lunedì 11 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte trentatre






Robin e Katrin cavalcavano senza fretta e senza meta. Il soldato si era accorto del turbamento della sua allieva. Lasciò che il silenzio le desse un po’ di sollievo, che i suoi pensieri trovassero la giusta strada.
Fermiamoci qui. Ordinò il soldato.
Erano al riparo fra un boschetto fitto di alberi e rovi, dove neanche il sole riusciva a penetrare da quelle cime frondose.
Si sedettero uno di fronte all’altra con la schiena appoggiata al tronco di un albero.
Qualcosa la preoccupa, miss Katrin? Le chiese alla vista del suo viso serio e corrucciato.
Credo che da oggi qualcosa di molto importante stia cambiando. Se, come credo, mio padre accoglierà la sua ex fidanzata e suo figlio ho paura che molte cose non saranno più le stesse. Gli rispose tranquilla. Se scoprirà che Cristofer è sangue del suo sangue tremo per la mia vita. Ecco, lo aveva detto a voce alta.
Il soldato sapeva bene quello che intendeva, per questo era stato necessario sostituire quelle pagine dell’accordo, e quando lord Semple lo avesse scoperto ci sarebbe stato un bel caos.
Miss Katrin, non deve temere niente, ci sono io e molti altri che vegliano su di lei e siamo pronti ad intervenire in ogni evenienza. Inoltre, mi duole ammetterlo, ma lei si sa difendere molto bene! Aggiunse con un sorriso per stemperare il momento.
Katrin non sorrise. Alzò lo sguardo su quello del suo maestro e cercò di leggergli i pensieri, aveva qualcosa che la rodeva dentro e solo suo nonno ne era a conoscenza. Valutò gli occhi di Robin e decise di fidarsi. Non temo per me, sir Robin, ma per la vita dei miei cari. Gli disse in un soffio.
Cosa intende, miss Katrin? Le chiese senza aver capito.
Se mancasse mio nonno, zio Donald e Paul io sarei l’unica ereditiera. Gli rispose con gli occhi lucidi.
Robin assimilò quella notizia. Questo era un fatto al quale non aveva pensato e che nessuno gli aveva prospettato. Capiva quello che passava nel cuore della ragazza, lei amava suo nonno e il solo pensiero che potesse capitargli qualcosa per colpa sua doveva essere tremendo.
Non succederà niente alla famiglia Sheppard. Sanno difendersi molto bene e sanno come muoversi. Cercò di confortarla.
Lei non conosce quello che io chiamo padre. Gli rispose.
Rimasero in silenzio a lungo, era un bel posto quello, tranquillo e ben distante dal sentiero. Mi piace questo posto. Rimarrà il nostro rifugio segreto, ma ora dobbiamo tornare. Scoprirò quello che è successo e vedrò come comportarmi di conseguenza.
Risalirono a cavallo e fecero ritorno.
Le carrozze non c’erano più. Katrin lasciò Lampo alla stalla e raggiunse l’ingresso.
Eccola, è lei quella screanzata di cui ti ho parlato. Si sentì apostrofare non appena mise piede in casa.
Quella è mia figlia Katrin, mia cara. Rispose la voce mielata di suo padre.
Signora, posso sapere chi è lei? Chiese freddamente ma educatamente Katrin.
Sono missis Susan, e sono ospite con mio figlio Cristofer. Suo padre mi ha concesso ospitalità fra queste mura, che ben conosco. Le rispose stringendo il braccio dell’uomo.
Allora benvenuta, misiss Susan. Ora mi scuso ma devo togliermi il sudore di dosso. E si allontanò.
Fermati Katrin. Le ordinò suo padre. Ti aspettiamo a cena questa sera, ti presenterò i nostri ospiti come si deve. Aggiunse.
Katrin assentì col capo e continuò a salire le scale.
Raggiunse la sua camera e sbattè la porta con forza. Sara si spaventò. L’aiutò a spogliarsi e a mettersi a bagno nella tinozza. Aveva gli occhi chiusi e cercava di mantenere il respiro sotto controllo. Avrebbe tanto desiderato prendere la spada e… in quel momento qualcuno passò un biglietto da sotto la porta.
Sara lo raccolse. Leggilo per me. Le chiese la ragazza.
“Controlli la rabbia, mantenga la calma e sorrida.” C’è scritto solo questo, miss Katrin. La informò l’istitutrice. C’è qualcosa che devo sapere? Aggiunse.
No, Sara, è Robin che ho paura mi conosca molto meglio di quanto io conosca me stessa. Devo andare a cena con mio padre per conoscere i nuovi ospiti, prepara il vestito leggero, fa troppo caldo per addobbarsi. Le chiese mentre si tuffava nell’acqua ancora tiepida del bagno.
Katrin era davanti allo specchio e si osservava con occhio critico. I capelli non erano ancora della lunghezza giusta, il viso senza trucco, l’abito semplice e leggero, il pugnale alla vita (che non nascondeva più) si chiese cosa dovesse aspettarsi da quella cena. Era ovvio che suo padre avrebbe ritrovato in Susan l’amore perso per colpa di sua moglie e quella donna era un’abile manipolatrice, senza sostentamento e con l’acqua alla gola, con un figlio che aveva il vizio del gioco e nessuno che li avrebbe potuti aiutare. Quella donna avrebbe fatto di tutto per ottenere il massimo possibile.
Sospirò e si preparò all’incontro. Cercò di mantenere la calma, di sorridere e scese le scale.


 immagine da, web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 8 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte trentadue






Fu Katrin a prendere la parola.
Siediti, Miriam e presta molta attenzione a quello che ti chiedo. Le disse.
La giovane donna si sedette comodamente sul letto, incrociò le splendide gambe ma non degnò di uno sguardo la ragazza, i suoi occhi non abbandonavano il bel viso del soldato.
Katrin se ne accorse ma non distolse l’attenzione. Voglio vedere i documenti che mio padre ti ha affidato. Le chiese senza mezzi termini.
Miriam ne fu sorpresa e la sua espressione la tradì. Il padrone le aveva assicurato che nessuno era a conoscenza del loro patto, per il quale riceveva particolari privilegi. Cercò di mentire ma il soldato le si avvicinò, sguainò la spada e gliela puntò alla gola.
Rispondi alla tua padrona, ti ha fatto una richiesta. Miriam si stava preoccupando per la sua incolumità. Si alzò e aprì uno stipetto prendendo una cartella, la posò sul tavolino e aspettò.
Robin la prese. La aprì facendo in modo che la cameriera non potesse vedere, nemmeno Katrin sapeva cosa avrebbe fatto. Cercò due particolari fogli e li sostituì con quelli che aveva sotto la divisa. Rimase con Katrin alcuni minuti fingendo di leggere, richiuse la cartella e la restituì alla donna.
Noi non abbiamo bisogno di altro. Sai bene quello che ti può succedere se solo aprirai bocca. Le disse con fare truce. Mi sono spiegato? Aggiunse.
La donna tremava visibilmente, sapeva fin troppo bene cosa le avrebbe fatto il padrone se fosse venuto a conoscenza di quell’incontro. Ripose i documenti senza dire una parola, e quando si voltò non c’era più nessuno nella stanza.
Robin e Katrin non parlarono fino a quando non furono all’aperto.
Hai tutto quello che ti serve? Gli chiese la ragazza.
Sì, finalmente tuo nonno potrà dormire sonni tranquilli. Le rispose.
Entrambi tornarono ai loro compiti.
Katrin raggiunse Sara e si sedette con lei sorseggiando una bevanda fresca.
Luglio era nel pieno del suo caldo soffocante. I lavori nei campi procedevano speditamente e i raccolti erano davvero molto abbondanti. Le giornate di Katrin procedevano secondo la tabella di marcia concordata.
Era la fine del mese. Robin e Katrin stavano scoccando frecce contro dei bersagli mobili. La ragazza era davvero brava ma ancora non aveva imparato a trattenere l’impazienza. Il soldato la incitava, spesso la derideva e la faceva andare su tutte le furie, e lei, invariabilmente sbagliava.
Deve imparare a gestire la rabbia, l’impazienza, qualunque cosa le accada intorno e qualunque frase le venga rivolta. Glielo ripeto ancora una volta: se non salva prima se stessa non può aiutare nessuno. La prima regola di un soldato e combattere e salvare, ma nel suo caso è già sufficiente che salvi se stessa. Impari a dominare il suo istinto. Ribadì anche quel giorno.
Katrin si impegnava molto e in quel poco tempo era davvero migliorata. Robin era duro ma era un ottimo maestro, lei gliene era grata ma non glielo avrebbe ancora detto, non fino a quando lo avesse battuto, come aveva intenzione di fare.
L’arrivo di due carrozze li distrasse e si fermarono ad osservare quell’insolito arrivo. Non era un posto quello dove molte persone venivano in visita. Ne approfittarono per dissetarsi e asciugarsi il sudore.
Dalla prima carrozza scese una donna seguita da un giovane uomo. Katrin capì subito di chi si trattava. Un sguardo al soldato le fece capire che anche lui sapeva chi erano i due nuovi arrivati.
Nessuno uscì dalla porta di casa e quelli rimasero indecisi ad osservare quel castello e tutto quello che c’era lì intorno.
Tu, chiama il tuo padrone. Si rivolse perentoria a Katrin che si stava avvicinando.
Perché dovrei farlo? Lei chi è? Le rispose senza mostrare nessun rispetto.
Gli occhi della nuova arrivata mandavano scintille. Che una serva potesse rivolgersi a lei con quel tono non era tollerabile. Dimmi il tuo nome, screanzata e farò rapporto al mio grande amico lord Semple, saprà come rimetterti al tuo posto. Le rispose rabbiosa.
Ho altro da fare. Le disse raggiungendo Robin.
Il soldato aveva assistito all’incontro ma non disse niente. Possiamo uscire a cavallo? Non ce la faccio a rimanere. Presero le loro armi e uscirono dalle mura sotto gli occhi sbigottiti dei due.
I cocchieri aspettavano di essere pagati prima di scaricare i bagagli ma loro non avevano più denaro. La donna alzò il mento ed entrò in casa come se fosse casa sua. La prima cameriera che incontrò stava sistemando della biancheria e si spaventò alla vista della sconosciuta. Vai dal tuo padrone e avvisalo che missis Susan lo vuole vedere. E fai in fretta! Ordinò come se fosse la padrona del mondo.
Cristofer la raggiunse, finalmente un po’ di refrigerio dopo il lungo e scomodo viaggio in carrozza. Erano in piedi, in attesa di essere ricevuti dal padrone di casa, da quell’incontro sarebbe scaturito quello che poteva o non poteva essere il loro futuro in quella dimora.

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giovedì 7 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte trentuno






La stanza era immersa nel buio, soltanto un leggero chiarore entrava dalla finestra, la luna piena rischiarava un lembo di stanza mentre il canto dei grilli impregnava l’aria.
Katrin si avvicinò all’inaspettato ospite e si sedette sul bordo del camino, mentre quello rimaneva comodamente seduto sulla poltrona lì vicino.
Che ci fa qui, sir Robin? Bisbigliò la ragazza.
Dobbiamo mettere a punto un piano. Suo padre partirà e noi avremo due giorni per cercare i documenti, suo nonno si è dato da fare per far sì che si allontanasse dal castello, sembra che rinunci a tutti gli inviti che riceve. Le rispose.
Mio padre non è un uomo di mondo, ama troppo il vino e le belle donne e teme che qualcuno possa accorgersi dei suoi vizi, soprattutto quello del bere. Gli disse. Che cosa ha in mente? Aggiunse.
Ho scelto alcuni uomini fidati e dato ad ognuno una parte del castello da ispezionare. A noi spetterà il compito di passare in rassegna le stanze private di suo padre. Verrò a prenderla non appena lord Semple si sarà sufficientemente allontanato. L’avvisò.
Sir Robin si alzò e le fece un veloce saluto. Scavalcò la finestra e sparì nel buio.
Katrin rimase sorpresa e si avvicinò alla finestra ma non riuscì più a scorgerlo. Avrebbe controllato alla luce del giorno, se lui riusciva a entrare e uscire dalla sua stanza in quel modo, di sicuro ci sarebbe riuscita anche lei.
Erano passati i due giorni, era quasi mezzogiorno e Katrin era a lezione con Sara quando bussarono alla porta.
Robin si presentò e invitò Katrin a seguirlo sotto gli occhi sbigottiti dell’ignara Sara. Katrin osservò la sua tutrice, che considerava un’amica. Non preoccuparti, Sara, è tutto a posto, hai la giornata libera. E uscì col soldato.
Nell’ala del castello riservata al lord molte persone erano al lavoro, approfittavano dell’assenza del loro padrone per svolgere alcuni compiti in libertà.
Katrin e Robin non li degnarono di uno sguardo e raggiunsero le stanze private del lord. Lì soltanto il suo cameriere personale poteva entrare ma in quel momento non c’era.
Cominciarono dallo studio e trovarono la cassaforte. Ci vollero solo pochi minuti per aprirla ma non conteneva niente di importante. Ispezionarono tutti i cassetti, cercarono anfratti segreti, e ne trovarono alcuni, ma dei documenti non c’era traccia.
La camera da letto puzzava tremendamente. Ispezionarono tutto e diverse ore dopo dovettero arrendersi. Anche gli altri non avevano trovato nulla o sarebbero stati avvertiti.
Lasciarono quella parte di castello e tornarono fuori a respirare, finalmente un po’ di aria pura.
Sara era in giardino e leggeva un libro, alzò lo sguardo su di loro ma non disse una parola, le loro espressioni non erano allegre.
Raggiunsero le stalle e si riunirono agli altri facendo ognuno il proprio rapporto.
Non avevano lasciato niente di intentato, lord Sheppard aveva interrogato i pochi studi notarili del posto ma nessuno aveva mai ricevuto documenti da lord Semple. Dove potevano essere? Dove li aveva messi?
Tutti i convenuti facevano illazioni, cercando di mettere insieme le idee e avere qualcos’altro da fare, ma non sapevano dove sbattere la testa, anche lo chalet era stato ispezionato, senza trovarci niente.
Fu uno di quelli andati allo chalet che, senza accorgersi diede l’idea che si sarebbe dimostrata quella giusta. Erano uomini che conoscevano come si divertono i maschi e uno di loro disse: deve averci portato delle belle donne in quel posto. Se io ne avessi una così gli affiderei la mia vita in cambio dei suoi favori! E tutti risero cercando di stemperare l’atmosfera.
Robin e Katrin ebbero l’intuizione. Tutti sapevano che lord Semple aveva una donna che preferiva, una cameriera di nome Miriam che era spesso esentata dai suoi lavori e per questo era malvista da tutta la servitù.
I due non dissero niente agli altri e li lasciarono liberi.
Pensa che li abbia lei? Chiese il soldato. Non lo so, ma tentar non nuoce. Gli rispose molto dubbiosa.
Raggiunsero l’ala del castello riservata alla servitù. Non c’erano molte cameriere in giro, ognuna aveva il proprio compito da svolgere. Chiesero ad una sguattera di indicare loro il domicilio di Miriam e lo raggiunsero senza problemi.
Si fermarono fuori dalla porta. Dall’interno giungeva una voce dolce che canticchiava, bussarono e poi entrarono.
Miriam era seduta al tavolino del trucco e davanti ad un grande specchio. Soltanto una leggera sottoveste trasparente le ricopriva il corpo nudo, tutto era lasciato bene in mostra mentre lei, con le braccia alzate sopra la testa si stava acconciando i capelli.
Fu sorpresa di vedere chi erano i nuovi arrivati. Smise di cantare ma non smise di pettinarsi. Era davvero bellissima, e lei lo sapeva. Con sguardo sornione osservava il soldato sapendo bene l’effetto che faceva agli uomini, aveva imparato da tempo a far fruttare le sue virtù.
Terminò di sistemarsi i capelli e si alzò. Katrin la osservava e notava la prorompente bellezza di quella donna, chiedendosi come potesse giacere con quel vecchio ubriacone di suo padre, ma questi non erano affari suoi. Per un attimo si chiese cosa ne sarebbe stato di quella donna quando fosse arrivata miss Susan. Il pensiero la fece sorridere.


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mercoledì 6 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte trenta






Katrin non vedeva l’ora di immergersi nella grande tinozza di acqua calda. Aveva il fondo schiena talmente dolorante che anche solo camminare le riusciva difficoltoso. Lasciò Lampo alla stalla e raggiunse la sua stanza. Robin la osservava e si rendeva conto di quanto soffrisse, sia nel fisico che nel suo amor proprio. Era davvero tosta ma troppo impulsiva. Lui ancora non aveva capito cosa volesse quella ragazza, del motivo per cui si impegnava tanto in qualcosa che non le sarebbe mai servito, dopotutto era la figlia del lord e il suo futuro non poteva essere altro che il matrimonio con qualche riccone della zona, fare figli e continuare a vivere nell’agiatezza. Scosse la testa, non era compito suo leggere la mente di Katrin, lui doveva solo fare il suo lavoro e lo avrebbe continuato con la massima serietà. Aspettò che la ragazza entrasse in casa prima di avviarsi alla stalla. Era indubbio che in lei c’era qualcosa che lo incuriosiva, che lo affascinava e si chiese se prima o poi lo avesse scoperto.
Katrin era immersa nell’acqua profumata, aveva gli occhi chiusi e assaporava quel momento di relax quando bussarono alla porta. Sara aprì e il cameriere del lord le consegnò un biglietto per Katrin.
Vuoi leggerlo per me, per favore? Le chiese senza aprire gli occhi.
Sara aprì il biglietto. “Stasera cenerai con me alle diciannove.” Non c’era nemmeno la firma ma la carta portava impresso lo stemma del lord.
Katrin aprì gli occhi, meravigliata dell’invito che somigliava più ad un ordine. Non era mai successo, non avevano mai cenato insieme. Si chiese cosa ci fosse sotto, non si sentiva tranquilla. Aveva ancora un po’ di tempo prima di prepararsi, e non aveva proprio voglia di muoversi, ma avrebbe obbedito all’ordine-invito.
Si spalmò di unguento il fondo schiena, indossò un bel vestito e si sistemò i capelli. Faceva molto caldo ma all’interno del castello si stava bene.
Bussò ed entrò. Nel piccolo salotto di suo padre la tavola era preparata per due e lei prese posto mentre suo padre sorseggiava un bicchiere di vino e la osservava.
Buona sera, padre. Che sorpresa questo invito. Gli disse.
Il lord era quasi sobrio, ma le sue mani avevano un leggero tremolio che lei fece finta di non vedere.
Il cameriere portò il carrello con le vivande, le sistemò al centro del tavolo e uscì.
Sei stata via a lungo e non abbiamo festeggiato il tuo compleanno, per questo ho organizzato questa cena. Le disse.
Lei gli sorrise e cominciò a servirsi. Lui la osservava, sembrava volesse penetrarle nel cervello, scoprire i suoi pensieri, ciò che non gli era mai riuscito. Katrin era consapevole dello sguardo di suo padre ma lei rimase tranquilla e aspettò che anche lui iniziasse a mangiare.
Grazie, padre, è un bel pensiero. Gli rispose.
Mangiavano in silenzio e lord Semple non le staccava gli occhi di dosso. Quella figlia di nessuno si era fatta una bella ragazza, questo era innegabile, sarebbe stato facile trovarle un marito, un uomo che obbedisse solo e soltanto a lui.
La osservava e gli passavano nella mente alcune immagini di lei che lo voleva colpire, oppure di lei che lo insultava. Era davvero terribile non riuscire a scoprire se faceva parte della realtà o di un sogno da ubriaco. La osservava ma non trovava niente di diverso dal solito, probabilmente era frutto del troppo alcol.
Tuo nonno mi ha scritto. Sbottò, e lei alzò lo sguardo su di lui in attesa che proseguisse. Mi ha spiegato quello che è successo con Alfred e mi ha chiesto di farlo tornare. Tu cosa ne pensi? Osservava ogni sua espressione, lui non si fidava di quel vecchio imbroglione e la risposta di sua figlia gli avrebbe aperto gli occhi.
Katrin si decise a rispondergli. Padre, mi fa piacere che tu abbia capito che non era successo niente, qui sei tu il padrone, qualunque sia la tua decisione per me andrà bene. Si riempì la bocca di uno squisito dolce e attese.
L’uomo cambiò argomento. Dovrò assentarmi per qualche giorno, posso contare su di te? Le chiese. In che senso, padre? Volle sapere.
Voglio la tua parola che rimarrai qui e non farai colpi di testa, voglio fidarmi di te. Aggiunse a fatica. Katrin rimase col cucchiaio sospeso, cosa intendeva quell’uomo? Cosa aveva in mente? Certo che puoi fidarti di me, sono tua figlia e questa è casa mia, dimmi solo cosa vuoi che faccia, padre. Gli rispose convinta.
Voglio solo fidarmi di te. Ribadì il lord. Lei posò la sua mano sulla sua e gli sorrise, mai era stata così brava a mentire e si sorprese di se stessa. Non vado da nessuna parte, padre, ho parecchi impegni e cercherò di essere la brava figlia che tu vuoi. Gli rispose sorridendo.
Nessuno dei due si fidava l’uno dell’altro. Era una battaglia sotterranea che entrambi non avrebbero mai palesato, e per Katrin l’occasione che aspettava per cercare i documenti che servivano a suo nonno. E se fosse una trappola? Pensò per un attimo, ma ci avrebbe pensato al momento opportuno.
Terminarono di cenare e si salutarono. Lord Semple sarebbe partito di lì a due giorni e lei doveva organizzare la ricerca e anche altro. Non si fidava, proprio no. C’era qualcosa sotto e lei lo avrebbe scoperto.
Raggiunse la sua stanza ed ebbe una sorpresa, Robin seduto sulla sua poltrona preferita la stava aspettando. Fuori era buio e lei si chiese come fosse entrato e cosa volesse. Soffiò sulla candela e rimasero completamente al buio.


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martedì 5 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte ventinove






Il mese di luglio iniziò con nuove tabelle di marcia, sia per l’allenamento che per le lezioni con Sara.
Katrin si sottoponeva a tutto con il massimo impegno, quella per il momento era la sua vita e la sfruttava il più possibile, ben sapendo che le cose sarebbero cambiate con l’arrivo di miss Susan o se suo padre l’avesse costretta ad accettare un corteggiatore.
Robin non le risparmiava niente, non la adulava ma la incitava, era davvero un ottimo maestro e non si perdeva mai in niente che non fosse altro che l’allenamento.
Erano già passate due settimane, duellare sotto il sole rendeva problematica perfino la presa sull’elsa della spada. Quel pomeriggio Katrin si presentò per il consueto addestramento ed ebbe una sorpresa: Lampo era stato sellato e Robin era già pronto in sella al suo cavallo.
Dove andiamo?  Chiese la ragazza. Mi segua. Le rispose soltanto il soldato.
Cavalcavano al passo, senza nessuna fretta. Katrin lo seguiva chiedendosi dove l’avrebbe condotta quando una freccia le passò così vicino al viso che la fece sussultare. Lampo si impennò e lei cadde rovinosamente a terra.
Robin la raggiunse ma non scese da cavallo. Quante volte le ho detto che non bisogna mai abbassare la guardia? Si rialzi. Le ordinò mentre lui riprendeva la strada.
Katrin si tolse la polvere di dosso e calmò il cavallo. Raggiunse il suo maestro che già si era allontanato. Era di spalle e lei, silenziosamente prese arco e freccia e incoccò per far partire la freccia e spaventarlo ma quello non si fece sorprendere. Si voltò di scatto e lanciò il suo pugnale che si conficcò ai piedi di Lampo che ancora si spaventò e la disarcionò un’altra volta.
Katrin era infuriata, anche se non sapeva bene con chi. Era dolorante, cadere due volte da cavallo lasciava il segno e lei non era abituata. Si rialzò fulminando con lo sguardo il suo aguzzino che rimaneva ben saldo in sella e la osservava beffardo.
Senza pensarci sguainò la spada e lo raggiunse cercando di disarcionarlo a sua volta, ma lui se l’aspettava e con un piede l’allontanò facendola di nuovo ruzzolare a terra.
La ragazza ansimava e il suo viso arrossato esprimeva tutta la sua collera, la sua rabbia per quello che aveva subìto. Robin non diceva niente e rimaneva ad osservarla dall’alto del cavallo.
Non è altro che una ragazzina viziata. Le disse. Tirò le briglie e la lasciò a terra continuando per la sua strada.
Katrin rimase esterrefatta a terra aspettando che il respiro le tornasse normale. Avrebbe voluto uccidere quel ragazzo che la stava umiliando, per fortuna senza nessuno che potesse vedere, di questo gli era riconoscente.
Si rialzò e si tolse un po’ di polvere dagli indumenti, risalì in sella a Lampo e raggiunse il soldato che continuava per la sua strada come se non fosse successo niente.
Cavalcava tenendo aperti occhi e orecchie, non sapendo cosa aspettarsi ancora. Raggiunsero uno spiazzo circondato da alcuni alberi. Era davvero un bel posto, non lo aveva mai visto e si distrasse soltanto il tempo per ammirare tanta bellezza, e le fu fatale.
Da dietro gli alberi sbucarono quattro uomini incappucciati che iniziarono a lottare contro Robin e Katrin. Di nuovo lei era a terra, non si aspettava un assalto di quel genere, ma la sua incertezza durò poco. Si rialzò mentre due di loro la circondavano con la spada in pugno. Iniziarono a combattere, lei non aveva mai avuto due avversari in una volta e si trovava in difficoltà. Robin si era già liberato di uno di loro e mentre lei si affaticava per parare i colpi dei due uomini il suo maestro aveva già messo fuori combattimento entrambi gli aggressori. Ansimava e si appoggiò al tronco di un albero ad osservare come se la stava cavando la ragazza. Gli occhi del soldato brillavano di soddisfazione ma non glielo avrebbe mai detto, si stava difendendo bene, nonostante dovesse avere vari dolori al fondo schiena. Rimase ad osservarla ancora per qualche attimo, lei non gli chiedeva di intervenire in suo aiuto, sapeva che avrebbe preferito morire piuttosto. Si decise, lanciò un fischio e quelli si allontanarono senza dire una sola parola.
Katrin faticava a respirare, la fatica la stava sopraffacendo ma osservando la faccia del soldato che sorrideva beffardamente sentì ritornare le forze e si scagliò contro di lui. Iniziarono a incrociare le lame, lei era furibonda e se ci fosse riuscita l’avrebbe trafitto senza rimorsi. Robin la lasciò sfogare e la tenne a bada senza troppo sforzo.
Nella lotta impari lui la costrinse con la schiena contro un albero e le bloccò le mani, disarmandola. Avevano il viso vicino, soltanto il naso teneva le distanze fra loro.
Oggi ha avuto una piccola dimostrazione di come è facile perdere la vita se non si è sempre all’erta. Ricordi, miss Katrin che mai nessun nemico l’avviserà dell’attacco che le vuole sferrare. Se vuole diventare davvero brava deve pensare come un soldato, e un soldato sa che ogni istante può essere quello che gli porta via la vita. Vuole imparare, o vuole solo passare il tempo? Le chiese senza allontanarsi di un millimetro.
Katrin osservava il viso del ragazzo, gli occhi erano chiari e sembravano freddi come il ghiaccio, sentiva il suo corpo muscoloso che la imprigionava contro il tronco e lo sguardo che non lasciava i suoi occhi, no, non si distraeva nemmeno per un solo attimo.
Voglio riuscire a batterti e farti mangiare la polvere, te l’ho già detto. Gli soffiò sul viso.
Questo volevo sentirmi dire, miss Katrin. Le rispose lasciandola libera dalla sua morsa. A proposito, miss Katrin, niente male oggi, proprio niente male. Le disse col suo più beffardo sorriso.
Non l’aiutò, non l’aspettò, salì sul suo cavallo e riprese la via del ritorno.
Lei si riprese dalla sorpresa e salì con un balzo in sella a Lampo, facendo una smorfia di dolore.
Lo raggiunse e quello le disse: tranquilla non ci sono altre sorprese. Ma lei non abbassò la guardia.



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lunedì 4 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte ventotto






Lord Semple rimase seduto a bere il suo vino. Dio quanta rabbia covava nel cuore. Non era riuscito a perdonare sua moglie di non avergli dato un figlio suo, sangue del suo sangue. Un figlio per il quale avrebbe dato tutto e che avrebbe ereditato tutto le sostanze Sheppard. Per avere le briciole aveva dovuto abbassarsi a comprare una bambina per la quale nutriva un’avversione che solo la sua rabbia per quello che non poteva ottenere riusciva a giustificare.
In tutti quegli anni non era riuscito a superare la delusione, un figlio suo avrebbe cambiato il corso della sua vita stessa. Si riempì di nuovo il bicchiere affogando i tristi pensieri fino a che non fu completamente ubriaco e si addormentò con la faccia sulla scrivania.
Katrin raggiunse il presidio delle guardie e chiese del capitano. Ben tornata, miss Katrin, cosa posso fare per lei? Le chiese.
Mi serve un nuovo maestro, un istruttore per continuare la mia formazione. Gli disse mentre raggiungevano il cortile dove alcuni uomini si stavano allenando.
Il capitano ne chiamò quattro e li mise in fila. Glieli presentò e le disse di scegliere, ognuno di quei quattro soldati avevano le caratteristiche per essere ottimi maestri.
Katrin li passò in rassegna, due avevano la piccola voglia sotto l’orecchio e gli altri no. Si soffermò davanti ad ognuno dei due prescelti. Uno era un uomo di circa trenta anni, l’altro sembrava un ragazzino, si avvicinò a quello. Come ti chiami? Lo interrogò. Mi chiamo Robin. Le rispose, aveva una voce gradevole. Quanti anni hai? Volle sapere. Ho quasi ventuno anni. Rispose senza aggiungere altro. Come un buon soldato rispondeva solo alla domanda e agli ordini. Lei rimase alcuni secondi ad osservarlo, aveva un bell’aspetto e questo non guastava, era sudato per il combattimento appena interrotto ma aveva abiti, capelli e barba ben tenuti. Dammi una dimostrazione. Gli disse prendendo posto al centro del cortile.
Iniziarono a duellare e si sentiva il rumore del ferro che si incrociava. Fu un attimo e Katrin si ritrovò a terra, senza la sua spada e con la punta di quella del suo avversario puntata alla gola. Miss Katrin, quando si combatte bisogna essere concentrati, una piccola disattenzione può costare la vita, lei per me è solo un nemico quando combatto, da me non avrà nessuna comprensione o agevolazione, non mi importa che sia ragazza, donna o la figlia del lord, io combatto per uccidere ed è quello che anche lei deve imparare. In un campo di battaglia non puoi aiutare nessuno se prima non elimini il nemico che hai di fronte, e stia sicura che quello farà di tutto per avere la meglio. Allungò la mano e l’aiutò a rialzarsi.
Per un attimo si sentì umiliata, non le era mai successo di perdere in quel modo. Si riprese in fretta. Vogliamo passare all’arco? Gli disse battagliera.
Vennero preparate alcune sagome e iniziarono a gareggiare. Katrin non sbagliò nemmeno un colpo, ma l’ultimo non le riuscì perfettamente. Robin scoccò la freccia e colpì in pieno la sagoma proprio al centro. Lei ha un problema, miss Katrin. La ragazza alzò il mento indispettita, mai nessuno l’aveva battuta o si era permesso di denigrarla. Robin, tranquillo aspettava di vedere la sua reazione. E quale sarebbe il mio problema? Gli chiese cercando di mantenere la calma. Si crede troppo brava. Gli rispose senza paura il giovane. E questo la danneggia, lei può diventare brava, ma ancora non lo è. Aggiunse con un leggero sorriso.
Robin era davanti a Katrin, aveva ancora in mano l’arco e la osservava. Alfred era stato troppo generoso e questo non andava bene, poteva migliorare e doveva imparare a capire che nella lotta vince chi vive, sempre.
Il capitano li osservava e aspettava di sapere il verdetto della giovane.
Riuscirò a batterti, stanne sicuro. Le disse in un orecchio. Allora non avrà bisogno di qualcuno che le dirà che è diventata brava. Gli rispose col suo sorriso beffardo che avrebbe presto imparato a conoscere, ad apprezzare e a volte a disprezzare.
Katrin raggiunse il capitano. Scelgo questo soldato, voglio fargli mangiare la polvere e ingoiare la sua sicurezza. Disse sorridendo. Il capitano sorrise compiaciuto. Conosceva quella ragazzina da sempre e sapeva che possedeva un carattere fuori dal comune, Robin era proprio quello di cui aveva bisogno: giovane, ottimo in tutte le specialità e soprattutto devoto al suo padrone.
Si misero d’accordo per cominciare il giorno successivo, quando all’improvviso, con una mossa da vera esperta lo gettò a terra e gli fu sopra tenendogli ferme le braccia.
Mai abbassare la guardia. Gli disse. Poi senza essere vista si abbassò all’orecchio e gli parlò. Fai sapere a mio nonno che l’incontro con mio padre è andato bene, ma che non mi fido. Robin fece un cenno e mentre Katrin allentava la presa il ragazzo rotolò sopra di lei e la bloccò. Mai abbassare la guardia. Le disse.
Sarebbe stata una bella lotta fra quei due.
Il capitano si avvicinò ai due che erano ancora a terra. Soldato, abbi cura di questa ragazza, non strapazzarla il primo giorno. E se ne andarono insieme.
Nel cortile ripresero gli allenamenti.
Katrin tornò nella sua stanza con l’orgoglio ferito, ma era palese che mancava di tattica, di precisione, di allenamento. Se voleva essere una vera combattente aveva molto da impegnarsi.
Sara sorrise, aveva assistito alla scena e non disse niente.



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venerdì 1 novembre 2019

KATRIN, la sua storia


KATRIN, la sua storia

parte ventisette






Il mese di luglio era appena iniziato e il sole, implacabile sembrava voler riscaldare i cuori di tutti. Era l’ultimo giorno che passava col nonno, aveva già dato disposizioni a Sara che si era subito data da fare con i preparativi.
Katrin raggiunse Alfred. Mi dispiace portarti via Sara. Gli disse sorridendo. Ho visto come vi guardate e spero che in un futuro non troppo lontano possiate coronare il vostro sogno d’amore, io vorrò esserci. Così dicendo sguainò la spada e iniziarono a duellare sotto il sole cocente. Nessuno dei due voleva arrendersi, ma la voce del nonno la chiamò e lei finì a terra con la lama del suo avversario puntata alla gola. Mai farsi distrarre, gliel’ho detto mille volte, miss Katrin, nemmeno col suo miglior amico. Le disse aiutandola a rialzarsi.
A presto, miss Katrin. Le fece un inchino, salutò il vecchio lord e raggiunse gli altri soldati.
Nonno e nipote rientrarono insieme. Sulla tavola uno spuntino e dell’acqua fresca. Dobbiamo salutarci adesso, mia cara. Questa sera ho un impegno e non tornerò fino a dopodomani. Ho solo un’ultima raccomandazione da farti: se in qualsiasi momento ti sentissi in pericolo, prendi Lampo e galoppa veloce qui da noi. Promettimelo.
Katrin gli strinse la mano. Volerò nonno, metterò le ali a Lampo e nessuno mi raggiungerà. Lo abbracciò e si tennero stretti a lungo. Nessuno dei due avrebbe potuto aggiungere altro senza lasciarsi trascinare dall’emozione. Katrin si sciolse dall’abbraccio, gli sorrise e raggiunse la sua camera. Non avrebbe pianto, lo aveva promesso a se stessa, era ora di agire non di perdersi. Sara aveva quasi ultimato di riempire il baule. Torneremo, Sara. Torneremo e sarà per sempre. Le disse mentre si rinfrescava il viso.
Il viaggio di ritorno non fu dei più piacevoli. Sia Katrin che Sara non erano contente di tornare a casa, ma erano state lontane a lungo ed era ora di riprendere in mano la propria esistenza.
Era quasi mezzogiorno quando varcarono il portone e si fermarono davanti all’entrata principale. Katrin scese per prima e si guardò intorno, niente era cambiato, sospirò ed entrò salutando le cameriere e i camerieri che stavano lavorando.
Era sdraiata sul letto e pensava a come procedere quando il cameriere di suo padre bussò e le chiese di seguirlo. Non aveva perso tempo suo padre, era tornata da sole due ore e già le voleva parlare. Per un attimo si chiese se davvero non ricordasse niente del loro ultimo incontro, era inutile stare a pensarci, lo avrebbe scoperto subito.
Bussò ed entrò. Come al solito suo padre era girato verso la grande finestra con le mani dietro la schiena.
Siediti. E lei prese posto.
Come sta tuo nonno?  Le chiese mentre prendeva posto sulla sua poltrona.
Sta molto meglio, padre, e ti manda i suoi saluti. Gli rispose educatamente.
Lord Semple la osservava attentamente e lei faticava a mantenere la calma. Non aveva portato la spada ma aveva il pugnale nascosto.
Si osservavano a vicenda. L’uomo guardava quella figlia di nessuno cercando di mantenersi calmo, e lei osservava suo padre che pareva stranamente lucido. Lei rimaneva in silenzio.
Sei stata assente a lungo, non hai niente da raccontare a tuo padre? Le chiese senza troppo trasporto.
Ho passato del tempo col nonno, si regge con un bastone e sembra più vecchio di quanto ricordassi. Siamo stati bene insieme e spero di tornarci presto, col tuo permesso. Aggiunse.
Katrin fremeva, cercava di scoprire se suo padre la stesse interrogando e, soprattutto se davvero non ricordasse niente del loro ultimo incontro.
Mi sembri diversa, Katrin. Le disse suo padre.
Sono più grande, padre, sono cresciuta. Gli rispose.
Hai compiuto quindici anni, è ora che tu comincia a comportarti da signorina. Presto inizieranno a chiedere la tua mano ed io voglio solo il meglio per te. Aggiunse senza toglierle gli occhi di dosso.
Non sono ancora pronta, padre. Gli rispose soltanto.
Lo sarai quando lo vorrò io. Aggiunse con tono sempre mieloso.
Katrin avrebbe voluto alzarsi e prenderlo a schiaffi. Intuiva dove voleva arrivare, ma lei non glielo avrebbe permesso. Mantenne a stento la calma soltanto al pensiero del piano di suo nonno.
Io non sono una tua proprietà, padre. Non sono una vacca in vendita e sono ancora troppo giovane. Dammi tempo e troveremo un accordo. Questo te lo concedo, so che vuoi solo il mio bene. Aggiunse sentendosi una bugiarda professionista.
Lord Semple sorrise compiaciuto. Aveva capito che se voleva ottenere qualcosa da quella figlia di nessuno servivano le buone maniere e lui gliele avrebbe concesse.
Adesso per lei sarebbe arrivato il momento della verità. Si alzò e prese due bicchieri che riempì di vino, come nel loro ultimo incontro. Brindiamo al nostro accordo. Gli disse senza staccargli gli occhi di dosso. Sentiva il pugnale batterle sulla coscia e lei era pronta ad estrarlo in caso di necessità.
Tuo nonno deve averti insegnato un po’ di creanza. Le rispose alzando il bicchiere.
Bevvero insieme. Ora vado, padre, devo cercarmi un nuovo maestro d’armi. Continuerò la mia educazione con Sara, per te e per il buon nome della nostra famiglia.
Uscì dalla porta e liberò un grosso sospiro. Ma non era certa che tutto fosse andato bene, lei conosceva troppo bene suo padre ed era stato troppo accomodante. Fiutava il pericolo, indubbiamente suo padre aveva dei piani, ma anche lei aveva i suoi.



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