giovedì 7 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. DIECI






Il fiume canta la sua consueta canzone ed io, sono qui ad ascoltarla.

Mi illudo di sentire le parole di Alberto “Esterina, sei bellissima” e penso a quanto sarà meraviglioso quando lui tornerà. Penso a cosa farò quando la guerra sarà finita, quando questo pazzo mondo sarà tornato normale, quando ricominceranno a nascere bambini.

Il volo degli uccelli, le rondini che mi vorticano intorno sembrano mandarmi messaggi di speranza. Ma nessuno ancora sa quando questa maledetta guerra finirà. Il pensiero di Alfredo, il non sapere dove è sepolto mi dà un dolore immenso. E’ così triste non avere nemmeno una tomba su cui piangere i propri cari. Maledetta guerra e maledetto chi l’ha voluta. Che Dio stramaledica chi ha mandato tanti lutti e dolore a questo Paese.

Mi accorgo con vergogna che sto piangendo. Io non ho motivo per piangere, se piango io cosa devono fare i nostri soldati? E le loro vedove? E i loro orfani? E tutti quei genitori rimasti senza figli? Mi asciugo in fretta gli occhi e ritorno verso casa, il mio lavoro con i cavalli mi sta aspettando ed io ho bisogno di sentirmi impegnata e non pensare.

E’ una estate strana questa che sta passando. Nessun canto nei campi, e anche i bambini non hanno voglia di giocare. Le donne sembrano già vecchie a vent’anni ed i vecchi pare abbiano voglia solo di morire.
 Il dolore che stanno tutti provando non si può raccontare, per questo sembra un’estate senza calore. Il freddo più acuto si vive in casa mia: nessun calore dimora nella nostra vita. Mia madre non è cambiata, è solo peggiorata, e non ci parliamo quasi più.

E l’autunno e l’inverno, ancora una volta, si presentano senza nessuna notizia di Alberto.

10 dicembre 1916. Caro Diario. Anche il 1916 si sta compiendo. Ho paura che questo inverno sia l’identica copia di quello passato. Tutti abbiamo fatto scorta di legna e molte famiglie si sono riunite in un’unica casa per stare più caldi. Naturalmente nessuno è ospitato in casa nostra, mia madre non lo permetterebbe mai. Non sia detto che i Celerini si mescolino con gli altri. Abbiamo molte stanze, e tutte con il camino, ma restano rigorosamente chiuse. Ovviamente nessuno ha chiesto la nostra ospitalità, basta lo sguardo di mia madre a far desistere chiunque, e passeremo le feste di Natale sole e silenziose come ogni sera. Non ci scambieremo nemmeno gli auguri e sento tanto la mancanza di un gesto gentile, di un piccolo regalo. Ho 17 anni ed un gran vuoto sia nel cuore sia intorno a me. Ma quando la guerra sarà finita e Alberto sarà tornato, tutto cambierà. Sorridi Esterina, sei giovane e sana, abbi pazienza, coltiva il tuo amore e tieni libero il tuo cuore per il futuro che verrà. Sono sicura che il futuro sarà migliore, per me e per tutti.


Il gelo, le malattie, tutto si ripete. In gennaio è scesa molta neve e le strade sono state impraticabili. Febbraio non è stato molto diverso e sono rimasta per giorni interi chiusa nella mia stanza senza altro da fare che leggere. Mia madre è impegnata con i registri dei conti e sembra non aver altro nella mente. Gli animali soffrono come noi e, tutti insieme, aspettiamo la nuova primavera, la primavera del 1917 con tanta speranza che porti anche la fine della guerra.

E in questa tiepida mattina di aprile vedo Mariuccia correre verso casa nostra. Mi cerca e, ancora ansante, mi porge una voluminosa busta. Non abbiamo parole. “E’ quello che penso sia?” Le chiedo.

Non ho il coraggio di guardare la busta, l’ho talmente aspettata che non vorrei fosse solo un miraggio, non vorrei che svanisse come sono svaniti fin’ora tutti i desideri che ho espresso. “E’ proprio quello che pensi tu, è una lettera di Alberto indirizzata a te. E’ arrivata questa mattina e Albina mi ha chiesto subito di portartela. Nessuno l’ha aperta: è solo per te. Però Albina ti chiede di farle sapere qualcosa quando l’avrai letta, perché a lei non è arrivato niente.”

“Va bene Mariuccia. Verrò a trovare Albina appena posso. Ringraziala da parte mia.”

Appoggio la lettera sul cuore e corro verso casa. Mia madre ha visto e chiede spiegazioni. Io non le mentirò di certo, non ho intenzione di farlo, né adesso né poi. “Mariuccia mi ha portato una lettera di Alberto, finalmente mi ha scritto. Ora salgo nella mia camera a leggerla.”

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 6 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. NOVE






"Sei diventato un ubriacone, non sei più nemmeno un marito, se non fosse per me non avresti più niente. Resta chiuso nel tuo mondo, io non ho certamente bisogno di te, ma mia figlia, ti giuro, farà come dico io.”  

I suoi occhi sembrano forare i miei pensieri, so che vorrebbe saper leggere quello che mi passa per la testa, ma non glielo permetterò.

Non intendo nemmeno replicare a quello che ha detto, non ha nessun valore per me, e il mio silenzio ed il mio sguardo così fiero la fanno arrabbiare ancora di più. Lei lo sa che sarà difficile piegarmi ai suoi voleri ma non demorderà, io non cederò, e la nostra vita futura sarà sicuramente un inferno.

“Grazie babbo per le belle parole, ne girano così poche ultimamente.”

Mi alzo e gli dò un bacio. Si commuove e mi abbraccia e sento i suoi singhiozzi che gli solcano il petto. So che sta pensando ad Alfredo, so che il dolore della sua perdita lo porterà alla morte, so tutto questo ma so anche che mi vuole bene. Ricambio l’abbraccio e lo accompagno nel suo studio, dove, purtroppo, continuerà a bere e fumare fino a stordirsi.

Uno sguardo a mia madre che non si è mossa dalla sua sedia e mi ritiro nella mia camera.

In questa atmosfera di gelo famigliare e di gelo invernale marzo passa senza altre novità.

La primavera si avvicina, la vita comincia a risvegliarsi. E’ la fine di aprile, quasi un anno è passato e Alberto non ha ancora dato sue notizie.

Questa mattina mio padre è sceso insolitamente rasato e ben vestito. Vuole uscire a cavallo e rivedere le sue terre. E’ un sollievo rivederlo nella sua forma migliore. Solo gli occhi smentiscono il suo abbigliamento.

Dopo tanti mesi facciamo colazione tutti insieme e mia madre ha un’espressione perplessa. Lo saluto calorosamente e lui mi accoglie in un abbraccio. “Esterina sei sempre la mia bambina bellissima”.

Uno sguardo anche al posto vuoto di mio fratello, ma lo toglie velocemente.
Mentre si allontana a cavallo si volta a guardare la sua casa, casa che non rivedrà mai più.

Hanno trovato mio padre annegato nel fiume. Quando il cavallo è tornato da solo alla stalla abbiamo capito che era successo qualcosa. Non è stato difficile trovarlo. Aveva un’aria serena, di uno finalmente in pace. Oramai niente aveva più importanza: né guerra, né raccolti, né pace. Aveva raggiunto il suo adorato figlio e questo era tutto quello che voleva.  

Hanno detto che si è trattato di un incidente, ma nessuno ci ha creduto fino in fondo. Adesso che è sepolto e mi ritrovo da sola con mia madre mi sembra di essere attraversata dal gelo. Non c’è più nessuno che stia dalla mia parte, fra me e lei è diventata una lotta alla pari, ma lei parte in vantaggio perché io ho solo sedici anni.

31 maggio 1916. Caro Diario. Giusto un anno fa ti raccontavo di questo paese ormai senza più giovani. E’ passato un anno, un anno durissimo sotto tutti i punti di vista. Il freddo, la mancanza di notizie dal fronte, le malattie, la morte di mio padre, tutto è peggiorato. La guerra sembra non voler finire e molti giovani soldati stanno morendo al fronte. Da un anno aspetto notizie di Alberto, ma non sono ancora arrivate. Mia madre si è vestita di nero, porta un lutto che è solo falso, lei non aveva nessun sentimento per suo marito, ma gli altri non lo devono sapere. Mi verrebbe voglia di gridare a tutti che è stata colpa sua se mio padre si è tolto la vita. Fra di noi, per il momento, tutto procede senza intoppi. Non ci sopportiamo molto e ci vediamo quasi solo per i pasti. Sta di sicuro tramando qualcosa che mi riguarda, sto aspettando la sua prossima mossa.
Per questa primavera ed estate ho scelto di curare i cavalli, li ho sempre amati e mi piace stare con loro, in più posso stare fuori di casa e lontana da mia madre. Spero che sia un’estate piacevole per tutti e che il caldo faccia guarire chi ancora ha la tosse.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 5 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. OTTO




Sono giunte anche alcune e frammentarie notizie dal fronte. Ci hanno raccontato che nelle prime battaglie per tenere il confine sull’Isonzo ci sono stati decine di migliaia di caduti. C’è la paura che nemmeno tutti possano essere riconosciuti e che le famiglie restino senza notizie per sempre. C’è anche una epidemia di tubercolosi e molti soldati muoiono per malattia.

 Adesso sta arrivando anche l’inverno e la situazione sarà ancora peggiore.

Anche da noi c’è chi si è ammalato e molti bambini non sono ancora guariti.

Arriva l’inverno, c’è ancora la guerra e Alberto non mi ha ancora scritto.


TERZO CAPITOLO

Che tristezza! Ogni famiglia sta chiusa in casa in cerca di calore. Fa talmente freddo che anche gli anziani non ricordavano tanto ghiaccio e gelo. Dai tetti delle case pendono stalattiti ghiacciate che non si sciolgono per giorni e giorni. La nebbia dura intere giornate e si fa fatica quasi a riconoscersi per strada. Mio Dio! Come sarà la vita per i nostri soldati? Come riusciranno a sopravvivere anche a tanto gelo?
Non riesco a immaginare che vita sia quella al fronte, anche se ci penso proprio non riesco a immaginarla, so soltanto che deve essere terribile.

Le feste del Santo Natale sono scivolate via senza grandi festeggiamenti. Nessuno ha voglia di divertirsi, nemmeno i bambini. Anche i piccoli, ormai, hanno capito quanto dolore si sta impadronendo della nostra terra, le mamme, le mogli, le sorelle, ogni abitante di questo paese, e di tutto il resto, soffre per se stesso e per il suo caro che si trova al fronte.

In casa mia è ancora peggio! Mio padre sta trascurando anche la sua persona. La sua bella barba è incolta, gli occhi sono rossi e spiritati e non riesce a formare una frase di senso compiuto. Chiunque ha bisogno di qualcosa si rivolge a mia madre, che, come al solito, non ha scalfito il suo spirito generalesco nemmeno in minima parte. Sono sempre più convinta che non sia umana.

Con questo freddo e gelo sono aumentate le malattie. Le case non sono molto riscaldate e i vecchi e i bambini hanno tosse e febbre. Fa paura la tubercolosi, non ci sono molti rimedi, perciò stiamo tutti tappati in casa in attesa del disgelo.

28 febbraio 1916. Caro Diario. Ho le mani intirizzite e la fiamma del focolare serve a poco. Sono così sola! Da quando mio fratello è morto la mia famiglia non è più la stessa. I ruoli si sono invertiti, ora è la mamma che comanda su tutto, e questo non mi piace, perché la sua durezza e la sua severità saranno un grosso ostacolo anche per me. Mio padre è ormai un uomo finito, non avrei mai immaginato si potesse ridurre così. Non ho ancora avuto notizie di Alberto, nemmeno la sua famiglia, ma io sono sicura che sta bene e che manterrà la sua parola e tornerà. Vivo con questa convinzione o non sarebbe più vita. Il gelo non vuole mollare e anche gli animali nelle loro stalle cominciano a morire di freddo. Abbiamo chiuso tutte le stanze che non usiamo e ci ritroviamo solo in cucina e nelle nostre camere. Passo molto tempo a leggere e a pensare al mio amore, alla promessa che ci siamo scambiati ed alle difficoltà che ci saranno quando questa maledetta guerra sarà finita. Sono pronta ad affrontare le difficoltà, l’importante è che Alberto torni e la guerra finisca, a tutto il resto troverò rimedio. Ora scendo a cena.

Mentre ceniamo in assoluto silenzio e mia madre guarda con disprezzo suo marito, mio padre alza gli occhi dal piatto, si versa un altro bicchiere di vino e mi guarda. I suoi occhi, così lucidi e rossi sembrano avere un lampo di gioia e mi regala un sorriso. “Come sei bella Esterina, diventi ogni giorno una donna più bella.” Poi guarda mia madre ed il suo sguardo si fa torvo: “tu non sei per niente bella, sei sempre stata una strega che non ha conosciuto sentimenti. Quando ti ho sposata mi sono sentito ingannato, mi sono ritrovato al mio fianco un pezzo di ghiaccio senza cuore. Esterina non ha preso sicuramente da te. Figlia mia, segui sempre il tuo cuore, quello non ti ingannerà mai. Non fidarti di nessuno, ma segui sempre solo te stessa.”

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 4 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. SETTE







Abbiamo saputo che i combattimenti sull’Isonzo si sono molto intensificati. I nostri soldati hanno l’ordine di tenere i confini e lo faranno a costo della loro stessa vita.

Io non capisco: che senso ha la guerra? A cosa serve? Mi pare che sia solo sofferenza e dolore, chi è che ci guadagna in tutto questo? Possibile che il nostro re non sappia quanto dolore sta provocando a tutte le famiglie? Mi hanno insegnato a rispettarlo e a volergli bene, ma non ci riesco più.

Anche mio padre sta cambiando atteggiamento e si scaglia con parole grosse e irripetibile contro il ritratto della famiglia reale. Vorrebbe buttarlo nel fiume, ma sa che non lo può fare. Mia madre tiene sotto controllo anche gli scoppi d’ira di mio padre, che temo, abbia anche cominciato a bere di nascosto.

30 settembre 1915. Caro Diario. Questa mattina sono uscita presto e sono stata al fiume. Mi sono fermata a ricordare gli ultimi momenti passati con Alberto. Non ho ancora ricevuto suo notizie e sono molto preoccupata. Anche Alfredo non si è ancora fatto vivo e, in famiglia, c’è molta apprensione. Mentre pedalavo sulla mia bicicletta guardavo i campi quasi pronti per l’inverno. Le donne ed i ragazzi hanno svolto proprio un bel lavoro e sono fiera di aver contribuito anch’io. Con l’arrivo della stagione fredda si intensificheranno anche i disagi. Tutto il paese è col fiato sospeso. Tutti temiamo la consegna del “dannato dispaccio”. In alcuni paesi vicini hanno cominciato ad arrivare e molte donne sono già vedove, ci sono già orfani e genitori senza più figli. Maledetta guerra e maledetto chi l’ha voluta.

E’ con molta tristezza che rientro a casa. Pedalo lentamente e guardo il fiume, non riesco nemmeno a cantare una canzone, dov’è finita la mia giovinezza? Non devo lasciarmi prendere dallo sconforto, perché quando Alberto tornerà avrà bisogno di tutta la mia allegria.

Appoggio la bicicletta contro il muro e vedo Mariuccia che mi corre incontro. “Esterina, ti ho cercato dappertutto, deve essere successo qualcosa, in casa di Alberto è arrivato uno di quei dispacci, ma non so cosa ci fosse scritto. Stanno tutti piangendo e…”

Riprendo la mia bicicletta e come un fulmine sono davanti alla casa di Alberto. Adesso cosa faccio? Non ho il coraggio di entrare.

Sento pianti e lamenti e vorrei scappare via. Ma io non sono una codarda, mi faccio forza e busso alla porta. La signora Albina mi vede e mi abbraccia “E’ caduto Gabriele, al fronte, non ce l’ha fatta.” Fa fatica a spiegarsi ma capisco che il dispaccio riguarda Gabriele e non Alberto. Pur con grande dolore mi sento sollevata e, dentro di me un poco me ne vergogno. Gabriele lascia una moglie e due bambini e questo è ingiusto.

Saluto, faccio le mie condoglianze e ritorno a casa. Lungo la strada vedo altre famiglie distrutte dal dolore, oggi i dispacci arrivano nel nostro paese e sento una fitta di presentimento nel cuore.

Entro in casa di corsa e vedo mio padre accasciato sulla poltrona. Non servono parole per capire che anche Alfredo ha lasciato la sua vita in riva a quel dannato fiume. Mia madre è al suo fianco in attesa della sua reazione che, stranamente, tarda ad arrivare.

 Mi siedo anch’io con loro e sono la prima che inizia a piangere. Alfredo era il mio unico fratello e lo amavo, era sempre gentile con la sua sorellina minore e tante volte mi ha difeso dalle mani lunghe di mia madre. Ora non lo rivedrò più. Morire a vent’anni, lontano da casa deve essere davvero terribile.

L’autunno è passato e l’inverno sta arrivato preannunciato già dal gelo. In casa mia le cose sono cambiate. Mio padre ha perso la voglia di vivere e di lottare, si rifugia nel suo studio e si stordisce di alcol e sigari. Quando viene a tavola per cena è quasi irriconoscibile. Mia madre lo guarda con disprezzo e non si capacita della sua caduta morale (sono parole sue). Tocca a lei mandare avanti i lavoranti e la casa, se non fosse per lei andrebbe tutto alla malora. Io vorrei parlargli ma è come penetrare in un muro: la perdita del suo unico figlio gli ha fatto perdere anche la ragione e la voglia di vivere.
 In paese le campane suonano spesso a morto e ormai, dopo un frettoloso segno della croce, aspettiamo di conoscere chi ha subito un altro lutto.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 3 marzo 2019

L'ALBERO PARLANTE


L’ALBERO PARLANTE




Sono tornata e mi sono seduta davanti all’Albero parlante che ho conosciuto solo pochi giorni fa.
L’erba è umida, fredda, e l’acqua che scorre nel fosso è silenziosa ma bisbiglia trasportando foglie gialle dell’autunno che è arrivato correndo.
Chiudo gli occhi e apro le mani con i palmi rivolti al cielo e aspetto. Anche l’ultimo uccellino si è zittito e solo un dolce sciabordio fa da sottofondo, quasi a volermi cullare la mente e ipnotizzarmi.
“Bentornata, figlia che non sei di questo mondo, ti aspettavo. Conosco la tua curiosità e la tua sensibilità, sapevo che avevi sentito il mio sospiro e la mia voce, così come io ho sentito i tuoi pensieri. Mi vuoi fare tu le domande o passo subito alle risposte?”
“Fai tu.” Gli risponde la mia mente, da tempo ho imparato la telepatia.
“Ti guardi intorno e vedi l’inizio della fine ma non ti vuoi rassegnare. Non vorresti vedere tanta sofferenza e tanta distruzione, tanto odio e indifferenza e, soprattutto così tanta cattiveria. Eppure lo sai quello che sta avvenendo: il maligno si è impossessato di tante Anime, le ha rubate e le tiene nascoste, le ha sostituite con quelli che tu definisci occhi da rettile. E non sbagli. Tu hai sempre saputo quello che sarebbe successo prima del il Nuovo mondo, Il mondo che verrà. E’ venuto il tempo di svelarti un altro passo: le Anime che sono state rubate non sono tutte perdute. Sì, sorridi, lo so che lo hai sempre sperato, lo so che quelli e quelle come te fanno un lavoro duro per riportare l’Anima al loro posto. Sai perché ti ho voluto fare questa rivelazione? Sì, lo sai: perché stai perdendo la Speranza, e questo non lo puoi fare. Non puoi abbandonare nemmeno una di quelle Anime rubate: ognuna di esse che ritornerà al proprio posto sarà un uomo o una donna in più che arriverà nel Mondo che verrà. Io sono un Albero Parlante, sono qui da tanto tempo e ogni nodo che vedi nelle mie radici è una lotta che ho combattuto e che ho vinto, sono l’esempio che devi seguire, che in tanti devono seguire: lottare, amare, vivere, soffrire ma non perdere mai di vista il traguardo. C’è ancora molta strada da fare e tu sei un’Anima Pura, una lottatrice una figlia che non è di questo Mondo ma dell’Universo intero, non dimenticarlo mai. Sorridi ad occhi chiusi e sei bellissima. Io ti vedo per quello che davvero sei, per l’Energia che emani, per l’Amore che trasmetti, per la forza che hai racchiusa nel cuore, per le tue paure e sono fiero di te, perché hai imparato ad essere te stessa, non ti curi dei giudizi e qualcuno, pochi o molti stanno imparando ad attingere dalla tua energia. Apri gli occhi ora, diffondi questo messaggio, salva almeno un’Anima nascosta, e sprigiona quell’energia che trattieni o scoppierai. Figlia che non sei di questo mondo, sappi che sei anche figlia mia. Torna ancora.”

diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti - immagine dal web

sabato 2 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. SEI






Anch’io sono in ansia, non vorrei veder partire nessuno. E’ appena iniziata la primavera ed io desidero tanto poter rivedere il mio amore, fare progetti con lui per il nostro futuro, ho bisogno di speranza e di sentire il suo abbraccio.

Mariuccia mi ha portato un biglietto di Alberto.

“Mia bellissima Esterina, presto dovrò partire. Fa in modo di venire al fiume, non posso andarmene senza salutarti. Ti aspetto oggi al tramonto. “


Ho costretto mio fratello ad accompagnarmi. Gliel’ho chiesto come regalo d’addio e, per fortuna, mi ha esaudita.

Vedo Alberto e gli corro fra le braccia, mi metto a piangere come una ragazzina, e so che non lo devo fare. Non voglio che porti con sé il ricordo del suo amore che piange. Devo farlo partire con il mio più bel sorriso, dovrà tenerlo dentro il suo cuore per tanto tempo, deve essere un bel ricordo. Mi ricompongo in fretta e le mie lentiggini brillano al sole di questa bellissima primavera.

“Ho ricevuto la chiamata. Anche mio fratello Gabriele parte con me. Non è servito a niente che lui sia sposato ed abbia due figli, la guerra ha chiamato anche lui. Non potevo partire senza rivederti, senza sapere che mi aspetterai. Ti prego non parlare ancora. Ti scriverò tramite Mariuccia e tu mi risponderai, e quando tornerò, perché ricordati io tornerò, riparleremo della nostra promessa che è impressa nel mio cuore. Adesso dammi un bacio, un vero bacio e poi corri a casa senza voltarti e conserva il nostro amore.”

Un lungo, dolcissimo primo bacio d’amore. Un dolore immenso attraversato dalla gioia più pura per essere fra le sue braccia. Vorrei parlargli ma lui mi chiude le labbra con una carezza. “Adesso vai Esterina, ci rivedremo al mio ritorno, conserva la tua freschezza e la tua gioia di vivere, ne avrò bisogno quando tutto sarà finito.”

Mi incammino verso casa ancora frastornata dalle emozioni: il mio primo vero bacio, il mio primo vero addio, il mio primo vero dolore e comincio a piangere senza ritegno.

In casa mia c’è una brutta aria. Anche Alfredo deve partire e mio padre non si dà pace. Mia madre tiene la situazione in pugno, come un generale. Lei è sempre stata così: nessuna emozione, nessun tentennamento, nessuna debolezza. Io non so come faccia, sembra non abbia un cuore. E’ dura e severa e non ci ha mai dimostrato particolari gesti d’affetto. Non ci ha mai fatto mancare niente, ma tutta la famiglia rispetta le sue regole. Solo papà a volte riesce a scavalcarla, ma non è per niente facile.

31 maggio 1915. Caro Diario. Oggi sono stata in paese. Ormai non serve più il divieto che avevo. E’ un mese così caldo e profumato ma, tutt’intorno si respira solo tristezza e sconforto. Le donne del paese si sono coperte i capelli con un fazzoletto scuro, sembra vogliano anticipare i prossimi lutti. E’ così strano vedere in giro tante donne e bambini. Mancano i giovani ma anche molti padri di famiglia. In questa bella stagione sembra strano vedere una specie di cappa grigia: sembra che il malumore di tutti riesca a respingere anche i raggi del sole. Cominciano ad arrivare alcune voci sulle battaglie che combattono i nostri soldati, ed è sull’Isonzo che la maggior parte sono distaccati. Alfredo non ha ancora scritto e mio padre è molto agitato. E’ ancora presto per avere notizie, speriamo e preghiamo tutti che possa finire presto.

L’afa e il caldo torrido accompagna questa strana estate. Il pensiero di tutte le famiglie è rivolto ai loro cari che sono al fronte. Come se la passeranno? Avranno cibo e acqua a sufficienza? Anche da noi il cibo scarseggia, per fortuna la campagna segue il corso delle stagioni e il grano si miete, i frutti si raccolgono, le verdure si trattano e si mettono via per l’inverno. Vogliamo continuare una vita normale, ma come può essere normale una vita senza la presenza dei nostri amati?

Nei campi molte donne lavorano sotto il sole e molti ragazzini aiutano. Non si può fermare il tempo ed i lavori devono essere svolti. Sono molto brave e risolute le donne del mio paese. Non si lamentano e, dopo aver lavorato tante ore nei campi o alla cura degli animali, tornano a casa e pensano anche alla famiglia. Quello che vedo mi rende orgogliosa e anch’io aiuto in quello che posso. Intanto che non devo studiare lavoro come ognuna di loro.


foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 1 marzo 2019

ESTERINA


ESTERINA

P. CINQUE






“Non parlarmi di queste cose, non le voglio sentire. Nessuno andrà in guerra, il nostro re non lo permetterà. Vedrai, presto anche gli altri la finiranno e tutto tornerà come prima.”

“Piccola, dolce, romantica Esterina, dovrai tornare con i piedi per terra. Il mondo non è come tu lo sogni, è fatto di altre cose, ma ti prego, tu non cambiare mai. Rimani la mia Esterina con l’anima pura e gentile che lotta per il suo amore come fa un guerriero contro il mostro cattivo. E, se la guerra dovesse raggiungerci, l’affronteremo come gli eroi dei romanzi.”

Un ultimo bacio, un’ultima carezza e di corsa verso casa. “A presto, amore mio, pensami.”

Entro in casa di corsa e salgo velocemente le scale. Forse nessuno si è accorto della mia assenza. Prendo il mio diario e subito ci scrivo.

20 luglio 1914. Caro Diario, oggi è stato il giorno più bello della mia vita. Stare fra le braccia del mio amore è stato veramente dolcissimo. I suoi baci mi hanno lasciata con le gambe molli, ma ho fatto in modo che lui non lo notasse. Serberò a lungo il ricordo di questa giornata meravigliosa. Anch’io avevo sentito parlare della guerra, ma non ci voglio pensare. Non voglio pensare a cose tristi, voglio pensare solo all’amore.


Da quando sono tornati i miei genitori l’atmosfera è cambiata. La paura che anche il nostro Paese possa entrare in guerra si fa sempre più concreta. Mio padre è molto preoccupato per Alfredo, per le nostre terre, e mia madre si guarda intorno come se qualcuno volesse derubarla.

I mesi passano ed io non sono più uscita di casa. Incontro Alberto durante la messa, ma non possiamo parlarci. Non mi importa. Mi basta sapere che nulla è cambiato, che ci amiamo e che nessuno potrà dividerci.

20 dicembre 1914. Caro Diario. E’ quasi Natale, ma non c’è molta gioia intorno a noi. Tutti abbiamo paura della guerra. Ormai temiamo che sia solo questione di tempo e poi toccherà anche a noi. Io spero ancora che il nostro re riesca ad evitarla, ma dai discorsi che sento in famiglia ci sono poche possibilità che possa succedere. Se davvero scoppierà questa maledetta guerra credo che molte cose cambieranno, e non certamente in meglio. Cosa sarà dei giovani che dovranno partire per il fronte? Il mio Alberto? E mio fratello? Signore Dio, fa che non succeda. Presto sarà Natale, speriamo che Gesù Bambino porti solo belle cose. Io non sono pronta per cose brutte, non le voglio, ti prego, porta a tutti solo amore.

Sono passate le feste ed è iniziato il nuovo anno. Il 1915 non comincia con buone prospettive. In paese e in ogni famiglia, non si parla d’altro che della guerra che ci circonda. Il nostro re deve prendere una decisione ed i suoi consiglieri sono tentennanti.

E’ un inverno così freddo e ventoso che ogni sentimento di allegria viene spazzato via, c’è solo posto per le preoccupazioni, le paure, ed in ogni famiglia ci sarà qualcuno che parte se la guerra arriva anche da noi.

Mia madre è sempre più scorbutica e severa. Ha cominciato a mettere in dispensa ogni cosa che può. Credo che si stia già preparando al peggio.
Nonostante tutto non molla la presa sulla mia libertà di movimento.

30 marzo 1915. Caro Diario. Non ho più avuto occasione di stare da sola con Alberto. Lo vedo solo da lontano e lui mi manda sempre un sorriso. Il suo splendido sorriso che mi riscalda il cuore e rende meno freddo questo bruttissimo inverno. Mia madre, se potesse, lo ucciderebbe. Lo ritiene la causa dei nostri litigi, ma non sa, che anche se lui se ne andasse, io rispetterò la mia promessa: sarò solo sua fino alla morte. Nessun altro sa che abbiamo questo accordo, spero che il tempo che mi separa dalla maggiore età passi in fretta, non so come farò a resistere per così tanto tempo ancora, lontana da lui. Aspetto la primavera e spero che porti a tutto il mondo solo un amore bello come il nostro.

Ormai non si aspetta altro che l’annuncio ufficiale dell’entrata in guerra del nostro Paese. Siamo tutti rassegnati. Mio padre si è dato molto da fare cercando di evitare il fronte a mio fratello, ma non ci è riuscito. Lui spera ancora di tenerlo a casa, vorrebbe nasconderlo, farlo partire, ma Alfredo non ne vuole sentire parlare. Lui è pronto per la Patria. 



foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti