sabato 6 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. CINQUANTAQUATTRO E CINQUANTACINQUE





La regina, sembrava annoiata ma faceva di tutto per non darlo a vedere. Anche lei aveva degli obblighi e quello era uno dei tanti che mal sopportava.
Osservava la ragazza che si avvicinava con un’espressione che non denotava proprio niente di quello che le passava nella mente.
Eloise si inchinò davanti ai reali, mentre in distanza, Oliver cercava di non perdersi nemmeno una mossa e si avvicinò più che gli fu possibile per essere pronto ad intervenire in caso di bisogno.
Gli invitati lanciavano sguardi furtivi ma mai si sarebbero sognati di commentare o di mancare di creanza.
Buonasera, miss… si sta divertendo? Le chiese il re.
Miss Eloise è il mio nome, sire. Mi sto divertendo e le sono molto grata per essere qui. Rimaneva tesa e in attesa di scoprire cosa volesse.
Lo sguardo del re la trapassava dalla testa ai piedi. Era una bellissima ragazza e per un attimo si chiese se avesse potuto possederla come era abituato a fare con tante altre giovinette. La regina, intuendo i pensieri del marito prese la parola. Spero, miss Eloise che la potremo rivedere anche al matrimonio di sir Power e miss Mariclaire. Le disse con la sua voce gracchiante dalla erre moscia.
Non credo, mia regina. Sono la figlia del fabbro, non una nobildonna e so stare al mio posto. Le rispose il più dolcemente possibile.
La regina trattenne un sorriso. Lei è la giovinetta più bella di tutte stasera, e il re sarebbe onorato di ballare con lei.
Eloise aprì la bocca per dire qualcosa ma la richiuse mentre il re si alzava e la musica cessava, tutte le coppie si ritirarono ai lati della pista.
Elegantemente il re prese la mano della ragazza e raggiunse il centro del salone. I suonatori ricominciarono a suonare e ragazzina e re diedero spettacolo a tutti i presenti.
Ad Eloise sembrava di danzare sui carboni ardenti mentre il re era davvero un ottimo cavaliere e ballerino e la guidava nella danza come se avessero sempre danzato insieme.
Per fortuna la musica finì. La dama fece un inchino impeccabile e il re un piccolo cenno con la testa. Ho l’impressione che lei sia una ragazza piena di sorprese. Le disse mentre ritornava al suo trono e dava cenno a che il ballo riprendesse.
Oliver la raggiunse e la prese per mano. Tutto bene, Eloise?  Le chiese con una certa apprensione.
Sì, tutto bene, ma non vedo l’ora di andarmene, non pensavo certo di dare spettacolo in questo modo. Disse col viso arrossato. Penso che sia proprio il caso che tu mi accompagni in giardino per una boccata d’aria. Gli disse mentre cercavano di farsi strada fra gli invitati.
Molte coppie erano sedute sulle panchine o passeggiavano. La serata tendeva a far affiorare il romanticismo e molti cavalieri ne avrebbero approfittato con le loro dame.
Si sedettero su una delle tante panchine davanti ad una zampillante fontana. Avresti mai pensato di ballare col re? Le chiese divertito Oliver.
Certamente no, nemmeno di essere qui ho mai pensato. Gli rispose.
Rientrarono dopo pochi minuti, nessuno abbandonava troppo a lungo la compagnia del re.
Il ballo era interrotto per il rinfresco che veniva servito su piatti dai disegni dorati. Il chiacchiericcio era quasi noioso ma nessuno lo dava a vedere. Oliver si era allontanato per prendere da bere. Alla giovane giunse chiaramente alle orecchie il commento sprezzante di Mariclaire che parlava con sir Power.
Ci sono davvero delle ragazze carine in mezzo a tante bifolche. Inutile negarlo. La gioventù gioca sempre a favore. Domani torneranno nelle loro case ma avranno un ricordo di questa serata. Poi si avvide di Eloise che ascoltava.
Chissà in quante hanno perso la loro virtù allargando le gambe pur di essere qui. La tua guardia del corpo non deve aver faticato per ottenere i favori della bella ragazza campagnola. Gli disse sorridendo. E’ la vita che è così per chi non è del nostro rango. Aggiunse con perfidia.
Eloise tremava dalla rabbia ma mantenne il contegno. Oliver la raggiunse e si allontanarono dalla coppia.
Erano in piedi insieme ad altri quando il re prese congedo insieme alla regina. Ringraziò i convenuti e disse loro di continuare la festa. La musica riprese quando se ne furono andati.
Sir Power e miss Mariclaire passarono loro vicino. La donna lanciò uno sguardo malefico alla ragazza che lo sostenne senza imbarazzo. La nobildonna commise uno sbaglio, alzò il calice in segno di brindisi che Eloise male interpretò e, a sua volta alzò il calice che le cadde malamente sul bel vestito della donna.
Mariclaire lanciò un grido soffocato. Ecco come sono le bifolche che non conoscono come ci si comporta in società. Prese il braccio del suo fidanzato e lo trascinò via non prima dia vere inveito di nuovo contro la ragazza. Se fossi un uomo la sfiderei a duello. Le disse adirata.
E perderebbe la sfida. Le rispose serafica Eloise.
Oliver sospirò, finalmente anche quella serata stava finendo e tutto sommato non c’erano stati incidenti di rilievo.
Cosa vuoi fare ora, Eloise? Le chiese.
Di sicuro non allargare le gambe con te. Gli rispose piccata. Posò il bicchiere e se ne andò, lasciandolo sconvolto.





Era arrabbiata e non ne capiva nemmeno bene il motivo. Teneva sollevata da terra la gonna mentre a lunghe falcate attraversava il giardino per arrivare alla sua stanza.
Ancora prima di entrare dalla porta si era già disfatta della complicata acconciatura. Si spogliò velocemente e indossò i calzoni e la camiciola. Ficcò tutto nella sacca e, senza nemmeno un ultimo sguardo alla stanza uscì e si diresse alle stalle. Preferiva passare la notte con Beatrice piuttosto che un altro solo minuto in quel posto. Era ferita dalle parole di Mariclaire, e più ferita ancora per il silenzio di sir Power, quell’uomo era davvero ottuso se non si accorgeva di come la sua fidanzata lo manipolava.
Trovò il box di Beatrice e vi entrò. Calma, amica mia. Dovrai farmi un po’ di spazio per stanotte. Le disse accarezzandole il muso.
Posò la sacca in un angolo e si sedette con la schiena contro la parete. Non sarebbe stata comoda ma mancavano solo poche ore alla partenza e lei voleva stare sola.
I rumori erano attutiti, soltanto lo sbuffare degli animali riempivano il silenzio della notte, per questo fu sorpresa quando si accorse che qualcuno era entrato nelle stalle. Pensando che si trattasse di Oliver venuto a cercarla spostò lentamente la cavalla che le fece da scudo, nessuno poteva vederla. Sentì distintamente i passi di alcuni uomini, potevano essere quattro o cinque e si appiattì ancora di più contro la parete.
Il gruppo si fermò molto vicino al box di Beatrice.
Parlavano a voce bassa ma Eloise sentì ogni parola, e le venne la pelle d’oca.
Hai preparato tutto? Chiese una voce. Secondo gli ordini che ho ricevuto. Rispose un altro.
Il primo, che doveva essere il capo riprese la parola. Rivediamo un’ultima volta il piano prima di partire. Massi e corde sono nascosti fra i rovi. Voi avete provveduto a ostruire il passaggio? Sir Power e la sua scorta saranno costretti a deviare verso le Paludi Nere e noi saremo lì, pronti ad attaccarli. Gli ordini sono chiari: tutti devono morire, compresa la ragazza, dopo di che verranno legati insieme con i massi e gettati nella palude, nessuno sentirà più parlare di loro. Ai cavalli penserò io. E’ tutto chiaro? Avete già ricevuto la vostra ricompensa, ora tocca a noi. Dobbiamo sfruttare la sorpresa, sono guardie ben addestrate ma noi lo siamo altrettanto. Ci vorranno pochi minuti per sopraffarli poi ognuno per la propria strada, ci ritroveremo oltre confine, come d’accordo. Ci sono domande? Nessuno rispose. Allora andiamo.
Gli uomini si allontanarono e la ragazza sentì aprirsi alcuni box. Molto silenziosamente uomini e cavalli uscirono nella notte.
Eloise tremava, si era ficcata in bocca il pugno chiuso per la paura che la potessero sentire. Cercò di ascoltare i rumori per accertarsi che non ci fosse più nessuno. Attese ancora qualche minuto che il suo cuore tornasse alla normalità, poi silenziosamente uscì e corse all’alloggio delle guardie tenendosi il più nascosta possibile.
Cercò l’alloggio della scorta di sir Power e vi entrò prima che qualcuno la vedesse.
Oliver, Allen e Steven stavano dormendo, evidentemente Leroi era di guardia al capo.
Si avvicinò a Oliver e lo chiamò sottovoce. Fu come se avesse suonato una tromba, tutti e tre gli uomini scattarono in piedi con un’arma in mano.
Che ci fai qui? Non è un posto per donne. Le disse Oliver. La ragazza tremava visibilmente e solo in quel momento si avvidero del suo viso sconvolto.
Siediti, calmati e racconta cosa ti è successo. La sollecitò Allen. Steven le diede dell’acqua e la circondarono con i loro corpi.
Eloise prese fiato e raccontò loro quello che aveva sentito. Nessuno le chiese cosa ci facesse nelle stalle talmente erano preoccupati.
Rimani qui con noi, ora andiamo da Leroi e svegliamo sir Power, dobbiamo preparare un piano di difesa. Le disse Oliver mentre Allen era già uscito, era lui il capo della scorta e toccava a lui pianificare il ritorno a casa.
Nessuno deve sapere quello che vi ho detto, nemmeno sir Power. Lo informerete durante il tragitto. Questo posto è pieno di spie che sono più velenose delle vipere. Disse loro la ragazza. Allen si bloccò e tornò indietro.
Gli uomini rimasero pensierosi. Non aveva tutti i torti, era impossibile capire di chi potevano fidarsi, forse perfino il re era coinvolto, troppi agguati avevano subìto senza capire chi fosse il mandante.
Passarono le ore successive a mettere a punto un piano, anche se non c’era molto che potessero fare se non essere vigili e sfruttare loro la sorpresa.
Oliver prese da parte Eloise. Quando saremo tornati a casa dovrai darmi alcune spiegazioni, non si tratta così un amico. Le disse.
Eloise provava vergogna, sapeva che lui non aveva meritato la sua collera. Va bene, dovrò certamente scusarmi. Gli rispose.
Le ore passavano lente. Era quasi ora di partire e i cavalli erano già sellati. Aspettavano solo l’arrivo di Sir Power per mettersi in viaggio.
Il sole stava spuntando quando il loro capo li raggiunse. Aveva ancora gli occhi assonnati, sembrava avere dormito poco ma non interessava a nessuno.
Si misero in marcia e lasciarono il palazzo reale.
Erano distanti alcune miglia quando Allen fermò la comitiva e chiese a sir Power di ascoltarlo.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 5 ottobre 2018

ELOISE



ELOISE

P. CINQUANTADUE E CINQUANTATRE






Non aveva voglia di rientrare subito. La giornata era davvero bella e le fronde degli alberi sembravano inchinarsi al suo passaggio. Sorrise a questo pensiero, dopotutto lei era la principessa di casa ed era nel posto giusto per quel titolo.
Le alte siepi separavano ampi spazi di giardino, aiuole colorate e tenute come quadri d’autore erano una meraviglia per gli occhi. Si sedette su una panchina ad osservare alcuni giardinieri al lavoro, ecco quello era un lavoro che le sarebbe piaciuto fare, a contatto con la natura dove le persone non invadevano lo spazio altrui.
Un’ombra comparve quasi dal nulla. Ancora col sorriso sulle labbra alzò lo sguardo e si trovò al fianco sir Power. Il sorriso si trasformò in smorfia.
Eloise si alzò per allontanarsi ma la mano dell’uomo le afferrò il braccio e la trattenne. Sir Power deglutì quasi cercando le parole. Come sta miss Eloise? Chiese quasi bisbigliando. Sto meglio di Allen, questo è sicuro, e starò meglio quando mi avrà tolto la mano dal braccio. Rispose piccata.
La risposta irritò l’uomo, quella mocciosa non cambiava mai. Il nostro re è stato magnanimo con la punizione, la caduta di miss Mariclaire poteva essere molto peggio di quello che è stata. Le disse.
E pensare che per un attimo ho creduto che fosse venuto per scusarsi. Che mi dicesse che le dispiace per quanto è successo e che non crede alla versione della sua fidanzata, o per lo meno che la mette in dubbio. Gli disse sprizzando rabbia dagli occhi. La sua fidanzata è una bugiarda! Aggiunse piccata.
Sir Power strinse le labbra e la cicatrice sbiancò. Alzò la mano a volerla colpire ma si trattenne. Non osi più nominare il nome della mia fidanzata in modo inappropriato o se la vedrà con me, nemmeno Oliver o tutta la mia scorta potranno difenderla dalla mia furia. E’ stato un grosso errore portarla qui, lei non sa come ci si comporta in questa società. Sono venuto per dirle che se stasera non si comporterà più che correttamente assaggerà la mia frusta. Ho una reputazione da difendere e una fidanzata da proteggere. Aggiunse.
Eloise ribolliva di rabbia. Quell’uomo, quello che era diventato il signore delle Terre del Green era un debole che si faceva manipolare da una donna. Scosse la testa, delusa per aver creduto possibile che quella coppia di nobili signori avrebbe potuto governare la sua gente con giustizia e onestà, ora non ne era più sicura.
Si sforzò di sorridere. Stasera sarò una dama perfetta, l’ho promesso ad Oliver. Lei è certo che anche la sua fidanzata lo sarà altrettanto? Buona giornata, sir Power, corra da miss Mariclaire prima che le accorci il guinzaglio! Gli girò le spalle e se ne andò.
L’uomo ribolliva di rabbia. Aveva ascoltato più volte la versione della sua fidanzata, aveva visto i lividi sul suo braccio e non aveva motivo di non crederle.
La collera stava scemando mentre raggiungeva la sua stanza. Alice si stava sottoponendo al rito dell’acconciatura dei capelli. La moda voleva che fossero sollevati dal collo e pettinati in modo elaborato. La cameriera era molto brava e mentre svolgeva il suo lavoro le metteva a conoscenza di alcune regole che non dovevano essere infrante quando si è al cospetto dei reali.
Alice aveva terminato l’operazione, aveva gli occhi che brillavano dalla soddisfazione, era davvero bellissima. Si mise di nuovo davanti allo specchio e cominciò a truccarsi.
Era il turno di Eloise. La ragazza diede alla cameriera la piccola coroncina d’oro e quella cominciò il suo lavoro. Ci vollero due ore prima che terminasse, ma ne era valsa davvero la pena. Se Alice era bellissima lei era semplicemente stupenda.
La cameriera, fiera del lavoro fatto si inchinò. Sarete le più belle. Disse mentre usciva.
Le due ragazze indossarono i loro vestiti aiutandosi a vicenda, Eloise mise al collo il ciondolo di girasole e, insieme alla sua compagna si specchiò. Non posso essere io quella! Disse osservandosi. Siamo noi. Le rispose Alice.
Si sentì un leggero trambusto mentre alcune ragazze uscivano dalle loro stanze per pavoneggiarsi davanti a tutte. Alice fece altrettanto ma Eloise rimase in piedi come una statua ripassando le nozioni e i passi del ballo che avrebbe ballato con Oliver.
Era ora di andare, i loro cavalieri le stavano aspettando, il gran momento era arrivato, e soprattutto sarebbe passato in fretta, sospirò Eloise.
Oliver indossava un abito da cerimonia. Si osservarono a vicenda incapaci di dire una parola dall’emozione che provavano. Sei proprio tu, Oliver? Gli chiese per stemperare il momento. Sei proprio tu, Eloise? Le rispose di rimando. Scoppiarono a ridere e si accodarono agli altri per raggiungere a piedi il palazzo che era illuminato come tutti i giardini e i viali.
L’aria profumava di fiori ma Eloise sentiva solo un intenso profumo di rosa. Il pensiero corse al fantasma del castello e le parve di percepire una carezza dietro l’orecchio.
Il grande salone scintillava di luci e candele. Parecchi camerieri passavano fra gli ospiti con vassoi di bicchieri di vino e dolciumi.
Oliver prese due bicchieri e ne offrì alla sua dama, ma lei rifiutò. Avrebbe mantenuto la promessa che gli aveva fatto e non voleva che il vino le potesse annebbiare la mente.
Qui nessuna distinzione fra coppie nobili e popolane, solo i gioielli e gli abiti molto elaborati mettevano in evidenza la differenza.
Eloise sgranava gli occhi cercando di mantenere un contegno decente, inutile nasconderlo a se stessa: sarebbe voluta volentieri scappare da quel posto.




La musica ammorbidiva il chiacchiericcio in attesa dell’arrivo dei reali. Tutti i presenti si scambiavano sorrisi, inchini, battute futili e spesso acide. Si fece silenzio e tutti si voltarono verso l’entrata riservata ai reali. Venne annunciato il loro ingresso. La coppia reale scendeva i pochi gradini e passava fra ali di gentildonne e gentiluomini che si inchinavano al loro cospetto. Lentamente, salutando e ringraziando con impercettibili cenni di testa e sorrisi, raggiunsero i loro scranni e vi presero posto.
Ad un comando silenzioso i musicisti ripresero a suonare ma nessuno prese posto sulla pista da ballo.
Eloise e Oliver si guardavano intorno, sapevano bene che sarebbe stato il re a dare l’ordine di riprendere le danze. Vassoi di bicchieri e di cibo sopraffino passavano fra gli astanti ma Eloise non riusciva ad inghiottire nemmeno un sorso di acqua.
Il re si alzò in piedi e prese la mano della regina, alzarono il calice ringraziando tutti i convenuti e diede libertà di iniziare le danze.
Oliver depose il bicchiere. Vuole gentilmente concedermi questo ballo, miss Eloise? Le chiese inchinandosi elegantemente.
La ragazza gli porse la mano e raggiunsero il centro del salone, dove già alcune coppie erano in attesa che la musica iniziasse.
Fu un ballo lento e sobrio, non somigliava proprio ai balli popolari così allegri e divertenti. Rimasero in pista e, al secondo ballo furono più rilassati e cominciarono a divertirsi. Molti occhi erano puntati sulla coppia, la ragazza era uno splendore, era l’invidia di molte donne che si erano coperte il viso con trucco e cipria mentre la giovane non aveva nemmeno un velo di colore artificiale. Le sue movenze erano eleganti e il suo sorriso stava conquistando il cuore di molti uomini presenti.
Sei davvero la più bella, mia cara. Sono davvero felice che tu sia qui con me. Le sussurrò Oliver mentre l’accompagnava a bordo pista. La lasciò seduta su un piccolo divanetto mentre andava a prendere un piatto con del cibo.
Eloise guardava quell’elegante folla, così formale che non sbagliava un passo, un gesto e pensò a quanto era difficile per lei mantenere la concentrazione per non sbagliare quello che per loro sembrava così naturale.
Un giovane, un po’ goffo e impacciato si inchinò e le chiese di ballare. Per un attimo non seppe cosa rispondere, poi gli diede la mano ed entrò in pista. Il ballo scorreva senza intoppi e fu con un sospiro di sollievo che ringraziò il cavaliere e riprendeva posto sul divanetto. Oliver la stava aspettando. Conosci quel giovanotto? Le chiese. No. Gli rispose. Mi hai chiesto di essere gentile e lo sono stata.
Rimasero seduti ad osservare le coppie che ballavano. Eloise vide Mariclaire ballare con uno sconosciuto. Era perfetta dalla punta dei piedi alla punta dei capelli e, inutile nasconderlo era una bellissima donna. Era immersa nelle sue considerazioni quando sir Power si inchinò davanti a lei chiedendole l’onore del ballo. Lei si irrigidì, avrebbe voluto mandarlo al diavolo ma un’occhiata di Oliver la fece desistere. Si sforzò di sorridere e raggiunsero la pista da ballo.
Si costrinse a sorridere mentre iniziava a ballare col padrone delle Terre del Green, aveva promesso di comportarsi bene e così sarebbe stato fino alla fine del viaggio.
E’ davvero bellissima, miss Eloise e sono onorato che indossi il ciondolo che le ho regalato. Le disse mentre non sbagliavano nemmeno una mossa o un passo di danza.
Grazie, sir Power. Gli rispose soltanto.
Mariclaire li osservava e non poteva non notare che il suo fidanzato quando era presente quella ragazzina cambiava qualcosa nello sguardo. Inutile anche per lei far finta di niente o negarlo ma era una giovane bellissima e di sicuro con un carattere forte che per qualunque uomo sarebbe stata una bella sfida cercare di domare.
Anche il re li osservava, non aveva perdonato al suo cavaliere la sua mancanza di partecipazione alla difesa della sua gente, anche a lui non sfuggiva il modo in cui sir Power osservava la ragazza. Chiamò un servitore e gli diede un ordine.
Il ballo era terminato e, mentre la dama si inchinava doverosamente le giunsero le parole appena sussurrate dal suo cavaliere. Nonostante quello che può pensare di me, sappia che lei ha sempre un posto speciale nel mio cuore.
Senza abbandonare il sorriso, gli puntò gli occhi infuocati in viso. Lei no, non entra proprio nel mio cuore.
Finalmente raggiunse Oliver. Aveva il viso in fiamme e lui se ne accorse. Vuoi prendere una boccata d’aria? Le chiese, e lei accettò subito.
Altre coppie erano in giardino ma, mentre raggiungevano l’uscita il paggio del re li raggiunse e chiese ad Eloise di seguirlo, il re le voleva parlare.
Oliver sentì un brivido trapassargli la schiena. Conosceva bene il temperamento della ragazza. Vai con lui, Eloise, e ti prego, ti supplico di non commettere disastri, ricordati che sarai davanti al re. Le disse mentre le teneva la mano.
Ti ho promesso che mi sarei comportata bene e ho intenzione di mantenere la mia parola. Gli rispose mentre seguiva il paggio.
Aveva il cuore che le martellava nel petto. Cosa voleva da lei il re? Non poteva lasciarla perdere?
Molto preoccupata ma decisa a non lasciarsi sopraffare dagli eventi, qualunque fossero, sorrise mentre attraversava il salone sotto gli occhi di tutti i presenti che si domandavano cosa volesse il re da una semplice campagnola.
Nessuno osava fiatare e la musica continuava ad accompagnare dame e cavalieri sulla pista da ballo.


foto dal web - proprietà e diritti riservati di Milena Ziletti

giovedì 4 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. CINQUANTA E CINQUANTUNO






Il re si volse verso Mariclaire. La donna aveva il viso pallido e gli occhi cerchiati, una sofferenza che era davvero brava a simulare. Si teneva aggrappata al braccio del fidanzato come se dovesse perdere le forze da un momento all’altro. Teneva gli occhi pudicamente bassi e sospirava come se cercasse il fiato per respirare.
Non conosco il motivo per il quale hai fatto una simile ignobile azione, ma ce ne possono essere molti. Rispose il re. Sta di fatto che la dama preferita dalla regina ha subito un infortunio per tua imperizia. Aggiunse.
Eloise ribolliva e non si trattenne. Vostra maestà, sono figlia di fabbro e accudisco i cavalli fin da quando ho imparato a camminare, mai poteri sbagliare a chiudere i finimenti. Disse semplicemente.
Vuoi dire che è caduta da sola? Aggiunse il re piuttosto irritato.
Io non lo so. Gli rispose la ragazza.
Sir Power tremava dall’ansia, le cose non si mettevano bene per quella mocciosa impertinente. Avrebbe voluto intervenire ma sapeva bene quale era il suo posto e il braccio di Mariclaire sembrava stritolarlo in una morsa che gli impediva di muoversi.
Si fece silenzio. Il re stava pensando.
Miss Mariclaire ha chiesto che ti vengano date tre frustate per quello che hai fatto, e si ritiene soddisfatta. Pronunciò il re.
Sir Power era allibito ma non poteva muoversi.
Vista la tua giovane età e inesperienza, e visto l’invito di questo palazzo riduco le frustate ad una. Sentenziò il re passando con lo sguardo sui pochi astanti.
Ti sembra una punizione equa? Aggiunse.
Eloise alzò i suoi splendidi occhi in faccia al re. Mi rimetto alla vostra saggezza, sire.
Il re sospirò, non gli piaceva quella storia ma doveva far rispettare ogni persona che abitava a palazzo.
Farò di più. Esclamò ad un tratto. Se qualcuno dei presenti si fa avanti e decide di prendere il tuo posto io accetterò!
Oliver raggiunse il fianco della ragazza. Vostra maestà, io ho invitato miss Eloise a palazzo, prendo il suo posto. Disse.
Sir Power non voleva, quell’uomo non si era ancora ripreso del tutto dalle ferite che aveva subìto per salvargli la vita. Non poteva permetterlo. Miss Mariclaire intuendo le sue intenzioni gemette prima di cadere svenuta, e il suo fidanzato fu costretto a sorreggerla e portarla nella sua stanza. Tremava dal risentimento ma non poteva abbandonare la sua fidanzata.
Allen si fece avanti. Vostra maestà, concedetemi la possibilità di prendere io il posto della ragazza. Il mio amico è reduce da gravi ferite e non si è ancora ripreso del tutto, anche una sola frustata potrebbe essergli fatale. E’ un valoroso uomo della scorta di sir Power che ha quasi perso la vita per salvarlo, e non solo una volta. Disse con piglio deciso.
Il re alzò un sopracciglio e si avvide dell’assenza di sir Power. Toccava a lui intervenire in favore della sua gente, sarebbe bastata una sua richiesta e tutto sarebbe stato appianato, ma se n’era andato senza nemmeno dire una parola in loro favore. Il re fu molto contrariato da questo fatto ma non lo diede a vedere.
Così sia fatto. Così ho deciso. Guardie provvedete immediatamente alla punizione e che la ragazza assista al fatto. Comandò.
Tutti si inchinarono e uscirono scortati dalle guardie del re.
Nessuno osava fiatare. Eloise prese la mano di Allen. Non deve farlo. Gli disse. Il re ha dato l’ordine e non si torna indietro. Le rispose.
Scesero di alcune scale e l’aria era quasi irrespirabile. Una grande stanza conteneva vari strumenti di tortura. Un uomo grande e grosso fu istruito sul da farsi. Non fece domande, non perse tempo e fece schioccare la frusta sulla schiena di Allen che non si lasciò sfuggire nemmeno un gemito.
Eloise aveva gli occhi pieni di lacrime. Maledetta, che tu sia maledetta. Pensò con una rabbia incontrollabile.
Stavano risalendo quando sir Power arrivò trafelato. Fu salutato con un semplice cenno della testa dai suoi uomini e da uno sguardo fulminante dalla ragazza.
Lo superò senza dire una parola, non ce n’era bisogno si leggeva bene sul suo viso quello che provava: un disprezzo enorme.
Arrivarono in superficie e Oliver accompagnò Eloise nella sua stanza. Fra un paio d’ore passo a prenderti. Fatti trovare pronta per la cena. Le strinse la mano e raggiunse i suoi compagni.
La scudisciata sulla schiena di Allen sanguinava. Fu medicato mentre i suoi compagni lo aiutavano a rimettersi la camicia. Sir Power non aveva ancora detto una parola e loro evitavano di guardarlo in faccia.
Uscì. Steven, Leroi, seguitelo e fate il vostro dovere. Ordinò Allen. Cosa ne pensi? Chiese ad Oliver.
Quella donna non mi è mai piaciuta. Rispose soltanto.





Alice accolse Eloise senza fiatare. Lei non sapeva cosa fosse successo.
Tutto bene, Eloise? Le chiese.
E’ tutto a posto. Va tutto bene. Rispose sdraiandosi sul letto.
La giovane provava il vestito che avrebbe indossato per cena. Nessuna delle due aveva molta scelta ed Eloise non capiva tutto quel darsi da fare per niente. La sua compagna era pronta già da un po’ quando si decise ad alzarsi e indossare la sua veste. Si sistemò i capelli e uscirono insieme.
Una ventina di ragazze erano in attesa dei loro cavalieri. Giovanissime, bellissime e con tanto entusiasmo per l’inattesa avventura che era loro capitata.
 Uno alla volta arrivarono i loro cavalieri e Oliver si presentò con una rosa gialla. Le fece un inchino e, insieme si incamminarono nel salone messo a loro disposizione.
Come sta Allen? Volle sapere.
Allen ti manda i suoi saluti e ci augura buon divertimento. Non devi darti pensiero, abbiamo passato di peggio. Le rispose sincero.
Nel salone c’era un allegro chiacchiericcio. Alcuni servitori portavano in tavola cibi e bevande e su una pedana c’erano alcuni strumenti musicali pronti all’uso. Quella sera avrebbero ballato le loro ballate popolari e si sarebbero divertiti lontani da occhi reali.
La musica iniziò e alcune coppie presero posto in pista. Era una musica allegra e ben presto la pista fu invasa da ballerine e ballerini allegri e festanti.
Sui tavoli il cibo veniva continuamente servito con vino e birra. Eloise non si era mossa ed Oliver la osservava dubbioso. Non vuoi ballare? Le chiese offrendole il braccio. Vorrei uscire da qui, non sono dell’umore giusto per tutto questo. Gli rispose alzandosi.
Uscirono nella sera rischiarata da lucciole e stelle. Il frinire delle cicale nascoste fra le foglie degli alberi era più piacevole della baldoria che aveva lasciato. Oliver era preoccupato.
Eloise, domani sera ci sarà il gran ballo al cospetto dei reali e dei nobili. Dovrai sorridere e mostrarti felice. Avrai molti occhi puntati su di te, e sai cosa intendo. Le raccomandò l’uomo.
Vorrei che fosse già tutto passato. Vorrei essere a casa mia e non in questo nido di vipere. Tu mi credi, vero se ti dico che ho preparato a dovere il cavallo di miss Mariclaire! Disse tutto d’un fiato.
Certo che ti credo. Non devi dubitarlo. Le rispose sincero.
Passeggiavano nei giardini e il profumo delle rose ricordò ad Eloise il fantasma rosa, possibile che il suo spirito arrivasse fino a lì?
Dal giardino si sentiva arrivare musica e chiacchiere soffuse, anche la nobiltà aveva la sua serata. Si sedettero e rimasero in silenzio. Non dovevi invitare me, te lo avevo detto che non sono fatta per questo posto. Disse sottovoce.
Oliver le prese la mano e le baciò il palmo. Tu sei una ragazza splendida e domani sarò l’uomo più invidiato della festa. Sono onorato che tu abbia accettato il mio invito. Le rispose.
Eloise sospirò. Avrebbe fatto di tutto per comportarsi bene. Per te, e solo per te domani sera sarò la dama perfetta. Gli disse ritirando la mano dalle sue. Ora portami da Allen, voglio assicurarmi che stia bene.
Cocciuta come sempre. L’uomo sospirò e si avviarono verso gli alloggi delle guardie.
Steven e Leroi erano di turno. Allen era fuori e sembrava tenere tutto sotto controllo. Sorrise quando li vide arrivare. Che ci fate qui? Chiese ridendo. Conosci la risposta. Gli disse Oliver. Non è facile da gestire, vero amico mio? Gli disse battendogli una mano sulla spalla.
Rimasero insieme per parecchio tempo. Ognuno raccontava qualcosa della propria vita ed Eloise era felice di stare coi suoi amici. Era quasi l’alba quando rientrò e Alice non era ancora arrivata. Si spogliò e si mise a letto, finalmente domani sarebbe stato l’ultimo giorno a corte, pensò prima di addormentarsi.
Il sole era alto quando si svegliò. Alice era distesa sul letto ancora vestita, non l’aveva sentita rientrare. Cercò di non fare rumore e scese a colazione. Era tutta sola nella mensa, le altre ragazze dormivano ancora e si stavano preparando per il gran ballo.
Si servì di un po’ di cibo e si sedette vicino alla finestra. Osservava quel posto che era davvero bellissimo. La natura veniva accudita e curata da mani esperte ed amorevoli. Le fontane, sparse in ogni angolo sembravano cantare insieme agli uccelli. Molte persone erano già al lavoro: sguattere, cameriere, giardinieri, stallieri e chissà chi altri. Ripensò a casa sua, al suo piccolo angolo di bosco e di fiume. Era felice di tornarci. Alcune ragazze entrarono raccontandosi l’avventura della sera precedente, di come per qualcuna di loro fosse stata la prima volta sia per la festa che per quello che era seguito. Non era difficile immaginare a cosa si riferissero. Per un attimo le comparve nella mente il dubbio che anche Oliver l’avesse invitata sperando di avere qualcosa in cambio. Si adombrò al pensiero. Se così aveva pensato ci sarebbe rimasto male, lei non aveva nessuna intenzione di andare oltre l’amicizia.
Entrarono altre ragazze e l’atmosfera si fece più allegra. Eloise rimase in disparte ad osservare ed ascoltare i pettegolezzi e i segreti che si scambiavano.
Dopotutto era il compleanno del re e loro avevano il privilegio di essere presenti alla grande festa. Sospirò e uscì a respirare aria fresca, presto avrebbe dovuto passare sotto le mani esperte della cameriera che avrebbe preparato Alice e lei.
Sbuffando lasciò la mensa.



foto dal web - proprietà e diritti riservati di Milena Ziletti

mercoledì 3 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. QUARANTOTTO E QUARANTANOVE







I giorni passavano e lei era sempre più indecisa. Rose aveva invitato miss Maffy per parlare della vita a corte, tutto per invogliare sua figlia ad andare.
Oliver, di parola arrivò per sapere cosa avesse deciso. Si fermarono sotto il portico e la guardò con occhi interrogativi.
Eloise sospirò. Va bene, avete vinto. Dimmi solo quando si parte e quando si torna. Gli disse.
Oliver era felice, avrebbe voluto abbracciarla ma si trattenne. Presero gli accordi e, a malincuore tornò al castello.
Rose aveva già preparato l’abito da ballo, ben piegato nella sacca da viaggio insieme ad altri due abiti semplici e a quello che sarebbe servito a sua figlia.
Era ancora buio quando insieme agli altri partiva verso il palazzo reale. Avrebbero cavalcato due giorni sostando in una locanda a metà strada.
Sir Power non parlava quasi mai e la scorta era ben vigile, non si faceva sfuggire niente.
Il viaggio era stato piuttosto piacevole. Eloise indossava le sue braghe e camiciola mentre i suoi lunghi capelli erano acconciati nel solito modo. Videro un drappello di soldati venire loro incontro, erano stati avvistati ed ora li accompagnavano a palazzo.
Le alte torri merlate svettavano con le piccole bandiere al vento. Il cielo era terso e azzurro da sembrare un mare dove piccole imbarcazioni di nuvole dondolavano pigre. Il capo del drappello parlò con sir Power mentre raggiungevano l’entrata.
Eloise si guardava intorno cercando di assimilare tutto ciò che vedeva. Allegre risate femminili giungevano alle sue orecchie e giardini di ogni colore e foggia contornavano i sentieri.
Raggiunsero le stalle e lasciarono i cavalli. Eloise avrebbe voluto strigliare Beatrice ma c’erano i mozzi di stalla pronti a farlo.
Oliver la raggiunse. Che te ne pare? Le chiese.  Ci sono tanti bei colori ed è una bella giornata. Gli rispose.
L’accompagnò agli alloggi degli ospiti meno importanti e la lasciò nelle capaci mani della cameriera responsabile. Quando ci rivediamo? Gli chiese un po’ spaesata. Ci troveremo a cena, verrò a prenderti. Le fece un inchino e tornò dagli altri.
La cameriera la condusse nella sua stanza, una piacevole camera che doveva dividere con una compagna. La ragazza era alla finestra e si voltò incuriosita di conoscere la nuova arrivata.
Sorridendo le andò incontro. Io sono Alice, sono felice di conoscerti. Eloise, piacevolmente sorpresa dell’accoglienza si presentò a sua volta.
La cameriera le lasciò e continuò i suoi lavori.
Non ti preoccupare, ha detto a me cosa fare. Sistema i tuoi vestiti e datti una rinfrescata, abbiamo tutto il giorno per goderci i giardini di palazzo. Disse quasi cinguettando Alice.
Pochi minuti e uscirono come se si conoscessero da sempre. Avevano il permesso di passeggiare nei giardini antistanti il palazzo ma non dovevano varcare l’entrata ben sorvegliata da guardie armate.
C’erano aiuole di vari colori, tanti profumi e fontane con personaggi strani. Panchine in ogni punto per fermarsi ad ammirare o solo per ascoltare il canto degli uccelli.
Era quasi la fine di maggio e il giardino delle rose era un incanto sia per gli occhi che per l’olfatto.
Le due ragazze osservavano rapite ogni cosa, era palese che fossero di un rango inferiore ma erano bellissime: Eloise così bella e fiera ed Alice solare come il biondo dei suoi capelli. Erano una coppia di bellissime e ingenue giovinette.
I sentieri erano molto frequentati e i giardinieri erano curvi sulle aiuole, alcune guardie tenevano sotto controllo ogni movimento ma tutto sembrava procedere nella normalità, dopotutto erano a palazzo reale.
Seduti su una panchina appartata, sir Power e miss Mariclaire osservavano quelle ragazze passeggiare e meravigliarsi di ogni cosa. La donna teneva sottobraccio il suo fidanzato e non si faceva sfuggire nemmeno il suo più piccolo battito di ciglia.
Eloise e Alice passarono loro vicine senza vederli, immerse nel loro chiacchiericcio e se ne avvidero solo all’ultimo istante.
Il sorriso di Eloise si spense quando li vide e sir Power fece finta di niente ma a Mariclaire non sfuggì quell’attimo che passò fra i due.
Conosci quelle ragazzine? Gli chiese accarezzandogli la mano. Soltanto quella dai capelli rossi, è stata invitata da una mia guardia. Le rispose sinteticamente. E’ una bella ragazza, non sapevo che la plebe avesse tali bellezze! Gli rispose con fare suadente.
E’ soltanto una mocciosa cocciuta. Le rispose chiudendo il discorso.
Mariclaire era una donna di mondo, sbuffando si alzò dalla panchina di pietra e prese sottobraccio il suo fidanzato. Passeggiarono per un po’ nei giardini in mezzo a tante ragazze giovani e felici di quell’inaspettata esperienza ma lo sguardo della donna cercava la ragazza delle Terre del Green, era troppo bella per passare inosservata, anche per il suo fidanzato.





Sotto un lungo pergolato c’erano tavoli imbanditi con cibo per tutte le ragazze. Alcune cameriere servivano da bere ed era una schietta allegria come poco si vedeva in quel posto.
Eloise ed Alice mangiavano sedute su una panchina all’ombra. Stasera ceneremo con i nostri cavalieri e domani potremo passare del tempo con loro, e la sera… dio non sto nella pelle al pensiero del gran ballo, nel palazzo del re e in presenza dei reali. Disse Alice con gli occhi che le brillavano.
Posarono il piatto vuoto. Io vado alle stalle, voglio controllare la mia cavalla. Disse allontanandosi. Alice la salutò e continuò la sua perlustrazione, facendo amicizia con tutte le ragazze presenti.
Le stalle erano distanti dal palazzo ed Eloise ci arrivò sudata e spettinata. Chiese informazioni e trovò Beatrice ben accudita che mangiava. Si fermò ad accarezzarla ed a parlarle come faceva spesso.
Un breve trambusto la distrasse momentaneamente, prese in mano una spazzola e cominciò a spazzolarla, non le andava di tornare ai giardini.
Avete strigliato per bene il mio cavallo? Sentì chiedere da una voce femminile. Eloise uscì dal box e vide la fidanzata di sir Power in completo da cavallerizza.
Tu, preparami il cavallo, svelta. Ordinò ad Eloise. Un mozzo si presentò alla signora dicendo che era lui il responsabile del cavallo. L’ho chiesto a lei. Datti da fare che il mio fidanzato mi aspetta.
Eloise non si mosse. Miss Mariclaire fece saettare il frustino colpendo l’aria vicino alla ragazza. I mozzi arrivati erano spaventati osservando la scena. Un robusto ragazzo si fece avanti per prendere il cavallo dal box ma il frustino della signora lo colpì alla spalla.
Vedendo la camicia insanguinarsi, Eloise si mosse e prese il cavallo richiesto. Lo sellò e lo consegnò a Mariclaire senza dire una parola.
Quando dò un ordine, esigo che venga eseguito all’istante. Disse sprezzante mentre saliva in groppa al cavallo.
Un sospiro di sollievo seguì la sua uscita. Eloise raggiunse il ragazzo ferito mentre da fuori si udiva un grido di dolore.
Mariclaire era caduta a terra e si teneva il braccio mentre sir Power la raggiungeva di corsa.
E’ colpa sua, quella piccola plebea non ha stretto le cinghie e l’ha fatto apposta. Si lamentava, mentre gli occhi di sir Power mandavano scintille nella direzione di Eloise.
Non la passerai liscia, piccola furfantella, avrai presto mie notizie. E si aggrappò al suo fidanzato mentre grosse lacrime le inondavano il bel viso e i capelli erano spettinati dopo aver perso il cappello.
I ragazzi della stalla avevano visto ogni cosa e sapevano che quello che la signora aveva detto non corrispondeva al vero.
Ti sei messa in un bel guaio, quella donna sa essere molto vendicativa. Le disse il ragazzo che aveva vicino.
Piuttosto frastornata, Eloise tornò ad occuparsi di Beatrice e raggiunse la sua stanza a pomeriggio inoltrato.
Alice si stava provando per l’ennesima volta il suo vestito da ballo, era elettrizzata in quanto avrebbero avuto una cameriera a disposizione per acconciare i capelli e si stava trastullando con la chioma lunga e bionda quando bussarono alla porta.
Eloise, si era ripulita e indossava uno dei semplici abiti che sua madre le aveva preparato.
Due guardie entrarono, guardarono le due ragazze. Miss Eloise ci deve seguire.
Alice era allibita mentre la sua compagna veniva accompagnata fuori.
Attraversarono vari corridoi prima di giungere a destinazione. Una guardia aprì la porta e fece entrare i nuovi venuti.
Una grande e bellissima stanza illuminata da finestre dai vetri colorati con tanti fiori e piante sparse in ogni angolo. La ragazza osservava tutto e poi capì. Davanti a lei, seduti sui loro troni c’erano il re e la regina. A fianco di quest’ultima miss Mariclaire con il braccio al collo tenuto immobile da una sciarpa di seta, l’altro braccio infilato in quello del suo fidanzato. Sul lato opposto le guardie del corpo di sir Power.
Eloise era intimidita e fu condotta di fronte ai reali. Tutto era silenzio mentre il re e la regina scrutavano quella giovane come se fosse una incallita delinquente. La regina scosse la testa e fece un cenno al re.
Sai perché sei stata condotta al mio cospetto? Le chiese il re.
Lei nemmeno rispose, scosse solo la testa. Il re si indispettì dal suo silenzio.
La dama della regina ti accusa di aver attentato alla sua vita e le hai quasi spezzato il braccio. Corrisponde al vero? Le chiese il re.
Sir Power tremava dalla paura che la ragazza potesse essere irrispettosa verso il sovrano, e non sapendo a cosa poteva andare incontro.
E di grazia, sire, perché lo avrei fatto? La domanda rimbombò come un tuono nella sala silenziosa.

foto dal web - Diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 2 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. QUARANTASEI E QUARANTASETTE





Marzo portò la primavera e il ballo di fine corso.
Tutto era pronto, il salone addobbato, i ragazzi, emozionati stavano finendo di vestirsi e le ragazze di acconciarsi i capelli.
Erano dieci raggi di sole quelle ragazze e anche i cinque ragazzi non erano male. Si era proceduto al sorteggio delle coppie e, purtroppo ad Eloise sarebbe toccato ballare con miss Maffy.
Nel suo bel vestito si sentiva una principessa, aveva messo la coroncina fra i capelli e il ciondolo di girasole. Sbirciò tra il pubblico e vide tutti i tavoli occupati, anche sir Power e la sua scorta erano seduti con boccali di birra davanti.
La musica iniziò e i ragazzi iniziarono a prendere posto. Di lì a poco avrebbero dato il loro spettacolo, ma già così erano una meraviglia per gli occhi.
Eloise lasciò la mano di miss Maffy e si avvicinò al tavolo del cavaliere. Si mise di fronte ad Oliver, gli fece un elegante inchino e gli porse la mano. Vuole concedermi l’onore di questo ballo? Gli chiese. L’uomo, piuttosto sorpreso le restituì l’inchino, prese la sua mano e raggiunsero gli altri.
La musica diede il via. Iniziarono con il ballo di corte e le loro movenze eleganti e flessuose mettevano in evidenza l’impegno che avevano profuso durante tutte le lezioni. I cavalieri e le loro dame si sorridevano mentre tutto il pubblico era in silenzio. Tom e Rose avevano le lacrime agli occhi, mai avrebbero immaginato che la loro figlia potesse dimostrare tanta femminilità.
La danza terminò e le dame si inchinarono ai loro cavalieri che a loro volta baciarono la mano guantata. Sei semplicemente stupenda. Bisbigliò Oliver prima di raggiungere il suo posto.
I ragazzi rientrarono per cambiarsi. Ora sì che si sarebbero divertiti con i loro balli popolari.
Tornarono in pista ed ognuno di loro si avvicinò al tavolo dei genitori, Eloise prese la mano di Tom e tornò a ballare, figli e genitori si perdevano in quell’allegria che solo l’amore può dare. Rose aveva gli occhi lucidi, sua figlia e suo marito ballavano e, mentre passavano vicino ai tavoli Tom lasciò la mano di sua figlia e prese quella di sua moglie, e tutti gli altri fecero lo stesso.
Eloise si sedette e bevve un sorso di birra. Era felice per quella serata. Si stava rilassando dalla tensione delle prove e del saggio quando sir Power la raggiunse al tavolo.
I miei complimenti, miss Eloise, le posso garantire che non avrebbe sfigurato in un vero ballo alla corte reale. Le disse mentre alzava il boccale di birra e brindava.
Eloise si sentiva impacciata. Non ho avuto occasione di ringraziarla per il regalo che mi ha fatto. Beatrice lo ha molto gradito, e anch’io. Ma non doveva. Gli disse mentre la musica aumentava di intensità.
Il cavaliere sembrava volerla magiare con gli occhi. Dio com’era bella. Mentre ballava con quell’abito così femminile aveva sentito salirgli dentro una voglia irresistibile di strapparla dalle braccia di Oliver e portarla via. Lo aveva riconosciuto da tempo che quella mocciosa gli piaceva, ma non lo avrebbe mai ammesso con nessuno.
Oliver li osservava e si avvedeva dell’espressione del suo capo e, temendo un gesto inconsulto da parte dell’uomo si avvicinò e prese Eloise per un braccio trascinandola in una danza che di femminile aveva davvero poco.
Tutti ballarono per tutta la notte. Bevvero litri di birra e solo quando il sole era già spuntato lasciarono il salone.
Tom e Rose si tenevano per mano mentre Eloise camminava davanti a loro a passo di danza. Era felice e si voltò verso di loro camminando all’indietro. Fece un inchino sono la vostra principessa. Disse loro prima di ruzzolare a terra.
Le loro risate fecero spaventare i primi uccelli, raggiunsero casa e caddero sfiniti nel letto.
Ci vollero un paio di giorni per smaltire le sbornie.
La primavera aveva portato giornate tiepide e soleggiate, i lavori nei campi e al castello avevano ripreso a pieno ritmo.
Maggio iniziò con un gran temporale. Era inconsueto per quella stagione e i vecchi non presagivano niente di buono per l’estate che doveva arrivare.
Era domenica e Rose aveva appena terminato di preparare il pranzo. Si stavano sedendo a tavola quando sentirono un cavallo arrivare al galoppo. Si guardarono sorpresi e Tom andò alla porta.
Oliver entrò in casa e salutò le signore. Rose aggiunse un piatto e lo invitò a pranzo. Eloise era felice di vederlo, come sempre, dal ballo non si erano più visti.
L’uomo aveva gli occhi che brillavano e guardava spesso Eloise che, imbarazzata posò il cucchiaio e incrociò le braccia. Si può sapere che ti prende? Sputa il rospo! Gli disse con gli occhi che ridevano.
Oliver prese un sospiro. Sono venuto per invitarti a palazzo reale. Disse godendosi l’espressione stupefatta sul volto della ragazza e dei genitori.
Sì, certamente, il re in persona mi ha mandato l’invito! Gli rispose scherzando.
A fine maggio ci sarà una grande festa per il suo compleanno e sir Power e tutta la scorta siamo stati invitati, ed ognuno può portare chi vuole, ed io voglio te!  Sarà un’esperienza indimenticabile e parteciperemo al ballo, e tu sarai la più bella. Le disse speranzoso.
Tu sei pazzo se credi che io venga a corte. Gli rispose semplicemente.





A fine pranzo Oliver chiese il permesso di portare Eloise a fare una cavalcata. La ragazza non capiva il senso della richiesta fatta a suo padre, ma alzò le spalle e in pochi minuti era in sella a Beatrice.
L’aria era tiepida e una leggera brezza le scompigliava i lunghi capelli. Erano ancora in silenzio mentre oltrepassavano il boschetto. L’insenatura del fiume, che ancora aveva acque un po’ agitate era come l’aveva lasciata l’ultima volta che ci era stata. Inutile mentire a se stessa, anche il ricordo del bacio le tornava alla mente ogni volta che era lì.
Verrai a corte con me? Ci saremo tutti e non dovrai temere niente e nessuno. Le chiese titubante.
Non sono fatta per la corte reale, io sono la figlia del fabbro e preferisco ferrare i cavalli piuttosto che stare in quella società. Gli rispose sincera.
Ma non la conosci. Potrebbe piacerti e, soprattutto a me farebbe molto piacere. I miei compagni mi hanno assicurato che avrò tempo da dedicarti e sono molto felici di poterti fare da scorta. Insistette l’uomo.
Eloise sospirò. Quello non è il mio ambiente, non voglio poter creare problemi. Non era per niente convinta.
Parla con i tuoi, chiedi loro consiglio. Partiremmo fra due settimane e ci fermeremo solo pochi giorni, saremo di ritorno prima che te ne accorga ma avrai un’avventura da ricordare per tutta la vita. Le disse ancora.
L’acqua del fiume sembrava cantare per lei. Rimasero in silenzio per un po’ prima di rientrare.
L’accompagnò fino alla stalla aspettando un cenno. Non verrò, Oliver, non fa per me. Ribadì di nuovo.
Io spero che tu possa cambiare idea. Tornerò fra una settimana e spero proprio che tu possa accettare il mio invito. Si salutarono e Oliver ritornò galoppando al castello.
Sua madre l’aspettava. Ci andrai?  Le chiese, ben sapendo già cosa le avrebbe risposto. No, madre, sono la figlia del fabbro non una dama di corte, conosco i miei limiti. Le rispose con un bacio.
Rose le prese il viso e lo tenne vicinissimo al suo. I suoi grandi occhi sinceri contornati da rughe profonde la scrutavano come non aveva mai fatto. Conosceva bene sua figlia ma non era mai riuscita a raggiungere il centro del suo cuore. Lo faresti per me? Se te lo chiedessi io? Le sussurrò tenendo il viso della figlia fra le ruvide mani.
Perché vorresti che io andassi, madre? Dammi un motivo. Le rispose.
Io sono la figlia illegittima di un aristocratico. Mio padre sapeva di me ma non mi ha mai voluta conoscere. Mia madre era una serva alla corte reale, una donna bellissima che si innamorò dell’uomo sbagliato. Fu scacciata quando il suo pancione crebbe e morì di crepacuore per essersi fatta illudere come una sciocca. Mi raccontava sempre della vita in quel posto, ero molto piccola e credo che mi abbia detto tante favole più che la realtà. Avrebbe voluto che io prendessi il posto che meritavo, ma a me non è mai interessato. Vorrei che tu ci andassi per me, sono sicura che tua nonna ne sarebbe contenta. Le raccontò con molta fatica.
Quanto c’è di vero in questa storia?  Le chiese restituendole una carezza.
Il desiderio di una madre di vedere felice la propria figlia. Le rispose semplicemente.
Io sono felice qui, non mi serve altro. Ribadì convinta.
Lo sarai ancora di più dopo che sarai stata a corte. E’ un’esperienza da vivere e non capita a molte ragazze e poi Oliver ne sarebbe dispiaciuto. Insistette.
Ci penserò, madre. Le disse raggiungendo la sua camera.
Era davvero combattuta, non voleva deludere Oliver e non credeva a tutto quello che sua madre le aveva raccontato, capiva soltanto che le persone a cui lei teneva di più desideravano che ci andasse.
Prese in mano la pagina del diario di Sara. Osservava quel disegno ogni giorno, stava sbiadendo e lei lo aveva impresso nella mente. Cosa devo fare, Sara? Bisbigliò più a se stessa.
Il profumo di rosa si intensificò. Vorrei tanto che tu mi parlassi. Disse sempre a voce bassa. Un lieve sussurro le giunse all’orecchio, ma anche stavolta non riuscì a capirla. Si distese sul letto e si addormentò.
Sognò la corte reale, il re e la regina, il ballo e poi… Si svegliò di soprassalto, col sudore che le colava in mezzo ai seni. Ansimava e ricordò l’incubo che l’aveva colta, per la prima volta nella sua vita scoprì come si stava con la paura di qualcosa di sconosciuto. L’incubo l’aveva travolta all’improvviso: cavalli in corsa, armi e sangue, tanto sangue e lei che combatteva per salvare il mondo.
Cercò di calmare il respiro. Si asciugò la fronte e si portò la mano al petto ordinando al suo cuore di calmarsi.
Avrebbe tanto voluto sapere cosa significava quel sogno, anzi quell’incubo mentre sentiva nelle orecchie il sibilo di Sara sìììììì, sìììììì.
Rimase immobile per alcuni minuti mentre cercava di dare un senso a tutto.



foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 1 ottobre 2018

ELOISE


ELOISE

P. QUARANTAQUATTRO E QUARANTACINQUE





Il freddo e la neve anticiparono il grande inverno. Eloise era tornata taciturna come prima di incontrare Oliver. Sua madre e suo padre si interrogavano spesso su questo suo cambiamento d’umore ma non sapevano cosa rispondersi.
Il corso di ballo andava alla grande. Molti genitori assistevano alle lezioni e a fine serata si ritrovavano tutti insieme a mangiare quello che avevano portato. Miss Maffy aveva avuto proprio una bella idea. In quel piccolo villaggio non c’era molto per divertirsi e le case rimanevano chiuse al calare della sera, la comunità aspettava con gioia le serate danzanti dei figli.
Passò novembre senza che niente succedesse.
Il mese santo, dicembre, portò alcune novità. La comunità, stanca di rimanere chiusa in casa, per iniziativa del gruppo del cucito cominciò a programmare festicciole nella grande sala della taverna.
Ognuno portava ciocchi di legna, cibo, dolci, e la musica non mancava mai. Era davvero piacevole ritrovarsi insieme in allegria e spesso, i ragazzi della scuola di ballo davano spettacolo mostrando quello che avevano imparato.
Avvolti da tanta allegria festeggiarono tutti insieme il nuovo anno.
Si avvicinava il compleanno di Eloise, quattordici anni di una bellezza mozzafiato: era diventata proprio bellissima: il viso rosato spiccava in quel groviglio di riccioli ramati che le arrivavano fino in fondo alla schiena. Occhi verdi che richiamavano il colore della natura in primavera, un corpo flessuoso, rotondo nei punti giusti e un seno che aveva maturato come pesche. Si era fatta ancora più taciturna, pur essendo cortese e sorridente con tutti, intorno le aleggiava qualcosa di diverso e il profumo di rosa lo percepivano tutti. Molti ragazzi avevano perso la testa per lei ma, stranamente nessuno si era fatto avanti, come se capissero che Eloise avesse qualcosa di diverso e di più rispetto alle altre ragazze.
Fu festeggiato l’inizio del nuovo anno mentre tutto procedeva nella normalità.
Rose osservava sua figlia che si asciugava i lunghi capelli davanti al camino, le si avvicinò, le sorrise. Hai qualche desiderio per il tuo compleanno? Quattordici anni sono un traguardo importante, e tuo padre ed io vorremmo renderlo speciale.
Eloise alzò gli occhi sul volto sereno di sua madre. Molte rughe le incorniciavano gli occhi, i capelli erano più grigi che bruni, ma per lei rimaneva la donna più bella del mondo. Si rese conto, ancora una volta di quanto amasse i suoi genitori, e di quanto fosse stata fortunata. Vorrei fermare il tempo, madre. Sento che qualcosa sta cambiando, che io sto cambiando. Vorrei rendervi felici, accontentarvi e trovare un fidanzato, ma non ci riesco, il mio cuore non ci riesce. Ancora non ha provato nessuna emozione di quelle che ti mettono le ali. E se non lo trovassi? Chiese a sua madre.
Tom, le stava ascoltando. Era un momento da donne e lui si sentiva un intruso. Uscì silenziosamente e raggiunse la fucina, rimanendo seduto ad ascoltare la pioggia cadere.
Non si accorse dell’arrivo di Oliver. Buon pomeriggio, Tom. Salutò.
Tom alzò sorpreso il capo e gli sorrise riconoscendolo. Non l’avevo sentita arrivare, sir Oliver, vuole vedere Eloise? Gli chiese gentilmente.
Sono venuto per parlare con lei, andrò dopo a salutare Eloise e la sua signora. Era imbarazzato e Tom aspettava di sapere cosa volesse, anche se un certo sospetto già lo aveva.
So che Eloise presto compirà quattordici anni, vorrei il suo permesso di farle la corte. Le garantisco che sono un gentiluomo e che provo per lei sentimenti veri e profondi, la mia speranza è di riuscire a conquistarla e farla innamorare. Gli disse tutto d’un fiato.
Tom trasse un grande sospiro. Niente renderebbe più felici mia moglie e me. Abbiamo visto crescere la vostra amicizia e anche il suo interesse per nostra figlia, ma ho paura che non sia ricambiato come lei vorrebbe. Conosco molto bene Eloise e non c’è niente che le si possa imporre, farà sempre e solo di testa sua. Se non vuole perderla, se davvero ci tiene a starle vicino e sperare che i suoi sentimenti possano un giorno mutare non le faccia nessuna dichiarazione o le chiuderà anche le porte dell’amicizia. Mi spaventa pensare che quando troverà l’uomo della sua vita sarà lei stessa a farsi avanti, che non rispetterà nessuna convenzione e che potrà anche farsi molto male. E’ una ragazza pura di animo e di cuore ma dal carattere d’acciaio. Tom non aveva cuore di guardare l’altro in faccia.
E’ quello che temevo, ma dovevo farmi avanti e dichiararmi, almeno a lei. Cercherò di essere paziente, io ne sono davvero innamorato ma non potrò aspettare all’infinito. La ringrazio della sua sincerità. Gli rispose mestamente.
Entrarono in casa ed Eloise gli sorrise felice. Che bella sorpresa, rimani a cena da noi? Le chiese speranzosa.
Ero solo di passaggio, devo tornare al mio dovere e siccome non sono sicuro di esserci per il tuo compleanno ti ho portato il mio regalo. Le fece un inchino e le porse un pacchetto avvolto in carta leggere che teneva sotto la giacca.
Aprilo, voglio solo sapere se ti piace. Le disse con gli occhi che gli brillavano.
Tom e Rose guardavano Eloise togliere il fiocco colorato e aprire il pacchetto senza rompere la carta colorata. Un astuccio blu che aprì con mani tremanti. I suoi occhi si allargarono dalla sorpresa mentre gli si inumidivano dall’emozione: una sottile corona d’oro e fiori faceva bella mostra di sé.
E’ per il saggio di fine corso, avrai qualcosa di veramente principesco da indossare e sarai la più bella di tutte. Le disse con un nodo in gola, emozionato davanti allo stupore della ragazza.
Lacrime di felicità e di sorpresa le scorrevano sulle guance.
Grazie, Oliver. E’ il regalo più bello che abbia mai ricevuto. Lo abbracciò mentre lui tratteneva a stento la voglia di baciarla sulla bocca.





Fu una inaspettata e bellissima festa a sorpresa che festeggiò il compleanno di Eloise. Le amiche di Rose avevano preparato una gigantesca torta che nella pausa della serata danzante portarono in sala.
Lacrime di gioia e di commozione brillarono negli occhi della ragazza. Tagliò la torta mentre piovevano auguri da parte di tutti e la musica suonava una canzone allegra. La birra scorreva a fiumi, come sempre e fu una serata stupenda.
La neve fioccava leggera mentre Eloise e i suoi genitori tornavano a casa. Sulla porta una bellissima sella di cuoio intarsiato e un biglietto per la ragazza che ha un posto speciale nel mio cuore. Non serviva la firma.
Tom e Rose osservavano l’espressione corrucciata di sua figlia. C’è qualcosa che non va, piccola? Le chiese suo padre.
La giovane scosse la testa. No, padre, soltanto non capisco. E’ un regalo bellissimo e Beatrice ne sarà più contenta di me.
Scossero la neve dal mantello e dalle scarpe ed entrarono in casa. Un’altra sorpresa attendeva la ragazza. Davanti al camino, disteso su una vecchia coperta un bellissimo cucciolo ronfava tranquillo.
Gli occhi di Eloise si accesero come fiamme di milioni di candele, era il suo desiderio più grande quello di possedere un cane e ancora non riusciva a crederci.
E’ un cucciolo di cocker dal pelo ramato come i tuoi capelli. E’ tutto tuo, per tutta la vita. Le disse Rose.
Erano tutti felici, la festa, i regali e le emozioni rendevano quella famiglia circondata di un amore immenso.
All’improvviso dal muro si staccò un fiore secco che faceva parte di un mazzo appeso da Rose. Sembrò svolazzare leggero e si pose ai piedi di Eloise. In quel preciso momento il profumo di rosa riempì tutta la stanza, talmente forte che il cuccioli si svegliò starnutendo.
Eloise lo raccolse. Grazie Sara. Bisbigliò sotto gli occhi esterrefatti dei suoi genitori. Poggiò a terra la sella, prese in braccio il cucciolo e la coperta e col fiore fra i capelli andò nella sua camera.
Sistemò il cucciolo, il fiore sul suo comodino e nemmeno si svestì, si sdraiò sul letto, chiuse gli occhi e volò nei suoi sogni.
Il freddo era intenso, febbraio non si smentiva mai. Bufere di neve e vento non si placavano da giorni.
Eloise e Rose erano costrette in casa, anche il corso di danza era stato sospeso per alcune settimane. Il camino non veniva spento nemmeno di notte.
King, il cucciolo amava stare in braccio ad Eloise ma non disdegnava nessuno. Avido di coccole stava crescendo viziato.
Non c’era molto da fare in quei giorni. Eloise leggeva per sua madre che, stranamente sembrava più stanca del solito. Tom si era accorto che sua moglie non era la solita ma non sapeva come affrontare la questione, era lei che risolveva ogni cosa e lui sapeva che senza la sua donna non avrebbe saputo vivere.
Finalmente marzo portò un po’ di tregua e la bufera si attenuò.
Nella cameretta di Eloise faceva bella mostra l’abito per il ballo di fine corso. Ogni tanto la ragazza lo ammirava, a volte lo indossava: non si capacitava di essere in grado di portare un abito così fine ed elaborato.
Ti piace il tuo abito, piccola? Le chiese sua madre mentre lo stava provando per l’ennesima volta.
E’ bellissimo e ti ringrazio. E’ un peccato che tanto lavoro serva solo per una serata. Le rispose.
Anche se fosse stato per soli pochi minuti sarebbe lo stesso. E’ il tuo abito da ballo e, poi non si sa mai che tu sia invitata davvero a corte! Le rispose sarcasticamente sua madre.
Oh madre! Non succederà mai, e poi io non accetterei di andare a corte, non fa per me, preferisco una cavalcata con Beatrice. Le rispose convinta.
A proposito di Beatrice, Eloise guardò fuori dalla finestra e vide un pallido sole. Si svestì di fretta e si mise indumenti pesanti. Vado a fare una cavalcata, questa sì che fa per me, ci vediamo più tardi. E lasciò sua madre a mettere in ordine il suo bel vestito.
Faceva freddo ma era da troppo tempo che non montava Beatrice. Aveva messo la sella nuova ed era morbida e su misura per lei. Avrebbe dovuto ringraziare sir Power per il bel regalo, ma le risultava difficile affrontarlo. Da quando si era espresso in quel modo lei era confusa, e questo la rendeva nervosa.
Sulle strade c’era ancora parecchia neve che si stava sciogliendo, scura e sporca in attesa di sparire del tutto. Gli zoccoli di Beatrice affondavano in quel pantano ma era felice, come la sua padrona di essere fuori e galoppare libera.
Non sarebbe andata al castello, non ancora. Non voleva incontrare il cavaliere perché non avrebbe saputo cosa dirgli. Aveva bisogno di tempo ma sapeva che lo avrebbe di nuovo affrontato, non fosse altro che per buona creanza verso il padrone delle Terre del Green.

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