martedì 20 novembre 2018

EMILIANA


EMILIANA

P. DUE




2
Oggi è sabato, domani finalmente c’è il giorno di riposo. Appena arrivo a casa mi faccio un bel bagno e mi lavo i capelli. Ho una chioma di capelli castani molto belli e sono sempre sacrificati sotto il fazzoletto, ma alla domenica li libero, così come mi sento più libera io. Ho consegnato la paga settimanale a mia madre e me ne sono tenuta una piccolissima parte. Questo è il nostro accordo, questi pochi soldi mi servono per tenere vivo il mio sogno di andarmene da questo posto.

La mattina di questa domenica è all’insegna del bel tempo. Fa ancora fresco ma il sole è così limpido che mi invoglia ad alzarmi in fretta. Una semplice colazione e poi il vestito della festa. E’ un sogno poter indossare qualcosa di diverso dal solito grembiule grigio, mi fa sentire più bella. Alla Messa si va a piedi: è come una passerella. Molti ragazzi seduti fuori dalle osterie guardano noi ragazze e fanno commenti a volte sussurrati ma molto spesso per farsi sentire da noi. Come sempre c’è anche il signorino Guglielmo, l’unico figlio del padrone della filanda e di quasi tutto il paese. Ormai è un uomo. Ha 25 anni, baffetti ben curati e sempre ben vestito ma è anche zoppo. Dicono abbia avuto una malattia, mi sembra la poliomielite, che l’ha reso storpio a vita. Non ha ancora preso moglie ed è l’uomo più ambito di tutto il circondario. Molte ragazze fanno di tutto per farsi notare da lui e sarebbero disposte a tutto pur di farsi maritare, ma lui non sembra avere ancora deciso. Dicono che suo padre, il signor Cesare, stia perdendo la pazienza, e voglia a tutti i costi il suo matrimonio. Tutto questo a me non interessa, non mi piace il signorino Guglielmo, ha due occhietti freddi e un sorriso di ghiaccio e girano voci strane sul suo conto. Sembra che gli piaccia torturare piccoli animali e che si apparti spesso con dei ragazzini. Io non ho mai visto niente di tutto questo e penso siano solo dicerie, ma lui non mi piace proprio.
La Messa è lunga più del solito. Don Claudio fa di tutto per tenere viva e unita questa comunità e, spesso, esagera nei sermoni.
Finalmente sono libera di godermi la mia giornata di festa.
Ci ritroviamo, le mie compagne ed io, a passeggiare e a metterci in mostra. Ognuna di noi indossa l’abito della domenica e ci sentiamo belle, giovani, e anche un po’ civette. Le nostre madri ci hanno insegnato ad essere umili e caste, ma non le ascoltiamo molto. Naturalmente il pettegolezzo lo fa padrone e ci raccontiamo le ultime novità. Anche se ci vediamo tutti i giorni in filanda è solo alla domenica mattina che possiamo veramente raccontaci le nostre cose. Vengo a conoscenza delle ultime gravidanze, degli ultimi litigi da innamorati, e poi, come ogni domenica, si parla del signorino Guglielmo. Serafina racconta che suo fratello le ha riferito di averlo visto scuoiare un gatto vivo, ma tutte noi conosciamo Serafina e nessuna le crede fino in fondo. Crediamo di più ad Elena quando racconta che il suo fratellino Giorgio di 10 anni è stato inseguito dal signorino mentre galoppava sul suo bel cavallo. Mi stanco presto di questi pettegolezzi e le saluto tutte quante tornando a casa mia.
Pranziamo tutti insieme. Un pasto scarso e insipido che riempie di poco la pancia, ma non vedo l’ora di terminarlo per potermene andare nel mio posto preferito.

Sono una privilegiata: so leggere, scrivere e far di conto. La signora Giustina, vicina di casa, me l’ha insegnato ed io ho imparato in poco tempo. Mio padre brontola sempre quando mi vede con un libro in mano, così, lo vado a leggere di nascosto nel mio posto preferito: un’ansa incantevole che il fiume sembra aver fatto apposta per me.
Leggo i libri che la signora Giustina mi presta dalla sua piccola raccolta e sono sempre improntati su racconti romantici, storie di belle ragazze, ma mi piacciono soprattutto quelli di geografia perché mi proiettano in mondi sconosciuti ma che desidero tanto conoscere davvero. E’ una miscela esplosiva e molto pericolosa questo mix di romanticismo e mete sconosciute da raggiungere, ma tengono viva in me la fiamma della speranza,  speranza che davvero la mia vita possa cambiare e non finire qui dove è così miseramente cominciata e dove è incanalata in una routine veramente desolante.
Sono talmente immersa nella lettura che non sento più nemmeno il rumore dell’acqua che scorre o il canto degli uccelli. Con questo libro sono trasportata in Africa, nel caldo torrido e con tanti animali feroci. Anche le illustrazioni sono molto belle e sento nascere nel cuore un sentimento di avventura che so non si avvererà mai. Potrei andare in Africa come missionaria… e la mia mente costruisce castelli di sabbia e sogni che si infrangono quando sento la voce dei miei fratellini che mi chiamano per tornare a casa. E’ come se mi svegliassi di colpo da un bellissimo sogno e, mestamente, raccolgo le mie cose e mi incammino con loro.
E’ rientrato il babbo e credo che della mia paga settimanale, così faticosamente guadagnata sia rimasto ben poco. Spero che mia madre ne abbia serbato una parte nascosta o sarà un’altra settimana molto magra.
Si cena presto e presto si va a dormire, la domenica è già finita e domani si ricomincia il duro lavoro.

Come ogni lunedì mattina siamo tutte più assonnate del solito. L’alba non è ancora spuntata del tutto e facciamo quasi fatica a riconoscerci.
Vedo arrivare Clara accompagnata da un uomo che penso sia suo padre. La tiene stretta per un polso e la strattona fino all’entrata della fabbrica. Lei non vuole entrare e si prende due schiaffi in pieno volto; volto che mi accorgo dopo poco è già segnato da altri lividi. Mi si stringe il cuore vedendo quella piccola figura lottare contro una montagna e mi avvicino cercando di risparmiarle altri schiaffi. “Vieni con me Clara, entriamo insieme, dammi la mano”. Prendo quella manina così fredda e minuta e, insieme, ci avviamo al nostro posto da lavoro. Clara non parla e fa del suo meglio per svolgere il suo lavoro, ma quanta fatica le deve costare. Il suo sguardo è fisso e le labbra strette come se trattenesse una montagna di odio verso il mondo intero.
Anche stavolta non ha portato niente da mangiare, suo padre, per punizione, l’ha mandata al lavoro senza pranzo, così, divido di nuovo il mio pranzo con lei. Non è umanamente possibile reggere tutto questo lavoro senza mangiare, ma che razza di genitori ha Clara?
Nella breve pausa cerco di farle qualche domanda. “Cosa è successo Clara?” La sua risposta si fa attendere ma poi mi parla:” ho detto al babbo che non voglio lavorare in questa fabbrica, che questo rumore e questo posto chiuso mi fa stare molto male, ma lui mi ha detto che non ho altra scelta, che stavolta me la sono cavata solo con qualche schiaffo e senza pranzo, ma se faccio altre storie, la sua punizione sarà molto più dura. Io non resisto qui dentro, preferisco morire!” Mi ritrovo senza parole, la pausa è quasi terminata e riesco solo a rassicurarla. “Tieni duro Clara, è così solo ai primi tempi, poi vedrai che ti abitui.” Senza aggiungere altro rientriamo ai nostri compiti.
Per alcune settimane non cambia niente, sembra di stare su quel nastro trasportatore che porta avanti la vita ogni giorno uguale all’altro.
Mi accorgo che Clara diventa sempre più magra e grigia. Non parla quasi mai e oggi mi ha stupita, mi ha portato un regalo. Un piccolo sasso bianco a forma di mezzaluna con un forellino e un cordoncino verde per portarlo al collo. “Questo è per te. Un piccolo regalo perché sei sempre gentile e mi aiuti con il lavoro. Lo so che tu fai anche parte del mio lavoro, io non riesco a fare tutto. Spero che ti piaccia e che lo porterai pensando a me.” Il suo piccolo gesto mi ha colta di sorpresa e mi ha commossa. Guardo quel viso così magro e serio e in un impeto improvviso l’abbraccio. La stringo leggermente sul mio seno e la sento così piccina e tutt’ossa, sotto quel grembiule così fuori taglia non mi ero accorta di quanto fosse piccola.
“Grazie Emiliana, nemmeno la mia mamma mi ha mai abbracciata così e non sapevo che un abbraccio potesse dare così tanto calore”.
Purtroppo è così, i gesti affettuosi non fanno parte della nostra cultura.
A fine turno usciamo tutte insieme. Clara guarda il suo ciondolo che spicca al mio collo, mi sorride, si gira, toglie quel brutto fazzoletto dai capelli e li scuote e se ne torna a casa. Piccola figura solitaria su gambe così magre e stanche che sembra barcollare e cadere a ogni passo. La guardo allontanarsi sempre così sola e così triste. Ed è l’ultima immagine che ho di lei.
Questa mattina Clara non si è presentata al lavoro, cosa le sarà successo? So bene che suo padre l’avrebbe accompagnata anche a suon di schiaffi e non riesco a immaginare cosa possa essere successo.
Il lavoro mi impegna e spero che domani Clara rientri o non riuscirò a mantenerle a lungo il posto di lavoro lavorando anche per lei.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 19 novembre 2018

EMILIANA


EMILIANA



PRIMO CAPITOLO

E’ molto dura lavorare in fabbrica per dieci ore a fila.
Siamo in tante a fare questo dannato lavoro. La filanda è un posto da non augurare a nessuno; ma, senza lavoro non si mangia.
Mi chiamo Emiliana, ho 15 anni e da tre anni lavoro in questo inferno. Qui non si vive, si soffre; e a casa non va molto meglio. Chi ha inventato questo lavoro deve essere uno che odia le donne, ma le donne non sono odiate e sfruttate solo qui dentro, fuori di qui non è molto diverso.
Per esempio in casa mia. Vivo con i miei genitori e due fratellini più piccoli in una casa che sembra una stamberga, ma non possiamo permetterci di meglio. Mio padre è un ubriacone che non sa tenersi nessun lavoro. Mia madre subisce ogni sopruso da parte sua e non sa reagire. Sui miei fratellini e me, di conseguenza, si riversa tutta questa situazione. Certo, non è che siamo una eccezione, no, siamo praticamente la regola.
Che schifo di vita!
Se penso che fra pochi anni anch’io prenderò marito ed avrò dei figli, e forse ripeterò la vita che sta facendo mia madre, mi viene voglia di scappare lontano lontano.
Sono una sognatrice, ma i miei sogni ad occhi aperti mi portano solo solitudine e rabbia. La vita in paese scorre come se fosse su un nastro trasportatore: è tutto quasi uguale, ogni giorno uguale all’altro. Il lavoro in filanda che spezza la schiena, la domenica alla Messa e poi in compagnia con le mie amiche. Siamo un folto gruppo della stessa età: Cecilia, Rosa, Maria, Elena, Anna, Serafina, Giannina, e tante altre. Ci sono anche i maschietti, ma loro fanno gruppo a parte.
La maggior parte della nostra vita la passiamo lavorando. Sembriamo un branco di pecorone quando al mattino, ancora assonnate, entriamo in filanda. Il rumore dei telai è talmente forte che non c’è spazio per nessuna parola, anche se non sarebbe possibile, perché i sorveglianti sono molto severi. Intanto che lavoro cerco di pensare a cose belle, e qui mi frega il mio sognare a occhi aperti: sono svelta con le mani, ormai lavoro quasi senza pensarci, così, penso a cosa mi piacerebbe avere dalla vita.
Una ragazza della mia età sogna un principe azzurro ricco e innamorato, ma io cerco di stare con i piedi per terra, mi basta essere capace di resistere alle tentazioni dei ragazzi che mi circondano, io voglio qualcosa di più e sono sicura che lo troverò. Intanto nella mia vita non cambia niente e vengo un poco emarginata.
C’è la pausa per il pranzo. Tutte ci portiamo qualcosa da casa. In mezz’ora dobbiamo andare al gabinetto e mangiarci un pezzo di pane. Molte fumano, ma non io. Durante le ore di lavoro non possiamo assentarci per nessun motivo e, durante la pausa, c’è una fila talmente lunga alle latrine che passi davanti al quel posto maleodorante metà del tempo.
Io non capisco le mie compagne: ridono per niente, fanno le smorfiose con il gruppo dei maschi e mi sembra che si rendano ridicole. Poi, però, so che lo fanno per avere un minimo di distrazione e con la speranza di trovare qualcuno che le sposi e le tiri fuori da qui. Sono delle ingenue, se sposi uno di loro farai la stessa vita di adesso, magari con il pancione e un marito che non ti rispetta. Torno al mio lavoro, non voglio vedere altro.
Aspetto con ansia la fine del mio turno. Voglio tornare a casa e mettermi a letto, sono molto stanca.
In casa la situazione è la solita. Mio padre sonnecchia davanti al fuoco, i miei fratellini, Mario e Aldo di dieci e otto anni, giocano con uno spago e dei barattoli, mia madre, sempre stanca, prepara da mangiare. Anche lei è rientrata da poco, ha lavato il bucato di alcuni uomini che vivono da soli, e adesso ricomincia a lavorare in casa. Vorrei aiutarla, lei non me lo chiede mai, ma mi fa tanta rabbia vederla sempre così rassegnata che mi giro dall’altra parte.

Un’altra mattina, colazione veloce e poi a piedi verso la fabbrica. Oggi c’è una novità: Adriana è stata licenziata ed al suo posto è arrivata Clara. Mio Dio! Clara è una bambina. Adriana è stata licenziata perché ormai troppo vecchia: coi suoi 35 anni e le gambe gonfie non ce la faceva più a tenere il ritmo necessario per “dare la resa” come la chiamano “loro”.
Clara farà coppia con me e la devo istruire. Con quelle manine così piccole ed il viso spaventato sembra una bambolina di pezza che va dove tira il vento. Mi impegno molto, perché devo fare anche il lavoro suo e non è molto facile. Finalmente arriva la pausa. Mi siedo e apro la mia bisaccia e mi accorgo che Clara non ha portato niente da mangiare. “Come mai non hai niente da mangiare?” Alza le spalle senza parlare, ma io capisco. “Vieni che dividiamo il mio pasto, devi mangiare qualcosa o non arrivi a sera!” Intanto che mangiamo cerco di istruirla. “Devi dire alla tua mamma di preparati da mangiare e portarlo in una bisaccia che devi tenere alla vita. Qui non puoi lasciare niente in giro o sparisce subito. Quanti anni hai?” Sembra fare fatica a rispondere “nove” e si rinchiude subito in se stessa.
A fine turno sono più stanca del solito. Lavorare con una nuova arrivata è sempre problematico, ma con una bambina inesperta è molto più faticoso.
Ricomincia il solito lavoro, Clara mi fa vedere che ha portato da mangiare ma non ha la bisaccia, così lo metto insieme al mio. Oggi è un poco più svelta, ma la maggior parte del lavoro è sulle mie spalle. Cerco di fare il possibile, o la manderanno via ed io so quanto sia importante poter guadagnare qualcosa. Il sorvegliante sembra più pignolo del solito e molto spesso ce lo ritroviamo a controllarci.
Finalmente la pausa. Dopo la corsa al gabinetto ci sediamo in terra e mangiamo. Cerco di sapere qualcosa di più. “Come mai sei qui dentro?”
Ha una vocina che intenerisce. “In casa siamo in tanti, ho otto fratelli e non c’è mai da mangiare a sufficienza, così la mia mamma mi ha trovato questo posto e mi ha detto che devo fare la brava altrimenti mi prendo un sacco di botte dal babbo”. “Vedrai, ancora qualche giorno poi sarai più svelta di me”. Mi guarda e mi chiede “a te piace questo lavoro? Io non lo sopporto, non riesco a rimanere chiusa per così tanto tempo, e poi questo rumore così forte mi fa scoppiare le orecchie e la testa. No, non ce la faccio a resistere, meglio prendere le botte da mio padre. Però, farò di tutto per resistere se tu mi aiuti. Io vorrei scappare lontano lontano.” Queste ultime parole mi danno un tuffo al cuore, sono le stesse che penso spesso anch’io, e so che è un fardello molto pesante da sopportare. “coraggio che domani si riposa e stasera ci danno la paga settimanale. Fai un sorriso e rientriamo”.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 18 novembre 2018

ANIME SECONDA PARTE


ANIME
 (seconda parte)




Mi chiamo Pietro. Scusate se parlo sottovoce, ma qui dove sono è tutto improntato al silenzio, alla grazia e alla serenità. Sono una delle Anime che è uscita dalla Grande Sfera Trasparente, e sono stato scelto per raccontarvi cosa succede una volta usciti da quel Luogo.
Io, come tutte le altre Anime, siamo rimasti a lungo in quella sfera guardando la Terra e tutti gli Esseri che là vivono.
Quando quella fessura si è aperta, molti di noi sono stati quasi risucchiati, e siamo usciti. Ad attenderci c’erano gli Angeli Accompagnatori, che si sono messi in cerchio intorno a noi, piccole fiammelle; ci hanno radunato e, insieme, ci hanno portato nel Primo Luogo Puro. E’ un Luogo che sembra infinito, fatto solo di luce azzurra e Oro. Qui, ci hanno lasciati soli. Mentre assorbivamo questa bellissima luce, ci siamo accorti che entrava dentro di noi Pace e Amore. Era come se qualcuno ci spiegasse cosa fossero la Pace e l’Amore, senza parole, ma molto più incisivamente le sentivamo intimamente dentro di noi: noi che siamo fatti solo di Anima. E la nostra Anima ha cominciato ad arricchirsi: Pace e Amore verso ogni essere vivente: umano, animale, vegetale, minerale e Spirituale.
Siamo rimasti nel Primo Luogo Puro per un tempo che non sappiamo quantificare, ma non avremmo voluto uscirne.
Quando la luce azzurra e Oro si è dissolta, gli Angeli Accompagnatori ci hanno accompagnato nel Secondo Luogo Puro. Qui, la luce bellissima era di colore verde e Oro. Immersi nella luce siamo stati inondati da Fratellanza e Rispetto. Mentre la nostra Anima si arricchiva anche di Fratellanza e Rispetto verso ogni forma di vita terrena, abbiamo cominciato anche a sentire una musica che sembrava venire da molto lontano. Era un sottofondo che ci cullava, e le nostre fiammelle cominciarono a seguirla fluttuando dolcemente a quel suono. Poi, anche tutto questo si è dissolto e sono riapparsi gli Angeli Accompagnatori.
Tutti insieme siamo stati portati nel Terzo Luogo Puro. Qui, la luce era rossa e Oro e un’ondata splendida di Generosità e Altruismo ci ha penetrato. Le nostre fiammelle hanno cominciato a vibrare tutte all’unisono e abbiamo cominciato ad ingrossarci. La nostra essenza, che è solo Anima Pura, ha cominciato a dilatarsi per poter contenere tutti quei sentimenti/insegnamenti che stavamo ricevendo.
Il tempo/non tempo si fermò, e gli Angeli Accompagnatori, sempre sorridendo, ci portarono nel Quarto Luogo Puro.  Qui la luce era rosa e Oro e ci arricchì di Amicizia e Umiltà. Sono due sentimenti importanti; le nostre vibrazioni aumentarono e le nostre fiammelle raddoppiarono di volume.
Alla ricomparsa degli Angeli Accompagnatori eravamo già molto più voluminosi.
Fummo portati nel Quinto Luogo Puro. Alla luce viola e Oro ci venne insegnata la Meditazione e la Comprensione. Una musica e un coro dolcissimi ci aiutò a imparare questi insegnamenti e, mentre in sottofondo tutto spariva, ricomparvero gli Angeli Accompagnatori.
Fummo portati nel Sesto Luogo Puro, nella luce blu e Oro. Una sola voce, dolcissima e bellissima cantava in sottofondo per noi, mentre entrava nella nostra Anima l’insegnamento alla Preghiera e alla Purificazione. Le nostre vibrazioni erano costanti e ci aiutavano ad assimilare ogni insegnamento.
Nel Settimo Luogo Puro fu una luce arancio e Oro che ci accompagnò nell’apprendimento della Partecipazione e dell’Ascolto.
Le nostre vibrazioni erano al massimo e le dimensioni della nostra Fiammella/Anima si erano triplicate.
Poi, tutto si è fermato.
Gli Angeli Accompagnatori ci hanno portati nel Luogo Bianco. Ci hanno circondati e sono rimasti a guardarci. Noi, che in questa luce bianca sembravamo fuori da ogni dimensione, abbiamo cominciato a capire: Pace- Amore- Fratellanza- Rispetto- Generosità- Altruismo- Amicizia- Umiltà- Meditazione- Comprensione- Preghiera- Purificazione- Partecipazione- Ascolto. Siamo rimasti immersi nella Luce Bianca con gli Angeli Accompagnatori che ci guardavano e cantavano per noi: era il Rito dell’Assimilazione/Comprensione. Ognuno di noi doveva essere sicuro di aver capito e imparato ogni insegnamento ricevuto; e mentre cominciavamo ad elevarci e vibrare tutti insieme, abbiamo capito di essere pronti. Tutti gli Angeli Accompagnatori cominciarono a seguire le nostre vibrazioni e, mentre il canto si faceva più intenso, la luce cominciò a cambiare.
Gli Angeli Accompagnatori erano spariti, e noi ci siamo trovati immersi in una luce diversa da ogni altra conosciuta in precedenza. Era tutto di colore Oro: eravamo circondati da una luce Oro Puro, e la sensazione che provavamo era di attesa.
Quella Luce ci circondava ma non ci penetrava, e aspettavamo.
Poi la Voce:” Io sono l’Entità Suprema. Mi hanno dato nomi diversi, ma sono sempre Io. Sono qui perché vi devo spiegare il vostro futuro cammino. Siete stati a lungo nella Grande Sfera Trasparente, e avete potuto vedere cosa accade sulla Terra. Voi stessi siete il frutto di quella Terra. Vi ho insegnato Buoni Sentimenti, ora, siete pronti a farvi ritorno. C’è già qualcuno come voi che ha fatto esperienza, e sarà pronto ad aiutarvi. Sarete inviati in ogni parte del Mondo, sparsi in ogni cultura. Sarete in grado di riconoscervi quando vi incontrerete e avete un compito importante: SALVARE IL MONDO.
Tutto quello che voi siete è “Purezza” e dovete insegnare anche a tutto il resto dell’Umanità quello che anche voi avete imparato. Troverete ostacoli, ignoranza, derisione, e in alcuni casi perfino il carcere e umiliazioni, ma nessuno riuscirà a contaminare la vostra Anima. Sarete Grandi perché Umili, e nessuno potrà cambiare, in nessun modo, quello che siete. Ora, in questo Ultimo Luogo Puro vi dono un frammento del mio “Essere Divino” e sarà il simbolo che vi distinguerà da tutti gli altri. Dovete donare ad ogni persona che vi seguirà un frammento di questo “Dono Divino” che è color Oro. Mano a mano che la luce terrestre prenderà questo colore si saprà che molte persone hanno capito e vi seguono.
Non vi scoraggerete mai, perché sapete bene che la sopravvivenza del Mondo dipende da voi e da tanti altri come voi che vi hanno preceduto e vi seguiranno. Gli umani sono arrivati ad un bivio, da una parte la Dannazione e dall’altra la Redenzione. Per continuare la vita, bisogna che tutti scelgano, ed Io vi aiuterò sempre.
Ora, lasciate i frammenti di Anima che avete graffiato alle vostre madri e che non avete restituito, a loro penserò io.
Nel prossimo anno, sulla Terra, si comincerà a vedere una Luce d’Oro sempre più intensa. Qualcuno ne avrà timore, molti la seguiranno e, alla fine, tutto si risolverà. Avete la mia Benedizione e il mio Amore, portateli laggiù”.

Io sono Pietro, prescelto per portare alla vostra conoscenza questi fatti. Abbiate fiducia, dal bene deriva solo il bene. Aspettatemi, sarò fra di voi l’11 agosto 2010.

                                                        PIETRO


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

sabato 17 novembre 2018

MILLY E GLI GNOMI BALLERINI


E DI NUOVO E’ PRIMAVERA



Da alcune settimane ha smesso di nevicare. In giardino ci sono pozzanghere di acqua sporca. Milly guarda dalla finestra e si accorge che la luce è cambiata.
Il grigiore invernale è passato, la nebbia è svanita e, pettirossi temerari volano nel cielo sfidando il fresco del mattino.
E’ stato un inverno divertente. C’è stata tanta neve, proprio come avevano previsto gli gnomi, e in paese, sia i grandi che i bambini, hanno scolpito nella neve e nel ghiaccio tante figure divertenti, pupazzi e pupazze di ogni dimensione, ma ora si sono sciolti e la primavera si preannuncia con i suoi primi colori.
Milly ha tolto dal cassetto segreto i suoi magici oggetti, i regali che gli Gnomi Ballerini le hanno fatto l’anno scorso.
Oggi è il primo giorno di sole e le viole sono fiorite con discrezione.
Un pettirosso che disegna grandi cerchi nel cielo richiama la sua attenzione e lo segue con il naso all’insù. Un nastro lilla è legato ad una zampetta e viene a posarsi sulla sua finestra.
Con mani tremanti e con tanta emozione slega il piccolo nastro che tiene legato un foglietto: “Tarì, noi siamo ritornati, ti aspettiamo.”
Non vede l’ora che arrivi il pomeriggio per scappare sul sentiero di campagna.
Che emozione ritornare dopo tanto tempo! Le viole selvatiche stanno fiorendo e timide farfalle bianche volano nell’aria appena tiepida.
Il Custode del villaggio l’accoglie come al solito “Sei diventata ancora più grossa di quanto ricordassi, corri Tarì, sei attesa al villaggio.”
La piazza è stata ripulita e il Tronco scheggiato è ancora umido di muschio. Milly si affretta, perché non vede l’ora di ritrovare tutti i suoi piccoli amici. Si mette al suo posto e guarda il fermento di quei piccoli esserini che si stanno dando da fare con i preparativi.
Il gran Cerimoniere è compostamente seduto sul suo Scranno e con un cenno del suo bastone dorato invita Milly ad avvicinarsi.
“Bentornata, ragazza di campagna, come hai passato l’inverno?”
“E’ stato un bianco e freddissimo inverno, e mi siete mancati. Ho messo spesso nei capelli il fiocco che mi avete donato, e la sera, mi addormentavo con la vostra musica in sottofondo.”
Sapì sorride compiaciuto e la invita a sedersi accanto a lui.
“Oggi è il giorno della Festa dell’Accoglienza. Abbiamo ben dodici piccoli gnomi che sono nati nell’inverno scorso, e c’è anche il figlioletto di Calù e Malì, oggi sei loro ospite speciale.”
“Sono emozionata Sapì, e anche molto orgogliosa di essere qui.”
La piazza è tutta bianca. Sottili e delicati petali di rosa bianca profumata, essiccati durante l’inverno, vengono posti proprio nel centro e formano un grande cerchio.
Gli gnomi musicisti iniziano a suonare una musica cadenzata e fluttuante, sembra di vedere sottili veli di vapore caldo avvolgere i petali bianchi.
I nuovi genitori arrivano davanti al Gran Cerimoniere e presentano il loro piccino. Sapì lì osserva, uno per uno e recita una preghiera di buon auspicio, sfiora il capo dei piccoli con il suo bastone dorato e poi, vengono accomodati nel petalo di rosa.
Ogni petalo si racchiude sul piccolo gnomo e lo riscalda e lo avvolge con il suo profumo.
“Tarì, ora tocca a te.”
Milly non sa proprio cosa fare.
“Usa la tua magia, ragazza di campagna, credici. Tocca a te.”
Tarì chiude gli occhi e si concentra. Tutto ad un tratto si ritrova in piedi proprio al centro del cerchio dei petali bianchi.
Un bastone argentato è spuntato come per magia fra le sue piccole mani. Si avvicina ai petali di rosa che si schiudono al suo avvicinarsi mostrando piccoli gnomi con gli occhi ancora chiusi. La sua meraviglia è grande ma ora sa cosa deve fare.
Si avvicina al primo piccolo e lo guarda con amore, poi scuote il bastone argentato sopra la sua testolina e una cascata di minuscole stelle sfavillanti scendono a ricoprire di una luce brillante il piccolo gnomo che apre gli occhietti e sorride al nuovo mondo. Uno per uno fino a quando arriva al bimbo dei suoi piccoli amici. Si sofferma ad osservare quel visino incantato nel sonno e un sospiro di puro amore le esce dal petto, scuote il bastone argentato e la luce avvolge il piccolo Omì che apre i suoi occhietti vispi e conosce la sua “preziosa amica”!
Ora, i genitori si avvicinano ai loro piccoli e raccolgono fra le mani una parte di quelle stelle sfavillanti e le ripongono in una piccola sacca con inciso il nome del piccolo. Serviranno quanto cresceranno ed avranno bisogno di un po’ di magia per diventare migliori, per diventare dei veri Gnomi Ballerini rispettosi della natura e di tutto ciò che li circonda.
Il Gran Cerimoniere scende dallo scranno e agita il suo bastone dorato. Una cascata illuminata e dorata si mescola a quella argentata. Si sofferma a raccogliere una manciata di quelle stelle d’oro e d’argento e le mette in una sacca con la scritta “Tarì”.
I musicisti ricominciano a suonare e i piccoli vengono ripresi dai loro genitori. La piazza si prepara per i balli e tavolate di squisite vivande sono preparata all’istante. Numerose caraffe di succo rosso cominciano ad essere svuotate e l’allegria e la gioia colora quel piccolo popolo.
Calù e Malì si avvicinano a Milly con il loro piccolo fra le braccia. “Sei stata grande, Tarì. E’ stata la più bella “Festa dell’Accoglienza” che ci sia mai stata fino ad oggi. Omì è felice che tu sia la sua “preziosa amica” e ci sarà sempre fra di voi un legame particolare: non potrete mai dimenticarvi del vostro primo incontro. Guardalo, non è meraviglioso?”
Milly guarda quella famigliola felice e rimane incantata a guardare quel popolo così fiero e felice che in pochi conoscono.
“Tarì, noi non ci scorderemo mai di te, sei stata una dolce e bellissima eccezione per il nostro villaggio, ma temo sia arrivato il momento dei grandi saluti. Va dal Gran Cerimoniere, tocca a lui parlare per ultimo con te.  Ricordati di noi, ora anche tu sei parte del nostro Popolo.”
Milly non capisce cosa sta succedendo e va dal Gran Cerimoniere con l’ansia nel cuore.
“Siediti, ragazza di campagna, ti devo parlare. La magia che ci ha fatto incontrare termina oggi. Nessuno del mio popolo avrebbe mai immaginato di essere scoperto da un essere umano. Ma poi ti abbiamo conosciuta e abbiamo capito quanto è grande l’Amore che porti nel cuore. Per questo abbiamo deciso di farti conoscere le nostre usanze e il nostro modo di vivere, ma ora dobbiamo ritornare nel nostro Cerchio Segreto, e lì, nemmeno tu puoi arrivarci. Ti abbiamo preparato un regalo.”
Milly avrebbe voglia di mettersi a piangere, non vuole abbandonare i suoi amici, ma deve rispettare i loro sentimenti.
Calù e Malì le porgono il petalo di rosa bianca che ha avvolto il piccolo Omì. Il merlo intona il suo canto melodioso e le gnome del villaggio le porgono un fazzoletto colorato per i capelli. Gli gnomi, che sono di carattere schivo con gli estranei, iniziano una danza studiata apposta per lei durante l’inverno e brocche di succo rosso si levano in brindisi per lei.
Dopo il ballo e i brindisi tutti si fermano in attesa.
Il Gran Cerimoniere prende la sacca con la scritta “Tarì” che ha riempito di stelle scintillanti d’oro e d’argento, e gliela dona.
“Tarì, questo è il dono più grande che noi possiamo farti. Usa questa polvere scintillante ogni volta che ti servirà, è una polvere magica e capirai da sola quando usarla. Portaci nel cuore e ricordati che ci hai promesso di amare la natura e il mondo intero. Ora devi andare con la nostra benedizione.”
Il guardiano del villaggio l’accompagna fino al limitare del sentiero e negli occhi socchiusi piccole lacrime brillano da sotto le palpebre. “Tarì, non è il vento che mi fa piangere, ma il sapere che non ti rivedrò. Ho anch’io un regalo per te, le chiavi magiche del nostro villaggio, usale per chiudere e aprire il tuo cuore solo a chi lo merita, loro sapranno quando aiutarti. Ora corri prima che i folletti dispettosi escano dall’incantesimo che li tiene prigionieri. Corri a casa e non voltarti.”
E così, in una dolce giornata di primavera, come tutto è cominciato, tutto finisce.
Sono passate tante primavere da allora, Milly è cresciuta, si è sposata e alla sua prima bambina ha promesso una passeggiata su quel sentiero di campagna che molte volte l’ha vista ritornare con la speranza di rivedere i suoi piccoli amici, ma non è mai più successo. Oggi è seduta con la sua bambina su un ceppo scheggiato, porta nei capelli un fiocco colorato e prende dalla borsa una piccola sacca con la scritta “Tarì”.
Prende un po’ di polvere magica, la sparge tutt’intorno, e inizia a raccontare alla sua bambina “C’era una volta un piccolo villaggio di gnomi ballerini…”  E mentre piccoli e furtivi movimenti si percepiscono all’intorno, comincia a raccontarle la sua storia.

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 16 novembre 2018

FRASI di FABIUS AUREO

FABIUS AUREO





LA TERRA AVVOLTA DA OSCURITA' E' IN ATTESA. ANIME LUMINOSE SCOPRIRANNO IL PETTO PER FAR SENTIRE IL BATTITO DI CUORI PURI.

immagine dal web -

MILLY E GLI GNOMI BALLERINI


BALLATA D’INVERNO



La scuola è iniziata già da parecchio e Milly oggi è stanca dei compiti. “Ah, come sarebbe stato bello nascere con la conoscenza come succede agli gnomi!” Sono passati quasi due mesi da quando è stata a trovarli, ma non è passato giorno che non abbia pensato ai suoi piccoli amici. Quest’anno la nebbia è più fitta del solito, e il freddo è cominciato in anticipo. Si affaccia alla finestra e, con sorpresa, vede un biglietto lilla posato sul davanzale. Con mani frenetiche lo apre veloce: “Tarì, ti aspettiamo”.
Non indugia nemmeno un istante: giacca pesante, cuffia e guanti di lana e corre veloce verso il sentiero di campagna.
Saltella per scaldarsi i piedi gelati, il nasino sembra un bottone rosso ciliegia e si guarda intorno canticchiando. Soli pochi fiori gialli e sfioriti hanno resistito sui bordi del sentiero. L’erba ha perso il colore smeraldo e alcune ortiche rimangono intatte in attesa di terminare, anche loro, a testa in giù.
Un velo di nebbia avvolge il paesaggio, tutto sembra immerso in un fumo argentato e degli alberi più alti si fatica a vederne la punta. Che strana sensazione di silenzio! Il rumore dell’acqua del fiume che scorre sembra una canzone al bel tempo passato e, anche il Tronco scheggiato è ricoperto da macchie di muschio.
Il Guardiano del villaggio è più scontroso del solito “Tarì! Ma quanto tempo ci hai messo ad arrivare, sono quasi congelato nell’attesa, andiamo, sei attesa al villaggio.”
Il Gran Cerimoniere è seduto sul suo Scranno e la piazza è completamente spoglia. Che differenza dall’ultima volta che l’ha vista! Nessun colore ad abbellirla e sul palco pochi strumenti per la musica.
“Bentornata, Ragazza di campagna, sei arrivata appena in tempo. Oggi è l’ultimo giorno della nostra permanenza in questo posto, da domani ci trasferiamo al riparo, dove nemmeno tu potresti trovarci. Prevediamo un inverno freddo e nevoso, perciò abbiamo raccolto le nostre cose e domani partiremo.”
Milly allunga lo sguardo, spera ardentemente di rivedere Calù e Malì prima che se ne vadano.
Sapì si avvede del suo sguardo e la rassicura. “Tranquilla Tarì, tutto il villaggio è presente alla Ballata d’Inverno, abbi un po’ di pazienza.”
Calici di succo rosso bollente cominciano a rallegrare gli gnomi suonatori. E’ vero che non ci sono fiori o petali colorati, ma l’abbigliamento di tutti gli gnomi è talmente variopinto che sembra di essere ritornati in primavera.
La musica comincia ad espandersi e una lenta processione multicolore comincia ad affollare la piazza spoglia. Ogni gnomo indossa una cuffia colorata e tiene per mano la sua gnoma che ha sulla testa un fazzoletto di mille colori. Ci sono proprio tutti e Milly vede anche Calù e Malì che si tengono per mano.
Il Gran Cerimoniere aspetta che tutti siano arrivati e poi batte tre volte il suo bastone dorato.
La musica, che sembra una dolce ninna nanna si diffonde nella piazza. Gli gnomi cominciano a danzare intorno alla loro compagna. E’ una strana danza, più lenta e tranquilla di quelle che fanno di solito. I movimenti sono dolci, flessuosi, armoniosi e non ti aspetteresti una delicatezza così profonda da un popolo così scoppiettante.  Circondati da un sottile velo di nebbia sembra di assistere ad una scena evanescente e, per alcuni minuti, Milly rimane incantata a guardare quello spettacolo inatteso.
Mentre la musica sommessamente si placa, tutte le coppie si sdraiano per terra, accarezzano il terreno, soffiano il loro alito caldo e, come per magia, il sole fa capolino sul quel minuscolo villaggio festoso.
Il silenzio è totale, la nebbia si è alzata e uno spicchio di sole sbiadito riscalda il Tronco dell’albero abbattuto, investendo in pieno il Gran Cerimoniere che sembra un Dio della luce.
Tre colpi sul terreno col suo bastone dorato e la piazza si rianima.
Coppe giganti di succo rosso bollente passano di mano in mano, la musica riprende il suo ritmo festoso e Calù e Malì vanno felici incontro a Milly.
“Ciao, ragazza di campagna, finalmente ci rivediamo.”
“Ciao, piccoli amici, è così bello essere qui con voi! Che cos’era quello strano ballo?”
“E’ la nostra Ballata d’Inverno, dedicata alla Madre Terra Universale. Noi ne calpestiamo solo un piccolo spicchio e, accarezzandolo e scaldandolo con il nostro soffio la culliamo nel sonno invernale. Insieme a tutti gli altri gnomi della terra eseguiamo questo rito, così che possa dormire tranquilla il sonno invernale e risvegliarsi a Primavera riportandoci frutti, fiori e colori. Tutti quelli che la calpestano dovrebbero farlo, è il nostro modo per ringraziarla di tutto.”
“E dove andrete?”
“In un posto più riparato, dove il freddo e il gelo non si sentano così tanto. E dove nascerà Omì, il nostro bambino, che tu conoscerai la prossima primavera, quando ritorneremo in questo villaggio. Non temere, riceverai nostre notizie, e ti vogliamo alla festa dell’Accoglienza.”
“Di che si tratta?”
“E’ la festa che viene fatta in primavera per accogliere tutti i piccoli gnomi nati in inverno, non ci sarà solo il nostro, ma anche gli altri, vedrai che festa!!!”
“Fa molto freddo, Tarì, non puoi rimanere a lungo e noi dobbiamo finire di preparare le nostre cose, va da Sapì, ti vuole parlare. Ora noi ti salutiamo e, non dimenticare, la Primavera torna presto.”
Il Gran Cerimoniere è ancora seduto sullo Scranno e osserva gli ultimi preparativi per la partenza. Ad un suo cenno, dieci gnomi corpulenti si avvicinano portando un “enorme” fiocco colorato.
“Tarì, questo è per te. E’ un ferma capelli e… è magico!”
Milly sgrana gli occhi e prende in mano quel fiocco di mille colori.
“Di quale magia parli, Sapì?”
“Ogni volta che lo metterai nei capelli sentirai la nostra musica e noi sapremo che stai pensando a noi. Brinderemo per te e parleremo col soffio del vento perché porti lontano da te ogni cosa cattiva. Potrai affidare alla luna le tue richieste e noi, faremo di tutto per poterti accontentare. Ma tu, piccola ragazza di campagna, dovrai ricordarti del tuo giuramento e rispettare la natura, gli animali e dovrai insegnare il rispetto a tutti quelli che potrai, solo così noi potremo seguirti con la nostra magia.”
“Te lo prometto, Sapì; te lo prometto!”
“Ora bevi con noi una caraffa di succo rosso bollente, e poi torna a casa, Tarì, stanotte cadrà la prima neve e noi dobbiamo partire in fretta.”
Tutta la piazza è un brulicare di gnomi che brindano con Milly. Alcune lacrime di commozione spuntano negli occhi della ragazzina, sa che non li rivedrà per alcuni mesi e a lei l’inverno non è mai piaciuto.
“Ciao piccoli amici, avvisatemi subito quando tornate, mi mancherete.”
La nebbia sembra farsi più fitta e il Guardiano scorbutico la ferma un istante. “Tarì, non passare dal sentiero scosceso, i folletti dispettosi sono in agguato, scendi prima o inciamperai in ogni radice. Adesso vai e non voltarti indietro.”
Milly riparte come un razzo e per un momento le è sembrato di vedere brillare alcune lacrime negli occhi del Guardiano, è mai possibile? “No, Tarì, sono lacrime dovute al vento gelido” ma non ne è tanto sicura.

Entra in casa al calduccio e mette il nastro colorato nel cassetto segreto. Sarà un inverno con tanta neve, benvenuto inverno.



immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 15 novembre 2018

MILLY E GLI GNOMI BALLERINI


DOMENICA SETTEMBRINA



Il gran caldo di agosto si è attenuato. Anche settembre sta volgendo alla fine. Le giornate si sono accorciate e Milly dovrà ricominciare la scuola. Pensando alla scuola si chiede come sia l’istruzione nel Villaggio degli Gnomi Ballerini, e quasi quasi…
Il pomeriggio di questa dolce domenica settembrina l’ha lasciata con niente da fare, perciò, occhiali da sole, cappellino colorato e via verso il Tronco dell’albero abbattuto.
Oggi è domenica e sicuramente gli gnomi faranno festa ballando e cantando, e Calù e Malì potranno passare insieme a lei un po’ di tempo. Anche se non se ne può parlare, la gravidanza di Malì sarà ormai avanzata e il ballo essere un po’ faticoso, così, magari, Milly può sperare di passare un paio d’ore con i suoi piccoli amici in tranquillità.
Ora che la stagione estiva sta finendo, anche i colori dei bordi del sentiero sono cambiati. I fiori sono ancora gialli ma di grosse dimensioni, dove è rimasta un pozza d’acqua i non ti scordar di me sono sopravvissuti alla calura, e il frutto del sambuco sembra vigna di uva matura. Giallo intenso, azzurro cielo e grappoli viola scuro in mezzo al verde dell’erba selvatica fanno sembrare l’arcobaleno privo di poesia. I suoi passi veloci la portano in fretta verso il Tronco scheggiato.
La musica, che ormai sa riconoscere, l’avvisa ancora da lontano che non si era sbagliata: gli Gnomi Ballerini stanno festeggiando la domenica nel modo che a loro piace di più.
Il guardiano ormai la riconosce, e con un grugnito poco accogliente, la fa passare. Milly è sempre troppo grossa per quei piccoli gnomi, e non tutti gradiscono stare alla sua ombra, si sentono in imbarazzo.
Il villaggio è addobbato con grappoli di frutti di sambuco, con pampini di vite e le “ragazze” portano nei capelli mazzolini azzurri di non ti scordar. Come al solito sono tutti allegri, ballano, cantano e ci sono tavolate di cibo che anche a Milly fanno venire l’acquolina.
La ragazzina si siede vicino al Tronco scheggiato e rimane ad ammirare quel villaggio variopinto che segue i colori delle stagioni, ed ogni volta che lo rivede non è mai uguale alla volta precedente.
Ormai tutti si sono accorti della sua presenza e alzano verso di lei calici colmi di succo rosso brindando alla sua salute.  Milly cerca con lo sguardo i suoi piccoli amici ma non li vede.
Si avvicina uno Gnomo Anziano, ha una barba lunga e bionda, due occhietti furbetti e un gran sorriso.
“Ciao, Ragazza di campagna, non ti aspettavamo oggi. Come mai sei venuta a trovarci?”
“Avevo nostalgia della vostra allegria, dei vostri balli e della vostra musica e, soprattutto, avevo tanto desiderio di rivedere Calù e Malì. A proposito, dove sono?”
“Ti ringraziamo di portarci sempre nel tuo cuore, e sei la benvenuta fra di noi, ma oggi, purtroppo, Calù e Malì non ci sono.  Tu non puoi saperlo, ma in questa fase della loro vita devono passare un periodo di tempo nella Capanna dei Desideri, in meditazione e preghiera, affinchè quello che loro desiderano possa avverarsi.”
La delusione sul volto di Milly è molto evidente. Aveva sperato di rivedere i suoi piccoli amici ed ora non sa cosa fare.
“Perché non rimani con noi per un po’? Mancano ancora alcune ore all’imbrunire e noi continueremo la festa fino a quando il buio non ci invaderà.”
Milly si sistema meglio la gonna e rimane loro ospite.
Ora, nel centro della piazza iniziano a danzare un gruppo di gnome vestite con ali di farfalla. Hanno movimenti sinuosi, leggiadri che sembrano parlare. La musica che le accompagna è diversa dalla solita, e Milly si chiede a cosa stia assistendo.
Lo Gnomo Anziano le si avvicina con un largo sorriso. “Tarì, il Gran Cerimoniere ti gratifica di un grande dono, puoi avvicinarti al suo scranno, ti ha invitata. E’ un grande onore, comportati bene, e potrai rivolgergli tutte le domande che vuoi.”
Milly si sposta di pochi centimetri e si mette di fianco allo Scranno del Vecchio Sapere.
“Benvenuta, Tarì, so che sei delusa di non trovare i tuoi piccoli amici, ma ci siamo noi a farti compagnia.”
“Grazie Gran Cerimoniere, sono felice della vostra accoglienza.”
“Chiamami Sapì, che nella nostra lingua significa “protettore delle regole”, c’è un motivo particolare che ti ha portata qui proprio oggi?”
“Bè, veramente mi sono fatta alcune domande sui vostri usi e costumi e pensavo che, magari, potevo avere delle risposte.”
“Sai a cosa stai assistendo in questo momento?  Le ragazze avvolte da ali di farfalla stanno danzando la loro prima “danza della vita”. Alcune di loro, a musica finita troveranno il proprio compagno e verranno da me per ricevere la benedizione alla loro unione, chi non riuscirà a trovarlo, avrà l’opportunità di riprovarci prima della chiusura del Villaggio per l’inverno. Sono poche quelle che rimangono senza compagno, e quelle poche che rimangono sole si dedicano ad altre incombenze che per adesso non posso rivelarti.”
Ora Milly capisce il motivo di quella danza così particolare. Certo a lei le gnome sembrano tutte uguali, ma guardando meglio si notano alcune differenze. Anche gli gnomi sono molto simili e per lei è molto difficile distinguerli gli uni dagli altri.
In un crescendo assordante, la musica finisce, e le gnome rimangono inchinate per alcuni secondi verso il gruppo di giovani gnomi.  Le ragazze sono in cinque, ma i ragazzi che si alzano e prendono per mano una di loro sono solo in tre. Milly pensa che le escluse si sentano rifiutate, ma così non è.
Le coppie appena formate si mettono educatamente in fila e si avvicinano al Gran Cerimoniere.
La prima coppia si inginocchia di fronte a Sapì, abbassa la testa e rimane in attesa. Gli occhi del vecchio gnomo rimangono fissi a scrutare entrambi per alcuni lunghissimi secondi. I due innamorati non si muovono, finchè il Gran Cerimoniere si alza dal suo scranno e, con il suo bastone dorato sfiora la spalla dei due.  Un gran sospiro si leva da tutti gli astanti. La loro unione viene accettata e condivisa da tutti.
La stessa scena si ripete per le altre due coppie e, alla fine, per festeggiare (che strano!!) ricominciano brindisi e balli.
“Ti è piaciuta la nostra cerimonia?”
“Moltissimo, Sapì. Ma cosa sarebbe successo se tu non avessi confermato la loro scelta?”
“Tarì, tu ancora sei molto giovane e non puoi capire. Non è mai successo che venisse respinto una unione. Non sono io che scelgo, nemmeno loro, è l’Amore che sceglie, e quando l’Amore decide niente lo può far desistere.”
Intanto i festeggiamenti ed i balli continuano sulla piazza lastricata dalla ali di farfalle abbandonate dalle danzatrici. Sapì guarda con benevolenza a tanta allegria e beve numerose coppe di succo rosso.
Anche Milly si diverte a guardare quel mondo così piccolo e colorato.
“Allora, Tarì, c’è altro che vuoi sapere?”
“Mi sono chiesta come è la vostra scuola, dove imparate quello che sapete.”
“Ragazza di campagna, noi siamo gnomi, non esseri umani, portiamo dentro di noi buona parte di magia. Quando veniamo al mondo abbiamo già acquisito una porzione del sapere che ci serve, perché ci viene trasmesso dai nostri genitori. Quello che stanno facendo Calù e Malì nella Capanna dei desideri è proprio questo, scelgono come deve essere il loro primo figlio. Eseguono il Rito della Nuova Vita, per dare al loro piccolo, già al momento della nascita, quello che gli servirà per la sua vita. Tenendo presente quello che è utile al nostro villaggio, alla nostra gente, e soprattutto trasmetteranno tanto amore per la natura e per i suoi simili. Poi, i nostri Vecchi Saggi insegneranno quello che serve sapere per mantenere l’armonia nel nostro villaggio. Noi non abbiamo scuole come nel tuo mondo, noi viviamo seguendo le stagioni, in equilibrio con tutto il Creato e custodendo, nella Cripta Sommersa, tutte le nostre tradizioni e regole. Se qualcuno di noi si dovesse smarrire e non rispettasse le regole, verrebbe mandato nella Cripta Sommersa, fino a quando non avesse assimilato quello che non aveva ancora imparato oppure aveva dimenticato.”
Milly è sorpresa da quanto sta apprendendo. Nella sua mente pensava che tutti mondi fossero uguali, non aveva tenuto conto che la Magia si era perduta fra la sua gente, ma gli gnomi l’hanno saputa custodire e addirittura migliorare. Come sarebbe bello portare un po’ di magia anche nel suo mondo attuale!
“Tarì, ti vedo pensierosa, cosa ti passa per la mente?”
“Sto pensando alla magia che possedete, e mi piacerebbe averne un po’ anch’io, la userei per far diventare tutti più buoni.”
“E’ un ottimo proposito, ma la Magia va conquistata non può essere regalata, e poi è necessario crederci.”
“Io credo che voi siate fortunati a vivere così, siete sempre allegri, vi rispettate e nessuno osa comportarsi contro le regole, vorrei anch’io diventare una di voi!”
“Ah! Ragazza di campagna, non ti sei accorta che sei già una di noi? Nessun altro essere umano è mai riuscito a trovarci, non ci ha mai visto né conosciuto, se tu non possedessi un po’ di magia ci potevi riuscire?”
Milly spalanca gli occhi sorpresa. “Io possiedo un po’ di magia? Come è possibile? Sono solo una bambina curiosa.”
Il Gran Cerimoniere si alza dallo Scranno tenendo nella mano il suo bastone dorato. La musica si interrompe e i balli e i canti vengono sospesi. Tutti gli gnomi guardano il loro Sapì non sapendo cosa sta succedendo.
L’allodola dalla cresta argentata si avvicina e il Gran Cerimoniere gli sale sul dorso.  Con il suo volo lento e tranquillo si alza da terra e si ferma davanti al viso sbigottito di Milly.
Gli occhietti dell’uccello sono calmi e cangianti come la sua cresta e Sapì allunga il suo bastone dorato verso la ragazzina.
La punta del bastone sfiora il centro della sua fronte e “Tarì, adottata dagli Gnomi Ballerini, oggi entra ufficialmente a far parte della nostra gente. Giuri di rispettare la natura, gli animali e di insegnare al mondo intero il rispetto verso ciò che ci circonda?”
“Lo giuro.”
Con il suo becco acuminato, l’allodola si strappa una piuma argentata dalla cresta e la dona a Tarì.
“Non dimenticare mai la promessa che hai fatto oggi, o dovremo mandarti nella Cripta Sommersa, ora sei anche tu una gnoma ballerina, custodisci la tua Magia e fa che sia sempre rivolta al bene.”
Il Gran Cerimoniere viene ricondotto al suo Scranno e i canti ed i balli riprendono allegri.
“Ora torna a casa Tarì, la sera si avvicina, riceverai presto notizie da Calù e Malì, noi ti aspettiamo.”
“Grazie Sapì, corro a casa prima che la mamma venga a cercarmi, salutami i miei piccoli amici.”
Saltellando e un po’ correndo, Milly torna verso casa. Ancora non riesce a credere di possedere un po’ di magia, ma se lo dice Sapì deve essere vero, e lei ne è sorpresa e felice.
Entra nella sua cameretta e apre il suo cassetto segreto, posa la piuma argentata insieme alla brocca d’argento, al calice di cristallo, e corre a lavarsi le mani per poi fare merenda.
L’acqua che scende dal rubinetto sembra cantare “bentornata Tarì!”  La magia è già cominciata?


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