTAQUATTRO E SESSANTACINQUE








Un sorriso aleggiava sulle labbra dell’uomo mentre osservava le emozioni che attraversavano la mente di Eloise. Non ci voleva molto per capire che sir Power ne era innamorato, ormai tutta la scorta se ne era accorta, e non da adesso.
Non può essere vero, Leonard. Io lo saprei. Gli rispose.
Ora non pensarci, godiamoci questa giornata, posso rimanere fino a domani e dormirò qui davanti al fuoco in compagnia di King, non mi perdo una succulenta cena di miss Rose, chissà quando potrà succedere di nuovo. Cercò di deviare il discorso.
Passarono una piacevole giornata e i due amici rimasero a lungo davanti al fuoco. Eloise gli raccontò del fantasma rosa ma non gli mostrò la pagina col disegno che si stava scolorendo.
Si salutarono a notte fonda e il mattino dopo, Leonard era già partito quando entrò in cucina per La colazione.
Sua madre le sorrise e le accarezzò i capelli, aveva capito ogni cosa e vedeva il dolore negli occhi di sua figlia. Arriverà quello giusto, mia cara. Le sussurrò dolcemente.
L’anno era terminato e, come succedeva da sempre, tutto il villaggio festeggiò. Presto sarebbe stato il suo quindicesimo compleanno. Stava crescendo e mille pensieri le passavano nella testa.
Erano due giorni che nevicava senza sosta. Una neve leggera e il vento che soffiava da nord sembrava una mano invisibile che l’ammucchiava in banchi tutti uguali contro i muri delle case, delle piante addormentate e nelle rive dei fossi. Per fortuna le strade erano percorribili anche se pochi carri si avventuravano in quelle giornate gelide.
Eloise era in cucina, annoiata coi gomiti appoggiati al tavolo si teneva il viso imbronciato. Osservava sua madre che era davanti al camino e rammendava alcuni indumenti con King sonnacchioso ai suoi piedi. Le vedeva la schiena, la lunga treccia di capelli che avevano lo stesso colore dei suoi inframezzati da tanti fili d’argento. Stava invecchiando e si affaticava con poco.
Ebbe un moto d’amore verso quella donna e ripensò alla sua storia. A come due anime solitarie si erano messe insieme per combattere ognuno la propria guerra interiore, libere di andare ma che avevano deciso di non lasciarsi. Poi era nata lei e la loro unione si era rinsaldata ancora di più.
Capiva bene che i suoi genitori si amavano, che amavano lei e che erano soddisfatti di quello che avevano costruito insieme.
Possibile, si chiese che potesse capitare anche a lei? Che l’unione con uno sconosciuto, o quasi, potesse poi sfociare in un grande amore?
Cominciò a fantasticare, a pensare di trovarsi fra le braccia di un uomo e fu ineluttabile che fossero le uniche braccia che l’avevano mai stretta, quelle di sir Power che le rubava il suo primo bacio.
Rivisse quei momenti, le emozioni che aveva provato mentre la sua lingua incontrava quella dell’uomo, delle gambe molli e di quel languore che non aveva mai provato. Del respiro che le soffiava fra i capelli mentre le sue stesse braccia non lo lasciavano. E le parole che le aveva detto in seguito tu occupi un posto speciale nel mio cuore.
Ricordò la prima volta che lo vide, la sua risata quando cadde da cavallo e quando, dopo averla inseguita l’aveva gettata a terra e per pochi secondi i loro sguardi si erano incatenati. Lei era poco più che una bambina, ma ora rivivendo quei ricordi ebbe un sussulto. Si portò le mai al cuore e spalancò gli occhi. Possibile? Possibile che in tutto quel tempo non avesse capito? Il suo risentimento verso di lui, la rabbia che la coglieva quando gli era vicino, ora tutto aveva un senso.
Si alzò da tavola facendo cadere la sedia e corse in camera sua. Non voleva che sua madre la vedesse. Si sedette sul letto cercando di fermare il tremore delle mani. Possibile? Si chiese ancora. Possibile che in tutti quegli anni il suo cuore sapesse quello che la mente non voleva accettare?
Non aveva il coraggio nemmeno di dirlo a se stessa, nemmeno di pensarlo ma da quando Leonard le aveva detto che sir Power era innamorato di lei qualcosa aveva rotto degli argini che si era costruita senza nemmeno saperlo.
Dio! E’ terribile! Sono innamorata di lui! Sussurrò a se stessa.
Ora che lo aveva detto si rendeva conto di quanto fosse tutto assurdo, di quanto avrebbe dovuto lottare per tenere nascosti questi sentimenti. Lacrime di rabbia e di impotenza le bagnarono le mani, doveva trovare una soluzione e decise che in primavera avrebbe detto a suo padre che era d’accordo a che qualcuno la corteggiasse. Con questo pensiero cercò di calmarsi. Si asciugò gli occhi e cercò di ricomporsi, nessuno doveva sospettare, nessuno!
Cercò un sorriso e uscì dalla sua stanza.
King le volò in braccio e lei si mise davanti al fuoco con lui, non era ancora pronta a mostrarsi a sua madre, aveva la quasi certezza che le avrebbe letto nell’Anima e avrebbe capito ogni cosa.
Si presentavano giorni difficili da affrontare, si preparò come meglio poteva.





La neve aveva attutito il rumore degli zoccoli, fu sorpresa di sentire bussare e corse ad aprire.
Il sorriso di Leonard le riempì il cuore di gioia. L’uomo alzò lo sguardo dietro le spalle della ragazza ed ebbe un cenno da Rose.
Entrò e andò verso il camino per riscaldarsi un po’.
Che bella sorpresa! Le disse la ragazza offrendogli del tè caldo.
Sono venuto per il tuo compleanno. Ho un invito per te: sei ufficialmente invitata a festeggiare i tuoi quindici anni al castello. Ed io sono qui a nome di tutti. Le disse facendole un inchino.
Eloise era sorpresa e avrebbe voluto trovare mille scuse per non andarci, ma sua madre aveva già preparato la sacca e suo padre aveva sellato Beatrice, non c’erano scuse, e dovevano ripartire subito.
Si coprì ben bene e partì con il suo amico. Le strade erano quasi immacolate ma i cavalli avanzavano senza problemi.
Era pomeriggio iniziato da poco quando giunsero al castello.
Lasciarono i cavalli e entrarono veloci nell’alloggio dei suoi amici. Un bel tepore e del vino caldo le sollevarono il morale.
Mancavano Leroi e Steven che erano di guardia ma Allen la accolse con un abbraccio, e la sorprese piacevolmente. Era una di loro, così si sentiva in loro compagnia.
Allen prese la parola. Sono felice che lei sia qui, miss Eloise e per alcune ore sarò il suo accompagnatore, si copra che la porto a visitare il castello.
Uscirono mentre la neve si diradava e si trasformava in fiocchi sottili.
Fu sorpresa quando capì dove la stava conducendo. Il piccolo pezzo di terra dove una volta c’era il pozzo ora era stato trasformato in un cimitero con a fianco una cappella ancora da finire.
Una sola tomba, una sola croce. Miss Eloise so che lui avrebbe voluto salutarla. Le disse accompagnandola alla fossa di Oliver.
Cercò di non piangere. Rimase pochi minuti.
Venga, ora le mostro il resto. Le disse.
La portò a visitare l’esterno del castello, le stalle che erano quasi terminate, i recinti per gli animali con i ricoveri per l’inverno, una costruzione squadrata che sarebbe divenuta gli alloggi della servitù. E tutto intorno c’era vita, molte persone stavano lavorando per rifinire gli interni.
Erano arrivati davanti all’entrata dell’abitazione principale, quella del padrone di casa.
Una breve scalinata portava all’entrata principale, il portone era aperto. Entrarono. Il posto era illuminato da varie torce, il pavimento ancora grezzo come le pareti ma i muri erano tutti stati eretti e le stanze delimitate.
Come vede, miss Eloise la struttura è stata ricavata sulle fondamenta del vecchio castello. Venga, le mostro il resto. Le disse invitandola a proseguire.
Una grande stanza rettangolare si stava trasformando e sarebbe diventata una enorme cucina. Molti operai erano al lavoro e salutarono con un cenno del capo i visitatori.
Allen le mostrò il piano inferiore, il grande salone con tre camini. Lo immagini con lunghe tavolate dove i soldati e le guardie vengono a rifocillarsi. Le suggerì.
Varie stanze tutte da rifinire ma abitabili. Una scalinata portava al piano superiore.
E’ sicuro, sir Allen che possiamo salire? Gli chiese timorosa.
L’uomo la precedette e si trovarono in un ampio corridoio. Faceva freddo, molte finestre non avevano ancora vetri e inferriate e quasi tutte le stanze erano ancora senza porta.
Ci voleva una bella immaginazione per vederle finite ma la struttura era davvero incredibilmente bella.
Hanno lavorato davvero bene, e molto velocemente. Non immaginavo fosse già a questo punto. Ancora pochi mesi e tutto sarà terminato. Disse Eloise.
Sì, è stato un gran lavoro e nessuno si è risparmiato. Le rispose.
Ridiscesero. Quella è la zona che abita sir Power, meglio se torniamo. Le disse Allen.
Fuori era già buio e tornarono di corsa al loro alloggio.
Cosa ne pensi? Le chiese Leonard.
Sono meravigliata, è davvero stupendo e quando sarà finito non ci sarà nei dintorni un castello più bello di questo. Mi ha fatto molto piacere vedere il cimitero e la cappella proprio in quel luogo. Aggiunse.
I due uomini la osservavano, come se volessero aggiungere qualcosa.
Bene, Eloise, stasera mangeremo qualcosa tutti insieme e domani festeggeremo il tuo compleanno. Sei in buone mani e noi siamo felici di averti qui con noi.
Arrivarono anche gli altri e, prima che Allen e Leonard montassero il loro turno mangiarono insieme.
Una branda con una tenda era stata approntata per Eloise. Si coricò pensando alla sorpresa che le avevano fatto. Era felice, tutto le piaceva di quel castello e si addormentò col sorriso sulle labbra.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 11 ottobre 2018

ELOISE



ELOISE

P. SESSANTADUE E SESSANTATRE





Leonard arrivò al castello che era già buio. Tremava dal freddo e andò di corsa a scaldarsi nel suo alloggio. Era strano non vedere nessuno, prese un mantello e uscì.
Arrivò alla baracca di sir Power e, sentendo le voci dei suoi compagni entrò.
Lo sguardo del suo capo era truce più del solito. Come sta la ragazza? Gli chiese cercando di trattenere il risentimento che provava. Miss Eloise sta bene e si riprenderà. Rispose asciutto.
Si versò un boccale di vino caldo, era ancora intirizzito.
Dobbiamo scoprire una volta per tutte chi dirige questa faccenda. Cosa c’entra la ragazza? Il pericolo non può assolutamente venire da lei. Sono io, ad essere nel mirino, nemmeno voi c’entrate in questa faccenda, di qualunque cosa si tratti. Sono stanco di questa incertezza, di questi dubbi. Disse sir Power alle sue guardie.
Nessuno fiatava. Nessuno di loro aveva una risposta.
Dovrebbe tenere di più alla sua sicurezza, signore, e non allontanarsi da noi come fa troppo spesso. Gli disse Allen. Siamo in quattro e non possiamo perdere tempo a cercarla, ogni momento potrebbe esserle fatale, signore. Aggiunse.
Mi preoccupa rendermi conto che il nemico potrebbe essere in casa mia. Aggiunse più a se stesso che agli altri. Continuate il vostro lavoro e riferitemi tutto ciò che vi pare sospetto. E li liquidò.
Allen e Leonard tornarono al loro alloggio, mentre Leroi e Steven montavano la guardia.
I due compagni si sedettero vicino al fuoco con il piatto della cena. Cosa è successo al fiume? Chiese Allen.
Leonard glielo raccontò sommariamente, era stanco e non vedeva l’ora di sdraiarsi. Allen se ne avvide e lo lasciò alla sua branda.
Avrebbe voluto prendere sonno, era stanco dopo un lungo turno di lavoro e quello che era successo. Aveva lottato con l’uomo che aveva cercato di uccidere Eloise. Quando era arrivato non sapeva cosa fosse successo ma quell’uomo, mascherato e ben addestrato si era fiondato con la spada su di lui che non si era fatto sorprendere. Si era difeso e, mentre incrociava la spada con lo sconosciuto si era reso conto che era un uomo ben addestrato ma lui era riuscito a ferirlo ad una mano, gli aveva lasciato un segno che non avrebbe potuto tenere nascosto.
Si addormentò cercando di formulare un piano per scovare quel maledetto.
Rose aveva immerso Eloise in una tinozza di acqua calda con erbe profumate. Non aveva fatto ulteriori domande, non era una sciocca e aveva capito che sua figlia le nascondeva qualcosa ma che glielo avrebbe confidato solo quando lo avesse ritenuto necessario. Ora era a casa e, a parte un raffreddore in arrivo tutto andava bene.
La ragazza stava davanti al camino ad asciugarsi i capelli e ripensava a quello che le era successo. Come aveva potuto essere presa così alla sprovvista? Perché non ricordava niente? Si sforzava ma le uniche parole che le risuonavano nella mente erano quelle di Leonard. Doveva rivederlo.
L’inverno arrivò con tanto freddo e gelo ma dal cielo non scendeva nemmeno un fiocco di neve.
Era davvero inusuale e la gente cominciava ad avere timore che potesse essere il preludio alla siccità estiva. Alcune voci incontrollate aumentavano l’ansia e la preoccupazione e qualcuno cominciò ad insinuare che fosse colpa del fantasma che non voleva abbandonare la zona.
Fiorivano storie assurde e qualcuno cominciò a guardare Eloise e la sua famiglia in modo strano, come se fosse colpa loro per il persistente profumo di rosa che le circondava.
L’anno stava per terminare e presto Eloise avrebbe compiuto quindici anni.
Era una sera limpida e gelida come non se ne vedevano da quelle parti. Tom e Rose erano seduti a tavola mentre Eloise era vicino al camino col suo cane sul grembo.
Tom la chiamò. Eloise, anche questa settimana tre giovanotti sono venuti a chiedermi il permesso di farti la corte, si può sapere cosa aspetti? Le chiese dolcemente.
La risposta era sempre la stessa. Aspetto quello giusto.
Rose intervenne. Non abbiamo più visto il tuo amico, Leonard che ti piaceva tanto, è successo qualcosa?
Eloise sospirò. Sarebbe piaciuto anche a lei sapere che fine aveva fatto. Non lo aveva più rivisto ed erano passate parecchie settimane. Cominciava a pensare che, forse non gli interessasse poi così tanto. Accarezzava King cercando di sciogliere il dispiacere che portava nel cuore.
Andò in camera sua. Come faceva spesso prese i disegni di Oliver che ormai conosceva a memoria. Accarezzò la coroncina che le aveva regalato e che non avrebbe mai più avuto occasione di indossare. Le mancava il suo amico, lui non l’avrebbe abbandonata così a lungo.
Si addormentò sperando che il nuovo anno le portasse qualcosa di bello.
Era l’ultima settimana dell’anno e, finalmente la neve si era decisa a stendere il suo manto. Gli abitanti del villaggio tirarono un sospiro di sollievo.
Rose, Tom ed Eloise erano a tavola per il pranzo domenicale quando sentirono bussare.
Tom andò ad aprire e invitò Leonard ad unirsi a loro. Rose portò un altro piatto mentre Eloise lo guardava senza sapere se abbracciarlo o rimproverarlo.
Buon giorno Eloise, buon giorno anche a voi. Disse mentre prendeva posto a tavola.





Mangiarono in un’atmosfera serena. Appena terminato Rose e Tom si ritirarono nella loro camera lasciando soli i due giovani.
Eloise prese una coperta e ricoprì le spalle di entrambi, sedevano davanti al fuoco mentre fuori il gelo intensificava il suo velo su ogni cosa.
Lasciarono passare alcuni minuti. Osservavano la fiamma come se le risposte potessero venire da quella. Eloise sospirò.
Sto aspettando una spiegazione. Come mai sei stato assente così a lungo? Gli chiese.
Ho molte cose da raccontarti, prima su tutte è che non sei mai stata in pericolo.
Iniziò a raccontare. Quando sono tornato al castello, quel giorno avevo idee confuse ma una certezza. Volevo trovare l’uomo con il quale avevo lottato e che avevo ferito ad una mano. Pensavo fosse semplice trovarlo ed ho cominciato a trascorrere tutto il mio tempo libero mescolandomi ai lavoranti. Purtroppo erano in parecchi ad avere la mano fasciata, il duro lavoro che svolgono li ferisce spesso. Così ho cominciato a fare delle scelte: struttura fisica, età, espressione, in pratica ho messo in moto quello che è il mio lavoro. Alla fine erano rimasti in tre a poter essere l’uomo che cercavo.
Purtroppo non ho potuto parlargli, credo che avesse capito che lo stavo controllando, così è partito con l’ultima carovana. Non mi sono dato per vinto, io non lo faccio mai ed ho continuato le mie indagini, le mie ricerche. Credo che Allen sospetti qualcosa ma non ne ha mai fatto parola, è un grande capitano. Aggiunse.
E tutto questo a cosa ti ha portato? Gli chiese la ragazza.
A molti sospetti. Ma servono prove e quelle ancora non sono riuscito ad ottenerle. Quello che posso assicurarti è che ho le idee ben chiare, e questo grazie a te. Le rispose.
A me? Chiese meravigliata.
Sì, ai ritratti che mi hai consegnato. Alla fine sono riuscito a ricordare dove ho visto uno di loro, anche questo fa parte del bagaglio dei sospetti, anzi questa è quasi una certezza e molto presto sarò in grado di provare quello che dico.
Eloise lo osservava attentamente. Leonard non aveva cambiato espressione, era consapevole che non poteva rivelarle ogni cosa. Mi dirai mai tutta la verità? Gli chiese.
Ti giuro sul mio onore che ti rivelerò ogni cosa, tutta la verità non appena tutte le pedine saranno andate al loro posto. Penso che tu capisca la mia reticenza, non avevo mai rivelato a nessuno in passato quello che sto dicendo a te. Le disse sincero.
Rimasero in silenzio osservando le fiamme del camino. Eloise passò il suo braccio sotto quello dell’uomo e gli poggiò la testa sulla spalla. Leonard assimilò quel sentimento che gli saliva nel cuore prima di allontanarla e guardarla negli occhi.
Eloise, devo dirti anche un’altra cosa. Tu sei una ragazza bellissima e capisco che qualcosa sta nascendo fra di noi, ma NON deve succedere. Io sono una spia del re e sono qui in missione. Appena sarà conclusa io me ne andrò e il re mi manderà in altri luoghi, nemmeno io so quali potranno essere, non posso avere legami. Osservava il volto bellissimo della ragazza e vedeva i suoi meravigliosi occhi che si inumidivano. La prese fra le braccia. Potrei approfittare di te, della tua giovinezza ma io sono un uomo d’onore e ti rispetto per come sei, una ragazza fantastica dal cuore immenso e dal carattere di ferro. Ti posso garantire che quello che tu hai fatto e sopportato non sarebbe stato semplice nemmeno per un maschio non addestrato, tu meriti qualcosa di molto, molto importante. Teneva la testa della ragazza sulla sua spalla e sentiva i silenziosi singhiozzo di lei, le sue lacrime che gli bagnavano la camicia, sapeva che la stava ferendo ma era l’unico modo per mettere in chiaro le cose.
Il profumo di rosa si intensificò e li avvolse come il calore della fiamma del camino.
Avevi detto che mi avresti parlato del fantasma, ricordi? Le disse dolcemente.
Lei rimaneva col viso nascosto sulla sua spalla. Non voleva che le vedesse il volto rigato di lacrime. Per la prima volta nella sua vita si stava innamorando e il suo sogno veniva infranto ancora prima di cominciare. Sapeva bene che lui aveva ragione e le era molto grata della sua sincerità e onestà, ma questo non bastava a farla sentire meglio.
Sei un uomo meraviglioso, Leonard. Gli sussurrò all’orecchio.
Stava conoscendo il dolore del cuore, quello che non lascia cicatrici sul corpo ma nel profondo dei sentimenti. Lui continuava a tenerla abbracciata, lasciava che il suo dolore fluisse insieme alle lacrime. Avrebbe voluto poter cambiare le cose, ma il suo destino, la sua vita era legata al giuramento fatto al re. Gli doveva ancora dieci anni di servizio prima di essere libero, così come era successo a sir Power prima di mettere la parola fine alle sue missioni.
Ti devo dire ancora una cosa, dolcezza. Le disse allontanandola gentilmente dalla sua spalla.
Lei aveva gli occhi arrossati ma si stava riprendendo. Si era lasciata andare ma non sarebbe successo di nuovo, capiva molto bene la situazione e Leonard sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore, custodito come il suo primo amore mai sbocciato. Tentò di sorridere. Era davvero bellissima. Cosa vuoi dirmi, ancora?
L’uomo la tenne di fronte a sé, con le sue lunghe e bellissime mani sulle spalle.
Ti devo dire che sir Power è innamorato di te. Le disse mentre la osservava e vedeva milioni di emozioni, fra incertezza, incredulità, passare nei suoi bellissimi occhi.
Non può essere. Gli rispose convinta. Lui ha già una fidanzata, ed io sono solo la figlia del fabbro.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 10 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. SESSANTA E SESSANTUNO







Erano entrambi imbarazzati. Non si conoscevano per niente e quello che si sarebbero detti in quel frangente era di vitale importanza.
Fu l’uomo a parlare per primo. Mi chiamo Leonard De Gares e sono al servizio del nostro re.
La ragazza aspettava di ascoltare il seguito ma sul suo viso era evidente un’espressione di dubbio, aveva imparato a sue spese a non fidarsi di nessuno e in quel momento aveva quasi paura di trovarsi di fronte uno di quelli che volevano morto sir Power. Cercò di mantenere la calma mentre la sua mano si spostava sull’elsa del pugnale.
La mossa non sfuggì all’uomo, si aspettava della resistenza. Miss Eloise, non posso darle prova di ciò che dico di essere, voglio solo che lei si fidi di me. Aspettò qualche minuto che lei parlasse ma Eloise rimaneva in silenzio. Va bene, se lei non si fida di me sarò io a fidarmi di lei, ad una semplice condizione: quello che le dirò non dovrà essere riferito a nessuno, ma proprio a nessuno. Mi concede almeno questo? Le disse osservandola attentamente.
Su questo ha la mia parola. Continui. E aspettò di ascoltare il seguito.
Il re è molto preoccupato per gli agguati alla vita di sir Power e ha scelto me per investigare senza dare nell’occhio. Sono una spia del re, così come lo era sir Power. Le disse aspettando una reazione.
Il re non è implicato in questa faccenda? Chiese incredula. Aveva sempre creduto che fosse lui, per motivi sconosciuti a volerlo morto. Se così non era il mistero si infittiva ancora di più. Cosa vuole da me, sir Leonard?
Mi racconti ogni cosa nei dettagli, anche il più piccolo. Le chiese.
Ci volle parecchio tempo per metterlo al corrente. Parecchie cose già le sapeva, i suoi colleghi lo avevano messo a conoscenza di tutto.
Sir Leonard rimase assorto per parecchio tempo. Nessuna emozione passava sul suo viso, sapeva ben celare i suoi pensieri, dopotutto era una spia del re e a quanto pareva una delle migliori.
Miss Eloise, nessuno sa chi sono veramente, io mi sono fidato di lei. Rimarcò l’uomo.
La ragazza gli prese la mano. Inutile negarlo, era un bel ragazzo e le piaceva, forse per la prima volta nella sua vita sentiva qualcosa nascere dentro di lei, qualcosa che aspettava da tempo e questo la lasciava sgomenta. Non era da lei essere timida e impacciata. Sir Leonard, io ho bisogno di un amico più di una guardia del corpo e… non finì nemmeno la frase.
Io sarò il più fedele e sincero amico che possa avere, miss Eloise e non perché me lo ha ordinato il re, ma perché lei mi piace. Le disse tutto d’un fiato.
Rimasero a guardarsi, sorpresi della piega che stavano prendendo le cose. Cominciamo a togliere le formalità, io sono semplicemente Eloise e tu Leonard.
Suggellarono il patto stringendosi la mano.
Ho qualcosa per te, seguimi. E tornarono a casa.
La foschia stava aumentando e il cielo si scuriva velocemente. Eloise portò Beatrice alla stalla mentre Rose faceva entrare Leonard e gli offriva del tè caldo.
Eloise arrivò con alcuni fogli e li mostrò a Leonard. Questi erano nel plico che sir Allen mi ha portato, sono i ritratti dei quattro uomini che ci hanno assaliti, se li vuoi sono tuoi.
Leonard li dispose sul tavolo e li osservò attentamente. Anche stavolta nessuna emozione traspariva dal suo viso.
Questo vuol dire che anch’io mi fido di te. Gli disse sottovoce.
Leonard raggruppò i fogli e li piegò mettendoli sotto la camicia. Che buon profumo di rosa. Si lasciò sfuggire.
Quando avrai tempo ti racconterò la storia del fantasma rosa, ma ora è meglio se torni al castello, si fa buio e non voglio stare in pensiero. Gli disse sincera accompagnandolo fuori.
Sai Leonard, c’è un’altra cosa che mi ha sorpresa quando sono stata a palazzo. E gli raccontò del comportamento di Mariclaire. L’uomo sorrise guardandola dritta in faccia. Questo è facile da capire, tu sei una ragazza bellissima e anche un cieco noterebbe come ti guarda sir Power, queste cose non sfuggono alle donne e lei è gelosa, lo sarà sempre. Le disse sincero. Dovrai raccontarmi anche di lui quando avremo tempo. Ora vado, il mio segreto è nelle tue mani. Ci vediamo presto. Salì agile in groppa al suo cavallo e partì.
Rose aveva preparato il tè anche per sua figlia. La osservava e sorrideva. Quel Leonard è un gran bel ragazzo. Le disse.
Me ne sono resa conto. Le rispose. Ma siamo solo amici, non farti strane idee. Le disse restituendole il sorriso.
Il camino era già acceso e rimase ad osservare le fiamme assimilando quello che aveva saputo quel giorno. La sua mente elaborava i fatti avvenuti cercando frammenti di ricordi che potessero essere importanti ma, chiunque era stato a colpire lo aveva fatto con estrema professionalità e non aveva lasciato nessun indizio dietro di sé.





L’autunno era iniziato in anticipo. Foschia e nebbia bagnavano i campi ormai nudi e le foglie degli alberi cadevano a terra gravate dal peso.
I vecchi, quell’anno non si erano pronunciati e nessuno aveva idea di come sarebbe stato l’inverno. Qualcuno diceva che i segni erano contrastanti e che per questo si aspettavano qualcosa di brutto.
Eloise decise di andare all’ansa, sarebbe stata l’ultima volta prima del ritorno della primavera. Era iniziato ottobre e il sole, pallido e nascosto rischiarava debolmente il pomeriggio.
Il livello dell’acqua era già salito ma la piccola spiaggia di sassi era ancora agibile. Doveva stare attenta a non scivolare. Osservava le piccole onde che sembravano accarezzare i grossi sassi del letto, era musica per le sue orecchie, amava quel posto, lì aveva conosciuto Oliver, sir Power le aveva rubato il suo primo bacio, lì aveva fatto conoscenza con Leonard. Sorrise a tutti questi ricordi. Poi il buio.
Si ritrovò col viso premuto nell’acqua e una mano grande e ferma la teneva immobile, aspettando che finisse di dimenarsi. Aveva gli occhi sbarrati e vedeva soltanto i sassi grigi come l’acqua che scorreva e che le entrava nei polmoni. Si dibatteva, ben conscia che non sarebbe sopravvissuta. Il buio la inghiottì, mentre i lunghi capelli facevano da contorno al suo corpo immobile sul pelo dell’acqua ancora molto bassa.
Non si accorse di niente, nemmeno che due mani amorose la sollevavano e la distendevano sui sassi della riva. Era incosciente e la morte sembrava l’avesse portata con sé.
Sir Power, con occhi sbarrati osservava il copro di Eloise rimanendo immobile, scioccato e senza sapere cosa fare.
Sentì arrivare di corsa qualcuno, Leonard si fiondò letteralmente accanto al corpo quasi freddo di Eloise. Osservò il suo capo e capì che da lui non avrebbe avuto nessun aiuto, talmente era bloccato. Le posò l’orecchio sul petto e si accorse che il cuore batteva ancora. Agì veloce come un fulmine.
Sollevò il corpo della ragazza e lo appoggiò a sé, teneva la schiena della giovane appoggiata e con le braccia a intorno al suo petto. Il viso e i capelli lunghi e bagnati ricadevano da un lato, sembrava un fantoccio ormai privo di vita, ma lui non si arrese. Davanti allo sguardo vuoto di sir Power cominciò a darle piccoli colpi al centro del petto. Avanti Eloise, non mollare, sputa l’acqua, avanti ti prego, non posso lasciarti andare proprio ora.  Le sue mani unite continuavano a premere ritmicamente fino a che si accorse di un lieve movimento. La rimise a terra e la girò su un fianco. Avanti, avanti dolcezza, sputa l’acqua e prendi fiato. Entrambi gli uomini sembravano in attesa di un miracolo, e poi, finalmente colpi di tosse squassarono il petto di Eloise. Sputò parecchia acqua e cercò di respirare cercando di riaprire i polmoni. Le girava la testa e aveva nelle orecchie il suono del battito del suo cuore.
Apri gli occhi, Eloise. Ci sono io. E finalmente la ragazza riprese conoscenza. Si aggrappò alle mani di Leonard come se ancora stesse affogando e l’uomo la strinse a sé sussurrandole parole che ancora lei non riusciva a sentire.
Sir Power osservava la scena, vedere l’intimità di quei due gli stava dando una stretta al cuore che lo riscosse. Si rivolse alla sua guardia in modo scortese. Dovresti andare in cerca del delinquente… ma Leonard non lo lasciò finire. Gli ho lasciato un bel segno, lo riconoscerò di sicuro. Teneva fra le braccia la ragazza che tremava di freddo e di paura. La strinse ancora di più per infonderle un po’ del suo calore.
Ti devi spogliare o ti prenderai un malanno. Le disse gentilmente. A fatica la ragazza si avvolse nel mantello del suo salvatore e si tolse le vesti bagnate. Portami a casa. Gli disse.
Leonard la fece salire in sella davanti a sé mentre teneva le redini di Beatrice che seguiva docilmente. Sir Power non si era mosso, aveva una pietra sul cuore e sembrava non battere. Osservò i due che si allontanavano, aveva la mente vuota e un dolore pazzesco gli attanagliava le viscere.
Anche lui salì in sella al suo cavallo e tornò al castello.
Leonard sentiva Eloise tremare. E’ passata, è tutto finito. Le ripeteva per tranquillizzarla. Lei teneva il capo appoggiato a lui, si sentiva bene accanto a Leonard, sicura e protetta, l’aveva salvata e lei gliene era grata.
Cosa diremo a tua madre? Le chiese. Non possiamo raccontarle la verità.
Le dirò semplicemente che sono caduta mentre giocavo con te sulla riva. Gli rispose.
Che ci facevi da quelle parti, a proposito? Volle sapere lei.
Avevo finito il mio turno di guardia e gli altri stavano cercando sir Power, ancora una volta era sfuggito alla loro attenzione e stavo venendo da te, ho delle novità. E’ stata una sorpresa trovare sir Power, è stato lui a tirarti fuori dall’acqua. Dovevi vedere la sua faccia quando sono arrivato! Cercò di scherzare Leonard.
Era quasi buio quando arrivarono a casa. Sotto il portico Rose era in ansia, sua figlia mancava da tempo e non rimaneva mai fuori col buio. Si accorse subito dei capelli fradici e corse loro incontro.
Ci siamo scontrati nel fiume, mi dispiace che si sia inzuppata. Meglio se entra subito e si mette vicino al fuoco. Passerò a vedere come sta. Disse con un sorriso.
Depositò gentilmente a terra Eloise che era ancora frastornata.
Ci vediamo presto, Leonard.


foto dal web - proprietà e diritti riservati di Milena Ziletti

martedì 9 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. CINQUANTOTTO E CINQUANTANOVE






Arrivarono al castello. Raggiunsero il loro alloggio e Oliver si distese sulla sua branda. Era pallido e si premeva la pancia come se fosse ferito ma così non sembrava. Si addormentò e cominciò a sudare, scottava dalla febbre e i suoi compagni chiamarono subito il guaritore.
Eloise lo osservava preoccupata. Ha passato di peggio, miss Eloise, non si preoccupi. Se è pronta l’accompagno a casa. Le disse Allen.
Erano entrambi affaticati e anche preoccupati. Mi raccomando, miss Eloise, non faccia parola con nessuno di quanto è successo. Ha ragione sir Power, chiunque ci sia dietro a tutto questo non si aspetta di come sono andate le cose. Speriamo di riuscire a capirci di più. Si riposi. Le disse mentre scendeva da cavallo e salutava sua madre sulla porta di casa.
Cercò di sorridere e lasciò Beatrice a suo padre. Rose l’abbracciò e l’accompagnò in casa. Mi sembri stanca. Com’è andata a palazzo? Le chiese mentre si sedevano.
Eloise assunse un’aria allegra. Non indovinerai mai! Disse a sua madre lasciandola col fiato sospeso. Ho ballato col re! E le raccontò ogni cosa, tralasciando tutto quello che non poteva dire.
Finalmente potè raggiungere la sua camera. Il profumo di rosa era più intenso di quanto ricordasse, si sentiva finalmente al sicuro e, chiuse gli occhi addormentandosi.
Giugno era il suo mese preferito. Il caldo non ancora soffocante le permetteva di lavorare o di cavalcare senza problemi.
Era l’inizio di luglio, era passato circa un mese da quando era tornata a casa. Sua madre aveva invitato alcune amiche e miss Maffy per ascoltare il racconto di Eloise. La ragazza non ne poteva più di mentire ma sapeva che non c’era altro modo.
Il caldo soffocante del pomeriggio l’aveva costretta a non uscire di casa. Era seduta con sua madre e rammendava alcuni indumenti. Tom era impegnato col suo lavoro ma lei non se la sentiva di stare alla fucina.
Furono sorprese di sentire arrivare un cavallo. Il nuovo venuto non ebbe nemmeno il tempo di bussare che Eloise aveva già aperta la porta.
Steven la guardava in modo strano. Vuole entrare, sir Steven? Gli chiese.
L’uomo sembrava impacciato e la ragazza cominciava ad innervosirsi.
Cosa l’ha portata fino a qui in un pomeriggio così torrido? Gli chiese.
Temo di avere cattive notizie, miss Eloise. Oliver sta molto male e… non finì la frase.
Eloise corse fuori come un fulmine e in pochi minuti era di ritorno in sella a Beatrice.
Partirono al galoppo senza dire nemmeno una parola.
Arrivarono al castello a tempo di record. Eloise sbalzò di sella e lasciò Beatrice senza nemmeno affidarla a qualcuno. Entrò di corsa nell’alloggio delle guardie. Tre figure erano intorno alla branda di Oliver. Eloise si fece largo e raggiunse il capezzale del suo amico. Fu sconvolta da quello che vide. L’uomo era pallido da sembrare morto e respirava a fatica. Alzò lo sguardo sugli uomini presenti, Allen la prese per mano e l’allontanò.
Cos’è successo? Gli chiese con gli occhi lucidi.
Non si è più ripreso da quando siamo tornati. Il guaritore non capiva cosa lo facesse stare così male, non c’erano ferite visibili fino a quando una grande macchia scura è comparsa sull’addome. Ha tentato tutto il possibile ma la febbre non è mai calata. Sta morendo, miss Eloise, per questo l’abbiamo chiamata. Le disse sinceramente.
Lacrime silenziose scesero sulle guance che la ragazza si asciugò rabbiosamente, non voleva crederci.
Rientrò e si sedette al fianco del suo amico, il suo unico vero amico. Gli prese la mano e con l’altra gli passò il panno umido sulla fronte.
Sono qui, Oliver, sono Eloise. Ti prego apri gli occhi. Gli disse dolcemente.
Il respiro dell’uomo si faceva sempre più difficoltoso ma trovò la forza di aprire gli occhi. Pozzi profondi e senza fondo come la vita che lo stava abbandonando, lo capirono tutti, lui compreso. Riuscì a fare un lieve sorriso prima di esalare l’ultimo respiro, abbandonare il capo sul cuscino e lasciare dolcemente la mano di Eloise.
La ragazza piangeva senza ritegno. Provava un dolore immenso, era consapevole che gli sarebbe mancato in modo inverosimile, era l’unico amico, l’unico uomo del quale si fidava, che amava come un fratello, ora non aveva più nessuno al suo fianco.
I quattro uomini avevano gli occhi lucidi, Allen avrebbe voluto imprecare, spaccare qualcosa ma sapeva bene che non sarebbe servito a niente. Sir Power uscì in silenzio.
Perché non mi avete chiamato prima? Avrei potuto stare con lui, aiutarlo. Diceva fra i singhiozzi.
Rimase parecchio ad osservare quel viso che non avrebbe più rivisto, non avrebbe più sentito la sua voce, non avrebbe più goduto della sua compagnia, della sua bontà e della sua generosità. Riprese a piangere senza ritegno. E’ solo colpa sua. Disse riferendosi a sir Power.
Non lo dica nemmeno. Questo è il nostro lavoro, la nostra missione e Oliver più di tutti sapeva il rischio che stiamo correndo. Le rispose gentilmente Allen.
Eloise si alzò. Lanciò un ultimo sguardo al suo amico.
Torno a casa. Ho bisogno di stare sola.
Li lasciò in quella stanza, senza nemmeno voler sapere dove avrebbero tumulato il corpo di Oliver. Aveva solo voglia di correre a casa e sfogare da sola il suo dolore.
Salì in groppa a Beatrice e scappò letteralmente via da quel castello che cominciava a odiare.




Era davvero grande il dolore che provava. L’estate stava passando e lei non era ancora riuscita a superare il dispiacere. Incolpava sir Power, anche se sapeva bene che era solo una scusa ma aveva bisogno di sfogare il suo risentimento, la sua rabbia su qualcuno e il cavaliere le sembrava il più colpevole di tutti.
Settembre era iniziato con la dolcezza dell’estate che stava finendo. Eloise non era più stata al castello, sapeva da suo padre, che era stato chiamato per dei consigli, che i lavori erano davvero molto avanzati e che quell’inverno il padrone e molta altra gente avrebbe avuto un tetto sulla testa e un vero camino per superare il gelo.
L’unica cosa che le ricordava il castello era il persistente profumo di rosa.
Sua madre le aveva chiesto se voleva andare alla scuola di ballo anche quell’anno, ma lei aveva rifiutato. Rose e Tom erano preoccupati, la loro figlia non aveva voglia di uscire nemmeno con Beatrice, passava le giornate ad aiutare suo padre e la sera cadeva distrutta sul letto con la speranza di addormentarsi senza pensieri e, soprattutto senza sogni.
Era una domenica dolce e serena di metà settembre e l’intera famiglia era ancora a tavola. L’atmosfera non era delle più allegre e Rose non sapeva più cosa inventarsi per aiutare sua figlia.
Zoccoli di cavalli annunciarono l’arrivo di qualcuno.
Uscirono tutti sotto il portico. Allen ed uno sconosciuto scesero da cavallo e furono invitati ad entrare. Fu servita birra fresca e, discretamente Rose e Tom lasciarono Eloise con gli ospiti.
Come sta, miss Eloise? Le chiese gentilmente Allen. La ragazza rispose con un accenno di sorriso.
Sono venuto per due motivi. Il primo è per consegnarle questi. Le allungò alcuni fogli che la ragazza guardò sbalordita. Erano tutti ritratti suoi. Alzò lo sguardo interrogativamente. Sono opere di Oliver, per questo glieli ho portati, è giusto che li tenga lei.
Alcune lacrime bagnarono il primo foglio prima che si asciugasse gli occhi. Non sapevo che sapesse disegnare così bene. Disse.
Nemmeno noi, li abbiamo trovati mentre sistemavamo le sue cose e non abbiamo avuto il coraggio di guardarli. Sono suoi, spero le facciano piacere. Le rispose.
Eloise accarezzava quei fogli e osservava il suo ritratto ripreso in varie espressioni. Grazie, grazie di cuore per il pensiero che avete avuto. Disse rimanendo in attesa di conoscere il secondo motivo della visita.
Allen riprese la parola. Le presento sir Leonard, ora fa parte del nostro gruppo. Non aveva il coraggio di dire che aveva preso il posto di Oliver.
Eloise gli sorrise. Era un ragazzo dal viso magro, una capigliatura chiara e una barba corta e talmente chiara che quasi non si vedeva. Sembrava uno spilungone ma era chiaro dalle braghe aderenti che era fatto di soli muscoli. Furono le mani che la attrassero di più: affusolate e dita lunghe che non parevano adatte alle armi. C’era qualcosa che le sfuggiva, ma non era particolarmente interessata a scoprire di più.
E’ un piacere conoscerla, miss Eloise. Disse soltanto.
Anche per me è un piacere. Gli rispose distratta.
Ci furono minuti di imbarazzante silenzio. Eloise si riprese. Come stanno gli altri, sir Allen? E la sua ferita sulla schiena?
Allen sorrise. Stiamo tutti bene, anche sir Power che è sempre più intrattabile.
Il silenzio si faceva imbarazzante. Era inusuale che Eloise fosse così taciturna. Quando vorrà parlare con qualcuno, per tutto, io ci sarò sempre. Era insito a cosa si riferisse Allen.
Vorrei solo che tutto finisse e che Oliver non fosse morto invano. Si alzò e li accompagnò alla porta.
Rimase ad osservare mentre si allontanavano. Rientrò e si chiuse in camera ad ammirare i suoi ritratti, era un bel ricordo che le rimaneva di Oliver. Ricominciò a piangere senza ritegno fino a che non si addormentò sfinita.
La foschia era iniziata in anticipo rispetto al solito. L’umidità entrava nelle ossa e sembrava che il mese che stava finendo stesse passando all’autunno senza darsi pena di terminare l’estate.
Si era coperta col mantello pesante ed era uscita in groppa a Beatrice. L’ansa del fiume era colorata di grigio come il cielo, il piccolo fiume si sarebbe presto ingrossato ma rimaneva sempre il suo posto preferito.
Lasciò Beatrice e si sedette incurante dell’umidità che le bagnava i capelli.
Ripensò a tutto quello che era successo, alcuni brividi la fecero tremare quando ripensò all’agguato alla palude, alla fine che avrebbe dovuto fare. Aveva ucciso un uomo e non provava nessun rimorso, era solo arrabbiata con se stessa per non essere intervenuta prima, se lo avesse fatto, forse, chissà… lasciò che le ultime lacrime si mescolassero alle gocce di umidità, non avrebbe più pianto, era ora di voltare pagina, onorare la memoria di Oliver significava anche continuare a vivere.
Sentì alcuni passi scricchiolare sui sassi. Pensando potesse trattarsi di sir Power non alzò nemmeno il viso.
Fu sorpresa di sentire la voce di sir Leonard. Buon pomeriggio, miss Eloise. Non abbia timore, sapevo che l’avrei incontrata qui. Le disse.
Lei mi sta seguendo? Gli chiese un po’arrabbiata.
Io la sto proteggendo, che lei lo voglia o no. E’ ora che lei sappia chi sono e per quale motivo sono qui. Le disse dandogli la mano e accompagnandola sotto un grande albero.
Eloise lo guardava aspettando di conoscere quello che voleva dirle. Per un attimo, ma solo per un attimo pensò che era davvero un gran bel ragazzo.



 foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 8 ottobre 2018

ELOISE



ELOISE

P. CINQUANTASEI E CINQUANTASETTE








Sir Power scese da cavallo, la fronte corrucciata. Aveva passato una notte poco piacevole e non aveva intenzione di ascoltare altre storie, ma era la sua scorta e di loro si fidava.
Si radunarono tutti intorno al loro capo e lo misero al corrente di ogni cosa. I suoi occhi corsero al viso della ragazza. Quella mocciosa si stava confermando molto diversa dalle ragazze snob che lui conosceva.
Passarono alcuni minuti prima che sir Power si decidesse a parlare. Li ringraziò per la vigilanza che non abbassavano mai e propose il suo piano.
Ci vollero solo pochi minuti, poi ripresero il viaggio, mancavano ancora almeno un paio d’ore per giungere al punto cruciale.
Sir Power affiancò Eloise. Alla fine dovrà mettermi al corrente di tutto, miss Eloise, ora è imperativo uscire vivi da questa situazione. Le ordino di tenersi in disparte e di non scendere da cavallo per nessun motivo. Se le cose si mettessero male corra via più veloce del vento. Mi sono spiegato bene? Vorrei che almeno questa volta si attenesse ai miei ordini. Le disse.
La ragazza non lo guardava. Io non sono un suo soldato ma cercherò di adeguarmi a quanto mi ha ordinato, sarò io a decidere come comportarmi, non sono una sprovveduta e so usare bene il pugnale. Gli alzò gli occhi in faccia. A differenza della sua fidanzata io so come ci si comporta in situazioni di pericolo, non lo dimentichi, così come so come si preparano i finimenti per un cavallo. Gli sputò in faccia. Diede uno strattone a Beatrice e si mise al centro della fila.
Nessuno parlava. Eloise si guardava intorno ma sembrava tutto normale. Si voltò e si accorse che Leroi era sparito. Erano molto vicini al posto dell’attacco e il suo cuore cominciava a galoppare come un cavallo spaventato. Si costrinse a tenerlo a freno, non serviva il panico se si voleva uscire da quella situazione. In lontananza si vedeva il sentiero ostruito e Sir Power la affiancò di nuovo. Si ricordi quello che le ho detto. Diede uno strattone alle briglie e si mise davanti ai suoi uomini.
 Erano in fila indiana e gli zoccoli dei loro cavalli calpestavano una fanghiglia nera che puzzava di marcio. Si tenevano molto vicini al bordo che rasentava il fianco della collina, non c’era spazio che per un cavallo alla volta se non si voleva correre il rischio di cadere in qualche pozza paludosa che li avrebbe inghiottiti.
Avevano superato il punto più stretto quando videro venire loro incontro alcuni uomini a cavallo. Sembravano viandanti obbligati al quel tragitto per l’interruzione del sentiero.
Uno spiazzo provvidenziale permise a sir Power e alla sua scorta di fermarsi per lasciar passare il gruppo di uomini. Era consapevole di essere in trappola, l’agguato era stato ben studiato e, ancora una volta si chiese chi fosse a volerlo morto e per quale motivo. Scacciò il pensiero e si concentrò sul da farsi.
Gli uomini che stavano arrivando erano cinque. Si avvicinavano con lentezza, come se facessero una passeggiata ma un occhio attento come il loro aveva già individuato la mano sulla spada.
Passarono al loro fianco e il primo della fila fece un cenno di saluto. Sir Power cercò di capire se lo avesse già conosciuto ma il suo viso era in ombra e non ci riuscì.
Fu questione di un attimo. Gli aggressori estrassero le spade e si gettarono su di loro. Furono sorpresi di vedere quanto fossero pronti a rispondere e cominciarono a lottare. Scesero da cavallo e le spade si incrociavano mentre Eloise rimaneva in disparte cercando di tenere calma la sua cavalla.
Due assalitori duellavano con sir Power, felici di non avere incontrato tutta la squadra.
Il sangue cominciava a imbrattare le divise, le lame non risparmiavano niente e nessuno. Il più in difficoltà era Oliver che ancora non era nel pieno della forma ma si difendeva con tenacia, Eloise non lo perdeva di vista.
Sir Power aveva un ginocchio a terra e del sangue gli colava dal braccio che teneva la spada. I due assalitori aumentarono l’intensità della lotta e l’uomo sembrava in serie difficoltà. Poi, finalmente una freccia saettò nell’aria e colpì un assalitore. Sir Power riuscì a rialzarsi e riprese a incrociare la spada col suo nemico.
Un’altra freccia colpì un altro assalitore ma lo ferì soltanto e continuò a menare fendenti.
Il sudore copriva il volto di tutti loro mentre altre frecce fendevano l’aria ma non centravano il bersaglio.
Erano in parità numerica ed erano uomini ben addestrati, era una lotta per la vita e nessuno di loro avrebbe mollato facilmente.
Il rumore delle lame lacerava il silenzio di quel posto così nascosto al resto del mondo.
Gli uomini sbuffavano dalla stanchezza ma non diminuivano gli affondi, consapevoli che niente era scontato e che alla fine soltanto i migliori sarebbero sopravvissuti.
Non si erano ancora scambiati nemmeno una parola, concentrati e impegnati a risparmiare ogni briciola di forza.
Oliver stava cedendo, le sue forze lo stavano abbandonando ed era in difficoltà. Se il suo assalitore lo avesse ucciso sarebbe stata la fine per tutti. Dov’era finito Leroi?
Eloise scalpitava come la sua cavalla, non poteva rimanere in disparte.
Sfoderò il suo pugnale e scese da cavallo come un fulmine. Oliver era sopraffatto dal suo assalitore, con la schiena a terra cercava di tenere lontano dalla sua gola la lama del nemico.
La ragazza arrivò di corsa e senza porre indugiò conficcò il suo pugnale del collo dell’assalitore.
Il corpo senza vita dell’uomo cadde a peso morto su Oliver che quasi non riusciva a respirare dalla stanchezza e dal dolore.






La ragazza spinse da parte il corpo e aiutò Oliver a rialzarsi. A fatica lo trascinò vicino ad un albero e lo appoggiò con la schiena al tronco. L’uomo ansimava ed era ricoperto di sangue. Riprese fiato e guardò Eloise. Non è grave come sembra, ho avuto di peggio. Le disse prima di perdere i sensi.
Eloise raccolse la sua spada con entrambe le mani, accecata dalla rabbia si avvicinò ad Allen che ansimava dalla stanchezza. Non perse tempo a pensare, ruotò la lama e con tutta la forza che aveva la conficcò nel fianco del nemico. L’uomo cadde e Allen lo finì senza rimorso. Col viso sporco di sudore e sangue ringraziò con un cenno la ragazza e corse ad aiutare Steven e sir Power che stavano soccombendo. In quel momento arrivò al galoppo anche Leroi e in men che non si dica fu tutto finito.
Eloise era al fianco di Oliver che si stava riprendendo. Gli uomini erano lì vicini, sporchi, stanchi, feriti ma tutti vivi.
Rifiatavano cercando di recuperare le forze, i corpi dei loro assalitori erano scompostamente sdraiati nell’erba e nel fango. Sir Power puntò il dito verso Eloise. Vedo che non sa proprio obbedire agli ordini, miss Eloise, ne riparleremo.
Riposarono solo alcuni minuti e si dissetarono togliendosi la sporcizia dalla faccia e controllando le ferite. Non c’era niente di grave ed era un miracolo.
Misero vicini i corpi degli assalitori e li osservarono bene in viso. Nessuno di loro li conosceva e il mistero rimaneva ancora fitto. Sir Power scosse la testa. Qualcuno di voi li ha mai visti? Ha qualche sospetto? Disse più all’aria che ai suoi uomini. Eloise li osservava cercando di scoprire qualcosa ma era impossibile. Se non lo sa lei, sir Power chi la vuole morto di certo non possiamo saperlo noi. Gli rispose.
Oliver rimase parecchi minuti ad osservare quei volti prima di raggiungere i suoi compagni.
Leroi portò i massi e la corda che gli altri avevano preparato e cominciò a legarli fra di loro. Li perquisirono ma non trovarono niente di rilevante. Eloise osservava e stava in silenzio, aveva ucciso un uomo e ancora non si rendeva conto del fatto.
Oliver la raggiunse tenendosi la mano sul ventre ferito e le posò una mano sulla spalla. Grazie Eloise, ti sono debitore della mia vita, spero non diventi un’abitudine. Cercò di scherzare.
Con notevole sforzo li portarono in un punto che reputavano profondo e li scaraventarono nella palude. Brividi passarono sulla schiena di Eloise, se pensava che dovevano essere loro a scomparire nella palude…
Per un attimo credette di perdere i sensi ma si sforzò di riprendere il controllo. Aveva salvato la vita a tutti, aveva salvato la vita ad Oliver e niente era più importante della vita dei suoi amici. Ci sarebbe voluto del tempo ma avrebbe superato anche questo.
Tutti i corpi furono inghiottiti dal fango. Legarono fra di loro i cavalli e ripresero la loro strada. Li lasciarono liberi vicini ad una fattoria fatiscente, ne avrebbero fatto buon uso.
Continuarono la loro strada e si fermarono solo vicino ad un corso d’acqua per ripulirsi e mangiare qualcosa.
Erano stanchi e, soprattutto Oliver aveva bisogno di riposo e di cure.
Sir Power li chiamò tutti intorno a sé.
Nessuno di noi dovrà mai dire una parola su quanto è successo. Guardò negli occhi la ragazza. Mi sono spiegato bene, miss Eloise? Questo è un ordine! Ne va della nostra vita e dell’incolumità anche della sua famiglia. Noi siamo soldati ma lei è vulnerabile e avrebbe bisogno di avere una scorta. Continuò.
La ragazza ebbe un breve sorriso. Ho l’impressione che sia lei, sir Power a non saper vivere senza una scorta, io fin’ora me la sono cavata bene e continuerò a farlo. Pensi alla sua incolumità e cerchi di scoprire chi è l’artefice di tutto questo o nessuno di voi sarà mai al sicuro. Gli rispose senza timore.
Doveva ammettere che quella mocciosa aveva ragione, era assolutamente indispensabile scoprire chi fomentava tutto questo ma non sapeva da che parte cominciare, soprattutto se era il re a manovrare le fila, anche se non ci voleva credere.
Alzò il viso quando Eloise riprese a parlare. Vorrei che lei sapesse, sir Power che io non ho allargato le gambe con nessuno e che noi campagnole conosciamo il significato dell’amicizia, sono una bifolca ma a quanto pare l’unico che ha approfittato di me è stato solo lei, lo ha detto questo alla sua fidanzata? Gli disse con asprezza.
Gli uomini erano senza parole e guardarono il loro capo in cagnesco.
Sir Power si ammutolì. La ragazza aveva ragione.
Riposarono alcuni minuti e, in silenzio ripresero la strada del ritorno.


foto dal web - proprietà e diritti riservati di Milena Ziletti

domenica 7 ottobre 2018

LABBRA


LABBRA



Labbra dolci sulla fronte di un bimbo, a trasmettergli amore tenerezza e dolcezza.
Labbra tenere sulla guancia di una madre ormai vecchia, che non ricorda più il calore dei baci.
Labbra chiuse, serrate, su di un viso arrabbiato, a trattenere parole che potrebbero ferire.
Labbra sensuali, morbide e ammiccanti di una giovane donna in cerca d’amore.
Labbra distese, su un viso tranquillo che osserva il tramonto sulla riva del mare.
Labbra fra i denti a serrare pensieri, a far sì che parole cattive non possano uscire.
Labbra carnose su un viso straniero, grandi e sporgenti di chi qui non si trova.
Labbra rugose, increspate e ferite sul viso di un vecchio in compagnia del suo cane.
Labbra che pregano, che chiedono amore, labbra sincere in cerca di baci.
Labbra socchiuse a cantare una nenia, labbra sgomente di fronte al dolore.
Labbra dipinte di un pagliaccio ridente che insegna umorismo e sorrisi… nonostante la vita.



 diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti