mercoledì 8 gennaio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte settantadue






I duellanti si avvicinarono ai loro sostenitori per asciugarsi il sudore.
Ti sta dando del filo da torcere quella ragazza, vero Connors? Gli disse uno degli amici. Effettivamente non me l’aspettavo, ma non è ancora finita. Rispose lanciandogli l’asciugamano.
Il giudice li aspettava per ridare il via al secondo round. Siete entrambi pronti? Chiese guardandoli rispettivamente negli occhi. Ricevendo un assenso da entrambi continuò questo duello non è per questioni gravi ma una gara a chi dei due si arrende per primo. Al mio via potete riprendere.
Katrin non staccava lo sguardo dagli occhi del suo avversario. Gli si avvicinò per il saluto e gli disse sarcastica nottataccia, vero? Forse doveva prendere più sul serio questo incontro. E ripresero ad incrociare le lame.
Era evidente a tutti i presenti che lord Connors era affaticato e che Katrin lo stava sopraffacendo. La ragazza intensificò gli attacchi e non diede tregua al suo avversario che sudava abbondantemente. Con un gran colpo da maestro (e ringraziò mentalmente Alfred) gli fece volare via la spada. Gli puntò la punta della sua lama sul petto, proprio dove il cuore dell’uomo batteva all’impazzata. Alzò un sopracciglio e gli sorrise. Lo teneva immobile e lanciò un veloce sguardo al giudice.
Erano tutti esterrefatti, tranne Jacob che si stava divertendo un mondo.
La lama di Katrin trapassò la giacca e Connors abbassò le braccia in segno di resa.
Il giudice li raggiunse e decretò la fine dell’incontro. Gli amici di Connors avevano gli occhi sbarrati e la bocca aperta, nessuno di loro era mai riuscito a batterlo ed ora, una ragazzina lo aveva umiliato pubblicamente.
Nessuno fiatava. Connors si avvicinò a Katrin. Complimenti lady Katrin, ma voglio la rivincita, me la deve. Le disse facendosi sentire dai presenti.
A sua disposizione, lord Connors, magari con l’arco? Gli rispose con un gran sorriso.
Jacob la raggiunse e le fece indossare il mantello. Un amico di Connors le portò la parte della sua vincita e si salutarono.
Sulla carrozza che la riportava a casa Jacob la osservava. Si è divertita, lady Katrin?
La ragazza era molto soddisfatta. Mi sono divertita e gli ho impartito una bella lezione, una lezione che vale per tutti quando si saprà quello che è successo, nessuno deve sottovalutarmi, mai, sir Jacob. Gli rispose seria.
Non ci volle molto prima che in tutta la città si spargesse la voce del duello e della figura che lord Connors aveva fatto.
In tanti parlavano dell’ereditiera che sapeva maneggiare la spada così come sapeva stare in società e comportarsi da gran signora.
Jacob era felice che la fama di Katrin si espandesse, era questo che suo nonno voleva, che la conoscessero e la rispettassero sia per il nome che portava che per la grande donna che era e che sarebbe diventata. Presto avrebbe compiuto diciassette anni ed era una gran bellezza.
Era il primo giorno di primavera e quella sera ci sarebbe stata l’apertura della stagione teatrale. Katrin si stava preparando aiutata dalle sue cameriere. L’abito era stato fatto apposta per l’occasione e su misura del suo corpo perfetto. Miss Louise adorava creare per lei e le aveva riservato un abito esclusivo.
L’avrebbe accompagnata sir Jacob.
Scesero dalla carrozza davanti al teatro e l’uomo accompagnò la sua protetta al palco che avevano riservato. Lei sorrideva a tutti e guardò meravigliata il suo accompagnatore quando si accorse di quante donne e ragazze portavano alla vita una cintura di varie fattezze e con un pugnale prezioso ben in vista.
Aveva lanciato una moda, cominciavano a copiarla e lei si chiese quante di loro sapevano usare l’arma micidiale che indossavano.
Si sedettero nel palco. Ha notato, lady Katrin? Le chiese Jacob.
Lei sorrise mentre le luci si abbassavano e i ballerini cominciavano a danzare. Amava sempre di più quel genere di spettacolo.
Fu una serata grandiosa. Le donne la osservavano per copiare ogni suo dettaglio, gli uomini perché era bellissima. Jacob le diede il braccio e lasciarono il teatro raggiungendo a piedi il ristorante che era stracolmo di gente.
Credo, lady Katrin che sia la donna più ammirata della sera, si aspetti che miss Louise abbia molte richieste di abiti simile al suo, del cappello ma, mi lasci dire che nessuna sarà alla sua altezza, lei è l’originale, le altre solo copie. Le disse mentre le portate cominciavano ad arrivare.
Nessuno si avvicinò al loro tavolo ma tutti gli sguardi erano puntati su di loro.
Finalmente rientrarono.
Il giorno dopo, come era successo la volta precedente cominciarono ad arriva cesti di fiori, cioccolatini e, sorpresa anche astucci con pugnali decorati e bellissimi, con costose e preziose cinture che la lasciarono senza fiato.
Jacob la osservava mentre leggeva i biglietti che accompagnavano i doni. Lei alzò lo sguardo. Cosa ne devo fare di tutto questo ben di dio? Gli chiese.
Li deve solo accettare, così come deve accettare gli inviti. Per ora la conoscono solo di vista, ora devono imparare a conoscerla per la sua intelligenza e personalità.
Lei sospirò e chiamò Colette.

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 7 gennaio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte settantuno






Marzo arrivò con pioggia e vento forte. Jacob aveva suggerito a Katrin di rimanere ancora in albergo ma lei non ne aveva voluto sapere.
Avevano visitato tre stupende ville, davvero suo nonno aveva buon gusto. Stavano andando a visitare l’ultima della lista.
All’interno della carrozza spifferi di vento freddo facevano volteggiare le tende leggere. Katrin osservava Jacob che scrutava fuori dal finestrino oscurato. Una pioggia insistente batteva sulla carrozza. Siamo arrivati, lady Katrin, si copra bene. Le disse premuroso.
Raggiunsero l’entrata quasi correndo mentre il cocchiere portava la carrozza al coperto.
Un profumo di pulito e di fiori fu la prima sensazione che ebbe. La servitù era tutta presente e la governante fece le presentazioni.
Furono accompagnati a visitare la villa. Katrin era a bocca aperta. Ritratti e quadri bellissimi, lampadari di cristallo e arredamento di gran classe. Osservava ogni cosa e ascoltava la donna che le spiegava la disposizione delle stanze.
Dai suoi occhi capisco che le piace, lady Katrin. Le disse Jacob.
Si mise davanti ad una grande finestra ad osservare il giardino, vide anche le mura che la circondavano. Se aveva anche un grande cortile per poter allenarsi sarebbe stata la sua scelta.
La servitù aveva preparato un rinfresco e del tè caldo nel salone principale. Tutto era di dimensioni piccole rispetto alle case che aveva visitato ma le piaceva molto. Erano fuori città ma non distanti e poteva godere della tranquillità e della discrezione che le mura alte le davano.
Jacob la osservava e sorrideva dentro di sé, sapeva che questa le sarebbe piaciuta. C’è tutto quello che desidera, lady Katrin, proprio tutto. La informò.
Lei alzò lo sguardo sulla governante. Domani mattina ci traferiamo qui.
Tornarono in albergo e rifecero i bagagli, finalmente cominciava la sua nuova vita nella grande città.
Missis Colette imparò subito a risolvere le questioni che la sua padrona le dava, era sveglia, educata e non interferiva mai con le decisioni di Katrin.
Finalmente anche Jacob era più libero per programmare le tappe che lord Sheppard gli aveva affidato.
Katrin prendeva confidenza con la casa, la servitù e finalmente, quando la pioggia diede un po’ di tregua potè sincerarsi anche dell’esterno.
Come le aveva detto Jacob c’era tutto, un grande cortile, una capiente stalla, un grande portico, e lei già si vedeva mentre si allenava. Diede disposizione alle sue guardie del corpo di allestire le sagome per il tiro con l’arco e diede pure l’ordine di uscire in perlustrazione e vedere se c’erano posti dove avrebbe potuto essere libera di allenarsi.
Il suo guardaroba aumentava ogni giorno e presto sarebbe iniziata la stagione delle feste e delle manifestazioni. Lei era pronta.
Intanto il tempo passava e per lei era quello che più contava: tornare a casa il più presto possibile.
Entrò Colette con un biglietto. Posò il vassoio sul tavolo e Katrin lo lesse.
Lady Katrin, non ho scordato il nostro appuntamento. Lascio a lei la scelta dell’arma, ci incontreremo domenica pomeriggio al parco rosso alle quindici.
Lord Connors.
Le piaceva il modo sintetico che aveva usato. Avvisò Jacob e decise per la spada. Aveva con sé quella che le aveva regalato il bel capitano e non vedeva l’ora di duellare.
Era appena iniziata la primavera ma il parco era ancora spoglio. Il cinguettio degli uccelli era armonioso.
Katrin arrivò in carrozza e Connors era già presente con un folto gruppo di amici.
Li lasciò esterrefatti quando scese dalla carrozza in abiti maschili e con la spada al fianco. Si avvicinò sorridente al gruppo. Buon pomeriggio a voi, ben ritrovato lord Connors, io ho scelto la spada se per lei va bene. Lo informò con un gran sorriso.
E’ una spada meravigliosa, come lo è lei, lady Katrin. Io sono pronto, quando lo desidera.
La ragazza chiamò a sé Jacob. Vorrei scommettere sull’incontro. Disse prendendo una borsa di monete dalle mani di Jacob. Qualcuno di voi ci sta? Li sfidò.
Nessuno si tirò indietro. In due furono temerari e scommisero sulla vittoria della ragazza.
Il giudice diede le istruzioni ad entrambi, era serio e non fece favoritismi a Katrin.
I due si misero in posizione, incrociarono le lame per il saluto e aspettarono il via del giudice.
Iniziarono ad incrociare le spade e già dalle prime mosse, lord Connors si avvide che quella ragazza non scherzava affatto. I suoi amici smisero di ridere e si fecero attenti. Sir Jacob si stava divertendo a vedere le facce sorprese di quegli uomini.
Finalmente il giudice diede il primo alt.



immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 6 gennaio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte settanta






Era notte fonda quando rientrò in albergo. Jacob l’accompagnò fin dentro la camera, sul tavolino c’erano stuzzichini preparati per lei, non aveva potuto assaggiare niente ed era davvero affamata. Ringraziò Jacob per il gentile pensiero e lo lasciò libero.
La sua cameriera l’aiutò e se ne andò. Katrin si sedette mangiando qualcosa, ripensava alla serata, era stata affascinata dallo spettacolo, aveva conosciuto tante persone importanti e di tutti non si ricordava i nomi, sapeva che avrebbe dovuto conoscerli, frequentarli, suo nonno era stato chiaro. Decise che lo avrebbe fatto quando avrebbe avuto una casa sua.
Si addormentò che era quasi l’alba.
Fu la luce del giorno che entrava dalla grande finestra dalla quale, molto dolcemente la sua cameriera aveva allontanato la tenda.
Era quasi mezzogiorno e lei non si capacitava dia ver dormito così a lungo.
Sentì bussare alla porta e vari fattorini portarono cesti di fiori, scatole di cioccolatini, ognuno con biglietti e inviti.
Jacob la raggiunse e sorrise.Ha fatto colpo ieri sera, lady Katrin. Non poteva essere diversamente, era la ragazza più bella. Le disse.
Lei non era avvezza a queste usanze, ma si sarebbe adattata in fretta.
Ho urgente bisogno di un’assistente personale, non posso rispondere a tutti questi biglietti. Quando inizieremo i colloqui? Chiese mentre si vestiva dietro il paravento.
Jacob le sottopose il suo programma, sia per la casa da scegliere che per l’assistente e lei lo accettò.
Quello sarebbe stato un giorno di riposo, era festa e nessuno usciva fino al tardo pomeriggio, avrebbe imparato anche le usanze dei ricchi abitanti della capitale, delle giovani donne in cerca di marito e di donne sposate in cerca di avventure. Avrebbe imparato, tutto pur di tornare a casa e far contento suo nonno.
Nei giorni seguenti dedicò la mattina ai colloqui e il pomeriggio a girovagare per la città. Le piaceva molto osservare tutto quel movimento, con la bella stagione doveva essere ancora meglio.
Aveva concluso i colloqui. Tre giovani donne si erano presentate con ottime referenze, tutte di bell’aspetto e competenti. Non era facile decidere quale fosse quella più adatta a lei. Jacob aveva assistito in disparte prendendo appunti senza mai intervenire.
Stavano facendo colazione insieme. Ha deciso, lady Katrin? Le chiese mentre imburrava una fetta di pane.
Vorrei rivedere missis Colette. Può provvedere sir Jacob?  Gli chiese.
Febbraio stava passando velocemente col suo gelo. Anche nella grande città le intemperie non mancavano ma le strade erano sempre affollate e le grida dei passanti tenevano viva la città anche sotto la neve o la pioggia. Le strade molto spesso erano terribilmente sporche ma le carrozze le percorrevano senza sosta.
Katrin stava parlando con Colette. Le piaceva quella donna. Quanti anni ha missis Colette?  Mi parli un po’ di lei. Le chiese.
Ho trent’anni. Sono la figlia di una famiglia caduta in disgrazia, mio padre ha perso tutto quello che avevamo, a me è rimasta in dote la mia educazione e la buna istruzione, non posseggo altro. Ora i miei genitori sono morti e non mi è rimasto nessuno. Da quando sono rimasta sola ho lavorato presso le famiglie che lei ha potuto conoscere tramite le referenze che le ho portato. Le rispose rimanendo poi in silenzio.
Mi stupisce, missis Colette che non abbia trovato marito. Lei è una donna piacevole, istruita, educata, non dovrebbe essere difficile trovare un uomo che la ami. Le disse.
Avrei potuto, certamente, ma ho un grande difetto: non riesco ad accontentarmi. Ormai sono una zitella e ho paura che l’amore non lo troverò mai. Mi sento libera, anche se a volte mi sento troppo sola. Aggiunse guardando dritta in faccia Katrin.
Lei sa che avrò bisogno di lei solo per un anno, le va bene lo stesso? Le chiese.
Io sono pronta, quando vuole lei, lady Katrin. Le rispose con gli occhi che le brillavano dalla contentezza.
Bene, la istruirò su come desidero siano portate avanti le mie necessità, voglio che vada da miss Louise e si faccia preparare alcuni abiti, non voglio nessun vestito nero e castigato, abiti semplici, delicati e colorati. Non mi serve una faccia arcigna, voglio gente sorridente che mi tiene compagnia. L’aspetto domani mattina, si presenti a sir Jacob che le darà tutte le indicazioni necessarie. Spero che andremo d’accordo. Concluse alzandosi e accompagnandola da Jacob.
Mentre i due uscivano lei trasse un gran sospiro di sollievo. Anche questa era fatta, ora doveva passare alla casa, avevano tre o quattro ville da visitare.
Si avvicinò ai cesti di fiori, aveva una pila di biglietti ai quali rispondere, soprattutto a quello di lord Connors che le confermava la sfida quando lei lo avrebbe ritenuto opportuno. Ripensò al bel giovanotto, alla sorpresa che avrebbe avuto quando si sarebbero sfidati. Sapeva bene che non la considerava altro che una ragazzina viziata, e che avrebbe fatto solo finta di battersi. Ci avrebbe pensato lei a fargli cambiare idea.
Si mise al tavolo e rispose che lei era pronta, lui conosceva meglio la città e si affidava alla sua conoscenza per decidere il posto e l’ora.
Sorrise mentre la sua cameriera usciva con la missiva. Poteva anche divertirsi in quel lungo anno nella capitale.


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 3 gennaio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte sessantanove






Si preparò con cura per la sua prima uscita nella grande metropoli. La carrozza e sir Jacob l’aspettavano e le sue guardie del corpo non la perdevano di vista.
Non ci volle molto per arrivare alla sartoria di miss Louise.
Il campanello sulla porta vetrata diede il benvenuto a Katrin e ai suoi accompagnatori. La guardia si fermò sulla porta e Jacob aspettò l’arrivo della stilista che era stata avvisata del loro arrivo.
Una donna piuttosto alta, dal portamento quasi regale, vestita con semplicità e classe la raggiunse sorridendo. Piccole rughe evidenziavano la sua non più giovane età, il suo viso era piacevole e ben truccato.
Benvenuta nel mio atelier, lady Sheppard. Sono a sua disposizione. Le disse facendo un lieve inchino.
L’accompagnò nel suo piccolo ufficio stracolmo di stoffe e disegni e si accomodarono su una poltroncina bevendo un tè. Katrin le disse cosa le serviva per la prima a teatro, la sarta prese le misure. Non c’era molto tempo ma c’erano dei bellissimi abiti pronti per le piccole modifiche che potevano servire.
Ce n’erano quattro su appositi manichini. Katrin era estasiata ad osservare tanta bellezza. Fece i complimenti alla sarta. Lei cosa mi suggerisce, miss Louise?  Le chiese la ragazza.
Scelse l’abito, il cappello, la borsetta, le scarpe, i guanti, il mantello e si accordarono per rivedersi presto per gli altri abiti che sarebbero stati fatti su misura.
Ha trovato quello che cercava, lady Katrin? Le chiese Jacob.
Credo di sì. Si guardò intorno, era la prima volta che vedeva una grande città. Possiamo fare un giro, sir Jacob? Vorrei imparare ad orientarmi. Gli chiese.
E’ ora di pranzo, c’è un tavolo prenotato al ristorante del centro, possiamo arrivarci a piedi, se lo desidera. Le disse dandole galantemente il braccio.
Gli occhi di Katrin osservavano ogni cosa. Faceva freddo ma lei era felice di poter iniziare la conoscenza della città che l’avrebbe ospitata per un anno intero.
Iniziò così e, senza che se ne rendesse conto cominciò a dare seguito al programma di suo nonno.
Le giornate seguenti le tenne libere e si fece accompagnare in carrozza a visitare i luoghi principali della città, la grande cattedrale, il palazzo reale, le piazze più belle e i parchi che di lì a poco sarebbero fioriti e riempiti di gente a passeggio.
Jacob teneva tutto sotto controllo. Aveva una lunga lista di impegni per la ragazza, suo nonno era stato categorico.
Katrin si stava preparando per la serata a teatro. L’abito era bellissimo, piuttosto elaborato ma era semplice nel complesso, lei non amava troppo le esagerazioni, anche se erano di moda. Un tenue color azzurro e una scollatura non troppo profonda. I capelli sistemati come la moda richiedeva e nessun gioiello, non ne aveva.
Era pronta e si stava osservando davanti al grande specchio. Quasi non si riconosceva. Impossibile non notare il pugnale che aveva al fianco, non se ne sarebbe separata per nulla al mondo. Ancora non lo sapeva ma stava dando inizio ad una moda che altre giovinette avrebbero seguito, e presto molte ragazze e giovani donne avrebbero avuto il pugnale al fianco, ma solo lei lo sapeva usare a dovere, anche se nessuno ci avrebbe creduto.
Sir Jacob entrò, elegante nel suo abito da sera. Mi permetta di dirle, lady Katrin che la trovo davvero incantevole, sarò l’uomo più invidiato del teatro. Le disse sinceramente. L’aiutò ad indossare il mantello, le diede il braccio e scesero. A nessuno dei presenti sfuggì la bellezza di quella giovinetta.
Fu una serata incredibile per Katrin. Sentiva tutti gli occhi puntati su di lei. Uomini, donne più o meno giovani la osservavano e il pugnale lasciava esterrefatte le donne ingioiellate e impellicciate.
Vennero in parecchi a presentarsi, a salutarla a lasciare il loro biglietto e sir Jacob l’aiutò con molta discrezione.
Per la prima volta assistette all’esibizione di un balletto. Ne era incantata, lei non sarebbe mai potuta essere leggera come i ballerini sul palco. La musica era bellissima e le piacque immensamente. Aveva gli occhi lucidi dalla commozione, e questo non sfuggì al suo accompagnatore.
Jacob l’accompagnò al buffet e la lasciò sola. Non la perdeva di vista, pronto ad intervenire in caso di bisogno.
Parecchi giovanotti si presentarono, le fecero tanti complimenti. Signori attempati richiedevano la sua attenzione e la presentavano alle loro signore.
Lei era sempre gentile e sorridente con tutti.
Un giovanotto le si avvicinò e le offrì un bicchiere di vino. Ha un bel pugnale, lady Katrin, ma bisognerebbe anche saperlo usare. Le disse ironico.
Lei lo osservava senza smettere di sorridere, e si avvide che quello la stava prendendo in giro bonariamente.
Quando vorrà una dimostrazione della mia capacità me lo faccia sapere, non vorrei che le sue siano solo parole e che non sia in grado di combattere col pugnale. Se le aggrada di più la spada per me va bene. Accetta la mia sfida? Gli disse senza alzare la voce.
Molti presenti li stavano guardando e la sfida della lady non era sfuggita.
Non vorrei rovinare una bella amicizia sul nascere. Le rispose il giovanotto.
Questo succederà se non mi darà soddisfazione. Scelga il posto e l’ora e informi sir Jacob, non vedo l’ora. Gli fece un ironico inchino e gli girò le spalle.
Era ora di tornare.


 immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 2 gennaio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA



KATRIN, LA SUA STORIA

parte sessantotto





Erano tutti seduti per la colazione, sarebbero ripartiti al più presto. Il loro arrivo all’albergo della capitale era previsto per il tardo pomeriggio. Portarono con loro del cibo, non avrebbero fatto soste superflue.
Il viaggio era silenzioso, scomodo, ma Katrin non si lamentava. Non aveva detto una parola da quando erano partiti e Jacob la osservava di sottecchi. Si chiese cosa avevano in serbo i mesi a venire, il suo compito non era dei più facili, doveva eseguire gli ordini di lord Sheppard senza scontentare lady Katrin, e diventava sempre più difficile mantenere l’equilibrio che serviva. Aveva fatto di tutto, e avrebbe continuato a farlo per non affezionarsi a quella graziosa ragazza, se suo nonno avesse scoperto un qualunque attaccamento fra di loro sarebbe stato rimpiazzato all’istante, e lui non voleva che la giovinetta soffrisse ulteriormente.
Giunsero finalmente a destinazione. Katrin scese veloce dalla carrozza e fu accompagnata nell’appartamento riservato. Le sue cameriere sarebbero state nella stanza vicina, le sue guardie del corpo non l’avrebbero mai lasciata sola e sir Jacob occupava la stanza adiacente con la porta in comunicazione.
Si tolse il mantello e si scaldò le mani alle fiamme del camino. Si guardò intorno. Era un bellissimo appartamento, molto lussuoso. Nonostante la stagione invernale alcuni vasi di fiori colorati rallegravano l’ambiente. Era una sistemazione piacevole. Chiese la cena in camera e si ritirò presto. Era stanca e aveva un lungo anno da affrontare in città.
Era già in piedi quando la mattina entrarono le sue cameriere. Aspettarono di ricevere gli ordini della lady e si diedero da fare.
Sentì bussare ed entrò Jacob. La colazione era per due e si sedettero al tavolo.
Mangiarono in silenzio. Katrin alzò lo sguardo su di lui. Coraggio, sir Jacob, diamo inizio alle danze. Disse senza troppo entusiasmo.
L’uomo aprì la sua valigia e sistemò alcuni fogli. Da dove vuole iniziare, lady Katrin? Dai colloqui per scegliere la sua segretaria personale, dalla sartoria dove dovrà fare parecchi ordini, o visitare le dimore da scegliere per la sua permanenza? Le chiese sparpagliando alcuni fogli.
Iniziamo dalle dimore. Non vedo l’ora di avere una casa che possa considerare tale, almeno in apparenza. Si lasciò sfuggire.
L’uomo assentì. Programmo le visite, sono cinque e ne visiteremo una al giorno, avrà mezza giornata libera se vuole andare alla sartoria di miss Louise. La informò aspettando una risposta.
Lei ha un programma per tutto, a quanto vedo. Mi sembra di essere una marionetta che deve rispondere a chi tiene i fili. Quando inizierò il lavoro per il quale sono stata mandata qui? Andò dritta al sodo.
Jacob si schiarì la voce. L’accompagnerò personalmente allo studio del notaio che segue gli affari della sua famiglia, poi conosceremo alcuni banchieri e verrà messa al corrente di vari argomenti. La informò.
Katrin alzò lo sguardo e lo fisso dritto negli occhi. Sir Jacob, in tutta sincerità, mi dica: a cosa mi serve tutto questo? Perché devo rimanere un anno intero per un compito che richiede non più di un paio di mesi?
Lady Katrin, lei sa bene qual è lo scopo principale di suo nonno: vuole che la società che conta la conosca, la apprezzi, capisca la sua intelligenza e la sua grande educazione. E’ veramente orgoglioso di lei, e le mette a disposizione ogni mezzo perché tutti conoscano l’erede Sheppard, la sua adorata nipote. Le rispose.
Lei rimaneva in silenzio.
Dovrà presenziare a molti avvenimenti mondani, accettare inviti e ricambiarli. Dovrà conoscere come ci si comporta in questo mondo ristretto, sarà una lezione che non potrà conoscere se non la vive personalmente, questo suo nonno lo sa bene. Io ho un programma da sottoporle ma lei può variarlo quando e come vuole strada facendo. Sono a sua disposizione per tutto. La informò.
Mi fido di lei, sir Jacob. Gli disse soltanto.
Allora mi permetto di darle un consiglio. Fra una settimana ci sarà una prima al teatro più importante della città, saranno presenti tutti quelli che contano e lei dovrebbe partecipare. Lasci che l’accompagni alla sartoria e scelga un abito di quelli che lasciano senza fiato per la sua prima uscita in pubblico. Sarà molto ammirata, osservata, scrutata, non può sbagliare nemmeno un passo. Le suggerì.
Ad una condizione: lei sarà il mio accompagnatore, non voglio presentarmi sola come un’orfana abbandonata. Gli disse.
Sarà un piacere per me, lady Katrin. Non passerà molto tempo prima che lei abbia accompagnatori più consoni ma accetto la sua offerta e ne sono orgoglioso. Le rispose con un inchino.
Si accordarono per andare alla sartoria, poteva essere piacevole, dopotutto, sarebbe stata la sua prima volta, doveva imparare. Diede istruzione per gli orari dei colloqui e si preparò ad iniziare una nuova avventura. Ringraziò mentalmente Sara per come l’aveva ben istruita e al suo pensiero si intristì. Le mancava ma il passato non poteva ritornare, doveva guardare al futuro e doveva fare di tutto per essere all’altezza del nome che portava e, soprattutto non voleva deludere suo nonno. Le mancava casa sua, le mancava ogni cosa, ma il tempo scorreva e lei sarebbe tornata con tante storie da raccontare.


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 31 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte sessantasette






Furono giorni lunghi e noiosi. Mancava ancora una settimana alla partenza per la capitale. I suoi bagagli erano pronti.
Stava cenando con sir Jacob. Ha ricevuto notizie da mio nonno? Gli chiese.
Nessuna, lady Katrin. Ho già tutto quello che mi serve. Partiremo lunedì prossimo, so che fa ancora molto freddo e il viaggio non sarà agevole ma è quello che lei ha richiesto. L’albergo è prenotato e nel frattempo incontrerà alcune signore dalle quali sceglierà la sua segretaria personale. Poi visiteremo le residenze che suo nonno le ha messo a disposizione, la presenterò alla sartoria e poi… si interruppe vedendo lo sguardo triste e corrucciato della ragazza.
Quanto dovremo stare in albergo? Gli chiese senza guardarlo, con i pensieri altrove.
Dipenderà da lei, lady Katrin. Ma credo che serviranno almeno due settimane prima di potercene andare, forse di più. Non voleva infierire oltre, aveva capito quanta fatica le costava e come mal sopportava tutta la situazione, ammirava la sua volontà, la dedizione a suo nonno, e gli si strinse il cuore, lui sapeva cose che la ragazza non avrebbe mai conosciuto, ed era dispiaciuto, non meritava quello che stava sopportando.
Katrin alzò lo sguardo ad incontrare quello dell’uomo. Rimase alcuni istanti ad osservarlo, avrebbe voluto avere più confidenza ma non glielo aveva mai permesso. Sospirò, e lo congedò.
Da alcune notti stentava a prendere sonno, aveva tanta nostalgia di casa e al solo pensiero che non sarebbe tornata per molto tempo ancora le si stringeva il cuore. Alcune lacrime bagnavano ogni notte il suo cuscino, pensava a Robin a quanto le mancava e rivedeva il bel capitano che la baciava sulla bocca. Come sarebbe stato essere baciata appassionatamente da Robin? Inutile negarlo, la lontananza le aveva fatto capire quanto le mancasse e quanto affetto provava per lui. Forse era amore, ancora non lo poteva sapere, ma gli somigliava molto.
Finalmente era l’ultimo giorno prima della partenza. Era metà febbraio e il cielo era grigio minaccioso di neve. Era sulla banchina, andava a salutare tutti gli uomini che l’avevano aiutata. Il veliero del capitano Lorence era attraccato al solito posto. I suoi uomini stavano ultimando i lavori prima della partenza imminente.
Diede ordine alle sue guardie di aspettarla a terra, e salì a bordo. Il capitano stava dando ordini e fu avvisato della sua presenza. Diede il comando al suo secondo e la raggiunse.
Buon giorno, lady Katrin. E’ un piacere rivederla. E’ arrivata appena in tempo, appena l’alta marea arriva noi partiremo. Vuole venire con noi?  Le chiese sorridendo?
Mi piacerebbe tanto, ma ho altri impegni. Sono felice di essere arrivata in tempo per salutarla. Le auguro buon viaggio. Gli rispose senza sapere che il suo viso mostrava una tristezza infinita.
Lei non è felice, lady Katrin. Mi stupisco che la sua famiglia non si accorga di quello che prova. Le prese la mano. Io ho imparato da tempo che quello che volevo era la libertà, ho lottato per riuscirci, non mi sono fatto fermare dalle avversità ed ora sono il capitano di questo mercantile, e un giorno ne avrò uno tutto mio. Non ci sono limiti a quello che si può fare se si vuole davvero. Lo tenga bene in mente. Le disse stringendole la mano fredda.
Ho dei doveri, capitano. Non mi posso sottrarre. Avrò sempre un bel ricordo di lei e il bellissimo regalo che mi ha fatto mi aiuterà a ricordare le parole che mi ha appena detto. Buon viaggio. Tolse la mano e corse al ponticello prima che il capitano scorgesse le lacrime che le sue parole le avevano suscitato.
Arrivò negli uffici che aveva già riacquistato il controllo. Avevano preparato un piccolo ricevimento per salutarla e furono ore piacevoli, nonostante tutto.
Rientrò per l’ultima sera in quel posto. I bagagli erano già pronti. Tutto procedeva come suo nonno aveva programmato.
  Il viaggio verso la capitale iniziò sotto una bufera di neve. Sir Jacob aveva fatto di tutto per convincerla a rimandare di qualche giorno ma lei non ne aveva voluto sapere. Sulla carrozza faceva freddo ma lei non disse una parola.
Ci volle tutto il giorno per arrivare alla loro prima tappa. La locanda era piacevolmente calda e pulita. Alcune stanze erano state a loro riservate e il tavolo era apparecchiato. Katrin si sedette mentre gli altri sistemavano i bagagli per la notte. Finalmente poterono cenare, erano tutti stanchi e infreddoliti e si ritirarono subito.
Katrin rimase seduta insieme alle sue guardie del corpo. Pensava al veliero del capitano che ormai doveva essere in mezzo al mare e le si strinse il cuore. Avrebbe mai avuto anche lei la libertà di fare ciò che davvero le piaceva? Sospirò e raggiunse la sua camera.
Era stanca ma non riusciva a prendere sonno. Il letto cigolava mentre lei continuava a rigirarsi. Non vedeva l’ora di ripartire, aveva un unico desiderio: che il tempo passasse in fretta e che potesse tornare presto a casa.
Si addormentò, finalmente, sognando il mare e le onde che la cullavano.


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 30 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte sessantasei






Era incanta ad osservare il rollio mentre il sole spuntava finalmente libero dalle nuvole. Non si accorse di essere osservata.
Se sta cercando un veliero che la porti lontano da questo posto triste e grigio dovrà ripassare fra due settimane. Disse una voce che arrivava dall’alto.
Lei alzò il viso e sorrise a quell’uomo. Vuole salire a bordo, signorina? Le chiese.
Un ponticello malsicuro fu messo a sua disposizione. Lei era timorosa, ma dopotutto era su una sua proprietà. Con la mano fermamente attorno all’elsa del pugnale salì a bordo di un’imbarcazione per la prima volta nella sua vita.
Benvenuta a casa mia, sono il capitano Lorence. Si presentò facendole un inchino.
La ragazza rispose all’inchino. Grazie capitano, è anche casa mia, sono lady Katrin Semple Sheppard.
L’uomo spalancò gli occhi. Quella lady Katrin?
Lei sorrise. Proprio quella, capitano.
Felice di averla a bordo. Le mostro il mio veliero, ne vado molto fiero. Le disse.
Mentre le mostrava e le spiegava come funzionava un veliero, parecchi uomini iniziarono il loro lavoro. Avevano merce da scaricare, e altra da caricare prima di ripartire, erano tutti indaffarati ma non lesinavo occhiate alla ragazza.
Vuole farmi compagnia a colazione? La invitò.
Entrarono nella piccola cabina che il tavolo era già apparecchiato. Katrin si guardava intorno e si chiedeva come fosse possibile vivere in un ambiente così stretto e così spartano.
Galantemente il capitano le sistemò la sedia e le servì la colazione. Era un bel giovanotto con lunghi capelli trattenuti da un nastro, occhi neri che sembravano ali di un corvo, e un sorriso che conquistava. Katrin lo osservava e si rendeva conto di quanto fosse bello e affascinante. Mangiarono scambiandosi poche parole.
Lo sguardo di Katrin era attratto dalle numerose spade appese alle pareti. Finito di mangiare si alzò ad osservarle. Ce n’erano di foggia che lei non aveva mai visto. Passò la mano sull’elsa di una spada veramente meravigliosa. Era decorata con pietre preziose di vari colori, ma non fu quello che la attrasse di più, era la lama luccicante e affilata.
Le piace, lady Katrin? Le chiese il capitano.
E’ bellissima, mi piacerebbe davvero provarla. Si lasciò sfuggire.
Il capitano alzò un sopracciglio. Sa tirare di scherma, lady Katrin?
Lei si girò. Non sa quanto! Gli rispose.
Il capitano la tolse dal muro e gliela consegnò. Vuole provarla?
Salirono sul ponte. Lei si tolse il mantello e cominciò a prendere confidenza con la spada. Aveva gli occhi che le brillavano.
Io sono pronta, capitano.
Tutt’intorno si era fatto silenzio e gli uomini avevano smesso di lavorare.
I due duellanti fecero le presentazioni e iniziarono la contesa.
Mano a mano che il duello progrediva il capitano si rendeva conto di avere di fronte una provetta spadaccina e cominciò ad impegnarsi di più. Non era facile farla desistere, gli uomini cominciarono a tifare per lei e aspettavano di vedere come sarebbe finita.
Il capitano inciampò in un pezzo di legno e cadde in ginocchio. Katrin gli puntò la lama alla gola mentre cercava di rallentare il battito veloce del suo cuore.
Mi arrendo, lady Katrin. Disse il capitano facendo cadere a terra la propria spada.
Gli uomini battevano le mani e si scambiavano fiasche di rum.
Il capitano accompagnò Katrin nella sua cabina e le offrì da bere. La spada ora le appartiene. Le disse consegnandole anche un bellissimo fodero luccicante con altre pietre colorate. Un solo altro pegno. Così dicendo l’abbracciò e la baciò appassionatamente sulla bocca.
Katrin fu presa alla sprovvista ma non si sottrasse. Fu un bacio di quelli che lasciano il segno, che non potranno essere dimenticati. Il capitano staccò le labbra da quelle della ragazza e, tenendole leggermente appoggiate le disse felice di averle rubato il suo primo bacio, lady Katrin. Lei rimase in silenzio, assaporando l’emozione di quello che le era successo.
Fuori si sentì un certo trambusto e le due guardie del corpo irruppero nella cabina con la spada sguainata.
Va tutto bene, lady Katrin? Chiese il capo.
E’ tutto a posto. Rispose. Si legò la spada ai fianchi. Grazie capitano, per tutto, spero di rivederla prima della sua partenza, potrei darle la possibilità di vincere, forse. Gli disse ridendo mentre seguiva i suoi uomini.
Le sue guardie avrebbero voluto dirle del pericolo che aveva corso, ma sapevano bene che sarebbero state parole inutili. Era colpa loro se era riuscita a scappare dalla tenuta e non sarebbe più successo.
La banchina aveva ripreso il solito trambusto e lei era davvero felice.
Aspetterò sir Jacob negli uffici. E tornò al noioso lavoro che l’aspettava più sollevata.

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti