lunedì 10 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantacinque






Aprile si presentò con le prime gemme sui rami degli alberi e rare timide primule che spuntavano dalle macchie di muschio.
Mancavano ventiquattro giorni al matrimonio e tutto era predisposto. L’appartamento era arredato, la cappella del castello era pronta per essere ripulita ed addobbata, tutto era pronto.
Lord Sheppard, Katrin e Robin stavano cenando insieme. Il fuoco nel camino faceva da sottofondo alla loro felicità.
Il vecchio signore guardava i due fidanzati con occhi benevoli ed era felice di quello che vedeva.
Siete pronti, miei cari? Chiese loro, ben sapendo la risposta.
Certo nonno, mi sembra che i giorni che mancano non passino mai. Rispose stringendo la mano di Robin.
Eh, mia cara! Sapessi quanto ti capisco. La mia amata Katrin ti somigliava molto, è venuta fra le mie braccia, nella mia vita portando tutta la felicità che poteva. Ah se potesse essere qui ora! Me la ricordi ogni giorno. Le disse con gli occhi lucidi.
Finita la cena si sedettero alla scrivania e lord Sheppard prese una cartella di documenti.Questa è la parte più noiosa della questione, ma non per questo meno importante. E’ giusto che siate a conoscenza di quello che c’è scritto prima di sottoscrivere. Vi lascio tutto il tempo che volete, io mi ritiro. Ci vediamo domani. Disse alzandosi e baciando la testa di Katrin. Il soldato lo accompagnò alla porta e si salutarono.
Era una bella pila di documenti e ogni foglio portava il rigo per la firma di entrambi.
Ci aspetta un lungo lavoro, amore mio se vogliamo poter raggiungere il letto prima di domattina. Le disse Robin.
Allora cominciamo. Gli rispose.
Robin alzò un sopracciglio. Non si aspettava che la sua fidanzata volesse leggere davvero tutti i documenti, e questo lo innervosiva.
Katrin iniziò a leggere sotto lo sguardo attento di Robin. Sentendo lo sguardo su di lei, dopo poche righe smise di leggere e alzò il viso. Qualcosa non va, Robin? Tu non leggi? Gli chiese.
Io mi fido di tuo nonno, non ho bisogno di leggere i documenti. So altrettanto bene che non riuscirei a comprendere ogni riga ma sono altrettanto sicuro che ogni parola scritta su quei fogli sia soltanto per il tuo bene e il tuo interesse. Le rispose. Prese i fogli che aveva davanti e cominciò a mettere la sua firma nello spazio segnato.
Katrin gli bloccò la mano. Possiamo leggere insieme ed io ti spiegherò quello che non capisci, ho affrontato ore di lezione per capire queste cose, è un piacere per me mettere anche te al corrente. Lo informò.
Ci vorranno ore. Disse lui. Mi sembra tempo sprecato, tempo che potremmo passare in modo diverso, nella tua camera, davanti al fuoco. Aggiunse accarezzandole il viso.
Lei rimase assorta per qualche secondo. Sai cosa ti dico? A me non importa niente di tutto questo, non me ne è mai importato. Raccolse i fogli, mise frettolosamente la sua firma dopo quella di Robin. Alla fine li raccolse tutti e li riordinò nella cartella. La ripose nel cassetto della scrivania del nonno e, preso sottobraccio Robin andarono nella sua stanza.
Furono settimane frenetiche quelle che separavano la data del matrimonio. Carrozze con regali erano già arrivate, il vescovo era già loro ospite e parlava ogni giorno con i futuri sposi.
La settimana che portava alla data del ventiquattro aprile cominciò baciata dal sole tiepido della primavera.
Il castello era tutto un fermento, la servitù aveva lavorato con dedizione perché tutto potesse essere pronto e perfetto, alcuni ospiti erano già arrivati e Katrin era emozionata più che mai.
Canticchiava mentre la cameriera più esperta le stava acconciando i capelli, stavano provando varie acconciature prima di scegliere quella più adatta. Suo nonno le aveva regalato il diadema di lapislazzulo che la sua amata Katrin aveva indossato il giorno del loro matrimonio. Lei si era commossa quando gliel’aveva donata raccontandole a chi apparteneva e il valore che aveva per lui. Sarebbe passata di sposa in sposa come simbolo di amore e di felicità.
Stava ammirando allo specchio l’ultima opera della cameriera ed era proprio soddisfatta. Le consegnò il diadema e si incastonò a meraviglia nella nuvola di capelli e boccoli.
Questa mi piace molto, Lena, grazie, sarà perfetta con l’abito. Disse alla cameriera. Mancavano ancora tre giorni e tutto era pronto. Si sciolse i capelli e riprese la sua solita treccia, nessuno doveva conoscere niente fino al momento prestabilito.
Scese felice le scale e si bloccò quando raggiunse il salone. Suo padre con Susan e Cristofer erano appena arrivati. Lord Semple le andò incontro e le baciò la mano. Sei bellissima, figlia mia. Le disse con fare ironico.
Grazie, padre. Benvenuti. Si rivolse anche agli altri. Arrivarono le cameriere e gli ospiti furono accompagnati nei loro alloggi. Prima di salire le scale, lord Semple si voltò e raggiunse Katrin. Sei sempre la figlia di nessuno. Le bisbigliò all’orecchio. Felice di esserlo. Gli rispose con disprezzo.Hai firmato tutti i documenti, dolcezza? Le bisbigliò all’orecchio. E poi raggiunse sua moglie.

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 9 febbraio 2020

FRANCESCO MATTEO


FRANCESCO MATTEO





Sto  fumando una sigaretta sdraiato sulla mia branda. Seguo le volute di fumo e guardo le pareti della mia cella. Sono tappezzate di fotografie a colori di vari paesaggi in ogni stagione. Mi servono per ricordare anche come è il mondo fuori dalle mura del carcere. Sto qui dentro già da alcuni anni e ne ho parecchi altri da trascorrere. Questa è una non vita, ma è quello che mi spetta per i prossimi dieci dodici anni.
Non vi racconto che sono innocente e che sono capitato qui per sbaglio. No, io per la società sono colpevole, ma per la mia coscienza sono innocente, quello che ho fatto lo rifarei anche subito, non ne sono assolutamente pentito.
Oggi è un giorno qualunque, non c’è niente di particolare che mi invoglia a parlare della mia vita, ma se ne avete voglia ve la racconto, tanto non ho altro da fare.

Mi chiamo Francesco Matteo, nome altisonante che odio e non mi piace, per questo, per tutti, sono Teo, solo Teo. Non so dove è andata mia madre a prendere questi nomi. Mia madre, unica, l’ho tanto amata da…

Ho 21 anni e sono in carcere da quando ne avevo 16. Uscirò nel 1992, salvo sorprese, ed avrò allora 33 anni. Ancora una vita da vivere, ma, al momento, la mia vita è fra queste mura.

Il fumo della sigaretta mi irrita gli occhi e la mia piccola “reggia” ne è satura. I paesaggi incollati al muro sembrano avvolti dalla nebbia e mi rimandano un’emozione lontana, alla vera nebbia, che ho visto quando ero bambino.

Sono figlio di una ragazza madre, la mia infanzia e adolescenza l’ho condivisa solo con lei e la signora Lucia. Gentile e generosa vicina di casa che si prendeva cura di me mentre mia madre era al lavoro.

Se non avete fatto i conti, ve lo dico io: sono nato nel 1959 e mia madre aveva appena 20 anni.  Lasciò la casa dei suoi genitori e si trasferì in quel minilocale che ci ha ospitato per tutta la nostra vita. Non ho mai avuto un padre e la nostra vita era fatta di molte ristrettezze. 
Siamo sempre stati da soli, a parte Lucia. I miei nonni li ho visti poche volte, e, ogni volta non c’era una bella atmosfera.

Due donne meravigliose si sono sempre prese cura di me: mia madre che mi ha amato di un amore vero e incondizionato che sono riuscito a capire appieno quando ho conosciuto la verità, e Lucia che mi ha fatto da nonna, viziandomi e vezzeggiandomi e amando e aiutando in modo disinteressato anche mia madre. E’ stato merito di Lucia se la nostra vita è stata vivibile, perché mia madre, da sola, avrebbe avuto molti problemi con un bambino piccolo da mantenere ed accudire e un lavoro da svolgere.

Sono stato un bambino felice. Mia madre era meravigliosa, sempre allegra e sorridente, e Lucia che ci invitava ai pranzi della domenica, come fanno le famiglie vere. Non mi sono mai accorto dell’assenza di un padre, ero bambino, sano, bello, allegro e avevo due donne a disposizione che mi adoravano.

La sigaretta si consuma piano piano quasi come i miei pensieri.
Il mio sguardo si sofferma su una immagine sacra che ho da poco appeso alla parete: una Madonna con il suo bambino in braccio che si guardano con sguardo amorevole. E’ l’unica immagine sacra che ho tenuto. 
Ogni settimana Frate Guido mi viene a trovare. Io non gli parlo nemmeno, non potrebbe fregarmene di meno, ma lui insiste e ogni giovedì si presenta puntuale. Mi parla, recita preghiere, ma io non gli rispondo mai, faccio scena muta. Lo saluto soltanto e gli dico di non ritornare. Lui mi fa un sorriso, mi lascia un’immaginetta, e se ne va.
Ogni volta l’immagine finisce direttamente nel cesso, ma non l’ultima, quella della Madonna, e l’ho appesa alla parete.

Mi ricorda tanto mia madre. Quello sguardo è lo sguardo di ogni madre che ama il proprio figlio e mi riporta alla mente la mia infanzia e quell’amore materno che non mi è mai mancato.
Se di una cosa sono sempre stato sicuro era il suo immenso amore. Era così giovane quando sono nato e non ha mai cercato altro nella vita se non di rendermi felice. Sono stato il solo, l’unico, grande amore della sua vita, ed io contraccambiavo con tutto il cuore.
Mentre crescevo e facevo nuove amicizie, lei continuava la sua vita di duro lavoro. Mi aiutava con i compiti, giocavamo a carte con Lucia mangiando schifezze. Mi ha insegnato il valore vero dei sentimenti, il rispetto verso ogni forma di vita, e soprattutto ho imparato presto a rispettare le donne. Con il suo esempio e quello di Lucia non poteva essere diverso, in ogni donna, ragazza o bambina, io vedevo solo il lato positivo che aveva sia mia madre che Lucia.

Solo una volta, a dieci anni, gli chiesi notizie di mio padre.
Fu il momento peggiore per lei. La vidi cambiare espressione e irrigidirsi e non sapeva decidersi a rispondere.
“Mamma, non importa, non è così importante. Non mi serve un padre finchè ci sei tu.”
Allora l’ho vista rilassarsi. Mi ha preso fra le braccia “non sono ancora pronta Francesco Matteo, perdonami.”
Solo a lei permettevo di chiamarmi così. E non tornai più sull’argomento: se questo la faceva soffrire l’avrei evitato.

La scuola, i giochi, gli amici, tutto procedeva nella normalità. Avevo terminato la scuola dell’obbligo e mi ero iscritto a ragioneria, volevo diventare bancario e guadagnare tanti soldi anche per mia madre. I sogni dei ragazzi sono tanti, ma il mio era questo.
Avevo anche delle ragazzine che mi facevano il filo ed io ci stavo, facevamo amicizia ma mai sono stato fuori dalle righe. Avevo un mio codice di comportamento, per questo alcuni miei amici mi prendevano in giro. Non capivano perché non approfittassi della situazione con le ragazze che mi corteggiavano, ma io ero fatto così: solo cose serie. E poi, mi piaceva troppo divertirmi, giocavo a basket, andavo a pesca sul fiume e, anche se allora non l’ho mai detto ai miei amici, mi piaceva anche studiare. Non volevo fare la figura del secchione, ma desideravo tanto poter portare mia madre fuori dal quel monolocale e mi impegnavo molto per questo.
Tutto procedeva bene. Anche se Lucia era diventata un po’ troppo vecchia, sapeva ancora sfornare torte meravigliose e il loro profumo già si sentiva dalle scale, sapevo che, entrando in casa, avrei trovato il dolce sulla tavola.

Quel fatidico giorno di marzo, avevo 16 anni.

Ho una fitta al cuore ogni volta che lo ricordo, e vorrei poterlo dimenticare, ma oramai, non posso cancellarlo.

A scuola si era guastato il riscaldamento e ci fecero tornare a casa. Molti miei amici ne approfittarono per andare un po’ in giro, ma io avevo lasciato in sospeso un lavoretto e ne volevo approfittare per terminarlo.

Torno a casa fischiettando e molto contento, perché anche mia madre so che è ancora in casa, il suo turno di lavoro inizia nel pomeriggio.
 Uso le mie chiavi e mi accorgo subito che c’è qualcosa di diverso.

Sento mia madre piangere nella sua camera da letto e la sua voce singhiozzante che dice “non ti vergogni proprio di quello che mi hai fatto e che mi fai? Con che coraggio torni in questa casa? Se ne  avessi la forza ti pugnalerei dritto al cuore!”

Non ho avuto esitazioni. Sono corso da lei e quello che ho visto mi ha gelato il sangue.

Mio nonno, suo padre, la stava violentando! Ed ho capito.
In un attimo ho capito.
Ho capito perché si era allontanata dai suoi genitori, ho capito quanto grande è stato il suo amore per me, avrebbe potuto sbarazzarsi di me ancora prima della mia nascita, invece mi ha amato nonostante tutto, ho capito la sua sofferenza e la sua solitudine, la sua vergogna e il perché non avesse mai cercato un altro uomo, ho capito che quell’uomo l’aveva distrutta e che non aveva mai smesso di farlo.

E mentre lui, con fare strafottente mi guarda, sento montare dentro di me una rabbia incontenibile. E’ stato il suo sorrisetto che mi ha fatto scattare la molla, se se ne fosse andato, forse non sarebbe successo niente, ma lui ha voluto dimostrare anche a me la sua superiorità, ed io, non ci ho visto più.

Una freddezza mi era entrata dentro. Non sentivo più niente, non la voce di mia madre che mi chiamava, non la voce di mio nonno che rideva, non sentivo altro che freddo.
Sono andato di corsa nella mia camera, ho preso la mia mazza da baseball e, prima gli ho spezzato la schiena, finchè ha smesso quel suo ghigno mostruoso, e poi gli ho frantumato la testa. Non c’è rimasto più niente, l’ho colpito, mi hanno detto, almeno 30 volte, ma io non lo ricordo.
Ricordo solo il sollievo che ho provato quando mi sono reso conto che l’avevo ammazzato.

Davanti a quel lago di sangue, piano piano sono ritornato in me.
Mia madre mi ha preso fra le braccia e continuava a ripetermi “perdonami, perdonami” ma io sapevo che non era colpa sua, non di mia madre, ma la sua di madre cosa aveva fatto nel frattempo?
Avrei voluto avere fra le mani anche mia nonna, e avrebbe fatto la stessa fine di suo marito, lo avrei fatto alla prima occasione.

Ero sporco di sangue, avevo il fiato corto come se avessi corso, e, soprattutto, non ero pentito.

Mio nonno spiaccicato sul pavimento, mia madre in lacrime ed io, prendevo coscienza di quello che avevo commesso, e mi sentivo sollevato, non mi sono mai potuto sentire colpevole. E ancora oggi sono dello stesso parere, per questo sconterò fino in fondo la mia pena, perché non ho mai mostrato pentimento, e mai lo farò.

Mia madre tentò di prendersi la colpa dell’accaduto, ma la situazione era talmente evidente che non ci volle molta fatica per capire che ero io il colpevole. Durante il processo, ero minorenne, ma non ebbi sconti di pena.

Anche in quei momenti mia madre mi fu sempre vicina. Si aggiunse ai suoi tormenti anche il rimorso per la mia condanna. Le imposi di non dire a nessuno il motivo del mio gesto, nessuno doveva sapere quello che aveva subito, anche per questo non ho avuto attenuanti, non hanno trovato un movente diverso dalla mia crudeltà.

Guardo quell’immagine appesa alla parete e mi pare di sentire il calore di quelle braccia amorevoli, le braccia di mia madre, i suoi baci e il suo amore che mi inonda in ogni più piccola parte.
Ora, non ho più niente, anche lei se n’è andata, un cancro crudele e cruento se l’è portata via in pochi mesi e sono rimasto proprio solo. Non mi hanno nemmeno permesso di andare al suo funerale. Anche Lucia non c’è più.

Cosa mi succede? Sto piangendo? Lacrime solitarie ed amare mi bagnano le guance. Mi manca molto mia madre e mi distrugge sapere il dolore che ha provato per me, più del fatto che è morta da sola, senza nessuno che le tenesse la mano.

Mi alzo di scatto e strappo dal muro quell’immagine che mi ha portato tanti ricordi e tanti dolori e la getto dritta ne water. Non voglio niente a pungermi l’anima.

Sei sempre nel mio cuore mamma. Ti ho mandato dei fiori sulla tomba.
Appena posso te li porterò di persona. Riposa finalmente in pace.

                                                 Tuo Francesco Matteo.


 diritti riservati di Milena Ziletti - immagine dal web





















venerdì 7 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantaquattro






L’inverno procedeva a passi veloci. La neve aveva cominciato a farsi vedere a metà novembre e ancora adesso, che l’anno stava per finire non aveva smesso che per pochi sprazzi di tempo.
Novembre e dicembre erano passati veloci. L’ala del castello che lord Sheppard aveva destinato alla nuova coppia doveva essere sistemata e Katrin era molto impegnata a dirigere i lavori. Robin ogni tanto si assentava e lei ne sentiva la mancanza, ma suo nonno era stato categorico con gli impegni che doveva sostenere il soldato.
Passavano tutto il tempo insieme quando Robin era al castello. Katrin era innamorata e felice come non lo era mai stata: finalmente avrebbe avuto la sua famiglia, un marito e i figli che avrebbero portato avanti il patrimonio Sheppard. Non si poneva limiti mentre si immaginava circondata da bambini vispi e sorridenti e da suo marito che la trattava come una regina.
Era quasi finito l’anno e ci sarebbero stati dei festeggiamenti, anche se ridotti rispetto al passato in quanto la salute di lord Sheppard risentiva del gelo e dell’età.
Katrin e Robin erano seduti davanti al camino della stanza della ragazza e Colette li aveva lasciati soli. L’uomo la teneva stretta e da qualche minuto stavano in silenzio ad osservare le fiamme. Si può morire di felicità? Chiese ad un tratto Katrin. No, amore mio, finchè io sarò al tuo fianco. Le rispose baciandole i capelli.
Ancora quattro mesi e poi sarò tua moglie, lady Katrin Rollins. Finalmente saprò chi sono e tutto il passato rimarrà sepolto, Katrin Semple Sheppard non esisterà più e non importerà a nessuno chi ero prima, sarò solo e soltanto la moglie di sir Robin Rollins, e più nessun dubbio esisterà sulla mia identità. Gli disse senza alzare lo sguardo.
Sei giunta finalmente a casa, amore mio. Qui c’è tutto quello che ci serve e nessuno potrà mai distruggerlo. Le confermò il soldato.
Tu lo sai che non mi interessano né ricchezze né potere, voglio solo essere me stessa ed essere amata, non ho mai voluto nient’altro che questo. Gli ricordò appoggiando la testa sulla sua spalla.
Rimasero lì, abbracciati davanti al fuoco a fare progetti, a scambiarsi baci e carezze, aspettando il momento di poter lasciare che anche i loro corpi potessero parlare.
Passò anche gennaio, un mese talmente freddo che la neve si era ghiacciata ed era pericoloso anche solo uscire in cortile. Katrin si annoiava ma seguiva i lavori del suo nuovo alloggio e si sentiva felice come non lo era mai stata.
Colette era contenta di vederla così innamorata, serena ma, aveva colto alcuni pettegolezzi che si interrompevano quando lei si avvicinava. Qualcosa aveva capito ma non avrebbe mai osato dire niente alla sua padrona, e poi la servitù lo sapevano tutti che era pettegola di natura.
Ogni tanto Katrin scendeva nel salone e poteva allenarsi con la sua spada, impossibile usare l’arco se non si era all’esterno.
Passarono i mesi più freddi e il suo abito da sposa era pronto: meraviglioso come non ne aveva mai visti.
Era nella sua stanza e ammirava l’abito appeso, lo accarezzava, era talmente morbido e vaporoso da sembrare fatto di nuvola.
Bussarono e suo nonno entrò. Si appoggiava sempre più pesantemente al bastone e si vedeva che l’età stava lasciando segni profondi.
Vide sua nipote in estasi davanti al vestito e sorrise. E’ un abito meraviglioso, mia cara, ma tu lo sei ancora di più. Le disse con occhi umidi di commozione.
Si sedettero. Ho spedito gli inviti che mi hai richiesto ed ho alcune risposte. Alfred e Sara non potranno essere presenti, la tua amica sta attraversando una gravidanza difficile, ti ha mandato una lettera e mi hanno assicurato che verranno non appena potranno viaggiare. Mi dispiace, mia cara, so quanto ci tenevi. Anche sir Jacob non potrà venire, e appena potrà verrà con una sorpresa. La famiglia Mason non potrà affrontare il lungo viaggio, Jonatan e Mascia ti mandano tanti saluti e ti invitano a passare da loro con Robin alla prima occasione. Tutti gli altri ci saranno. Disse il vecchio lord.
Si vedeva chiaramente la delusione sul viso di Katrin. Le uniche persone importanti non ci sarebbero state.
Tuo padre mi ha chiesto se può essere lui a condurti all’altare. Disse lord Sheppard di punto in bianco.
Katrin alzò di scatto il viso. Mai! Non succederà mai! Gli rispose con gli occhi che mandavano scintille.
Il nonno le prese la mano. Sai quanto sono fiero di poter essere io ad accompagnarti all’altare ma dobbiamo tener conto anche delle convenzioni, nessuno conosce la verità sulla tua nascita e non dobbiamo dare adito a nessun pettegolezzo. Fallo per me, mia cara, io sarò lì vicino pronto ad intervenire in qualsiasi momento il tuo sguardo me lo chieda. Le disse stringendole la mano. Manca ancora un mese, poi tutto sarà finito e più nessuno potrà interferire nella vostra vita. Aggiunse.
Mi chiedi un grosso sacrificio, nonno. Per te sono disposta a sopportarlo, ma sarà l’ultima volta che quell’uomo sfiorerà la mia persona. Fa in modo che il tragitto fino all’altare sia il più corto possibile. Mi fa ribrezzo quell’uomo! Gli rispose cercando di trattenere il risentimento che provava.
Sarai esaudita, mia cara. Le disse portandosi la mano alle labbra.


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 6 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantatre






Katrin si sciolse dall’abbraccio del nonno e raggiunse Robin. Ora siamo ufficialmente fidanzati, sir Robin, cosa si fa ora? Gli chiese con gli occhi che le brillavano dalla felicità.
Siediti, Katrin. Le ordinò gentilmente il nonno. Ci sono molte cose da discutere e molto da fare. Per qualche giorno vi lascio liberi di godere della vostra condizione. Comincerò ad informare tuo padre… il lord non aveva ancora finito la frase che Katrin lo interruppe.
Visto che lo informi del fidanzamento ti prego di aggiornarlo anche sul matrimonio, avverrà in primavera, nel mese di aprile. Disse convinta.
I due uomini sorrisero un po’ imbarazzati. Mia cara, parlane prima col tuo fidanzato, noi ci aggiorniamo fra una decina giorni, per tutti i dettagli. Andate ora, io ho da fare. E li congedò seguendoli con sguardo benevolo.
Katrin stringeva il braccio a Robin e raggiunsero insieme la sua stanza. Colette uscì e li lasciò soli.
Chiunque sia stato ad avvisare il nonno non lo ringrazierò mai abbastanza. Disse soddisfatta.
Robin le prese la mano. Erano seduti alla piccola scrivania. Dovremo imparare a chiamarci per nome, ad abbandonare le formalità. Io non so cosa altro dire, Katrin, solo che sono molto felice.
Anch’io lo sono e non vedo l’ora di diventare tua moglie.
Robin le sorrise ritrovando il suo sorriso beffardo. Ci siamo appena fidanzati e già pensi a dividere il mio letto?
Io voglio dividere il tuo cuore, solo questo è importante per me. Gli rispose seria. Mancano sei mesi ad aprile e non vedo l’ora che arrivi la primavera.
Bussarono e un soldato entrò a cercare il capitano, avevano bisogno di lui. Si salutarono. Dovremo cominciare a rendere noto il nostro fidanzamento. La baciò sulla bocca e uscì.
Katrin rimase seduta, assorta nella sua felicità. Entrò Colette e mise legna sul fuoco.
Robin ed io ci siamo fidanzati e il nonno ci ha dato la sua benedizione. Disse alla cameriera.
Sono felice per lei, lady Katrin e tutta la servitù ne è già al corrente. Non può tenere niente di nascosto. Le rispose.
Nel giro di pochi giorni la notizia era diventata di dominio pubblico. Katrin era raggiante e già aveva cominciato a fare progetti.
Finalmente suo nonno la mandò a chiamare. Entrò nel suo studio e vide che Robin l’aveva preceduta. Presero posto sulle poltrone di fronte al lord in attesa di conoscere quello che il vecchio signore aveva da dire.
Ti vedo raggiante, mia cara. So molto bene quello che fa il miracolo dell’amore. Le disse sorridendo. Ho dato mandato ai miei legali di stipulare i documenti necessari e voglio essere molto chiaro con entrambi. Tu, Katrin sarai la mia sola erede, eredità che passerà ai tuoi futuri figli e ai loro discendenti. Gli affari della nostra famiglia si espandono in molti rivoli, tanti li conosci e altri non hai fatto in tempo ad impararli. Non importa, mia cara, nelle posizioni importanti ci sono persone di fiducia e molto competenti, ma… ho dovuto prendere una decisione dolorosa, per questo siete qui entrambi.
I due giovani erano trepidanti, non sapevano cosa aspettarsi.
Lord Sheppard intrecciò le mani sulla scrivania e, tenendo lo sguardo fisso su sua nipote continuò. Sarà sir Robin a rappresentare la famiglia Sheppard nelle occasioni decisionali. Naturalmente tu dovrai essere informata e lui ascolterà i tuoi consigli, le tue decisioni. Non sono riuscito a farti accettare da tutti come mia rappresentante, è un mondo di maschi e le donne, mia cara non sono mai state ammesse.
Si interruppe senza distogliere lo sguardo dalla ragazza.
Katrin era evidentemente risentita anche se sapeva che suo nonno aveva ragione. Robin rimaneva in silenzio.
Hai molta fiducia in Robin, nonno. Questo mi fa piacere ma lui è un soldato. Gli rispose.
Certamente, mia cara. Ho fiducia in lui e ne sono convinto, ha svolto vari incarichi per me ed è stato al mio fianco in numerose occasione e poi, le disse strizzandole l’occhio, ho intenzione di stare qui ancora a lungo, avrò tutto il tempo per insegnargli e per introdurlo dove serve e, con te al suo fianco io saprò di aver fatto la scelta giusta. Cosa mi dici, Katrin? Aggiunse prendendole la mano.
Katrin si rivolse a Robin. Tu cosa ne pensi?
Penso che per te sono disposto a tutto, che mi impegnerò per non deludere né lord Sheppard né mia moglie, farò tutto quello che serve per dare una dinastia alla famiglia che mi sta dando la più grande opportunità che un uomo come me abbia mai avuto. Per te, Katrin, per i figli che verranno, per il nostro amore e la nostra felicità io sono pronto. Le rispose.
Va bene, nonno. Io voglio solo essere felice e non deluderti. Voglio sposare Robin, voglio avere dei figli, voglio una vita serena e tutto questo me lo può dare solo lui. Aggiunse prendendo la mano del suo amore.
Sono contento, mia cara, sarai una madre meravigliosa ed io non vedo l’ora di sentire nuovi piccoli passi e nuove risate fra queste fredde mura. Facciamo un brindisi al nuovo che verrà.



immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 5 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantadue






I giorni che seguirono parevano fluttuare. Katrin si stava riprendendo dall’infreddatura che aveva preso e suo nonno veniva ogni giorno a trovarla.
Colette era felice per la sua padrona, era da tempo che aveva capito i suoi sentimenti e quelli del soldato, ci era voluta una spinta per fare in modo che si dichiarassero.
Ottobre stava finendo e Katrin si era ripresa del tutto. Era una mattina fredda e lei stava aspettando Robin nel salone per fare un po’ di allenamento. Il soldato era in ritardo e non era da lui.
Venne raggiunta da uno dei camerieri di suo nonno e le chiese di seguirlo. Rinfoderò la spada e, senza cambiarsi d’abito lo seguì.
Bussò alla porta dello studio ed entrò. Suo nonno era seduto dietro la sua grande scrivania e Robin sulla poltrona dall’altro lato.
Entra, Katrin, accomodati. Le fece segno di prendere posto sulla poltrona a fianco di Robin.
Lei guardava dall’uno all’altro senza sapere cosa aspettarsi. Dentro di lei nasceva una forza incredibile, mentre prendeva posto mille pensieri le passavano nella mente ma solo uno era importante: il suo sentimento per Robin, e per lui era disposta a contrastare anche suo nonno. Il vecchio lord vide lo sguardo di sua nipote che cambiava di espressione, aveva sempre saputo che era un osso duro, lo aveva dimostrato in molte circostanze.
Il silenzio si protraeva e Katrin faticava a tenere a freno la lingua, aspettava di sapere cosa fosse successo. Istintivamente mise la mano sull’elsa della spada, si stava spazientando e alzò lo sguardo fiero e limpido su lord seduto di fronte a lei.
Rilassati, Katrin, nessuno qui ti vuol fare del male. Le disse con calma.
La ragazza spostò lo sguardo su Robin e il soldato prese la parola. Ho chiesto la sua mano a suo nonno, lady Katrin. Qualcuno lo ha informato dei nostri sentimenti e non è stato possibile tergiversare oltre.
Avrei preferito essere presente, visto che la cosa mi riguarda. Rispose piccata.
Non funziona così, mia cara. Ci vuole il mio permesso per poterti corteggiare. Disse senza cambiare espressione il vecchio lord.
Mi pareva che fossimo d’accordo, nonno. Io seguo il mio cuore e tu controlli che chi ha preso il mio cuore sia degno di tua nipote. Cosa c’è che non va in sir Robin? Volle sapere.
Non c’è niente che non va, mia cara. Ma ci sono alcune regole che hai il dovere di rispettare, ed io sono qui per questo. Le rispose. Sei proprio sicura della tua scelta? Aggiunse dopo una breve pausa.
Lo sono, nonno, e non da oggi. Gli rispose senza indugio.
Il vecchio lord sospirò. Sir Robin gode della mia massima fiducia, so che è un uomo onesto, di questo ho la certezza, così come sono certo che il suo comportamento in tutti questi anni è stato eccellente, ma… tu sei una lady e potrebbero esserci dei problemi. Le disse.
Katrin rimase in silenzio solo per pochi attimi. Tu sai benissimo, nonno, così come lo sa sir Robin che io non sono una lady e che non mi importa niente di essere ricca, te l’ho sempre detto, e se per seguire il mio cuore dovrò rinunciare a tutto non esiterò a farlo. Su questo punto sono sempre stata sincera, con tutti. Non aveva distolto lo sguardo da suo nonno mentre gli rispondeva.
Mi rendo conto che sei determinata, mia cara, così come lo è stato sir Robin quando mi ha parlato del suo sentimento. Gli affari sono importanti, ma lo è anche l’amore, puoi non crederci ma anch’io sono stato follemente innamorato e so come ci si sente. Per questo ho voluto parlare ad entrambi. Io posso benedire la vostra unione ma mi serve qualcosa in cambio. Disse tenendoli sulle spine.
Gli affari Sheppard devono continuare anche dopo la mia morte e voglio la certezza, la vostra parola che ciò avvenga. Tu, mia cara hai una cultura che non è sufficiente per portarli avanti tutti e dovrai dividere l’ingrato compito con tuo marito, sarà lui che dovrà assumersi le maggiori responsabilità, sarà lui l’uomo che dovrà apparire anche se dietro tua indicazione. E’ un mondo maschile e tu non avresti la forza di fare quello che serve.In pratica, mia cara, dovrai lasciare il palcoscenico a lui mentre tu dovrai essere solo una comparsa, anche se avrai potere decisionale immenso. In tanti penseranno che ti sposa per interesse, un semplice soldato che prende la nipote di un lord non ha mai vita facile. Io ci sarò finchè vivo a supportare entrambi, ma voi siete in grado di farlo? Chiese severo.
E quale sarebbe l’alternativa?  Gli chiese Katrin.
L’alternativa è molto semplice, mia cara. Ci sono vari giovanotti che sono più preparati di voi messi insieme, lord e figli di lord con esperienza e conoscenze già accreditate. Le rispose.
Ne sono convita, nonno, ma io voglio l’amore. Disse perentoria.
Il vecchio sospirò. Li osservava e una valanga di pensieri gli passavano nella mente. Sua nipote non avrebbe esitato a rinunciare a tutto, lo sapeva bene.
Lasciò passare interminabili minuti mentre li osservava.
Eh sia! Disse con un sospiro. Avete la mia benedizione.
Katrin gli volò fra le braccia e lo strinse a sé. Non te ne pentirai, nonno. Gli disse mentre fra i due uomini  passava uno sguardo complice.


immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

martedì 4 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantuno






Rimasero in silenzio e il soldato teneva gentilmente stretta la mano della ragazza. Non era mai successo che rimanessero senza parole, ma entrambi sapevano che qualcosa era cambiato, che il loro rapporto non era più uguale a prima che Katrin partisse.
I minuti trascorrevano imbevuti di imbarazzo da parte di entrambi. Katrin guardò il viso che tanto le era mancato in quei due anni, anni in cui si era resa conto di quanto Robin contasse per lei, e di come, alla fine si era arresa all’evidenza del suo cuore. Avrebbe voluto parlare e non si capacitava di quanto fosse diventato difficile essere se stessa con il soldato. Un moto di ribellione le arrossò le guance e lui se ne accorse.
Qualcosa non va, lady Katrin? Sente freddo? Le chiese poggiando la mano libera sulla fronte per sentire se avesse la febbre.
Lei non parlava, aveva paura di manifestare i suoi sentimenti per il timore di venire rifiutata. Non era il parere di suo nonno che la interessava più di altri, no, era quello che Robin poteva risponderle, rifiutarla, e lei non avrebbe più avuto il coraggio di guardarlo in viso, se non addirittura di stare nella stessa stanza con lui. Era ancora una ingenua ragazza inesperta, soffriva al solo pensiero di non poterlo rivedere e non voleva che, esprimendo quello che il suo cuore le diceva lo facesse allontanare.
Fuori la pioggia non accennava a diminuire e il vento era talmente forte che i rami toccavano quasi terra. Scrosci violenti si abbattevano sulle finestre e il fuoco del camino rendeva tutto molto romantico. Strinse la mano che lui le teneva, non sapeva proprio cosa dire.
Di nuovo lui la portò alle labbra. C’è qualcosa che vuole dirmi, lady Katrin? Le disse col suo sorriso beffardo. Poi tornò subito serio. Accavallò le gambe e rimase ad osservarla. Lei cercava di distogliere lo sguardo.
Io lo so, lady Katrin, l’ho sempre saputo, fin da quando lei mi ha scelto come suo istruttore. In quel momento avrei voluto scappare, ma il dovere di un soldato è obbedire agli ordini. E gli ordini erano molto chiari: dovevo proteggerla a costo della mia vita, ed è quello che ho fatto. L’ho istruita, l’ho spronata, l’ho sfidata, tutto per non darmi il tempo di pensare ad altro. L’ho salvata dalla torre ed ho sofferto quando è partita. L’ho lasciata libera di poter scegliere, ma ora è tornata, è una donna, una bellissima donna e, finalmente, anche a costo di essere cacciato dal castello non posso più tacere. Io sono innamorato di lei, lady Katrin, e questa è la mia condanna, sono un soldato e lei una lady e non c’è futuro per noi. Smise di parlare ma aveva ancora la sua mano stretta nella sua.
Katrin era a bocca aperta. Mai avrebbe immaginato di sentire una dichiarazione d’amore di tal genere e proprio da Robin.Durante tutti quegli anni non aveva mai dato modo di capire che provasse qualcosa per lei, anzi!
Adesso toccava a lei dire qualcosa. Lui stava aspettando di conoscere la risposta.
Mi dica qualcosa, lady Katrin, qualunque cosa ed io l’accetterò. Ho aperto il mio cuore e da ora in poi tutto cambierà fra di noi e potrei dover andarmene se lord Sheppard…
Mi baci, sir Robin. Mi baci e stia zitto! Le disse con la voce roca.
 Il soldato si alzò e avvicinò il suo viso a quello della ragazza. Scrutò per brevi attimi negli occhi dolci di lei e poi, con delicatezza posò le sue labbra su quelle di Katrin. Era timido, insicuro, in quel momento era solo un uomo innamorato che non vuole essere troppo irruento.
Katrin lo strinse a sé e, aprì le labbra. Dapprima la delicatezza di entrambi per scoprire cosa significasse l’incontro fra i loro corpi, poi furono i loro cuori a prendere il sopravvento e il bacio si infiammò.
Rimasero stretti a lungo senza staccare le labbra, fino a quando Colette, senza bussare entrò per riattizzare il fuoco.
Rimasero impacciati e Katrin arrossì. Robin non le lasciava la mano e Colette canticchiava. Sistemò i ciocchi di legna sul fuoco e uscì senza dire una parola.
Nel silenzio che seguì i due innamorati rimasero sopraffatti dalle loro emozioni. Poi Katrin, senza motivo alcuno cominciò a ridere, avrebbe voluto dire quello che le passava per la mente ma la risata le toglieva il fiato. Si sentiva libera, felice e lacrime di felicità le bagnavano le guance. Lui la osservava senza capire e le sorrideva di rimando.
Poco alla volta Katrin riprese il controllo. A differenza di lei, sir Robin io quando l’ho conosciuta avrei voluto strozzarla. Gli disse mentre si asciugava gli occhi.
Rimasero vicini mentre fuori la bufera continuava.
Ogni volta che sentirò la pioggia e il vento penserò a questa giornata, alla giornata della rivelazione. Gli disse la ragazza. Ed ora che si fa, sir Robin? Gli chiese con un sorriso birichino.
Ora affronteremo il nostro futuro. Il primo passo è quello più difficile, parlare con suo nonno. Le rispose. Mi piacerebbe corteggiarla, ma non sono molto esperto in queste cose. Quello che le posso promettere è il mio amore, un amore che ha aspettato tanto, e che non vuole aspettare oltre. Le disse serio.
E’ da tutta la mia vita che aspetto la felicità, ed ora che l’ho trovata non ho nessuna intenzione di lasciarmela sfuggire. Qualunque cosa dirà mio nonno non cambierà i miei sentimenti. Ora mi abbracci e non mi lasci più. Gli disse mentre allargava le braccia e lo stringeva sul suo seno.



immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 3 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novanta






Si era scatenato un diluvio come nei peggiori temporali estivi. Faceva freddo e Katrin giaceva senza sensi e fradicia fra le braccia di Robin.
Il soldato cercava di trovare un posto per ripararsi ma non c’era proprio niente nei paraggi. Il viso bianco di Katrin e il suo leggero respiro preoccupavano Robin, per la prima volta non sapeva come proteggere la ragazza, era suo compito, suo dovere tenerla al sicuro ma era una gran testona e se non fosse stato per lo stalliere che lo aveva avvisato non avrebbe mai saputo che era uscita dal castello da sola.
La pioggia grondava sul viso pallido e lei sembrava serena, persa nei suoi sogni mentre lui aveva il cuore che gli martellava nel petto. Non poteva tergiversare oltre.
Si tolse il mantello che era comunque già fradicio e avvolse la ragazza. Con fatica montò in sella al suo cavallo tenendola fra le braccia. Alba li seguiva ma si vedeva che era spaventata e doveva tranquillizzare anche lei.
Il vento era cresciuto e scrosci di pioggia violenta colpivano i due cavalieri e gli animali. Robin faticava a tenere gli occhi aperti, era fradicio e sentiva freddo, il cavallo faticava ad eseguire gli ordini ma la destrezza del soldato e la sua esperienza ebbero la meglio. Attraversò il portone e si diresse all’ingresso principale. Quasi cadde scendendo da cavallo con Katrin svenuta fra le braccia.
Colette arrivò di corsa e aiutò Robin a trasportare Katrin nella sua stanza.
Il soldato ansimava dalla fatica e rabbrividiva dal freddo.
Vada a riscaldarsi, sir Robin, qui ci penso io. Gli disse Colette. Lui lanciò un ultimo sguardo alla ragazza e raggiunse velocemente gli alloggi dei soldati per un bagno caldo e del vino bollente.
Colette e altre due cameriere avevano spogliato Katrin e l’avevano immersa nella tinozza di acqua calda. Cominciava a riprendere colore e il respiro si era fatto più regolare.
Cominciò a farfugliare strane frasi e la sua cameriera fece uscire le sue aiutanti perché non sentissero quello che la loro padrona diceva.
Colette le sfregava vigorosamente mani e piedi, il torace e le scaldava la testa con un panno umido e caldo.
Si vedeva che si stava riprendendo. Katrin aprì gli occhi e per pochi istanti non capì cosa fosse successo. Il viso di Colette si era sostituito a quello di Robin.
Cos’è successo? chiese ancora frastornata.
Si è svegliata, finalmente, lady Katrin. Mi ha fatto prendere un bello spavento. Le rispose. Non so di preciso cosa le sia successo, è stata portata qui da sir Robin, svenuta e pallida da sembrare morta. Ho paura che anche il capitano si sia preso un bello spavento. Aggiunse senza smettere di massaggiarla.
Finalmente era nel suo letto caldo mentre fuori la pioggia e il vento crescevano di intensità. Rabbrividì al pensiero di quello che le era successo, poteva andarle peggio e si chiese come avesse fatto Robin a trovarla, ma lui lo sapeva sempre, pensò con un sorriso.
Colette era seduta vicina al letto e osservava la sua padrona. Dalle frasi sconclusionate che aveva detto mentre era semi svenuta aveva avuto la conferma dei suoi sospetti.
Bussarono e lord Sheppard fece il suo ingresso. Faticava ancora a camminare e si appoggiava pesantemente al suo bastone. Colette lo fece sedere vicino a Katrin.
Dopo averla osservata a lungo trasse un sospiro di sollievo. Come stai, mia cara? Ci hai fatto molto preoccupare. Non ringrazierò mai abbastanza il capitano per averti riportata viva a casa. Le disse prendendole la mano.
Sono stata avventata, nonno. Gli rispose con voce roca. Non succederà più, te lo prometto. Aggiunse con un sorriso.
Bussarono di nuovo e Robin entrò. Si fermò vedendo il suo lord.
Vieni avanti, Robin. Stavo giusto riprendendo mia nipote e ringraziando il cielo per il tuo intervento. Ti ringrazio anch’io per avermela riportata. Aggiunse quasi sottovoce.
Katrin li osservava, in quella stanza era racchiuso tutto il suo mondo, tutto ciò a cui era legata. Passò lo sguardo da suo nonno a Robin e due lacrime di emozione le bagnarono gli occhi. Se avesse avuto il coraggio avrebbe rivelato i suoi sentimenti in quello stesso momento, ma la paura di un rifiuto sia da parte di suo nonno che da parte di Robin la frenava.
Ora che ti ho vista sono più tranquillo e posso tornare nella mia stanza. Miss Colette sarebbe così gentile da accompagnarmi? Chiese mentre accarezzava la mano di sua nipote.
Robin e Katrin rimasero soli e nessuno dei due parlava.
Sono stata incauta, ma grazie sir Robin. Gli disse quasi timida.
Il soldato si avvicinò di più al letto e si sedette dove prima c’era il lord. Le prese la mano. Mi ha fatto quasi morire di paura, lady Katrin, e non è da me spaventarmi così. Si portò la mano alle labbra e la baciò.
Non riuscirei a vivere se lei se ne andasse. Si lasciò sfuggire.
Katrin alzò i suoi splendidi occhi sul soldato e lesse tutta la preoccupazione e qualcosa d’altro su quello splendido viso.
Gliel’ho già detto, sir Robin. E’ qui che voglio stare, è qui che c’è tutto quello che amo. Gli rispose arrossendo.



immagine dal web - diritti e proprietà di Milena Ziletti