domenica 13 gennaio 2019

TI CONOSCO, RAGAZZINA


TI CONOSCO, RAGAZZINA






Ti guardo mentre dormi. Nemmeno ti sei accorta che la tua parte spirituale si è sollevata dal tuo corpo fisico, ed ora sono qui, librante nell’aria a poca distanza da te, e ti guardo dormire.
Sei serena con gli occhi chiusi, e le tue labbra tendono ad un leggero sorriso. La solita mano poggiata sulla fronte come a voler trattenere sogni e pensieri. Ti guardo in questo modo da quando sei nata, e ne è passato di tempo! Sono la tua parte immortale, quella che ti sostiene sempre, anche quando non pensi a me.
Ti conosco bene ragazzina! Sì, perché nonostante la tua età non più giovane, le tue emozioni e le tue speranze non sono mutate: vivi come si fossi immortale ben sapendo che il declino è iniziato.
Quanta strada hai fatto in questa vita, quanti dolori e gioie ed esperienze si sono abbattute su di te come se tu fossi indistruttibile. Nessuno conosce le ferite che tieni nascoste, i dispiaceri e le delusioni che ti hanno graffiato Anima, cuore e corpo.
Sei nata forte, o non saresti nata affatto. Hai imparato a lottare fin dai primi passi e ti sei forgiata un carattere che ti sei portata dalle vite precedenti, pronta per la tua battaglia prima del tuo ritorno a casa.
Se tu non fossi stata così, non saresti sopravvissuta! Parole bisbigliate da tua madre in un momento in cui pensava non potessi sentirla, ma niente ti è mai sfuggito, nemmeno quando eri ancora nel suo grembo e volevi, disperatamente volevi la tua vita da vivere: eri pronta e lo sei sempre stata, ma ora vedo cedimenti nella tua fortezza, forse l’età ti ha resa più fragile e tenti in tutti i modi di riparare le falle.
Ti conosco, ragazzina. Non ti arrendi mai e per questo in molti ti stanno lontani. Starti vicino è privilegio di pochi, starti lontana è desiderio di tanti.
La vita ti ha dato anche tante soddisfazioni, te le sei prese con la volontà e coi denti, col duro lavoro, mai nessuno ti ha regalato niente, caso mai hanno cercato di demolirti senza capire che nessuno può abbattere un essere che non è di questo mondo.
Ti conosco ragazzina, ero proprio io quel giorno che ti mostravo quello che sarebbe avvenuto in futuro, quel futuro che tu cerchi di spiegare a una massa di gente che non vuole nemmeno sentirne parlare, tu lo hai visto ed è là che ti porterò.
Sei fortunata, ragazzina: hai voluto il grande amore e lo hai trovato. Hai voluto soddisfazioni nel lavoro e le hai trovate. Hai voluto metterti alla prova in tanti modi, non per ultimo scrivere romanzi e racconti e ci sei riuscita. Quanti sogni vedo ancora nella tua Anima! C’è poco tempo, ma ci sono altre vite.
Ti accarezzo e sento la tua energia così potente, hai voluto sperimentare e conoscere cose che a molti sono precluse, le hai scelte ancora prima di nascere e ancora non sei soddisfatta, non lo sarai mai: ti conosco ragazzina hai sempre un traguardo da raggiungere, una cima da scalare, un’emozione da provare e soprattutto ancora tanto da imparare.
Ti conosco ragazzina e sono qui per te, perché ne avrai bisogno mentre lo scorrere del tempo ti porta via da questa vita.
Sono qui, ragazzina e ti riporterò dove tutto è iniziato, ancora, ancora e ancora per ricominciare ogni volta più forte e ricca di esperienze.
Dormi ora, mentre io riprendo il mio posto.


diritti e proprietà di Milena Ziletti  - illustrazione dal web

sabato 12 gennaio 2019

AGHATA


AGHATA

P. TRENTADUE







Lady Lucy stava perdendo la calma, sapeva di dover essere attenta a tutto quello che faceva, una sola mossa falsa poteva costarle molto cara. Il gioco che stava giocando era molto pericoloso e lei non voleva correre rischi. Prese una piccola chiave che teneva nascosta e aprì l’anta di uno scomparto segreto. Piccole fiale erano disposte in varie file, ne sarebbe bastata una per porre fine alla vita di suo marito ma non poteva correre troppo, doveva avere pazienza, ma sembrava che lord Aram avesse una resistenza superiore a quella che lei aveva creduto. Accarezzò alcune fiale e si soffermò su una in particolare, l’uomo che gliele aveva preparate era stato molto chiaro su come usarle e sugli effetti che avevano. Da giorni somministrava a suo marito una piccola dose di un intruglio che doveva farlo impazzire ma ancora non era successo. In un lampo decise, prese la fialetta, chiuse lo scomparto segreto e raggiunse le stanze di suo marito.
Le guardie alla porta la lasciarono passare. Entrò senza bussare. Lord Aram era completamente nudo e guardava due ragazze che amoreggiavano fra loro. La donna notò subito la mancanza di erezione del marito, il veleno stava facendo effetto. Si sedette accanto a lui a godersi lo spettacolo. Preparò due boccali di vino e fece uscire le ragazze. I due brindarono e per la prima volta dopo tanto tempo passarono la notte nello stesso letto. Lord Aram si addormentò subito e lady Lucy aspettò che il sole si levasse per vedere cosa sarebbe successo.
Sia a palazzo che nel villaggio di pastori il tempo sembrava fluire a volte veloce e a volte lento.
Era passato un mese da quando i tre erano arrivati e sir Cortan si stava riprendendo in fretta. Ora riusciva ad allenarsi ogni giorno, e ogni giorno si sforzava sempre di più. I suoi muscoli brillavano di sudore sotto il sole di fine luglio e la spada nelle sue mani sembrava danzare. Ma i suoi occhi non erano migliorati.
Aghata si soffermò ad osservarlo. Il viso concentrato pur con la benda che gli ricopriva gli occhi, le gambe, il torace e le braccia mostravano muscoli sodi e allenati. La ragazza sospirò, doveva trovare il modo perché tornasse a vedere. Fece un movimento brusco e l’uomo si accorse della sua presenza. Si asciugò il sudore e la raggiunse. Lei gli offrì dell’acqua. Il mio fisico si è ripreso bene e sta migliorando ogni giorno, ma per gli occhi non so cosa fare. Disse quasi fra sé l’uomo. Aghata si alzò dal piccolo masso e lo fece sedere, mise il suo corpo davanti al sole che stava calando per proteggerlo e gli levò la benda. Prima di toglierla gli chiese si fida di me, sir Cortan? L’uomo le prese la mano e la poggiò sul suo cuore, non servivano parole. Chiuda gli occhi. Gli tolse la benda. L’oscurità stava calando ma il tramonto infuocato dava una luce splendida. Ora li apra, lentamente e li tenga fissi su di me. Il cuore dell’uomo batteva veloce, fece quanto richiesto e fissò i suoi occhi negli occhi verdi della ragazza. Il suo cuore perse diversi battiti davanti a tanta bellezza, ogni giorno e ogni singolo momento pensava a quei magnifici occhi, alla paura di non poterli rivedere ed ora erano lì, spalancati davanti a lui. Riesce a vedermi? Gli chiese sorridendo. Alcune lacrime bagnarono gli occhi dell’uomo, anche se la luce non era potente era sufficiente per fargli sentire bruciore. La vedo benissimo, miss Aghata.
La ragazza continuava a sorridere. Io credo che i suoi occhi si debbano abituare poco a poco alla luce, le sue pupille sono state ferite dal veleno ed ho paura che a tenerli sempre riparati la situazione peggiori. Da oggi inizieremo a togliere la benda nelle ore più adatte, useremo bende più leggere e impacchi che ci preparerà la guaritrice del villaggio. Ora che il suo corpo sta bene possiamo curare gli occhi. Venga entriamo che la cena è pronta, Ester sarà felice di vederla senza benda.
Stavano tutti dormendo. Aghata si alzò dal suo giaciglio e senza far rumore uscì nella notte. Un uomo teneva le redini del cavallo e aspettava a debita distanza. La ragazza lo raggiunse, parlò con lui per alcuni minuti e, nel silenzio della notte ognuno riprese la propria strada.
Iniziò alle prime luci dell’alba la riabilitazione della vista di sir Cortan.
Il piano di lady Lucy proseguiva e ne era molto fiera. Una volta tolto di mezzo suo marito il potere sarebbe passato a lei, sapeva di doversi risposare, una donna non poteva governare senza un uomo accanto. Sir Forsal sarebbe stato facile da manovrare e se fossero sorti dei problemi avrebbe richiesto una fiala anche per lui, per renderlo più docile e mansueto. Niente poteva mettersi dimezzo fra lei e il suo piano, a parte il possibile ritorno di quel maledetto sir Cortan, ancora troppo amato. Le sue spie le avevano riportato che i soldati non gradivano i comandi del nuovo capitano e che rimpiangevano quello vecchio. Se fosse tornato non avrebbe avuto difficoltà a riprendersi il comando, soprattutto se avesse rilanciato la sfida e l’avesse vinta. Questo pensiero la angustiava, doveva trovare il modo di toglierlo di mezzo definitivamente. Ora sapeva dove si trovava ma là non aveva autorità, doveva trovare il modo di attirarlo sul suo territorio, arrestarlo e impiccarlo. Doveva farlo se voleva che il suo piano andasse a buon fine. Suo marito ormai non connetteva più e il capitano Mortenn si stava distruggendo con le sue stesse mani e lei non riusciva a governarlo come aveva creduto. Aveva due problemi da risolvere, ma il più impellente era togliere di mezzo sir Cortan. Un piano andava formandosi nella sua mente. Sorridendo raggiunse la sala da pranzo, suo marito che la guardava con occhi spiritati, quasi non la riconoscesse. Lo salutò e lo baciò sulla guancia. Era di buon umore lady Lucy, aveva trovato la sua soluzione.


 illustrazione dei Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 11 gennaio 2019

AGHATA


AGHATA

P. TRENTUNO





Il giorno nuovo iniziò col canto del gallo. Ester e Aghata erano già sveglie e si diedero da fare, dovevano imparare a muoversi in quel piccolo spazio. Vado a mungere le capre. Disse Ester e li lascò soli.
Ci furono lunghi minuti di silenzio mentre sir Cortan mangiava la sua zuppa, non portava la benda sugli occhi dove non c’era tanta luce. I suoi lineamenti erano tesi e la cicatrice sbiancava ancora di più mentre i pensieri affollavano la sua mente. La fanciulla notava ogni cosa, aspettava che lui si decidesse a parlare. Da tempo aveva capito che era di carattere chiuso e silenzioso, doveva cambiare almeno u po’ ora che che la situazione era ben diversa da prima.
Aghata iniziò a togliere le ciotole. La mano dell’uomo le afferrò il polso. Siediti qui vicino a me, voglio vedere il tuo viso. Le disse sottovoce. La fanciulla rimise sul tavolo le ciotole e si sedette di fianco a lui. Non può ancora vedere, sir Cortan, quello che i suoi occhi e il suo viso hanno assorbito ha bisogno di tempo per essere smaltito. Fece un attimo di pausa e poi continuò. C’è anche la possibilità che non migliori, o addirittura peggiori, bisognerebbe sapere cosa è stato usato per trovare qualcosa che lo contrasti. Una smorfia contrasse il viso dell’uomo e la cicatrice ricominciò a fargli male, anche lui lo aveva pensato ma lo aveva subito cancellato dai suoi pensieri. Io guarirò, miss Aghata, ho un compito da assolvere anche se ancora non lo conosco. Lord Sirus mi ha chiesto di farmi trovare pronto appena lui avrà bisogno di me. Io sono in debito con lui e gli ho dato la mia parola. Rimase un attimo col fiato sospeso, poi si decise. Come ha fatto a liberarla? La ragazza sorrise e lui intravide nell’ombra il suo bel viso. Mi ha detto tante cose nelle notti che abbiamo passato insieme, è un uomo onesto e retto con un grande senso del dovere e di lealtà, e questo mi ricorda anche qualcun altro. Abbiamo parlato di lei, gli ho parlato della situazione che c’è a palazzo e in tutto il territorio, lui mi ha detto che era al corrente di ogni cosa, non poteva intervenire fino a che qualcuno non si fosse fatto avanti e, fin’ora non l’ha mai fatto nessuno…tranne me. Sir Cortan aspettava di sentire il seguito ma la fanciulla rimaneva in silenzio. Come ha fatto a liberarla dai lord? Lei sapeva che non avrebbe mollato, ma era conscia che non poteva ancora dirgli tutto, non era il momento. Ha riscattato il mio debito, ha fatto valere la sua autorità, ha minacciato apertamente i lord. In poche parole se li è fatti nemici ma lui non li teme.
Sir Cortan era pensieroso. Era vero che lui gli aveva chiesto la fanciulla ma ora aveva il sospetto che anche senza richiesta l’avrebbe trovata a cassetta sul carro. Era sicuro che lord Sirus avesse dei piani che lo riguardavano, ma quello che non capiva era cosa centrasse la ragazza. Tutto qui, miss Aghata? La ragazza gli prese la mano e la posò sul suo cuore, per un attimo i loro cuori si scambiarono. Presto capiremo.
Gli rimise la benda e lo accompagnò all’aperto, luglio era appena iniziato e bisognava godere dei bei giorni di sole, così rari in quel posto. Lo fece accomodare su un masso mentre lei raggiungeva Ester.
Molti pensieri frullavano nella testa di ognuno di loro, soltanto il tempo avrebbe dato delle risposte.
I giorni successivi furono pressochè uguali, il cibo sano l’aria aperta e la serenità che si respirava in quella piccola casa iniziarono ad avere i primi benefici sul corpo dell’uomo.
Ora camminava da solo con il cane dei vicini che gli saltellava intorno. Gli occhi ancora non rispondevano alle cure delle donne ma le forze iniziavano a ritornare, presto avrebbe ricominciato ad allenarsi con la spada. Al pensiero della spada e del duello che aveva perso sentì una stretta al cuore. Avrebbe dato dieci anni di vita per conoscere i piani di lady Lucy. Nessuna notizia arrivava fin lì e lui teneva per sé i suoi dubbi e le sue domande, doveva ritornare l’uomo che era stato e aspettare di sapere cosa lord Sirus gli avrebbe chiesto. Aveva il sospetto che la fanciulla conoscesse più di quanto gli aveva detto ma per il momento non avrebbe insistito. Sentiva la sua presenza ovunque e se stava lontana troppo a lungo gli sembrava di faticare a respirare. Allontanò quei pensieri e riprese a camminare, la benda non l’aveva ancora tolta e questo lo innervosiva parecchio.
A palazzo alcune cose erano cambiate. Erano passate tre settimane e il nuovo capitano era ben diverso dall’uomo che aveva sostituito. C’era più lassismo, i soldati erano malcontenti e le punizioni avevano cominciato a fioccare. Nelle gabbie dei sotterranei c’erano già tre uomini e una donna e il personale di ogni grado rumoreggiava parecchio per questa situazione senza avere il coraggio di protestare.
La tresca fra lady Lucy e sir Forsal andava avanti con sommo piacere di entrambi. Erano sdraiati sul letto di lei, in pieno pomeriggio assolato, le pesanti tende coprivano le finestre ma il caldo entrava lo stesso e loro erano sudati. Bevevano un boccale di vino, sdraiati sul letto con la schiena poggiata ai cuscini.
Quanto ancora dovrò aspettare? Le disse l’uomo. Lei gli sorrise. Ancora qualche settimana, lascia che mio marito continui così e si suiciderà da solo.
Era la festa di metà estate e la tradizione voleva che ci fosse un grande banchetto all’aperto, i lunghi tavoli erano pronti, la carne arrostiva sulla brace, le botti di vino erano state aperte. I lord presero posto al centro e due lunghe tavolavate si snodavano ai lati. Il viso di lord Aram era truce, il capitano lo raggiunse e si sedette accanto al suo padrone. Lady Lucy sorrideva a tutti, fino a quel momento tutto era andato a meraviglia, con la perseveranza e con la pazienza stava cominciando a vedere il traguardo.
Lord Aram beveva troppo in quei giorni, qualcosa lo angustiava. Si rivolse a sua moglie seduta accanto a lui. Era piuttosto alticcio e la sua voce fu udita da tutti i presenti. Voglio che torni sir Cortan! Tu mi devi aiutare, gli daremo la grazia e riprenderà il suo posto.
Calò il silenzio, la rabbia stringeva le viscere a sir Mortenn. Lady Lucy prese la mano di suo marito, lo guardò negli occhi e lo fulminò con lo sguardo. Mai! gli rispose a labbra strette.
I servi continuarono a servire portate di carne e di vino, tutti erano allegri tranne i commensali a capo delle tavole.


Illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti



giovedì 10 gennaio 2019

AGHATA


AGHATA

P. TRENTA






Sir Cortan si rimise sdraiato, le forze ancora non era tornate e la febbre lo aveva indebolito ancora di più, il viaggio che doveva intraprendere era lungo e faticoso ma il solo pensiero di avere al suo fianco la fanciulla gli aveva alleggerito il cuore.
Era cosciente che in qualsiasi momento lord Sirus poteva pretendere il pagamento del suo debito e, da uomo onesto e di parola quale lui era sapeva che non avrebbe esitato a rispondere alla chiamata.
Chiuse gli occhi e cercò di riposare, si portò la mano sul petto nella speranza di sentire ancora l’altro cuore, un gesto che sarebbe diventato un’abitudine senza che lui nemmeno se ne rendesse conto.
Anche Ester riposava sulla poltrona, pur non sapendo cosa le avrebbe riservato il futuro era felice di andarsene da lì, e soprattutto era felice che anche la ragazza andasse con loro. Sorrise in silenzio: quanto le sarebbe piaciuto vedere la faccia di lady Lucy alla notizia che miss Aghata se ne era andata con sir Cortan. La stanchezza ebbe il sopravvento anche su di lei e si addormentò.
L’alba non era ancora sorta quando bussarono alla porta. Entrarono tre soldati della scorta di lord Sirus e chiesero di prepararsi per la partenza. Tutto era pronto, non c’erano molte cose da prendere, ogni arma, ogni oggetto apparteneva al palazzo e loro dovevano andarsene quasi con niente. La luna, con il suo piccolo spicchio circondato di stelle li aspettava per accompagnarli per un pezzo di strada.
Sir Cortan, sorretto da un soldato fu aiutato a salire sul carro. A cassetta sedeva la fanciulla e vi prese posto anche Ester. I soldati li affiancarono e li scortarono per un pezzo di strada.
Pranzarono con quello che trovarono in una cesta, i soldati salutarono e tornarono indietro, ora dovevano proseguire da soli.
Le due donne non si erano ancora scambiate nemmeno una parola.
Sir Cortan osservava la fanciulla ma il suo viso era la solita maschera di serenità, che lui più che vedere poteva intuire e si chiese come avesse fatto a sopportare tutto quello che le era successo e come lord Sirus l’avesse sottratta alle mani di lady Lucy.
Al calare delle tenebre si accamparono mangiando un pasto frugale, si accomodarono sul carro e il mattino dopo ripresero il viaggio. Arrivarono a destinazione che la sera era calata da un pezzo e l’umidità aveva bagnato le loro vesti.
Il villaggio era silenzioso ma loro erano stati uditi. Il capo clan uscì dalla sua casupola e andò loro incontro. Lesse il messaggio che gli fu consegnato e li accompagnò nella loro dimora. Accampatevi per quanto potete, domattina verrò con alcuni uomini ad aiutarvi a sistemare, non eravate attesi ma siete i benvenuti. Lanciò uno sguardo furtivo all’uomo che aveva una benda attorno alla testa ma non fece una parola.
Io tre erano talmente stanchi del viaggio che presero alcune coperte e si sistemarono sotto il piccolo portico vicino al recinto dove alcune pecore e capre stavano dormento.
I tre nuovi arrivati si erano svegliati al levar del sole, il gallo aveva già cantato la sua sveglia e gli animali nel recinto reclamavano attenzione. Cinque uomini e tre donne arrivarono carichi di suppellettili, di cibo e di vestiti.
Ben arrivati. Io sono Arthur il capo di questo insediamento, siamo qui per darvi una mano, la casa è disabitata da tempo. Fecero le presentazioni e senza altri indugi iniziarono i lavori, nessuno si risparmiava, soltanto sir Cortan rimaneva seduto ascoltando tutti i rumori intorno a lui.
Arthur gli si sedette al fianco. Ho ricevuto ordine di avere buona cura di voi e di aiutarvi ad inserirvi nella comunità, soprattutto dobbiamo fare in modo che lei torni quanto prima in forze, perché dovrà riuscire di nuovo a usare questa. E gli consegnò una nuova e fiammeggiante spada. Chieda ciò di cui ha bisogno e noi faremo di tutto per soddisfarla. Sir Cortan passava la mano dall’elsa alla lama sentendo quanto era splendida quell’arma. La ringrazio, sono in debito anche con tutti voi, non so quante vite mi ci vorranno per ripagare tutti quelli che mi stanno aiutando, farò ogni sforzo per riprendermi al più presto e per rendermi utile. Si abbassò la benda ma riuscì a vedere soltanto i contorni del viso e della barba dell’uomo che aveva di fronte. Mi riprenderò, giuro che non lascerò niente di intentato. Si rimise la benda e si alzò appoggiandosi alla spada puntata in terra ma dovette risedersi subito perché le forze, più che aumentate sembravano diminuite.
Mangiarono tutti insieme e dopo alcune ore tutto era sistemato. Ester prese il braccio del suo padrone e lo accompagnò dentro casa. Mio signore, abbiamo una bella casa, degli animali e un piccolo pezzo di terra, un pozzo con l’acqua e siamo vivi e lontani dai lord. Possiamo ricominciare una nuova vita.
Sir Cortan si guardava intorno, si tolse la benda ora che c’era poca luce. La nuova vita inizierà quando io sarò tornato quello di prima, per il momento sono solo un peso per voi. Dov’è miss Aghata?
La ragazza si era ritirata nel suo angolo, vi aveva sistemato un pagliericcio e una tenda a separare quello spazio dal resto della stanza. Sono qui, sir Cortan.
L’uomo volse il viso verso il suono della voce. Domani mi racconterai come è potuto succedere che lord Sirus ti abbia strappata a lady Lucy. Ora riposiamo, ne abbiamo tutti bisogno.
Ester lo accompagnò al suo giaciglio e raggiunse il suo piccolo angolo, domani sarebbe stato un altro giorno, un nuovo inizio di un futuro che non poteva dirsi certo e luminoso per nessuno.

illustrazione di Donatella CAsiraghi - diritti e proprietà riservai di Milena Ziletti

mercoledì 9 gennaio 2019

AGHATA


AGHATA

P. VENTINOVE







Fu una notte piuttosto agitata quella dell’ex capitano. I fumi di qualunque cosa gli fosse stata somministrata stavano svanendo e le ferite cominciavano a farsi sentire. Al suo capezzale Ester si dava da fare cercando di tenergli una pezza pulita e umida sugli occhi. La donna era molto preoccupata, cosa ne sarebbe stato di sir Cortan? Di lei stessa? Le rughe sulla fronte segnavano questi pensieri mentre non lasciava nemmeno per un momento il suo padrone. Solo verso l’alba l’uomo si tranquillizzò e potè dormire un sonno tranquillo e ristoratore. Ester era distrutta dalla stanchezza ma non lo avrebbe lasciato da solo.
Il sole era alto, il giorno si era presentato con un’alba meravigliosa e il caldo aveva indotto uccelli e scoiattoli a uscire in cerca di cibo. I rumori arrivavano attutiti nell’alloggio di sir Cortan. Lui cominciò ad agitarsi ed Ester gli fu subito al fianco.
Si stava svegliando e toccava a lei comunicargli quello che era successo dopo che lui era svenuto.
Con uno scatto l’uomo si mise a sedere sul letto e la benda che aveva sugli occhi gli cadde. Cosa è successo? Perché non ricordo? Perché non riesco a vedere? Era molto agitato e la donna gli prese le mani, impedendogli di sfregarsi troppo gli occhi. Ha perso la sfida, mio signore. Ho paura che sia stato drogato e non capisco come e quando sia successo. Ho eseguito i suoi ordini alla lettera, anche i secondi hanno usato solo acqua che io ho consegnato loro personalmente. Eppure ci sono riusciti. Rimase in silenzio. Sono nella mia stanza, vero? Perché sono ancora qui? La donna sospirò. E’ solo merito di lord Sirus, è stato lui in persona a salvarle la vita e a decidere di curarla. Ma… è stato deciso per l’esilio, e non so altro. Sospirò la cameriera.
Sir Cortan si rimise sdraiato, era debole e dolorante, i suoi occhi vedevano poco o nulla e la cicatrice gli doleva terribilmente. Maledetta quella donna, porterà alla rovina lord Aram e tutto il territorio se nessuno la ferma, ed io non posso più fare niente. E’ stata lei personalmente a consegnare gli elmi, soltanto lì poteva trovarsi la droga o il veleno che sia, spero soltanto che sia una situazione passeggera. L’uomo non era mai stato così male in tutta la sua vita, cominciò a vomitare e la febbre lo avvolse come spire di fuoco dell’inferno.
Ester gli teneva la testa fresca, gli passò pezze umide su tutto il corpo, lei non lo aveva mai visto nudo ma era una donna che aveva sopportato di tutto e non ebbe timore a compiere il suo dovere anche se il suo padrone delirava e spesso la allontanava in malo modo mentre dalla sua bocca uscivano frasi sconnesse. E mentre delirava raccontò la sua storia, il suo dolore e quello che lady Lucy gli aveva chiesto, e in tutto quel delirio parlò di Aghata. Soltanto mentre parlava della fanciulla riusciva a calmarsi e a riposare. Ester sorrideva nel suo dolore e sapeva che soltanto quella fanciulla poteva compiere il miracolo col suo padrone. Ci vollero ore prima che si calmasse e si addormentasse, la temperatura era scesa e l’uomo si era addormentato col nome di Aghata sulle labbra.
Fu una giornata terribile per Ester, Sara le portò un po’ di cibo e le chiese se voleva il cambio ma lei rifiutò. Accettò soltanto di lasciare il suo fianco intanto che mangiava ascoltando che il suo respiro continuasse leggero.
Era sera ormai, il sole stava calando dietro gli alberi formando striature rossastre. In lontananza si potevano vedere stormi di uccelli che tornavano al nido. Finalmente sir Cortan si era svegliato e stava meglio, la febbre era sparita ma gli occhi ancora non vedevano altro che ombre.
Sentirono bussare. Lord Sirus entrò, era strano vederlo da solo. Ester fece per uscire ma il lord la fermò, poteva restare.
Come sta sir Cortan? Gli chiese il lord.
Sono stato meglio, lord Sirus. Le ferite non sono gravi ma i miei occhi non riescono a vedere altro che ombre. Qualcosa è successo. Gli rispose.
Già. E’ facile capire che qualcosa ha indebolito il suo corpo e annebbiato i suoi occhi.
Sir Cortan non avrebbe mai osato esprimersi in quel modo davanti al lord. So che devo a lei la mia vita, sono in debito con lei. Lord Sirus sorrise. Lo so, e verrà il giorno in cui verrò a riscuotere il debito, ne sia sicuro. Domani all’alba dovrà lasciare questo territorio, tutto il territorio sotto il controllo di lord Aram, dovrà uscire dai confini e se solo verrà catturato entro i confini potrà essere arrestato e condannato a morte. Lo sa questo, vero?
L’ex capitano assentì.
Lord Sirus continuò. Ho preparato una mappa che la sua cameriera sta studiando, c’è un villaggio piuttosto lontano da qui sotto la giurisdizione di lord Steen, un villaggio di pastori e contadini, troverà una casupola e potrà riprendersi in salute, Ester verrà con lei visto che ha riscattato il suo debito. Domattina troverà un carro con delle provviste e potrà andarsene in tutta sicurezza. Ha la mia parola che nessuno le torcerà un capello.
Sir Cortan era pensieroso e lord Sirus se ne accorse, si aspettava dei ringraziamenti, quell’uomo era un vero condottiero, e lui lo sapeva.
Ho una richiesta da rivolgerle, lord Sirus… la fanciulla, vorrei portarla con noi, qui non è più al sicuro. Finalmente lo aveva detto.
Lei sa che ho passato le precedenti notti con lei, la vuole lo stesso? Lo sguardo del lord era fisso sul viso dell’altro, anche se non lo sapeva. Una smorfia di dolore gli attraversò il viso e la cicatrice ricominciò a fargli male.
Voglio solo salvarla, sono pronto a riscattare il suo debito con i lord.
Le notti che ho passato con la fanciulla sono state molto istruttive, è una ragazza davvero eccezionale. Domattina insieme al carro troverà anche miss Aghata. A proposito sir Cortan, sappia che la giovane così come è entrata nelle mie stanze ne è anche uscita, io non sono uno stupratore di fanciulle.
Sir Cortan era confuso. Perché fa tutto questo per me?
Lord Sirus gli si avvicinò, affinchè solo lui potesse sentire. Perché io sono al corrente di tante cose e so che lei mi tornerà utile in futuro. Vedendo i dubbi di sir Cortan, continuò. Come crede che riesca a tenere tutti sotto controllo? In ogni palazzo ho delle spie, gente devota solo a me e nulla mi sfugge, nemmeno quello che succede qui. Stanotte riposi che domattina ha un lungo viaggio da affrontare.
Salutò la donna che stava guardando la mappa e se ne andò.

illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 8 gennaio 2019

AGHATA


 AGHATA

P. VENTOTTO







Lord Aram e lady Lucy si girarono verso lord Sirus. Il viso della donna era incredulo, come osava quell’uomo andare contro le regole? Ma stette zitta, sapeva che non le conveniva ancora farsi avanti.
Quell’uomo è stato un buon capitano, un grande consigliere del vostro lord e so che gode di tutta la stima dei suoi soldati. Quell’uomo merita clemenza, ed io sono sicuro che lord Aram e lady Lucy convengano con me che un atto generoso valga di più di ogni altra prova. Lord Sirus osservava attentamente le facce dei due lord, sfidandoli a non dargli ragione, stava usando la sua supremazia per far valere le sue ragioni, e aspettava di vedere come loro si sarebbero comportati.
Le mani della donna stringevano i bordi della poltrona, avrebbe voluto cavare gli occhi a quell’insolente. Guardò suo marito e si accorse dei dubbi che gli aleggiavano negli occhi. Allungò la mano e prese quella di suo marito, gli strinse le dita come a risvegliarlo dal suo torpore. Lui certo non si aspettava che il suo capitano perdesse la sfida. Lord Sirus era silenzioso in attesa. Lord Aram non riusciva a parlare e fu lady Lucy a prendere la parola. Credo che lord Sirus abbia ragione, daremo clemenza a sir Cortan e lo condanniamo all’esilio.
Lord Sirus non battè ciglio. Si rivolse alle sue guardie. Prendete sir Cortan e portatelo nel suo alloggio, mandategli un guaritore. Lady Lucy si inalberò. Quell’uomo non ha più un alloggio, ora appartiene a sir Mortenn. La risposta dell’altro non si fece attendere. Il nuovo capitano può aspettare ancora un giorno o due, se i suoi lord hanno usato clemenza chi è lui per non fare altrettanto? E così dicendo pose fine al colloquio.
I soldati di lord Sirus portarono l’ex capitano ancora svenuto nel suo alloggio. Ester li stava aspettando e cominciò a spogliare il suo padrone per lavargli le ferite, lui era ancora incosciente. Passandogli il telo umido sulla pelle si rese conto che non potevano essere le ferite la causa dell’incoscienza dell’uomo ed ebbe la conferma che gli era stato somministrato qualcosa.
Arrivò anche il guaritore personale della lady a visitarlo, lasciò unguenti e bende e se ne andò in fretta.
Sir Cortan riposava tranquillo e incosciente nel suo letto, senza sapere quello che gli era stato inflitto dai lord.
Era ben strana l’atmosfera che si respirava a palazzo in quella giornata, sia i soldati che i servi ancora non credevano a quanto era accaduto. Tutti conoscevano sir Cortan e anche se in tanti non lo amavano lo rispettavano perché era un uomo giusto e un soldato valoroso. Col nuovo capitano sapevano che le cose sarebbero cambiate e non tutti erano felici dell’esito della sfida, anche se nessuno osava dire una parola.
I festeggiamenti si sarebbero conclusi col banchetto dove anche tutta la guarnigione avrebbe partecipato, era l’investitura del nuovo capitano che diveniva formale e decretata davanti a tutti, avrebbe preso posto a sinistra del suo lord e sarebbe stato un uomo potente e influente.
Come era avvenuto in precedenza, lord Sirus arrivò prima dei suoi ospiti. Ottenne silenzio e alzò la coppa. Oggi si è svolta una gara e sir Mortenn ha vinto la sfida. Brindo al suo futuro. Tutti risposero e bevvero, si misero a sedere ma lord Sirus rimaneva in piedi e così fecero anche gli altri. Brindiamo anche a sir Cortan, che possa riprendersi e vivere a lungo e che un giorno vi possa rivedere. Tutti brindarono e queste parole furono udite dai lord del palazzo che furono costretti a sorridere e alzare il calice per unirsi al brindisi.
Il banchetto era sopraffino, come sempre. Aghata serviva in silenzio i suoi padroni e lady Lucy la osservava con occhi rapaci, non riusciva a capire come erano andate le notti nella camera di lord Sirus e questo la mandava su tutte le furie. Mentre la ragazza le versava il vino nella coppa fece in modo di farle cadere la caraffa e il vino si sparse sulle sue vesti. Lady Lucy si alzò inviperita e schiaffeggiò la ragazza davanti a tutti. Aghata arrossì insieme ai segni lasciati dalla mano sul suo viso ma non un fiato le uscì dalle labbra, ritornò in dispensa a prendere un’altra caraffa e ricominciò a servire al tavolo dei lord. Vai a servire i soldati, non al nostro tavolo, non sei degna di starmi intorno. E la cacciò, aveva decretato la sua caduta e tutti gli altri avrebbero fatto altrettanto, nessuno avrebbe osato andare contro lady Lucy.
L’atmosfera si era appesantita. Lord Sirus fece alzare il nuovo capitano. Capitano Mortenn vuole dire qualcosa ai suoi soldati?
A quello non pareva vero potersi fare grande proprio lì. Soldati, il vostro nuovo capitano vuole brindare con voi. E tutti svuotarono le coppe. Da domani alcune cose cambieranno, non ci sarà bisogno di tanto allenamento, non ci sono guerre o sommosse in atto, avremo più tempo da dedicare ad altro. E fece l’occhiolino. Naturalmente senza dimenticarci del nostro dovere. Deciderò chi sarà il mio vice e inizieremo insieme a lavorare. Gli ordini di lord Aram saranno sempre al primo posto, per me e per tutti. Riapriremo le gabbie e chi non farà il proprio dovere passerà del tempo in compagnia dei topi. Tutti brindarono, quello era il discorso del nuovo capitano, poi si risedettero e continuarono a bere.
Vado nelle mie stanze, mandatemi la ragazzina. Disse lord Sirus, e se ne andò.
Lord Aram e lady Lucy rimasero ancora alcuni minuti brindando con i loro uomini. Aghata lasciò la caraffa e seguì lord Sirus che l’aspettava in cima alla scala.
Gli occhi della lady non si persero una mossa e sorrise compiaciuta quando vide la mano del lord posarsi sulla spalla della ragazza. Era quasi soddisfatta, lo sarebbe stata di più non appena sir Cortan se ne fosse andato, aveva altri piani in mente ed ora, finalmente poteva metterli in pratica.

illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 7 gennaio 2019

AGHATA


AGHATA

P. VENTISETTE







Era una giornata bella, soleggiata e lievemente ventilata, come quelle che solo giugno sa dare, era il giorno della sfida e tutto era pronto. Le sagome per la gara delle frecce, quelle per il pugnale e lo spazio necessario per la gara decisiva: il duello con le spade e il corpo a corpo.
Un palco in legno conteneva tre poltrone e uno spazio per alcune persone. I tre lord erano al loro posto. Il tamburo rumoreggiava in attesa dell’inizio della sfida. Dietro lady Lucy stava Aghata, in piedi e pronta ad obbedire alle richieste dei suoi padroni. Sir Cortan alzò lo sguardo e incrociò quello della ragazza, due notti nella camera di lord Sirus ma non riusciva a distinguerne i segni a quella distanza. La sua rabbia montò ancora di più. Cercò di riprendere il controllo delle proprie emozioni, non poteva distrarsi. Le trombe diedero i tre squilli di rito. I due duellanti presero posizione di fronte al palco e i tre lord si misero in piedi. Lord Aram lesse il regolamento, la prima gara con tre frecce, la seconda con tre pugnali e la terza con la spada, fino a che uno dei due non fosse vinto.
Aghata portò a lady Lucy due cuscini sui quali c’erano due elmi. Fu lei stessa a consegnarli nelle mani dei duellanti. Non ci furono passaggi di sguardi, nessun segnale che ci potesse essere qualcosa di losco, dopo tutto la supervisione di lord Sirus rendeva quell’incontro ancora più legittimo, l’esito finale sarebbe stato inoppugnabile.
I duellanti salutarono e giurarono come era previsto. Un gesto di lord Aram fece zittire le trombe e diede inizio alla gara.
Il primo a scoccare la freccia fu sir Cortan e andò a segno, scoccò la seconda che sfiorò la prima, poi lasciò il posto al suo avversario. Sir Mortenn scoccò le due frecce ma non fu preciso quanto l’altro. Entrambi si volsero verso il palco per avere la conferma su cosa fare, ma la distanza fra i due era talmente evidente che fu deciso di non scoccare la terza freccia. Sir Cortan aveva vinto la prima gara.
Entrambi sudavano molto sotto la leggera corazza e sotto l’elmo, andarono a rinfrescarsi il viso ed asciugarsi, ognuno al proprio angolo e si riportarono in posizione.
Toccava a sir Mortenn iniziare questa sfida. Lanciò il pugnale e centrò in pieno il segno, lanciò l’altro e fece altrettanto, era sempre stato molto bravo in questo.
Sir Cortan prese posto e lanciò il suo pugnale. Un mormorio si alzò dalla folla, aveva preso il soltanto il bordo esterno della sagoma. L’uomo non capiva, si sentiva debole ma quello che lo angustiava era la vista, i suoi occhi non sopportavano la luce e non riusciva a mettere a fuoco, si concentrò e lanciò il secondo pugnale che non andò a segno.
Come nella gara precedente si volsero verso il palco e fu decretata la vittoria dello sfidante. Erano in parità, tutto si sarebbe risolto con la spada e tutti sapevano che sir Cortan era imbattibile in questo.
Ci furono alcuni minuti di pausa e gli sfidanti si dissetarono prima di iniziare quella che poteva essere una lunga contesa.
Non riesco a vedere. Disse sir Cortan al suo secondo. Bagnami gli occhi. Si rimise l’elmo e raggiunse il centro del cortile, lo squillo di tromba diede il segnale.
Sir Mortenn prese l’iniziativa, aveva visto la debolezza del suo avversario e calò la sua spada con tutta la forza sul suo avversario che riuscì a parare con lo scudo, mettendo però un ginocchio a terra. Intorno a loro il silenzio era totale. Sir Cortan cercava di capire da dove potevano arrivare i colpi dell’altro, lo conosceva bene e avrebbe potuto batterlo anche ad occhi chiusi ma le gambe gli stavano cedendo, e il braccio che sosteneva la spada diventava sempre più pesante. Non mollò e continuò a battersi per quanta forza gli era rimasta. Tutti vedevano in che difficoltà si trovava e nessuno riusciva a capire come fosse possibile.
Un colpo più forte dei precedenti gli tolse lo scudo, il braccio gli doleva e non riusciva a vedere l’avversario. Parava i colpi senza vederli ma l’altro, conscio delle sue difficoltà aveva aumentato l’intensità della lotta. Non ci fu bisogno di un altro colpo per togliere la spada dalla mano di sir Cortan, fu lui stesso a lasciarla cadere, le sue forze si erano esaurite e sapeva che era giunta la sua fine, sapeva di essere stato drogato o avvelenato ma non avrebbe più potuto difendersi o farsi valere.
Un calcio in pieno petto lo mandò a terra con la schiena nella polvere. I soldati presenti sembravano non respirare e sul palco c’era molta incredulità.
Sir Mortenn teneva un piede sul petto dell’uomo a terra e la sua spada puntata alla gola, si voltò verso il palco prima di sferrare il colpo decisivo, era pronto a uccidere il capitano e prenderne il posto, questa era la regola e non gli importava di sapere come gli era riuscito. Guardò tutti i soldati intorno e si tolse l’elmo, li sfidò con lo sguardo come a dire che ora era lui il comandante e nessuno poteva togliergli questo privilegio. Era ora di porre fine a tutto, prese l’elsa della spada con entrambe le mani e mise la punta sul cuore, avrebbe usato entrambe le mani, l’ex capitano non doveva uscirne vivo e lui non voleva sbagliare. Prese forza per l’ultimo atto.
Fermo! La voce di lord Sirus si levò nel silenzio.


illustrazione di Donatella Casiraghi - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti