martedì 23 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTADUE E OTTANTATRE




Lasciò che la ragazza riposasse, mancavano ancora due mesi abbondanti al matrimonio e non sarebbero stati facili per nessuno.
Ritornò nel boschetto dove aveva lasciato i cadaveri dei loro assalitori.
Lo sconosciuto che lo aveva aiutato aveva già avvolto i corpi e stava terminando di ripulire i segni della lotta.
Grazie, senza il tuo intervento questa volta non ce l’avrei fatta. Disse allo sconosciuto.
Dovere. Gli rispose soltanto.
Io porto via i cadaveri ma tu devi cercare i loro cavalli e farli sparire. Gli disse quello.
Certamente, non sarà difficile trovarli. Rispose aiutandolo con i corpi pesanti dei due assalitori.
Tu sai chi sono io, vero? Gli chiese Leonard.
Certamente, facciamo lo stesso lavoro e abbiamo lo stesso padrone. Rispose con calma.
Che ordini hai di preciso? Volle sapere Leonard.
Rimarrò qui fino a missione compiuta. Non mi farò vedere in giro, me ne starò nascosto ma molto vigile, ancora non sappiamo quanti nemici abbiamo da combattere. Tu sarai al castello ma io resterò molto vicino alla ragazza, puoi stare tranquillo che non la perderò di vista quando non ci sarai tu a proteggerla. Chiarì l’uomo.
Avvisami se trovi qualcosa di importante. Rimarcò Leonard.
So dove trovarti, non temere, siamo solo io e te a conoscere tutta la storia e dobbiamo unire le nostre forze. Il nostro padrone sta agendo con molto senno ma la tua amica sta rischiando grosso. Sai bene quali sono gli ordini. Sottolineò lo sconosciuto. Ora vado, ho parecchie cose da fare. E si allontanò con i due cadaveri sulla groppa del suo cavallo.
Leonard trovò i cavalli degli assalitori ma non trovò niente che spiegasse chi fossero quegli uomini. Non erano sprovveduti e viaggiavano senza portare con loro niente che li potesse identificare.
Passò tre giorni con Eloise e la sua famiglia. La ragazza parlava poco, aiutava spesso il padre nella fucina. Lui teneva sotto controllo il territorio intorno alla casa del fabbro. Vide lo sconosciuto nascosto fra gli alberi e capì che poteva tornare al castello.
Era sotto il portico con Eloise. Oggi torno al castello, devo riprendere il lavoro. Puoi stare tranquilla. Tornerò presto. Le disse abbracciandola. Sappi, dolcezza che niente è finito finchè non finisce. Lei non rispose, i suoi occhi tristi parlavano per lei.
Lo accompagnò a prendere il cavallo e lei sellò Beatrice, lo avrebbe accompagnato per un pezzo, lui non avrebbe voluto ma non le disse niente.
Luglio era appena iniziato e il cielo era limpido, senza nubi e il sole picchiava insensibile alle tristezze umane. Arrivarono vicino all’ansa del fiume e si salutarono.
Leonard spinse al galoppo il suo cavallo mentre Eloise andava al fiume. Non avrebbe voluto andare proprio lì, dove tutto si era consumato, dove tutto era iniziato ed era finito.
L’acqua bassa era insensibile al suo dolore, si sedette e vi immerse i piedi. Volò con i pensieri alle notti passate nel castello con l’uomo che amava, doveva dimenticarlo ma, finchè rimaneva lì sarebbe stato troppo difficile. Doveva accettare il fatto che nel letto di sir Power ci sarebbe stata un’altra donna e per lei solo la vergogna di essersi lasciata andare seguendo il suo cuore. Non c’era nessuno e cominciò a piangere. Pianse a lungo, ora aveva finito le lacrime e promise a se stessa che mai più lacrime avrebbe versato per la sua ormai passata storia d’amore. Doveva pensare al suo futuro e provò ad immaginare a come sarebbe stato l’uomo che avrebbe sposato, o se non fosse meglio rimanere sola fino alla fine dei suoi giorni. Il profumo intenso di rosa la fece decidere.
Prese dal corsetto il foglio che aveva conservato per tutto quel tempo, l’ultima pagina del diario di Sara. Lo fece a pezzi e lo abbandonò nell’acqua, lasciando che, insieme ai suoi sogni infranti portasse via anche quello.
Si rialzò e tornò da Beatrice.
Non si accorse che lo sconosciuto aveva raggiunto la riva e recuperato un unico pezzo di quel disegno sbiadito, che lo aveva asciugato e riposto nel taschino per poi seguirla fino a casa senza essere visto.
Al castello i lavori proseguivano ancora più intensi del solito. C’erano le stanze del padrone e della sua sposa da portare a termine, le cucine da finire e tanti ritocchi da sistemare.
Sir Power non si era più allontanato dal castello ed era sempre impegnato a dare ordini e controllare ogni lavoro svolto.
Le sue guardie non lo perdevano mai di vista e, per tutto il mese di luglio non successe niente.
Leonard andò a trovare Eloise un paio di volte accorgendosi di quanto fosse dimagrita. La consolava come poteva. I suoi genitori avevano già cominciato a preparare sacche e bauli per il trasloco.
Arrivò agosto e con esso, anche delle novità.



Il nove di settembre si avvicinava a gran velocità. Ancora poche settimane e il castello avrebbe avuto la sua famiglia benedetta dal re e dalla chiesa.
Agosto era iniziato e nei campi si lavorava alacremente. Un ragazzino si avvicinò a Leonard. Il tuo amico ti aspetta. Gli riferì prima di correre via.
Non era di turno e si allontanò a piedi fuori dal castello, sarebbe stato l’altro a decidere quando farsi vedere. Non fece molta strada prima di essere richiamato nel folto di un boschetto.
Ci sono novità? Chiese subito Leonard.
Ho poco tempo. Gli rispose. Non posso lasciare la ragazza senza protezione. Ci sono movimenti sospetti, uomini forestieri che sono arrivati e si stanno intrufolando con gli altri lavoranti. Ho trovato bivacchi e non so dire quanti sono i nemici che sono venuti. Devi aumentare la protezione a sir Power, io provvederò a quella della ragazza, ma sono da solo e non potrei coprire tutta la giornata, soprattutto la notte. Ho l’impressione che non lasceranno niente di intentato. Parlava sottovoce tenendo sempre la mano sull’elsa del pugnale.
Leonard era molto preoccupato. Sapeva che l’uomo doveva essere uno dei migliori al servizio del re, ma anche lui aveva dei limiti ed era da solo.
Non preoccuparti, so come agire e nessuno sa che sono qui. Aggiunse.  Anche la tua copertura potrebbe saltare se non ti comporti nel modo corretto, e non puoi permettertelo ora che siamo quasi in dirittura d’arrivo. Io devo tornare. Non aggiunse altro e sparì nel folto degli alberi.
Leonard tornò veloce al suo alloggio. Allen lo aspettava, dovevano dare il cambio agli altri, sollevò un sopracciglio vedendolo così cupo in volto.
C’è qualcosa che non va? Volle sapere Allen.
Ho paura di sì. Convenne. Ricordi l’imboscata che abbiamo subito al ritorno dal palazzo? Siamo in pericolo come e più di allora. Dobbiamo intensificare la sorveglianza ma…potrebbe non essere lui quello che vogliono morto! Si era spinto un po’ troppo oltre ma aveva bisogno di aiuto.
Miss Eloise è in pericolo? Chiese Allen senza capire fino in fondo.
Sì. Gli rispose soltanto.
Va da lei, qui ci pensiamo noi. Gli ordinò il suo capo.
Non posso. E’ qui che devo stare. Gli rispose. Dammi solo del tempo libero.
Raggiunsero Steven e Leroi e ripristinarono nuovi turni di guardia.
Era una notte bellissima, i grilli e le lucciole davano a quella terra una sensazione di magia. Non c’era la luna, tranne il primo spicchio che non riusciva a rischiarare più delle lucciole.
Leonard era fuori, in cerca dei nemici del re. Doveva eliminarne più che poteva se voleva avere una possibilità di riuscire a portare a termine la missione e salvare Eloise.
Era silenzioso, annusava l’aria come un segugio ma nessun odore arrivava alle sue narici. Stavolta, era certo, era stato inviato un contingente di uomini molto qualificati, ed erano pericolosi.
Era nero come la notte e aveva tutti i sensi all’erta. Udì un rumore quasi inesistente e si fermò appoggiandosi al tronco di un albero.
I suoi occhi si erano abituati al buio e scorse dei movimenti. Si avvicinò furtivo e senza fare rumore. Quattro uomini erano intenti a studiare qualcosa che avevano davanti, e lui si ricordò della mappa che aveva trovato addosso alla donna.
Bisbigliavano e non riusciva a capire quello che dicevano. Una civetta lanciò il suo verso e quelli alzarono di scatto la testa, in ascolto e rimasero alcuni minuti immobili e in silenzio. Ripresero a bisbigliare mentre Leonard cercava di avvicinarsi il più possibile.
Trovò i quattro cavalli e vide che avevano gli zoccoli ricoperti di stoffa. Con la massima attenzione li raggiunse e li accarezzò. Era tremendamente vicino ai quattro sconosciuti, se si fossero accorti di lui sapeva che non ne sarebbe uscito vivo.
Sfoderò il pugnale e recise parzialmente le cinghie della sella, uno ad uno. Gli parve di metterci un’eternità, ma riuscì a farlo e tornare a nascondersi. Lasciò che il fiato gli tornasse normale prima di allontanarsi di qualche passo. Si mise poco distante in attesa. Pensò a cosa stesse facendo il suo collega, ma non poteva distrarsi e cancellò tutti i pensieri. Era un professionista e doveva dimostrarlo anche in quella situazione.
I quattro rimasero ancora alcuni minuti a bisbigliare fra loro poi raggiunsero i loro cavalli. Non facevano nessun rumore e Leonard si chiese chi fossero quegli uomini così ben addestrati. Salirono in sella e presero la strada che portava al villaggio.
Leonard li maledisse, avrebbe preferito che la loro destinazione fosse il castello, avrebbe avuto qualcuno ad aiutarlo, ma quelli stavano andando alla casa di Eloise.
Li seguì in silenzio e a poca distanza, sapeva che non avrebbero corso il rischio di essere sentiti e cavalcavano con circospezione.
Si sentì un tonfo e un’imprecazione. Poi un altro. Ora erano sicuri di essere stati scoperti.
Prepararono la spada e si disposero in modo da non lasciare scoperto nemmeno un fianco, sapevano il fatto loro.
Leonard li osservava cercando di mettere a punto un piano per sopraffarli quando si sentì toccare una spalla.
Sono qui. Disse lo sconosciuto. In due possiamo farcela.



foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 22 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. OTTANTA E OTTANTUNO






Una parvenza di calma tornò al castello ed ognuno riprese i propri lavori.
Allen aveva dato ulteriori ordini ai suoi sottoposti e aveva ristretto ancora di più la sorveglianza al loro capo.
Nessuno di loro era uno sprovveduto, avevano capito molto bene che qualcosa bolliva in pentola ma si fidavano del loro capo e avrebbero fatto ancora di più del loro dovere.
Sir Power si presentò al loro alloggio. So che avete il preciso compito di proteggermi, ma sono venuto a chiedervi un piccolo strappo alla regola quando andrò a parlare con miss Eloise. Manderò Leonard a chiederle di incontrarmi all’ansa del fiume, così che possiate controllare ogni cosa ma lasciatemi la libertà di parlare con lei in privato. Preparate tutto per domani mattina, Leonard andrà da lei ancora oggi. Disse mentre quelli restavano in silenzio.
Uscì molto corrucciato seguito da Steven e Leroi.
Allen rimase in attesa che Leonard parlasse.
Non vorrei andarmene proprio ora, ma anche la ragazza è in pericolo. Andrò subito da lei e rimarrò fino a domani quando l’accompagnerò all’ansa del fiume. Disse Leonard.
Allen annuì, non capendo il vero motivo per il quale Eloise fosse in pericolo, ma sapeva di fidarsi della sua guardia.
Leonard sellò velocemente il suo cavallo e partì per la casa del fabbro.
Arrivò da Eloise che la famiglia stava pranzando. Rose aggiunse un piatto e mangiarono quasi senza parlare.
Eloise era la tristezza fatta persona, non aveva quasi toccato cibo e il viso dei suoi genitori esprimevano tutta la loro preoccupazione e dolore per la loro figlia.
Finito di mangiare Eloise e il suo amico uscirono sotto il portico, un angolo di ombra li accolse con un minimo di frescura.
Domani sir Power verrà a parlare con te, dolcezza. Mi ha chiesto di venire da te perché c’è ancora pericolo per tutti noi e vuole che tu sia adeguatamente protetta. Rimarrò con te fino a quando non sarà tutto finito. Le disse.
Con “tutto finito” intendi fino a dopo il suo matrimonio? Di cosa ha paura il re, che possa rapire sir Power? Gli rispose. Noi ce ne andremo, non sono di intralcio per nessuno, me ne vado, questo dovrebbe bastare. Aggiunse.
Magari fosse così semplice. Pensò l’uomo.
Che dici, dolcezza, facciamo una passeggiata? Con me sei al sicuro. Le chiese sorridendo, cercando di risollevarle un po’ il morale.
A malincuore lo seguì con King al seguito. Il boschetto lì vicino offriva refrigerio e vi si diressero. La ragazza non parlava, lui capiva bene che aveva il cuore spezzato e, al momento non poteva fare niente altro che consolarla.
La prese per mano. Camminavano senza guardarsi.
Mi sarebbe piaciuto corteggiarti, dolcezza, essere l’uomo della tua vita, quello che rende felice la donna che ama, ma non era questo il nostro destino. Il tuo è ben diverso da quello di essere la donna di un soldato, tu sei destinata a qualcosa di più. Le disse.
Anche a me sarebbe piaciuto. Gli rispose. Invece sono una ragazza destinata ad accontentarsi di qualcuno che mi accetterà così come sono diventata, senza pudore, disonorata. Questo è il mio destino, ma lo sarà solo quando sarò lontana da qui. Aggiunse.
Camminavano nel silenzio del boschetto. Anche gli uccelli si erano ritirati nei loro nidi per il gran caldo. Perfino i loro respiri si sentivano sotto le foglie leggere e frondose dei grandi alberi.
Ci fu uno scricchiolio. Un rumore leggero di ramo spezzato. Leonard strinse forte la mano di Eloise e le fece segno di stare in silenzio.
Entrambi sfoderarono il loro pugnale, avevano capito di essere seguiti. A gesti, l’uomo fece cenno alla ragazza di tenersi pronta ma di rimanere in disparte. Cominciò a fischiettare come se niente fosse mentre Eloise rimaneva riparata con la schiena appoggiata al tronco di un albero.
Leonard finse di abbracciarla lasciando che chiunque ci fosse lì pensasse di avere l’opportunità che cercava vedendoli così distratti.
L’aggressore si preparò a lanciare il suo pugnale nella schiena di Leonard per poi passare alla ragazza, ma sbagliò i suoi calcoli, Eloise fu più veloce e lanciò il suo, colpendolo molto vicino al cuore.
Un urlo lacerò il silenzio del boschetto e molti uccelli presero il volo abbandonando la sicurezza del loro nido.
I due amici si misero alla rincorsa dell’aggressore ferito, tracce di sangue si distinguevano molto bene ed erano facili da seguire, troppo facili.
Leonard si bloccò. Prese Eloise per un braccio e la costrinse a fermarsi, la buttò a terra e lei si lamentò per il dolore quando toccò il suolo. Fu più di un miracolo, una freccia si conficcò proprio dove avrebbe dovuto esserci la ragazza. Era lei l’obiettivo, lo sapeva bene.
Leonard copriva Eloise col suo corpo, era esposto, sapeva che poteva essere colpito se non avesse potuto difendersi.
Si sentirono rumori di lotta, ci mise poco a capire e si rialzò dicendo a lei di non muoversi.
Raggiunse il posto dove due uomini stavano lottando. Uno di loro fece segno a Leonard di seguire le tracce di sangue e lui raggiunse l’uomo ferito che tentava di salire in sella al suo cavallo.
Lo prese per una gamba e lo scaraventò a terra. Lo immobilizzò ma quello si dimenava con forza, nonostante la ferita.
Stava lottando quando furono raggiunti da un uomo che finì l’aggressore, senza indugio. Si portò la mano al cappello, salutò, si riconobbero e quello se ne andò.
Eloise raggiunse Leonard, frastornata.
E’ tutto a posto, dolcezza. E’ tutto a posto.  





Leonard si stava togliendo alcune foglie che gli erano rimaste attaccate.
Che sta succedendo, Leonard? Perché qualcuno mi vuole morta? Io non capisco. Disse la ragazza mentre recuperava il pugnale e glielo ridava.
Tu sai chi sono io e sai che sono obbligato al giuramento che ho fatto al mio re. Ti posso dire che tutto si sta compiendo e i delinquenti che ci sono dietro a tutto questo stanno perdendo le staffe, vedono la loro sconfitta. Le rispose.
Ma ancora non capisco cosa c’entro io! Ribadì lei.
Lo capirai presto, dolcezza. Le rispose soltanto.
Si fermarono, mentre King rincorreva le foglie.
Inutile chiederti di non parlare di quanto è successo. Le disse. La discrezione è alla base delle buona riuscita del nostro piano. Domani, quando incontrerai sir Power non dovrai farne parola. Aggiunse.
E i cadaveri che abbiamo lasciato nel boschetto? Gli chiese spalancando i suoi meravigliosi occhi.
Quali cadaveri? Le rispose prendendola per mano e tornando verso casa.
La ragazza era sempre più confusa.
Io non voglio incontrare sir Power. Sbottò prima di uscire dal boschetto.
Devi farlo, dolcezza. Dagli la possibilità di rivederti, credo che sarà un incontro difficile anche per lui. Le rispose.
La mattina arrivò fin troppo presto. Leonard e Eloise in sella ai loro cavalli si diressero al loro appuntamento. Il cavallo di sir Power era già lì e di sicuro anche le guardie non erano molto distanti.
Eloise alzò lo sguardo triste verso il suo compagno.
Vai Eloise, io sono qui vicino, un tuo richiamo e sono subito da te. Le disse mentre prendeva le redini di Beatrice.
Sir Power la stava aspettando, aveva passato una notte insonne cercando le parole da dirle, ed ora che l’aveva di fronte sentiva solo il suo cuore sanguinare.
Credo che tu abbia saputo. La regina è venuta a nome del re per organizzare il matrimonio. E’ come se mi avesse messo una catena al collo, o la tengo o soffocherò cercando di liberarmene. Non aveva usato giri di parole.
Eloise non parlava. Teneva lo sguardo basso, aveva paura che guardandolo in viso tutti i sentimenti che stava cercando di soffocare potessero esplodere e renderla ancora più vulnerabile nei confronti dell’uomo che amava.
Ti amo, Eloise. Non glielo aveva mai detto e lei alzò gli occhi già colmi di lacrime.
Lui aprì le braccia e lei si fece stringere, sapendo che non ci sarebbe stata un’altra volta. Le teneva il viso premuto al petto e sentiva le sue lacrime e il suo dolore mentre le accarezzava i capelli. Non posso chiederti di aspettarmi, o di essere la donna che amo anche quando sarò sposato a Mariclaire, non meriti una vita di sotterfugi e pettegolezzi, perciò ti lascio libera di andare incontro ad un altro uomo che possa amarti come meriti. Le disse piano fra i capelli.
Ora piangeva senza ritegno. Stavano mettendo la parola fine a un qualcosa che non era mai potuto iniziare del tutto.
Le prese gentilmente il viso e le sfiorò la bocca con un bacio. Si trattenne, sapeva che l’autocontrollo che si era imposto stava cedendo, ma per amore di lei doveva essere un addio senza complicazioni.
Ho mandato un messaggio al re, accettando le nozze. Sei la prima a saperlo. Ora vai, Leonard rimarrà con te ancora per qualche giorno, hai bisogno di avere un amico vicino. Le disse mentre si allontanava.
Lei non aveva detto nemmeno una parola. Con gli occhi gonfi di lacrime voltò le spalle a sir Power e raggiunse Beatrice.
Al suo amico non era sfuggito niente. L’aiutò a montare in sella e, insieme si allontanarono.
Giunsero a casa e, come sempre Rose li stava aspettando. Le bastò uno sguardo ai due per capire. Aspettò che sua figlia smontasse da cavallo e la strinse fra le braccia. Eloise piangeva senza vergogna, sua madre l’accompagnò nella sua camera e la spogliò come quando era bambina. Le accarezzava i capelli e le mormorava la stessa cantilena che la faceva addormentare fin da piccola. Poco alla volta cedette al sonno e si addormentò. Rose sentiva un gran profumo di rosa e chiese al fantasma di avere pietà del cuore infranto di sua figlia e di lasciarla in pace.
Raggiunse Leonard che si stava godendo un boccale di birra e uscirono sotto il portico.
Te l’ha detto che presto ce ne andremo? Gli chiese.
L’uomo annuì.
 Sapevo fin dall’inizio che non sarebbe finita bene, ma aveva bisogno della sua avventura, di capire cosa significa vivere. Comunque non sarei riuscita a fermarla, tu la conosci, sa sbagliare di testa sua. Aggiunse con grande fatica.
Un groviglio di sensazioni ed emozioni torcevano le budella dell’uomo. Doveva portare a termine il suo compito senza deviare dagli ordini, ma quanta fatica gli costava.
Rimarrò qualche giorno, per stare con lei come amico. Disse soltanto a Rose.



foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 21 ottobre 2018

ALESSIO


ALESSIO



Mi chiamo Alessio, ho nove anni e sono stanco.
Sono stanco di sentire litigare sempre i miei genitori. Non riesco a capire; non è sempre stato così. Non so perché hanno cominciato né ricordo quando è iniziato, so soltanto che sono stanco di questa situazione.

Era così bello prima. E’ vero, ogni tanto succedeva che alzassero la voce o bisticciassero, ma poi, tutto tornava come prima, ed io mi mettevo sul divano in mezzo a loro e guardavamo insieme la tv.
Ora non è più così. Sul divano tutti insieme non ci stiamo più da tanto tempo. Io guardo sempre da solo la tv e posso guardare quello che voglio. Mi sento molto solo, anche se mamma e papà sono in casa, perché ognuno sta in una stanza diversa e non ci parliamo più come prima. Non scherziamo insieme e non ci facciamo dispetti. Non ci raccontiamo le nostre giornate e non interessa a nessuno i voti che prendo a scuola. Mi chiedo a cosa serve che continui a studiare e a fare i compiti. A volte avrei bisogno di un aiuto, ma non lo chiedo più, faccio come posso, e la maestra Marcella mi ha già detto che devo migliorare o mi darà un brutto voto.
A me piace la maestra Marcella: è molto dolce, non alza mai la voce e ci aiuta quando siamo in difficoltà. Ci conosce da due anni, è giovane e molto carina, sorride spesso e ci tiene di buon umore. Mi dispiace darle un dispiacere, non voglio un brutto voto e, per lei, mi sforzo di studiare bene.

Oggi è sabato e siamo in casa. Veramente in casa ci sono mamma e papà che urlano. Si dicono cose brutte. Non le capisco tutte ma mi feriscono profondamente. Io non voglio che il mio papà se ne vada da casa, ma la mamma glielo ha già chiesto più volte. Le sue parole esatte sono state: “Sei un bastardo, tu e la tua puttana non l’avrete vinta. Vattene da lei.”
La risposta di papà è sempre la stessa: “Non voglio far soffrire Alessio, lo voglio con me, ti devi rassegnare!”

Ed io sono qui, seduto sui gradini che guardo lontano e mi sento male nel cuore. Cosa è successo a mamma e papà? Sarà colpa mia? Cosa posso fare perché tutto torni come prima? Sento sbattere le porte e papà esce di casa molto arrabbiato. Mi vede sui gradini e mi si avvicina. Mi abbraccia e mi dice “povero Alessio, non ti meriti tutto questo, ti prometto che farò di tutto per risolvere la situazione. Fa il bravo, io devo andare, ci vediamo domani sera.” Mi dà un bacio e se ne va con la sua auto.

Dove sta andando?  Non si ricorda che mi aveva promesso la pizza? Ho l’impressione che sarà un brutto fine settimana: la mamma sarà nella sua camera con il mal di testa, ed io sarò da solo ancora una volta davanti alla tv con un panino.  Mi viene voglia di piangere, ma io non piango mai.

Chiudo gli occhi per trattenere le lacrime: io non piango mai. E, mentre chiudo gli occhi e mi tappo le orecchie per non sentire e vedere niente e nessuno vedo un bambino molto strano. Ha la mia età, non ha capelli né sopracciglia, ha due occhi grandi ed espressivi, un bel sorriso e sembra vestito di luce. Apro immediatamente gli occhi e tutto è sparito. Richiudo gli occhi e lo rivedo. Cosa mi sta succedendo? Lui sorride ma io sono stralunato, che cos’è questa roba? Tengo gli occhi chiusi, sono curioso di sapere chi è questo bambino così strano. “Chi sei?” “Mi chiamo Poncio, e diventerò il tuo amico del cuore.” Che bello! Ho proprio bisogno di un amico così,” ma come faccio se devo chiudere gli occhi per vederti?”
 “Non dovrai tenerli chiusi a lungo, imparerai molto presto a vedermi anche con gli occhi aperti, ma ti avverto, potrai vedermi e sentirmi solo tu, sarò il tuo amico del cuore invisibile”.

Incomincio subito a parlargli. “Da dove vieni?” “Da qui, come te.” “Sei un extraterrestre?” “No, sono un bambino, come te.” “Ce li hai una mamma e un papà?” “Certamente, proprio come te:” “E dove sono?” “Non sono qui con me, ma posso vederli quando voglio, quasi come te:” “E dimmi, sarai sempre vicino a me?” “Non sempre, ma molto spesso, quando mi chiamerai e avrai voglia di parlarmi.” “E quando non sarai qui, dove andrai?” “Quante domande che mi fai, ci conosciamo da cinque minuti e vuoi sapere tutto subito, vedrai, abbiamo molto tempo e ci conosceremo molto bene noi due. Adesso rientra in casa che comincia a fare freddo, non ti devi ammalare, io so cosa vuol dire stare male!” “Va bene, ma dopo prometti che ci rivediamo:”
Apro gli occhi e Poncio è sparito.

Entro in casa e la mamma sta facendo le pulizie. Lei lavora tutta la settimana e non ha molto tempo da dedicare alla casa. Veramente, ultimamente, ha poco tempo da dedicare anche a me.
Ha gli occhi rossi e gonfi. Mi accorgo che ha pianto. Ma se piange vuol dire che non vuole che papà se ne vada. Allora perché vuole mandarlo via? Vorrei chiederglielo ma ho paura che mi sgridi ancora, così preferisco non parlare.
Io sono un bambino, ma capisco molto bene che i miei genitori non si amano più. Anche quelli del mio amico Enrico, dopo avere tanto litigato, si sono separati, ed ho paura che succeda anche ai miei.
Enrico ha pianto molto quando è successo. Non voleva che il padre se ne andasse. Io ho visto quando piangeva di nascosto, ed è stato allora che ho deciso che io non avrei mai pianto, ma a volte è difficile resistere alle lacrime.
Se i miei genitori si vogliono separare, perché non lo fanno? Io non lo so. Desidero tanto che tutto ritorni come prima. Eravamo così felici.
Anche i nonni vengono poche volte. Mamma non vuole che li veda spesso. Sono i genitori di papà e sembra che le dia fastidio quando vengono a trovarmi. A me piace stare da loro durante le vacanze, ma l’anno scorso ci sono stato per poco tempo, poi sono andato al mare con altri bambini, ma non mi sono divertito. Avrei preferito stare dai nonni, li vedo così poco!

Mamma sembra arrabbiata non solo con papà, ma anche con me, con i nonni, e non vuole più vedere altre persone. Prima andavamo a trovare altri amici, mangiavamo insieme, passavamo alcune domeniche in compagnia fra grigliate e giochi, ma ora, sembra che tutto queste cose debbano essere cancellate. A me mancano molto. E papà, come passa le domeniche? Lui vedrà ancora gli amici? E’ da tanto che non passiamo insieme una domenica. Se prima si faceva festa, ora è diventata il giorno peggiore della settimana: sono così solo!

“Mamma, papà mi aveva promesso la pizza; possiamo andarci noi in pizzeria?” Mi guarda e “devi imparare che tuo padre non sa mantenere le promesse, nemmeno quelle che fa a te, prima impari e prima cresci. Niente pizza, stasera si mangia un panino, non ho tempo per cucinare.” Mentre lei continua a brontolare me ne vado nella mia camera.

Mi siedo sul letto e mi guardo intorno. I poster li ho appesi con papà e la mamma mi ha sistemato i cuscini con i personaggi dei cartoni. Nella mia stanza e in tutta la mia casa ogni cosa parla di mamma e papà: dalla pianta finta che abbiamo comprato alla pesca di beneficenza, al vaso dipinto a mano così brutto ma che piaceva a mamma; del divano a strisce che sembra una zebra: tutto è famiglia, la mia famiglia, perché adesso deve essere così diverso? E’ diverso perché manca l’allegria che ha sempre accompagnato ogni cosa che facevamo. Cosa è cambiato? Io sono sempre Alessio, il loro bambino, ma loro non sembrano più essere i miei genitori.

Nella mia stanza ci sono molti giochi, ma non mi va di giocare. Mi sdraio sul letto e a poco a poco mi addormento.

E’ già domenica mattina e mi alzo per la colazione. Mamma è ancora a letto ma io sono capace di prepararmi il latte con le fette biscottate. Anche questo una volta facevamo tutti insieme la domenica mattina. Dove sarà adesso papà? Con chi farà colazione? Possibile che non si accorga della mia mancanza? Lui sì che mi manca tanto! Credo che non mi voglia più bene, altrimenti sarebbe qui o mi avrebbe portato con sè. Lui sa che la mamma la domenica dorme fino a tardi ed io rimango da solo davanti alla tv. “Papà, dove sei?” E mentre cerco di scacciare queste stupide lacrime vedo Poncio, e sono con gli occhi aperti. “Che sorpresa, cosa ci fai qui Poncio?” “Ho visto che eri triste e sono venuto per farti compagnia. Lo so perché sei triste, ti manca il tuo papà, oppure ti manca l’amore di una vera famiglia.” Non rispondo, perché non so cosa dire. “Avanti Alessio, sfogati con me, è a questo che servono gli amici.” Lo guardo e mi sembra così strano tutto pelato e con gli occhi così grandi che sembra davvero un extraterrestre e con quella luce che lo circonda tutto, possibile che lo veda solo io? “Sono qui per te Alessio, avanti, parlami, non fare il riccio.”
Le lacrime mi pungono gli occhi ma io riesco ancora una volta a mandarle via, non le voglio, io non piango mai.
“Non so cosa dirti, lo vedi anche tu che è domenica e sono solo come un cane. Non so dove sia andato papà ma vorrei essere con lui. Sono sicuro che mi piacerebbe di più che stare da solo con mamma sempre arrabbiata e nervosa. Non si ricorderà nemmeno che devo andare all’oratorio, vedrai che non mi ci porta e starò tutto il giorno su questo divano a mangiare patatine. Non ne posso più!”

“Perché non vuoi parlare a tua mamma? Vai da lei e parlaci.”

“No. Non le voglio parlare.” E batto un pugno sul tavolo.
Bevo il mio latte e guardo Poncio. Lui vuole che parli con mamma, ma io non voglio. E’ colpa sua se papà non è qui, è lei che vuole mandarlo via, è lei che non vuole che veda i nonni, è lei che non mi porta in pizzeria, è lei che non mi prepara la cena, è lei che non mi aiuta con i compiti, è lei che si chiude nella sua stanza e ci sta delle ore, è lei che è capace solo di sgridarmi, sì è lei la colpevole di tutto e io sono molto arrabbiato con lei.

Io non le ho dette ad alta voce tutte queste cose, ma mi sembra di averle gridate, tanto mi pesano nel cuore, e vedo mamma entrare in cucina.
“Con chi stavi parlando Alessio? Adesso cominci anche a parlare da solo?” “Meglio parlare da solo che parlare con te!” Mi alzo e scappo via.
Mi prende per un braccio e mi fa sedere vicino a lei. “Sei pieno di rabbia e di rancore contro di me mentre dovresti prendertela con tuo padre. E’ colpa sua se ci stiamo separando, è stato lui che si è trovato un’altra donna, e pensa, piccolo pulcino di papà, questa donna ha anche un bambino, tuo padre passa con loro i sabati e le domeniche e tu stai qui con me, mentre so che vorresti essere con lui. Scordatelo, tu con lui non ci andrai, io mi opporrò fino alla morte: tu starai con me, che ti piaccia o no, non gliela darò vinta, mi batterò finchè posso, ma tu non andrai con lui.”

Sto per risponderle con una parolaccia ma Poncio interviene e mi prende per mano. “Andiamo fuori, non dire niente”. “Va bene, esco con te”.
“Se continui a parlare da solo dovrò farti visitare!”

E’ proprio vero quello che mi ha detto mamma? Papà è con un’altra donna e un altro bambino? E’ per questo che non mi vuole più? Adesso fa colazione con lui la domenica mattina? Non ci riesco questa volta a trattenere le lacrime. Mi sento ferito, tradito anche da mio padre e non mi sento più il bambino di nessuno.
 Poncio è seduto sui gradini vicino a me. E’ strano vederlo senza sorriso. Mi guarda e mi tiene la mano “Sono il tuo amico del cuore, io non ti abbandonerò mai, di me ti puoi fidare, sono qui per te, è solo per te che sono arrivato fin qui.”

Non ho voglia di parlare nemmeno a lui. Papà, papà dimmi che non è vero, dimmi che non hai scelto un altro bambino, dimmi che mi vuoi ancora bene. Io non ci riesco a stare senza di te e tu stai con un altro bambino, dimmi che non è vero, fa che non sia vero.

Mi chiamo Alessio, ho nove anni, e sono stanco. Poncio mi guarda “Non pensarci nemmeno” mi dice.

Alzo lo sguardo e lo vedo bene in viso, gli occhi sono ancora più grandi e mi dice “ascoltami, adesso ti parlo di me, il mio vero nome è Stefano, ho nove anni come te e sono stato molto malato. Ho avuto la leucemia, per questo sono senza capelli e sono morto da cinque mesi. Poncio è il nomignolo che mi hanno dato i miei genitori e da quando sono entrato nella luce ho desiderato tanto poter aiutare qualcuno. Quando ho visto te, ho capito che avevi bisogno di un amico e sono arrivato di corsa per te. Adesso stai soffrendo e ti sembra che tutto sia perduto, ma non è vero. Nemmeno per me che sono morto è tutto perduto, visto che sono qui con te. Ti sembra di essere solo e di aver perso la voglia di vivere, ho visto i tuoi pensieri quando prima ti ho fermato. Ascoltami bene amico mio, ti prometto che io starò sempre al tuo fianco, ti prometto che mentre crescerai e imparerai che la verità non è mai solamente da una parte imparerai che ognuno di noi ha molto da soffrire e molto da gioire. Guarda la tua mamma e cerca di amarla, non è colpa sua se tuo padre se ne vuole andare, così come non è colpa tua: è la vita. LA VITA. E’ molto imprevedibile: oggi sei triste ma domani non sai che può essere migliore. LA VITA è una lunga strada e non è per niente agevole. Tu sei forte, tu sei un bambino, tu sei la persona che crescendo porterà amore ad altre persone, io lo so, sono venuto apposta per dirtelo ed io sono il tuo amico del cuore e mi puoi credere. Adesso puoi piangere, le lacrime servono e non devono essere respinte. Ama la mamma, ama il papà, abbi pazienza non rimarrai bambino ancora per molto, vivi anche per quello che non ho potuto io, non sprecare la tua occasione, fallo anche per me. Guardami Alessio, la mia luce non deve essere ancora la tua luce, tu sei lì ed io sono qui e ci incontriamo nei nostri cuori. Sono il tuo amico invisibile, ti ho scelto io e non ti lascerò mai.”

Lacrime, dolci e salate lacrime, da quanto tempo le respingevo e le desideravo. Mamma esce e mi prende fra le braccia, mi culla e mi consola, mi bacia i capelli e mi dice parole d’amore, mi chiede perdono e piange insieme a me.

Mi chiamo Alessio, ho nove anni e ho deciso di vivere. Grazie Poncio, amico di vita e di cuore.

                                               Alessio

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti
















sabato 20 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. SETTANTOTTO E SETTANTANOVE




Il grande tavolo del salone era stato preparato con grande cura, cameriere e camerieri erano pronti a servire quello che i cuochi della regina avevano preparato.
La sovrana arrivò seguita da Mariclaire. Presero posto vicine invitando sir Power a sedere accanto a loro. Erano gli unici commensali.
Mangiarono in silenzio fino a che i camerieri si ritirarono lasciando una bottiglia di vino sul tavolo e due vassoi di dolciumi.
Sir Power non aveva mangiato gran che, si vuotò il vino e attese che la regina si decidesse a parlare.
Il re mi ha mandata per controllare se tutto era a posto come lei aveva detto, e devo dire che sono piacevolmente impressionata da quello che ho visto. C’è ancora tanto da migliorare, è come un quadro grezzo che ha bisogno di pennellate per diventare un capolavoro, e su questo confido che miss Mariclaire saprà come dirigere gli ultimi ritocchi. La regina osservava l’uomo che aveva davanti e sembrava capace di leggergli perfino nell’anima.
Il re ha stabilito la data del nove settembre ed io gliela confermerò quando torno. Il vescovo celebrerà il matrimonio e faremo il ricevimento all’aperto, questo piccolo castello non può contenere tutti gli invitati che ho in mente. Stava continuando quando il fantasma si fece udire con lamenti talmente dolorosi da far accaponare la pelle.
La regina guardò sir Power dritto in faccia. Mi può spiegare, sir Power? Era un ordine più che una richiesta, stavolta non poteva sorvolare.
Questo palazzo è abitato dal fantasma rosa, così lo chiamano gli abitanti del posto per il forte profumo di rosa che si sente nell’aria. Era già qui quando sono arrivato e non se ne è mai andato. Le rispose.
Lo faccia stare zitto! Finchè io sarò qui non voglio sentirlo! Ordinò perentoria.
Il fantasma, come se avesse udito le sue parole aumentò i lamenti e i sospiri. Sembrava che fosse lì nella stessa stanza, ed era la stessa cosa in tutte le stanze del castello e anche fuori, sembrava un lupo addolorato che ululava alla luna.
Non è in mio potere, mia regina, riuscire a mandarla via. Le rispose serio ma divertito dentro di sé.
Io partirò domani, questo posto non fa per me. Devo dire che non lo trovo adatto nemmeno a miss Mariclaire ma questo è quanto ha deciso il re. Dovrà darsi molto da fare, sir Power per renderlo piacevole, miss Mariclaire è abituata a ben altro e anche lei dovrà essere un “signore” migliore di come è stato fin’ora. Qui si rappresenta il re, e il decoro deve essere più alto. Disse con fare schifato.
Era felice di sapere che se ne andava. Vi assicuro, vostra altezza, che farò del mio meglio da qui a settembre. Le rispose.
Un’altra cosa, sir Power, la sua fidanzata ritorna a palazzo con me, già dovrò lasciarla a lei, ma per il momento ho bisogno di averla al mio fianco. Le assicuro che arriverà per tempo per le nozze. Avrà mie notizie nel frattempo. Aggiunse.
Sir Power trattenne un sospiro di sollievo. Sarebbe stato davvero difficile avere la sua futura moglie al castello, aveva bisogno di pensare ed era felice che se ne andassero.
Brindiamo al vostro matrimonio. Levò il calice la regina.
I due fidanzati fecero altrettanto.
Potete ritirarvi, non la sciupi troppo, sir Power, domattina la rivoglio fresca e pronta a partire. Gracchiò senza degnarli di uno sguardo.
I due fidanzati ebbero il permesso di allontanarsi mentre la regina rimaneva pensosa a bere un altro boccale di vino.
Stavano andando nella stanza della donna e sir Power era davvero imbarazzato. Avrebbe voluto scappare ma, stavolta non ci sarebbe stato nessuno che lo poteva togliere da quella situazione. Inutile non capire, la regina aveva dato loro un ordine: dovevano passare la notte insieme.
Raggiunsero la camera e chiusero la porta.
Mariclaire si voltò verso il suo fidanzato, il sorriso era sparito dal suo viso e appariva ben diversa da come si atteggiava di solito.
Sono molto offesa con lei, sir Power. Non le piaccio? Crede che sia una sprovveduta? Ho visto la sua espressione quando mi sono spogliata per lei, così come mi sono accorta della sua mancanza di passione. Crede che la figlia del fabbro sia migliore di me? Gli sputò in faccia. Crede che la regina non sia al corrente di quello che succede qui? Per quale motivo le ha ordinato di giacere con me questa notte? Non l’ha capito? Gli disse furibonda. Vuole essere sicura che consumiamo il nostro matrimonio prima del tempo, così che lei non possa più tirarsi indietro. Ed è quello che voglio anch’io. Disse ancora.
Era una donna offesa e tutto lo lasciava ben capire.
Lo guardò, lui non si era mosso e lei le si parò davanti.
Deve obbedire alla regina! Gli disse furibonda.
Sir Power stringeva i pugni.
Io obbedisco solo al mio re. Le girò le spalle e uscì.
Leonard lo aspettava e lo accompagnò al loro alloggio.
Domani se ne vanno. Disse alla sua guardia.





I due uscirono dal castello, sembrava che sir Power soffocasse lì dentro da quando era arrivata la regina.
Raggiunsero l’alloggio ed entrarono. Steven e Leroi stavano dormendo. Allen offrì la branda di Leonard al suo capo, visibilmente stanco. Quello non se lo fece ripetere due volte e si sdraiò, sprofondando in un sonno ristoratore.
Allen osservava Leonard.
Mi hai chiesto se avrei mai avuto bisogno del tuo aiuto, ebbene è arrivato il momento. Sir Power non deve mai essere lasciato solo, è in pericolo, molto in pericolo. Gli disse Leonard. Io esco. Aggiunse.
Il suo compagno fece un cenno con la testa e si mise di guardia davanti all’entrata.
Fuori il pomeriggio era quasi rovente. Leonard stava ispezionando il terreno in cerca di qualcosa che lo aveva messo in allerta.
Ci fu una saetta e una freccia incendiaria colpì vicino al loro alloggio. Fu svelto a spegnerla e un’altra arrivò subito dopo. Cercò di capire da dove arrivassero e in quel mentre una terza freccia trapassò l’aria. Ora sapeva da dove partivano. Spense le poche fiamme e si mise a correre a schiena bassa.
Sapeva bene che non avrebbe potuto raggiungere in tempo l’arciere ma conosceva bene il territorio e si diresse nel punto in cui quello doveva passare. Aveva il fiatone e il viso ferito da alcuni rami troppo bassi ma non sentiva né fatica né dolore.
In mano teneva il pugnale, pronto ad usarlo. Arrivò e vide un cavallo legato ad un albero. Sorrise fra sé, chiunque fosse era stato troppo prevedibile, lui non avrebbe mai commesso un simile errore.
Si nascose dietro un cespuglio cercando di riprendere fiato, aveva bisogno delle sue forze per sopraffare chiunque fosse. Ci vollero solo pochi minuti e sentì i passi che, cauti e leggeri arrivavano. Il cavallo si innervosì e quello capì che c’era qualcuno. Estrasse il proprio pugnale e abbandonò a terra la faretra con l’ultima freccia che non aveva scoccato.
Cauto, si avvicinò al cavallo guardandosi intorno. Sentiva il pericolo.
Leonard con un balzo gli fu addosso e cominciarono a lottare. Erano entrambi preparati e lottavano silenziosi, concentrati per avere la meglio. Leonard sferrò un pugno in faccia allo sconosciuto e sentì un gemito che, per un attimo lo bloccò. Quello ne approfittò e riprese il pugnale, ma non fu abbastanza veloce e Leonard non perse altro tempo e glielo infilò dritto nel cuore. Avrebbe preferito prenderlo vivo ma non poteva rischiare. Tolse il fazzoletto che ricopriva il volto del nemico ed ebbe la conferma di quello che aveva sospettato: era una donna.
La osservò attentamente ma non l’aveva mai vista. Doveva fare in fretta, sicuramente aveva dei complici. La caricò sul cavallo e indirizzò lo stesso verso il castello.
Rinfoderò il pugnale e tornò di corsa al suo alloggio. Tutto era tranquillo. Soltanto Allen era sveglio e notò le macchie di sangue sulla camicia.
Leonard si tolse il sangue dalle mani e si cambiò sotto lo sguardo attento del suo compagno. Io non mi sono mai mosso da qui. Gli disse. E quello gli rispose con un cenno.
Mi dirai mai quello che sta succedendo? Gli chiese.
Appena potrò sarai il primo a sapere. Rispose sedendosi e prendendo un boccale di birra.
Passò poco e fuori si sentì un trambusto. I due uomini si guardarono negli occhi ma non si mossero, il loro compito era stare dove stava il loro capo.
Arrivò una guardia cercando sir Power e lo accompagnò alle stalle, il cavallo era tornato a casa sua.
In terra giaceva il corpo della donna e sir Power si inginocchiò ad osservarla. Non l’aveva mai vista. Qualcuno la riconosce? Chiese ai presenti. Ma nessuno sapeva chi fosse. Si fece avanti un giovane stalliere. Signore, credo che sia una donna che lavorava in cucina, l’ho incontrata mentre consegnavo delle uova, ma non so altro. Disse piuttosto imbarazzato.
Diede ordine di portare il corpo nella cappella e lasciò due guardie. Non vedeva l’ora che tutta quella gente se ne andasse.
Fu felice di non essere invitato a cena dalla regina. Aspettò che la notte passasse senza chiudere occhio.
Era ancora notte fonda quando i servi cominciarono a caricare i carri e a preparare tutto quello che serviva per ritornare a palazzo reale.
La regina e Mariclaire si presentarono alla partenza a metà mattina. Sir Leonard le aspettava vicino alla loro carrozza. Le due donne salirono senza degnarlo di uno sguardo.
Sospirò di sollevo quando vide anche l’ultimo carro lasciare il castello. Andò alla cappella e vide che Leonard lo aveva preceduto.
Cosa stai facendo? Gli chiese vedendo il corpo denudato della donna.
Cerco di scoprire qualcosa, signore. Gli rispose.
Sir Power rimase ad osservarlo. La sua guardia stava togliendo gli stivali e da uno cadde un foglio. Lo aprì e vide una piantina della zona fatta con dovizia di particolari. Qualcuno si era dato molto da fare per prepararla così bene.
La consegnò al suo capo, lui aveva già visto quello che gli serviva sapere.
Sir Power la guardò e alzò lo sguardo incontrando gli occhi del suo sottoposto.
Quello è un segnale di pericolo, sir Power. E non aggiunse altro.


foto dal web - proprietà e diritti riservati di Milena Ziletti

venerdì 19 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. SETTANTASEI E SETTANTASETTE




Leonard ripensava agli ultimi sviluppi mentre andava da Eloise. Non capiva fino in fondo le mosse del re, ma era assolutamente sicuro che si stesse muovendo nel modo giusto. Lui era stato molto chiaro quando gli aveva parlato e gli pesava non essere al corrente di quello che aveva scoperto e deciso di fare.
Era in prossimità della casa del fabbro. Il pomeriggio estivo era piacevole ma non lo sarebbe stato altrettanto il suo incontro con la ragazza. Per un attimo pensò di metterla al corrente di tutto ma sapeva bene che non poteva rischiare e che lui era un professionista che sapeva il fatto suo. Tutto questo, comunque lo amareggiava e vedere la sofferenza di Eloise gli spezzava il cuore. Ah se avesse potuto essere lui a poterla amare! Ma questo non era possibile.
Diversamente dal solito, la ragazza non stava lavorando col padre. Era seduta sui gradini del portico e lo guardava avanzare.
Leonard legò il cavallo e si sedette al suo fianco. Rimasero in silenzio e Eloise gli poggiò la testa alla spalla.
E’ tutto finito, vero? Gli chiese con un filo di voce.
Il suo amico sospirò. Non è finita finchè non finisce, dolcezza. Le rispose sottovoce.
Non puoi rendermi più facile tutto questo, anche se so che lo vorresti. Lui non può mantenere la promessa che mi ha fatto, così come non lo puoi tu. L’ho sempre saputo. Gli disse con un singhiozzo. Ma mi piaceva crederci.
Il dolore che traspariva dal viso della ragazza gli devastava il cuore. Come poteva aiutarla senza tradire il re? Maledisse quella situazione.
Eloise, so che ti può sembrare impossibile ma credimi se ti dico che c’è ancora speranza. Rimarcò.
Ti prego Leonard, falla finita. Nessuno va contro il volere del re, non sono stupida. Una volta che avrò accettato tutto questo mi metterò il cuore in pace, e per farlo devo andarmene da qui. Ho già parlato con i miei genitori e stiamo vendendo ogni cosa, lasciamo il paese, ci trasferiamo il più lontano possibile, ne va della mia sanità finisca e mentale. Non lo aveva ancora detto a nessuno.
Leonard maledisse ancora una volta quella situazione. Quando ve ne andrete? Le chiese.
Prima dell’inverno. Siamo arrivati con la neve e il ghiaccio e ce ne andremo prima che le strade diventino impraticabili. Mio padre sta già facendo progetti e scegliendo dove stabilirci. Per me qualunque posto va bene, purché sia lontano da qui. Gli rispose.
Aveva ancora tempo, pensò l’uomo.
Ti ha mandato lui? Gli chiese.
No. Lui non mi ha chiesto niente e sono sicuro che verrà appena potrà allontanarsi. La regina reclama la sua presenza e deve assecondare i voleri reali. Le rispose.
L’hai vista? Volle sapere.
L’uomo capì che si riferiva a Mariclaire. No, dolcezza. E spero che se ne vadano prima possibile.
Ho vissuto la mia avventura, ora sono pronta a voltare pagina. Mentì più a se stessa che al suo amico.
Leonard le prese la mano. Promettimi che qualunque cosa deciderai di fare parlerai con me ed io ti prometto che non ti tradirò. Le baciò la mano. Ora devo tornare, sono partito senza avvisare nessuno e c’è molto movimento al castello. La salutò e, in sella al suo cavallo galoppò via veloce.
Raggiunse le stalle e consegnò il cavallo. Doveva prendere servizio ed era in ritardo.
Sir Leonard? Si sentì chiamare.
Uno stalliere lo stava aspettando e gli si avvicinò. Ci conosciamo? Gli chiese.
No, signore, ma ho un messaggio per lei. Gli disse mentre gli consegnava un foglio. Deve leggerlo in mia presenza e restituirmelo, provvederò a bruciarlo. Gli disse.
Leonard ruppe il sigillo reale e lesse quanto riportava il messaggio. Un timido sorriso gli rischiarò il volto. Ora sapeva quali erano le intenzioni del re, e come aveva sempre creduto si stava muovendo nel modo più corretto. Rilesse di nuovo la missiva e restituì il foglio allo stalliere. Grazie. Disse mentre con l’animo più sollevato raggiungeva il suo alloggio.
Steven e Leroi non erano ancora tornati ma Allen era già pronto a prendere servizio. Anche Leonard si preparò dopo aver mangiato un boccone dal piatto sul tavolo.
Com’è andata con la ragazza? Gli chiese Allen.
Non bene, purtroppo. Stanno organizzando il loro trasloco, se ne andranno prima dell’inverno. Credo proprio che Eloise non possa sopportare di rimanere qui. Gli rispose.
Allen lo osservava e per la prima volta il viso del suo compagno esprimeva qualcosa, sembrava sollevato, meno triste. Sorrise fra sé, qualcosa si stava muovendo.
Chiederai il mio aiuto quando ne avrai bisogno? Gli chiese Allen mentre uscivano.
Sarai il solo al quale mi rivolgerò. Gli rispose enigmatico.





La regina era seduta con Mariclaire al fianco. La sovrana sorrise vedendo entrare sir Power che rimase bloccato davanti alla vista della sua fidanzata. Si riprese subito.
Mia regina, miss Mariclaire. Mi ha mandato a chiamare? Chiese rivolgendosi alla sovrana.
Mariclaire si alzò e andò incontro al suo fidanzato. Come al solito era perfetta e il suo sorriso avrebbe conquistato chiunque. Una fitta al cuore colpì l’uomo che, nonostante il suo amore per Eloise non poteva negare la travolgente bellezza della donna che aveva davanti.
Buon giorno, sir Power, da quanto tempo non ci vediamo! Gli disse mentre lui le baciava la mano. Lei lo accompagnò dalla regina.
Vorrei vedere il castello e la proprietà, ho fatto preparare la carrozza ma preferisco una sana cavalcata, faccia preparare i cavalli mentre mi mostra l’interno del castello.
L’uomo provvide e aspettò che le due donne finissero la loro colazione. La regina e miss Mariclaire furono accompagnate a visitare tutto il castello sia all’interno che all’esterno. Sir Power sembrava sulle spine davanti al silenzio delle due donne.
Fuori i cavalli erano già sellati. Uscirono dalle mura e mostrò loro, con orgoglio le terre fertili e ben coltivate, ma non si allontanarono troppo.
Le guardie del corpo erano numerose e intralciavano i sentieri, la regina era stanca e rientrarono in fretta.
Io mi ritiro a riposare, voi due potete passare un po’ di tempo insieme. Ci vediamo a cena. E se ne andò con le sue cameriere personali.
Miss Mariclaire prese sottobraccio il suo fidanzato e gli si strofinò facendogli sentire sul braccio il suo seno morbido. Sir Power non aveva ancora cambiato espressione e teneva le labbra serrate come se non volesse farsi sfuggire nemmeno una parola.
E’ un posto bellissimo. Disse la donna. C’è bisogno di qualche cambiamento e renderò questo posto come lo desidero. Disse sempre sorridendo.
Cos’ha che non va così com’è? Le chiese.
In quel momento il fantasma cominciò a gemere, era rimasto in silenzio fino a quel momento, quasi timoroso, ma ora stava dando sfogo al suo dolore e forse anche ad altro perché i suoi lamenti e sospiri erano più grevi del solito.
Cos’è?  Chiese curiosa.
E’ il fantasma che abita il castello. Si sente spesso. Le rispose senza aggiungere altro.
E non si può mandare via? Non si può vivere in un castello abitato da un fantasma inospitale come sembra questo. Era adirata e la sua espressione era ben diversa dal solito.
Per la prima volta sir Power notò, anche se solo per pochi attimi il vero volto della donna. Capì che non la conosceva se non per quello che lei voleva mostrargli. Ripensò ad Eloise e il suo cuore perse alcuni battiti. Chissà cosa pensava di tutto quello che stava succedendo. Avrebbe mai avuto il coraggio di andare a parlarle?
Il fantasma era già qui quando sono arrivato, questa è ancora casa sua per quanto ne so. Le rispose.
La donna si ricompose, non era il momento di fare la schizzinosa.
Si riprese. Il re ha stabilito la data del nostro matrimonio, il nove di settembre e lo celebrerà il vescovo in persona. I reali saranno presenti e per allora dovrà essere sistemato e finito il nostro appartamento. Ho portato tappeti e arazzi da sistemare, un regalo della regina stessa. Non so cosa abbia in mente e lo scopriremo stasera a cena. Voglio solo che arrivi presto il nostro giorno e finalmente passare insieme il resto della nostra vita. Gli disse stringendogli il braccio.
Stavano passeggiando all’interno delle mura e Allen e Leonard non li perdevano di vista, stavano discretamente distanti, ma non troppo e lei se ne avvide.
Dovremo sempre essere scortati? Gli chiese.
Fino a quando non troveremo chi attenta alla mia vita, anche lei, miss Mariclaire potrebbe essere in pericolo. Le rispose.
Mi accompagna nella mia stanza? Gli chiese con aria civettuola.
Lui non rispose ma prese il sentiero che portava all’entrata principale. Era primo pomeriggio ed erano liberi fino all’ora di cena. Avrebbe voluto andarsene e correre da Eloise ma non poteva, dio come sanguinava il suo cuore!
Entrarono nella camera ancora piuttosto spoglia. Miss Mariclaire non smetteva di sorridere mentre si svestiva. Il suo fidanzato era ancora fermo davanti alla porta che si erano chiusi alle spalle.
Non abbiamo mai finito quello che abbiamo iniziato a palazzo reale. Non vuole un assaggio di quello che ci aspetta? Gli disse lei che si era già denudata il seno. Era un corpo perfetto. Continuò a spogliarsi e, per la prima volta la vide completamente nuda. Nessuno sarebbe potuto rimanere insensibile davanti a tanto splendore. Lei si avvide della sua indecisione. Gli si avvicinò e gli prese una mano, poggiandola al suo seno morbido. Sir Power chiuse gli occhi, aveva nella mente il corpo nudo di Eloise. Doveva scacciare il ricordo.
La donna cominciò a sbottonargli la camicia. Lui non riusciva a muoversi.
Sentirono bussare con forza. Sir Power, deve venire immediatamente, c’è bisogno di lei. La voce di Leonard bloccò la donna e fece riprendere coscienza a lui.
Le fece un inchino e uscì veloce.
Cosa c’è di così urgente? Gli chiese.
Decida lei, sir Power. Può venire con me o rientrare da lei, scelga quello che vuole fare.
Uscirono insieme e un sorrisetto spuntò sulle labbra della guardia.



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