mercoledì 19 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. SEDICI







Maggio stava terminando e il caldo iniziava a far fiorire le rose del parco. Aghata, figura solitaria continuava il suo lavoro di sguattera. Le sue compagne avevano avventure e interessi in comune mentre lei non aveva nessuno, perfino Sara era sparita da un po’.
Era una bella giornata e lady Lucy, rimasta da sola a palazzo portava avanti i suoi piani.
Salì nell’ala del palazzo che non aveva mai frequentato, l’accompagnava una serva che la lasciò davanti alla porta delle stanze di sir Cortan. Non bussò, spinse i battenti ed entrò. Ester era intenta a rammendare qualcosa e rimase sbigottita dall’intrusione della signora, cosa che non era mai avvenuta. La serva non si mosse dal suo posto, osservava lady Lucy ispezionare tutta la stanza, le armi ben pulite e appese al muro, le due corazze lucide e pronte all’uso, il letto completamente sfatto prendere l’aria pulita che entrava dalla finestra, un tavolo con boccali e caraffe, un piccolo mobile con sopra un catino e un telo pulito, tutto osservava e senza dire una parola. Passò nel piccolo guardaroba dove erano appesi i pochi abiti del capitano e dove una piccola vasca era pronta per il bagno.
Ester faticava perfino a respirare ed era rimasta con ago e filo sospeso, come se fosse diventata una statua di marmo. Alla fine ritrovò la voce. Mia signora, cosa posso fare per lei? l’altra la guardava come si si guarda una mucca da macellare. Per ora non mi serve niente, solo ricorda che sono io la tua padrona e non lui. Se ne andò lasciando sconcertata la vecchia cameriera.
Quel giorno, la signora del palazzo invitò nella sue stanze, a pranzo il capitano delle sue guardie. Tu mi sei leale, vero sir Forsal? Gli disse mentre si abbassava gli spallini dell’abito scollato. Non ha bisogno di chiederlo, sono al suo comando e farò quello che comanda. La donna sorrise. Vieni nel mio letto, è da tanto che desidero essere fra le tue braccia. Si spogliarono entrambi e il letto li accolse nudi e già avvinghiati. Si persero nel sesso e nel piacere, ma la donna non perse mai di vista quello che era e che voleva. Lo lusingava, lo adulava, e lasciò che le facesse quello che desiderava, dopotutto non era male sentire il suo corpo rispondere a tanto ardore. Furono necessari vari amplessi per placare le voglie di entrambi. Il capitano sognava da tempo di fare sua la lady del palazzo, ma mai aveva dato motivo di capirlo, era solo un sogno di quelli che non si realizzano mai, invece era successo e sperava di ripeterlo.
Erano nudi e riposavano. La donna allungò la mano e cominciò ad accarezzarlo in mezzo alle gambe, l’uomo ricominciava ad avere un’altra erezione ma la donna si fermò. Devi fare una cosa per me. E intanto gli strusciava il seno sul torace. Tutto quello che vuole, mia signora. Lei abbassò la bocca all’orecchio e gli fece la sua richiesta. Troverai il modo? L’uomo, pronto per un altro amplesso le disse che avrebbe provveduto. La donna lo lasciò fare, aveva scordato quanto fosse piacevole lasciarsi andare, e mentre pensava questo vide con la mente un altro uomo disteso accanto a lei.
Si fece preparare la tinozza per un bagno, a cena sarebbe toccato al vice capitano delle guardie, e con lui serviva un approccio diverso.
Il pomeriggio lo trascorse supervisionando i giardinieri e dando ordini a tutti, raggiunse la grande cucina e si fermò sulla porta ad osservare, quell’odore nauseabondo non le si addiceva ma entrò ugualmente e passò in rassegna ogni singola ragazza che vi lavorava. Lasciò per ultima la sguattera che non aveva smesso di fare il suo lavoro e non aveva alzato gli occhi. E così ti ritrovi qui, spero che ti piaccia! Le disse con malcelato piacere. La cuoca era attenta e pronta a obbedire a qualsiasi desiderio. Lady Lucy osservava la ragazza che non dava segno di vederla. La sua rabbia cresceva, come poteva una ragazza così insignificante, seppur graziosa interessare a sir Cortan? Inutile che l’uomo facesse l’indifferente, lei lo aveva capito subito, quello che non sapeva era se la ragazza ricambiava e se si fossero, in segreto già incontrati. Goditi l’ultimo giorno di felicità. Le bisbigliò la donna e ritornò alle sue stanze.
Lady Lucy si era preparata per l’incontro con sir Mortenn. Indossava un abito castigato, non erano necessari approcci personali con lui, sapeva bene cosa voleva quell’uomo e lei glielo avrebbe promesso, tanto non le costava niente illuderlo.
La cameriera fece entrare il vice capitano delle guardie e la donna lo fece accomodare direttamente a tavola. Si scambiarono freddi saluti, l’uomo non si era mai fidato molto di lei e non avrebbe cominciato ora.
La cameriera servì varie portate e vari boccali di vino, alla fine sparecchiò lasciandoli soli.
Sei un ottimo comandante, sir Mortenn, mio marito lo dice spesso. E’ un peccato che tu non abbia maggior potere, sono certa che saresti un ottimo capitano delle guardie. L’uomo alzò un sopracciglio e guardò dritto in faccia la sua signora. Vorrei che andasse direttamente al sodo, milady, non sono uomo da inutili preamboli. La donna gli sorrise, sapeva bene com’era quell’uomo: rude, volgare, aggressivo e spesso anche vigliacco, lo nascondeva molto bene ma non era sfuggito a lei. Ho da farti una proposta, se sei disposto ad ascoltarmi. Aspettò che l’uomo avesse tutta l’attenzione necessaria, poi gli disse: vuoi diventare il capitano delle guardie? Io te lo posso garantire.


illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 18 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. QUINDICI






Durante l’assenza della signora anche le cene erano informali. Le serve portavano vassoi carichi di cibo nel grande salone e venivano prese e palpeggiate, nei migliori dei casi. In quelle occasioni sir Cortan non si presentava mai, se non era espressamente richiesta dal lord la sua presenza, preferiva consumare il pasto nella sua stanza, come quella sera. Ester lo serviva in silenzio, come faceva di solito e si era seduta sul gradino del camino in attesa di rassettare e tornare nella sua stanza.
La donna osservava il suo padrone e sapeva che aveva varie preoccupazioni e pensieri che gli giravano nella mente. Il suo compito non era semplice, sottoposti e guardie dipendevano dai suoi ordini e il territorio da controllare era piuttosto vasto.
Sarò assente per alcuni giorni e tu sarai più libera. Lord Aram mi ha ordinato di andare a controllare i confini a nord dei suoi possedimenti. Il comando passa nelle mani del mio vice, sir Mortenn. Vorrei che tu tenessi occhi e orecchie aperte per me, sento che c’è più malcontento del solito e non dovrei andarmene proprio ora, ma gli ordini sono ordini. Domani torna lady Lucy e credo che stia tramando qualcosa. Tu stai in guardia lo sai che non perde occasione per cercare di ferirmi.
Ester non si mosse. La fanciulla è tornata in cucina, al suo vecchio lavoro. Non so cosa abbia contro questa giovane, non ho afferrato il suo comportamento ma non mi piace, la signora non fa mai niente che non abbia uno scopo, soprattutto che non sia a suo vantaggio. Si era espressa in libertà, sapeva di poterlo fare, il suo padrone sapeva che lei gli era leale. Lo sai bene cosa vuole, portarmi nel suo letto e distruggere così la mia reputazione, il rancore che nutre per suo marito si è trasformato in odio ed io sono il mezzo che ha per umiliarlo. Io non sono disposto ad assecondarla e lei sta cercando il modo per farmi cedere. Credo si sia messa in testa che fra la fanciulla e me ci sia qualcosa, ma non è così. Ester lo osservò. Anche se è come il mio signore dice, quello che io so è che userà ogni mezzo e se conosco il mio padrone so pure che non rimarrà a guardare mentre la signora userà tutto il suo perfido potere sulla ragazza.
Sir Cortan lo sapeva bene, e non lo avrebbe mai confessato a nessuno, ma quella fanciulla gli era entrata nel cuore, senza motivo, senza cercarlo. Avvertiva la sua vicinanza senza vederla e manteneva il sangue freddo con difficoltà. Nessuno lo avrebbe mai saputo, tranne Ester che lo aveva capito ma non glielo avrebbe mai confidato, anche per il suo stesso bene.
Il giorno era spuntato e sir Cortan con un nutrito drappello di soldati era già partito.
La carrozza di lady Lucy arrivò a palazzo a metà giornata e trovò suo marito che l’attendeva nel vasto ingresso. Vieni nel mio alloggio, ti devo parlare. Non le diede nemmeno il tempo di togliersi gli abiti da viaggio. La donna si sedette e aspettò che lord Aram si decidesse a parlare. Questa mattina ho ricevuto un dispaccio, devo recarmi al castello di lord Sirus. C’è una riunione di tutti i lord del paese e non mi è dato di sapere quanto starò assente. Purtroppo sir Cortan era già partito quando ho ricevuto la missiva e sarà assente per vari giorni. Rimani tu a presidiare il palazzo, con il vice capitano delle guardie e il capitano della tua scorta personale. So che sono affidabili e ti sono molto devoti, ma non parto tranquillo. Non ci sono affari in sospeso di particolare importanza e ho rimandato tutto quello che era in programma, non dovrai fare altro che controllare che tutto proceda come al solito e riunirti con sir Mortenn e sir Forsal. So che posso fidarmi di te, lord Sirus ha il potere di toglierci il comando di questo distretto, perciò fai del tuo meglio. La donna sorrise a suo marito. Vai tranquillo, non ho nessuna intenzione di perdere tutto questo e ti garantisco che non succederà niente.
Fuori si sentivano scalpitare i cavalli del drappello di guardie di scorta del lord. Era un viaggio di parecchie ore e dovevano sbrigarsi se volevano arrivare prima di notte. Lord Aram salutò sua moglie, uscì e saltò in sella al suo cavallo.
Lady Lucy raggiunse le sue stanze. Sorrideva mentre nella sua mente andava formandosi un piano al quale pensava da giorni. Era proprio una fortuna che sir Cortan e suo marito fossero partiti. Mandò una cameriera con un messaggio per i due capitani e li invitò a cena nelle sue stanze.
Si era preparata con molta cura per quell’incontro, era bella e seducente, la tavola era già imbandita e molte pietanze erano pronte, non ci sarebbe stato nessuno a servire, sarebbe stata una cena a tre.
Fu molto brava a mettere a proprio agio i due uomini, sapeva bene che non correva buon sangue fra di loro, erano al comando uno come vice e l’altro di quello che considerava un lavoro poco importante. Parlò, li lusingò, lasciò cadere tante frasi che potevano interpretare a loro vantaggio. Lei osservava e studiava il loro atteggiamento, doveva capire come usarli senza creare attriti. Ci volle poco per capire quali erano le aspettative dei due uomini, conoscere i loro lati più deboli e quello che desideravano. Un brivido di piacere le attraversò tutta la spina dorsale, sarebbe stato emozionante portare avanti i suoi progetti e molto, molto piacevole sotto molti punti di vista.
Chiamò la governante che li accompagnò in una stanza in penombra e con profumi sparsi da vari catini colmi di braci. Alcune fanciulle li aspettavano e passarono una delle notti più piacevoli che avessero mai avuto. La loro lealtà verso la loro signora si ingigantì ancora di più.



 illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 17 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. QUATTORDICI






La carrozza di lady Lucy stava lasciando il viale del palazzo. Un drappello di dieci guardie scelte l’accompagnava. Erano il suo personale corpo di guardia, tutti uomini fidati e scelti direttamente da sir Cortan con il suo stesso benestare. Il capitano, sir Forsal godeva di parecchia autonomia, pur rispondendo al capo delle guardie gli ordini li prendeva direttamente dalla signora del palazzo. Capitava di rado che dovesse scortarla per lunghi tragitti. Lady Lucy sporse la mano dal finestrino e il suo capitano si avvicinò. Facciamo una deviazione, ordina al cocchiere di portarmi da miss Arutha. Il capitano provvide. Non gli piaceva molto quel tragitto, miss Arutha era considerata una strega, una maga, una veggente a seconda di chi la consultava e viveva molto isolata da tutti. Giunsero alla sua misera casupola in breve tempo, il cielo cominciava a scurire, grosse nuvole presagivano un imminente temporale e il bosco non era il luogo ideale per farsi sorprendere dai fulmini. La cameriera aiutò la signora a scendere dalla carrozza. Voi restate fuori, entro da sola. E si diresse alla porta che era aperta, entrò, si tolse i guanti e aspettò che la veggente la raggiungesse. Cosa la porta da me, questa volta lady Lucy? La donna aspettò che la vecchia si sedesse di fronte a lei. Sei una veggente, dimmelo tu! Miss Arutha le prese le mani fra le sue, chiuse gli occhi bisbigliando parole e sortilegi comprensibili solo a lei. Dopo pochi minuti riaprì gli occhi e lasciò le mani della signora. Non parlò fino a che, una piccola borsa di monete non fu posata sul tavolo e lei la fece velocemente sparire. Gli occhi della vecchia, circondati da rughe e cespugliose sopracciglia sembravano spiritati. Guardò la donna che aveva di fronte e cominciò a parlare. Tu hai bisogno di un uomo e quello che hai scelto è molto pericoloso. Inutile che tenti di giustificare le tue mosse, io vedo la verità e tu sei innamorata dell’uomo con la cicatrice. Lui non ti ricambia e non ti ricambierà mai, il suo cuore è già preso. Una fanciulla gli ha stregato il cuore, per te non c’è speranza. Non tentare mosse ardite, il tuo futuro è in pericolo. Lady Lucy era rossa dalla rabbia, nemmeno a se stessa aveva mai confessato la passione che le risvegliava sir Cortan, e più lui si negava più in lei aumentava la bramosia di conquistarlo, di umiliarlo e di scacciarlo dal palazzo, o di amarlo. Quello che farò non è affar tuo! Le rispose rabbiosamente. Io ti ho avvisata, stai giocando col fuoco. C’è qualcosa di molto più forte delle mie capacità che circonda lui e la fanciulla, forze che non riesco a penetrare, per questo sono sicura che sono pericolose, lascia perdere i tuoi propositi, io li vedo molto bene, tu a differenza di loro sei prevedibile e ti posso predire, senza ombra di dubbio che farai una brutta fine. Lady Lucy si alzò rabbiosa, facendo cadere la sedia. Sei solo una ciarlatana, non mi sei mai stata di nessun aiuto e conosci troppe cose di me. Chiamò a gran voce il suo capitano. Sir Forsal uccidete questa vecchia bastarda e date fuoco a tutto, potete tenervi tutto ciò che di valore troverete.
Miss Arutha non si mosse, rimase seduta. Io conosco da tempo il mio destino, ed ora ti regalo il tuo: io morirò con la gola tagliata e tu… non terminò la frase, la spada del capitano gli recise il collo. La signora uscì mentre le guardie rovistavano nella casupola trovando ben poco, diedero fuoco a tutto e ripresero il viaggio.
La cameriera osservava la sua padrona quasi senza respirare. Era al suo servizio già da alcuni mesi e conosceva bene gli sbalzi d’umore della donna e quanto potessero essere pericolosi.
Lady Lucy chiamò il capitano e diede ordine di ritornare al palazzo, un fuoco le bruciava dentro, per la prima volta doveva ammettere che quello che voleva da sir Cortan era, prima di tutto di essere amata, dopo di che potevano liberarsi di lord Aram e governare insieme. Per prima cosa doveva togliere di mezzo la ragazza che aveva rubato il cuore al capitano delle guardie. Aveva bisogno di calmarsi e di pensare alle mosse da fare. Cambiò ancora gli ordini al capitano e si fece accompagnare nella sua dimora di famiglia, una splendida tenuta circondata da parchi e una scogliera, dove ancora viveva sua madre. Non era attesa ma sapeva che poteva sempre trovare lì l’affetto di una famiglia, quello che al palazzo non c’era più.
A palazzo tutto sembrava proseguire senza intoppi. L’assenza della lady rendeva tutta la servitù più tranquilla e i lavori erano meno pesanti. Anche in cucina si lavorava di meno e la cuoca decise di lasciare in libertà alcune delle ragazze. Si avvicinò ad Aghata. Tu rimani qui, continua il tuo lavoro. La ragazza abbassò la testa senza rispondere e continuò quello che stava facendo. Dalla piccola finestra aperta le giungevano le voci delle sue compagne che si rincorrevano sul piccolo prato, che scherzavano e fu con vero dolore quando sentì la voce di Sofia: dobbiamo stare alla larga da quella pezzente, ho saputo che ha perso la protezione di lady Lucy e che la vuole punire per qualcosa che ha fatto. Stiamo attente o finiremo come lei. Come fai a sapere queste cose? Le chiese una ragazza. Il mio ragazzo lavora nell’ala dei lord e mi riferisce ogni pettegolezzo. Mi ha raccontato che Aghata è stata scacciata in malo modo e che quando sua signoria tornerà verrà adeguatamente punita.
La fanciulla si asciugò gli occhi. Cosa poteva capitarle di peggio? Non aveva l’affetto o l’amicizia di nessuno, svolgeva il compito più umile in assoluto e le sue compagne la isolavano come fosse una lebbrosa. Cercò di riprendere il controllo, solo Sara nutriva dell’amicizia per lei e capì quanto fosse pericoloso, doveva trovare il modo di allontanarla o avrebbe sofferto per causa sua. Lady Lucy avrebbe fatto di tutto per distruggerla, lo aveva capito fin dal primo momento che l’aveva incontrata e ancora non ne conosceva il motivo.

illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 16 dicembre 2018

GIRASOLI


Girasoli





E’ buffo come a volte i ricordi ti strappino un sorriso ed altre volte ti strappino il cuore. Così è la vita, un rincorrersi di gioie e di dolori che colorano l’esistenza di ognuno di noi.
Sarà per questo motivo che qualcuno ama i colori tenui, altri i colori forti ed altri ancora i colori non colori. Io amo il giallo, amo i girasoli ma le viole ed i non ti scordar mi affascinano.
I girasoli, così sapientemente dipinti da Van Gogh sono fra i miei quadri preferiti. Sono attratta da questi enormi fiori, sarà la loro imponenza, il loro stare con la testa dritta che poi sono costretti a piegare, come quelle persone che si credono forti e imbattibili ma che che si sciolgono per un’emozione. Sono fiori che colorano immense distese, che offrono i loro petali colorati al sole, e lo imbrogliano, perché mentre quello riscalda e risucchia quel giallo gioioso, loro, si maturano i semi per riprodursi e per nutrire. E’ tutto un gioco fra il fiore e il sole, quello sorge e loro sono lì a levare il capo. Quello sta ritto e implacabile arrostendo l’aria e quelli sono lì ad ammirarlo. Quello tramonta colorando di rosso e arancione strisce enormi di cielo dove ballano gli angeli e quelli, sospirando abbassano il capo trattenendo il calore del giorno che va a morire. Ho provato a passeggiare sul bordo dei campi di girasole quando il tramonto ammorbidisce l’aria. Io sono Aliena e mi sono trasformata in uno di loro per ascoltarli, per capirli, e sentire cosa si raccontano. Fra tanti ronzii di api e di insetti loro comunicano perché dal sole non solo traggono linfa vitale ma quei raggi, che trapassano tutti gli strati dell’atmosfera portano sulla terra tutto quello che incontrano. Potete immaginare quante cose quei raggi potenti portano quaggiù? Quanti messaggi trasportano per gli umani e quelli non riescono a sentirli? Io li ho ascoltati mentre quei fiori giganteschi avevano il capo rivolto a terra come fossero stanchi e avessero bisogno di riposo mentre la sera si avvicinava. Scuotono il capo e perdono qualche petalo che cade sul terreno come fosse lacrima, per questo è difficile trovare un fiore integro dopo pochi giorni di sole. Le loro foglie ingrigiscono in fretta con tante macchioline che bucano il verde, sono come dispiaceri che bucano l’Anima e per loro giunge in fretta la fine. Il loro stelo, alto e duro ha tutto il lavoro più pesante da sopportare, tenere alta e fiera quella corolla che contiene semi di vita ma anche per lui giunge in fretta la fine. Loro lo sanno, i girasoli sanno che la loro esistenza è breve e si portano via tutto quello che hanno imparato, tristi per il fatto che nessun umano è riuscito a capirli.  Il buio della notte dona a loro un po’ di refrigerio, mai ammetteranno che amano anche il buio e il canto degli uccelli notturni, per tutti loro sono I GIRASOLI, quasi fiori che sorridono al sole ed invece sono orecchie che ascoltano le preghiere e le richieste che il sole riporta sulla Terra.
Quando passate vicino ad un campo di girasoli provate a fermarvi, ad ascoltare, se siete fortunati riuscirete a sentire che anche la vostra preghiera, proprio quella che in silenzio avete rivolto a qualcuno lassù è ritornata indietro dorata dal sole, esaudita oppure no ha fatto il giro dell’Universo imboccando la via del ritorno in un semplice campo di girasoli.



illustrazione dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

sabato 15 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. DODICI E TREDICI






La governante stava dando le ultime istruzioni alle ragazze che avrebbero servito nel salone quella sera. Si avvicinò ad Aghata e le ricordò come doveva comportarsi. Niente nello sguardo della donna lasciava intravedere quello che provava, ma Aghata non potè non notare che la fronte corrugata della governante andava di pari passo col battito stanco del suo cuore e che avrebbe voluto dirle di più ma il suo ruolo non lo permetteva.
Per la prima volta, la ragazza entrò nel salone dove la maggior parte delle persone che ricoprivano vari ruoli importanti cenavano insieme discutendo delle varie incombenze. Era il momento in cui ognuno parlava di quello che era stato fatto, che rimaneva da fare, dei programmi futuri e dei progetti da portare a termine.
Il tavolo più importante era al centro del grande salone, circondato da altri tavoli disposti in modo che tutti potessero ascoltare, erano persone fidate, leali al loro lord e parlavano in libertà. Lord Aram e lady Lucy erano seduti al centro del tavolo, a sinistra del lord stava sir Cortan e altre due persone, così come a sinistra della lady stavano altre tre persone, erano quelli che avevano i compiti più importanti e che godevano della massima fiducia dei loro signori.
Aghata si avvicinò col vassoio al lord e gli servì quanto dovuto, passando poi a servire la lady e, come le aveva impartito la governante servì sir Cortan per terzo. La gerarchia e l’importanza veniva rispettata rigorosamente, doveva essere sempre noto a tutti chi erano quelli che godevano della massima fiducia dei signori del palazzo.
La ragazza teneva lo sguardo basso e svolgeva il suo compito con la massima concentrazione, le sue mani tremavano leggermente mentre sfiorava le spalle di quella gente per posare cibo e bevande. Lady Lucy non perse nemmeno una mossa della giovane quando servì sir Cortan così come non staccò gli occhi da rapace dall’uomo più fidato di suo marito. Sir Cortan non diede segno di riconoscere la fanciulla e altrettanto fece lei, passando a servire anche gli altri seduti a quel tavolo.
Il vice comandante delle guardie, osservava la giovane con sguardo voglioso. Era impossibile non notarne la bellezza e la delicatezza dei movimenti. Aspettò che arrivasse alla sua postazione col vassoio e, mentre lei lasciava sul tavolo il cibo quello allungò la mano e la palpeggiò ridendo e lanciando frasi volgari. Aghata arrossì e cercò di svincolarsi, ma quello la teneva ferma senza tanta gentilezza. Dammi un bacio, ragazzina. Non fare tanto la smorfiosa, presto mi scalderai il letto. E rideva. Erano scene che si ripetevano spesso e molte ragazze dovevano sottostare alle loro richieste.
Lady Lucy non si perdeva una mossa né della ragazza né di sir Cortan ma quello non alzò nemmeno lo sguardo dal cibo. Aghata riuscì a divincolarsi e corse via.
La governante, sempre attenta la fece sedere e le diede un bicchiere d’acqua. Ti ci dovrai abituare, nessuna serva esce pura da questo posto, alcune nemmeno escono vive, le più coraggiose che rifiutano assaggiano le gabbie dei sotterranei e quando ritornano sono ben felici di assecondare le richieste. Perciò ora sai cosa succede e sta a te regolarti di conseguenza. Ho paura che non avrai vita facile, ragazzina, ma qui le cose stanno in questo modo.
Un menestrello iniziò a suonare e cantare versi che di poetico avevano poco, quegli uomini rudi ridevano sguaiati alle frasi oscene che venivano cantate. Molte ragazze stavano sedute sulle ginocchia di alcuni uomini che denudavano loro il seno e si trastullavano senza vergogna. La cena era conclusa e sir Cortan prese congedo dal suo lord, lui non partecipava mai a questi bagordi, non li sopportava ma non poteva far niente, quegli uomini avevano diritto di sollazzarsi come volevano.
Raggiunse le sue stanze ed Ester lo stava aspettando. Aveva preparato il letto e gli abiti puliti per il giorno successivo. Il camino era ancora acceso, fra quelle spesse mura il freddo non se ne andava nemmeno in piena estate.
Il viso corrucciato dell’uomo diceva tutto senza parlare, Ester lo conosceva bene e gli doveva molto, l’aveva salvata dalle feroci mani di chi l’aveva stuprata scegliendola come sua cameriera personale. Ora nessuno osava importunarla ben sapendo che avrebbe fatto i conti col suo padrone. La storia si stava ripetendo con la fanciulla, lei aveva visto qualcosa di diverso nel suo padrone e sapeva che avrebbe fatto di tutto per proteggerla anche se doveva essere molto prudente, ci voleva poco a perdere i privilegi conquistati in quegli anni e Lady Lucy era una donna da non sottovalutare. Ester sapeva bene cosa tramava la signora, aveva sondato anche lei per riuscire a capire di più del suo padrone e sapeva che sarebbe bastato poco per spedire anche lei nelle gabbie dei sotterranei.
Erano questi i pensieri mentre osservava il suo padrone togliersi gli abiti. Il recipiente con acqua e sapone era già pronto e un telo morbido e pulito era pronto all’uso.
Non ho potuto fare niente per la fanciulla. Gli disse la donna. Lady Lucy non demorde e ho paura che verranno tempi difficili per la ragazza.
Lo so, e sarà solo per colpa mia. Le rispose sir Cortan.


Aghata serviva i pasti alla lady nel suo appartamento privato ma quando c’erano le cene nel salone doveva servire tutti i convitati al suo tavolo.
Erano passati alcuni giorni e la ragazza era, come sempre silenziosa. Era emarginata dalle altre cameriere e soltanto Sara le stava vicina, incurante del comportamento delle loro compagne. Era tardi e stavano consumando il loro pasto, erano stanche, in quei giorni dovevano fare parecchi lavori nelle varie stanze del palazzo, l’appartamento dei lord doveva essere rimesso a posto e non era facile accontentare le loro richieste. Come va, Aghata? Riesci a sopportare questa vita? Io non vedo l’ora di andarmene, ancora sei mesi e tornerò dalla mia famiglia. Le disse Sara. Vedi anche tu come sta andando, nessuna mi rivolge la parola, lady Lucy mi sottopone ogni giorno ad un attento esame, sono prigioniera in questo posto e rischio di finire nelle gabbie dei sotterranei. Ho la certezza che presto dovrò fare delle scelte dolorose. Le rispose. Rimasero in silenzio mangiando il cibo ormai freddo. Come hai fatto a resistere per tutto questo tempo? Volle sapere. Sara non avrebbe voluto rispondere ma sapeva che l’interesse della sua compagna era sincero. Avevo quattordici anni quando sono arrivata e subito sono stata istruita per servire in questa ala del palazzo. All’inizio dovevo solo fare ogni tipo di pulizia, poi il vice capitano delle guardie mi ha notata ed ha chiesto al lord di cedermi al suo servizio. Tornò il silenzio per alcuni minuti. Vuoi proprio sapere i dettagli? Agata la scrutò e lesse nella sua mente tutto quello che Sara aveva dovuto subire. La tristezza di quel viso dolce era evidente e lei le teneva la mano nella sua. Hai perso il tuo bambino! Sussurrò. Sara alzò il suo sguardo con occhi colmi di lacrime. Chi mai vorrà sposare una donna come me? Ho perfino paura che i miei genitori mi possano scacciare da casa, io non saprei dove andare, mi butterei dalla scogliera come hanno fatto altre ragazze prima di me! Non sopporterei l’umiliazione mia e della mia famiglia, meglio morire! Ora piangeva senza ritegno, in silenzio e con la schiena rivolta alle altre che non dovevano sapere. Nessuna di loro parlava mai di quello che sopportavano anche se tutte ne erano a conoscenza, in quello erano solidali e quando sarebbero tornate alle loro famiglie non avrebbero mai fatto parola di quello che sapevano, le loro famiglie conoscevano bene cosa succedeva anche se fingevano il contrario.
Il fuoco del camino si era spento e faceva piuttosto freddo. Le due ragazze sistemarono le loro cose e andarono a dormire. Attraversarono insieme il lungo corridoio che portava alle loro stanze, si sentivano sempre inquete ogni volta che ci passavano. Si tenevano per mano e fu una sgradita sorpresa quella che le aspettava. Da un angolo buio uscirono due uomini col viso coperto, uno immobilizzò Sara mentre l’altro si caricava in spalla Aghata che si dibatteva cercando di urlare. Si stavano allontanando quando Sara trovò il coraggio di urlare. Lady Lucy vi farà frustare, è la sua dama di compagnia e nessuno la può toccare! Ansimava dalla paura e dallo spavento ma quelle parole servirono a bloccare i due malviventi che lasciarono cadere a terra Aghata senza tanti complimenti.
Sara la raggiunse e le tolse il bavaglio, quella tremava e aveva gli occhi pieni di lacrime. Grazie, Sara, non so cosa mi sarebbe successo senza di te. Le ragazze raggiunsero la sua stanza e quella notte dormirono, se così si può dire, vicine cercando di far passare la paura.
La campanella della sveglia suonò ma loro non erano riuscite a dormire. Scesero nella stanza comune a fare colazione e prepararsi per la giornata. Cosa devo fare? Chiese Aghata. Continuare e resistere. Le rispose semplicemente.
Aghata teneva il vassoio della colazione della lady ma le sue mani tremavano. Si impose di calmarsi, dopotutto non era successo niente di grave ma il ricordo di quello che era capitato a Sara la tormentava ben sapendo che era successo a molte ragazze. Ora capiva il motivo di quelle giovani vite spezzate che si buttavano dalla scogliera. Bussò ed entrò. Lady Lucy era seduta da sola davanti al camino. Posa il vassoio e vieni a sederti qui. Le disse. Aghata fece quanto richiesto. Dovrò assentarmi per qualche giorno e ho dato istruzioni alla governante di farti tonare al tuo vecchio lavoro, a meno che… la donna alzò lo sguardo sulla ragazza che rimaneva silenziosa. A meno che tu faccia una cosa per me! Aghata era inqueta aspettando di sapere cosa voleva la sua signora. Durante la mia assenza dovrai osservare e riportarmi i nomi delle ragazze che scalderanno il letto di mio marito. Avrai libertà di movimento e potrai stare anche in giardino, ma al mio ritorno voglio sapere ogni cosa. Sei disposta a farlo per me? Dopotutto ti ho sempre trattata bene ed è ora che ricambi i miei favori. Aghata aveva il cuore che le scoppiava nel petto, aveva pochi secondi per decidere, dalla sua decisione sapeva che dipendeva il suo futuro. Andrò in cucina e riprenderò il mio lavoro fino a quando sua signoria lo riterrà opportuno.
Lady Lucy sbiancò dalla rabbia. Bene, come vuoi tu. Quando torno ci saranno novità che ti riguardano e non ti piaceranno, nessuno osa contraddire i miei ordini, nemmeno quando sono rivolti in modo gentile come ho fatto con te. Hai perso il privilegio di essere una mia protetta! Suonò il campanello e la governante arrivò di corsa. Da oggi questa pezzente torna a fare la sguattera in cucina, al mio ritorno vedrò cosa farne.
Aghata seguì la donna che le consegnò la sua vecchia divisa e l’accompagnò in cucina. Parlò con la cuoca mentre le ragazze osservavano silenziose. Sofia fu richiamata dalla cuoca e lei riprese il suo vecchio lavoro. Sarebbe stato meglio questo anche per tutti i lunghi tre anni, ma lei sapeva bene che il peggio doveva ancora venire.


illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 13 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. UNDICI







Maggio era un mese bellissimo e i giardini del palazzo si stavano tingendo di colori mentre le giornate si allungavano e l’odore salmastro del mare arrivava fin lì.
Quella mattina le ragazze che erano arrivate con Aghata sarebbero tornate a casa per l’intera giornata ma a lei non era stato permesso. Aveva il cuore gonfio di tristezza, quel posto rendeva triste, senza vita, sembrava un purgatorio da attraversare ma troppo lungo da sopportare.
Era una giornata di sole e c’erano poche ragazze. La governante entrò nella piccola stanza a loro riservata e si guardò intorno. Tu, vieni con me. Aghata la seguì in silenzio. Fu condotta in una parte del parco che non aveva mai visto e i suoi occhi si accesero di gioia nel sentire il canto degli uccelli e il vento tiepido sulle guance. Anche le sue labbra sorridevano. Fu così che la vide lady Lucy, una splendida ragazza serena e dolce. La governante salutò la sua signora e lasciò la ragazza al suo cospetto. La donna osservava attentamente la fanciulla che aveva di fronte senza mostrare il minimo imbarazzo, la scrutava e avrebbe voluto leggerle fino in fondo al cuore e, non riuscendoci diventava sempre più ostile verso di lei.
Aveva cercato di sondare sir Cortan parlandogli della fanciulla per capire se provava dei sentimenti per lei, ma l’uomo non aveva dato segno alcuno e si era tenuto ben distante a lei.
Lady Lucy era indispettita e frustrata nel non riuscire nel suo intento, voleva, assolutamente voleva trovare il modo di compromettere il braccio destro di suo marito, trovarne i punti deboli e vendicarsi dei torti che suo marito le infliggeva.
Come ti trovi col nuovo lavoro? Chiese dolcemente la donna mentre passeggiavano nel parco. Mi trovo bene, signora. E non aggiunse altro. Mi ha detto la governante che hai imparato come si serve a tavola e da domani sarai tu a servire i pasti a lord Aram e a me quando saremo nel salone. Ci saranno i principali collaboratori di mio marito ma tu servirai solo il nostro tavolo. Il vestito della lady frusciava ad ogni passo e il suo profumo, troppo intenso lasciava una scia lunga e penetrante. Camminarono in silenzio per alcuni minuti. Da quando conosci sir Cortan? Lasciò cadere quasi casualmente. Non conosco sir Cortan. Aghata teneva lo sguardo a terra, aveva capito molto bene il fine di quella donna, più le stava vicino più riusciva a sentire la rabbia e il tormento che la torturavano.
Poco lontano due guardie tenevano una ragazza per i polsi e la strattonavano. La ragazza si dimenava, piangeva e urlava la sua innocenza mentre quelli la trascinavano via.
Lady Lucy vide lo sconcerto di Aghata ed era proprio quello che voleva, aveva programmato ogni cosa.
Quella è una poco di buono, e la stanno portando nelle celle dei sotterranei, così imparerà come ci si deve comportare. Bisbigliò rabbiosamente. Aghata aveva riconosciuto la ragazza, era una delle cameriere della lady. Chi mi tradisce finisce nei sotterranei, voglio che tu lo sappia. La giornata era splendida ma Aghata aveva perso tutta la sua allegria, il colorito era di nuovo sparito dalle sue guance ed i suoi grandi occhi verdi erano velati di dolore. La donna si accorse del disagio della ragazza e, non volendo sembrare troppo inflessibile le chiese cosa le sarebbe piaciuto fare se avesse avuto la giornata libera. Vorrei vedere il mare. Rispose semplicemente.
Lady Lucy ordinò al suo cocchiere di preparare la sua carrozza e, insieme andarono sulla grande scogliera poco distante.
Aghata scese quasi di corsa e si fermò sul ciglio, ancora un passo e sarebbe sparita giù in fondo fra le onde alte che si infrangevano mentre i gabbiani volavano sospesi in attesa del cibo. Si sedette sull’erba e accarezzò quegli steli che, teneri si piegavano alla brezza, alcune coraggiose margherite stavano spuntando dando vita alla nuova stagione. Mai avrebbe immaginato quanto le sarebbe mancato tutto questo, la sua libertà di ascoltare il mare, il suo cane, la voce di sua madre e lo sguardo sempre attento di suo padre. Lacrime di nostalgia le scendevano senza che se ne fosse accorta ma le asciugò subito, non voleva mostrare a nessuno il suo dolore, tanto meno alla donna che la stava aspettando in carrozza.
Era inutile che si dimostrasse generosa con lei, sapeva che aveva altri fini come sapeva bene che molto presto sarebbero arrivate le prime richieste alle quali sapeva che sarebbe stato pericoloso sottrarsi. Ma lei era Aghata, non una ragazza qualunque e sapeva affrontare e sopportare ogni cosa, o almeno lo sperava. Erano lunghi tre anni da vivere in quel modo.
Il cocchiere la raggiunse, era ora di rientrare. Aveva avuto la sua ora di libertà, anche se in compagnia di lady Lucy, era sicura che avrebbe pagato quei momenti, conosceva e immaginava tante cose e si fece un giuramento: mai nessuno avrebbe sofferto per causa sua.
Raggiunse la carrozza e ritornarono al palazzo.
Salutò e ringraziò lady Lucy e raggiunse le stanze delle cameriere. Tutte avevano visto il suo arrivo, tutte si tenevano ancora più distanti da lei, ormai era segnata e lei lo aveva capito.


illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 12 dicembre 2018

AGHATA


AGHATA

P. DIECI






Aghata provava una grande tristezza mentre indossava la nuova divisa. Sentì bussare alla porta e una ragazza poco più grande di lei venne per accompagnarla. Si ritrovò ad attraversare gli stessi corridoi e giunsero nella grande sala dove la governante dava gli ordini per la giornata.
Quando tutte se ne furono andate, miss Lorel le si avvicinò e la squadrò da capo a piedi. Sei stata scelta da lady Lucy per servirla e devo insegnarti alcune cose, cose molto importanti. La donna non aveva mai il ben che minimo sorriso e istruì la ragazzina su quello che la signora si aspettava dalle sue cameriere, quello che si doveva e non si doveva fare o dire. Hai capito bene? Rimarcò la governante. Aghata assentì col capo. Fu accompagnata nella sala delle cameriere della lady, fu presentata e lasciata a loro perché la informassero ulteriormente sui loro compiti.
Aghata fu affidata alla cameriera più anziana, ma pur sempre giovanissima. Si chiamava Sara ed era molto bella. Per oggi mi seguirai in silenzio e osserverai ciò che faccio, poi dovrai fare da sola, a seconda dei desideri della lady. Strinse le labbra e non aggiunse altro, lì dentro nessuno sapeva di chi potersi fidare, era un brutto ambiente e nessuna delle ragazze rimaneva a lungo con quei compiti.
Sara andò in una piccola cucina fornita di ogni ben di dio e iniziò a preparare la colazione per la sua signora. Ogni giorno c’era un menu diverso e c’era da sperare che fosse di gradimento della lady, perché nonostante fosse lei stessa a deciderlo, molto spesso non gradiva ciò che le veniva servito.
Portarono il vassoio nel salotto privato della signora. Lady Lucy era davanti allo specchio mentre una cameriera le stava sistemando i capelli.
Sara e Aghata, silenziosamente posarono il vassoio e uscirono. Aspettate! Le due ragazze si bloccarono e tornarono davanti alla loro signora.
Vedo che ora fai parte della mia servitù personale. Disse lady Lucy ad Aghata. Spero ti comporterai bene e mi sarai fedele o conoscerai le celle fredde e inospitali del palazzo. Fece un cenno con la mano e le due ragazze uscirono. Oltrepassarono i vari corridoi e raggiunsero la loro postazione.
Cosa voleva dire la signora? Chiese Aghata. L’altra sospirò. A volte, lady Lucy fa richieste molto particolari e chi non le ubbidisce finisce nelle celle dei sotterranei. Sono terribili. Alzò lo sguardo sulla sua compagna e Aghata osservò i suoi occhi: erano tristi e vide e sentì la grande pena che provava. Osservò il suo cuore e la sua mente, come solo lei sapeva fare e capì quello che provava e sopportava, sarebbe toccato anche a lei ma non poteva accettarlo. Io non voglio fare quelle cose. Bisbigliò. Se vuoi sopravvivere dovrai indurire il cuore, qui sei solo un oggetto in balia dei signori del palazzo, non so cosa tu abbia fatto per venire scelta da lei in persona, ma non ci trovo niente di buono. Stai in guardia e comportati come se fossi trasparente, io non potrò aiutarti in nessun modo. In un gesto di tenerezza, allungò la mano e accarezzò il viso di Aghata, sospirando al pensiero di quello che poteva succederle, anzi che le sarebbe successo. Così funzionavano le cose in quella parte di palazzo. Quel gesto gentile sancì la nascita di una dolce amicizia, anche se ancora non lo sapevano del tutto.
La prima giornata passò senza intoppi. Aghata seguiva la sua compagna in silenzio, cercando di capire ogni cosa e ogni persona. Le ragazze non avevano molto da fare, in certi momenti riposavano tutte insieme aspettando di essere chiamate dalla lady. Erano un gruppo di una decina di giovani bellezze, stavano spesso insieme ma l’aria che si respirava non era delle migliori, ognuna di loro aveva i propri dolori, le proprie vicissitudini e fra di loro non ne parlavano mai, troppe volte una parola era stata travisata e riportata per ottenere qualche privilegio e nessuna si fidava di nessuna, specialmente dall’ultima arrivata scelta direttamente dalla lady. In questo contesto di omertà e diffidenza Aghata doveva imparare a vivere e resistere.
I giorni successivi passarono senza novità. Aghata si affezionava sempre di più a Sara che era una ragazza dal carattere dolce e sensibile e questa apprezzava l’indole della sua compagna, discreta e silenziosa.
Nella loro piccola cucina si davano il turno per mangiare e fu lì che Aghata rivide Ester. Le si avvicinò e la salutò ma quella fece finta di non vederla. Delusa ritornò al suo posto. Sara, che aveva assistito alla scena le disse: Ester è la cameriera personale di sir Cortan, l’unica che può entrare nelle sue stanze e anche l’unica ad essere accettata dall’uomo. Nemmeno lady Lucy può comandare ad Ester, o almeno fin’ora non l’ha mai fatto. Non ci fidiamo di lei, sir Cortan non piace a nessuna di noi e lei non si è mai avvicinata a noi. Aghata pensò a quando la donna l’aveva curata, alla discrezione che aveva dimostrato e alla lealtà verso il suo padrone. Lealtà che nessuna delle ragazze presenti sapeva cosa significasse, non c’era nemmeno una di loro che amava quel posto e chi ci abitava, non si sentivano parte di niente e di nessuno e vivevano quel tempo cercando di sopravvivere per poter ritornare a casa, dalle loro famiglie. Odiavano i signori del palazzo per quelle regole che c’erano e che facevano rispettare senza scrupoli, avrebbero fatto di tutto per ottenere qualche privilegio e soprattutto di poter ritornare prima della scadenza a casa loro, invece molte volte succedeva esattamente il contrario quando i loro genitori non riuscivano a saldare i loro debiti col palazzo dovevano lasciare le figlie più a lungo del previsto. Era dolore che si sommava al dolore insieme ad una grande voglia di ribellione, ma nessuno osava nemmeno pensarlo.


illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti