mercoledì 19 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centodue






I giorni successivi Katrin li passò in solitudine. Colette provvedeva alle sue necessità e questo, per il momento le bastava.
Ogni giorno Robin bussava e si scorticava le nocche, chiamava il suo nome, la supplicava di aprirgli ma lei non gli rispondeva mai, stava seduta sul sofà con entrambe le asce appoggiate ai fianchi.
Erano passati una decina di giorni e il cameriere di suo nonno era di nuovo alla porta a chiedere di seguirlo, ma lei non rispondeva mai nemmeno a lui.
In quei giorni di solitudine aveva pensato molto alla sua situazione. Per lei non sarebbe più stato possibile tornare con Robin, non dopo quello che le aveva fatto. Di suo padre e di suo nonno che considerava ora dei perfetti estranei non le importava proprio niente. Soffriva, soffriva molto per il tradimento di suo marito e capiva che la ferita che le aveva impresso non si sarebbe mai più sanata, e questo doveva saperlo anche lui.
Era conscia che doveva andarsene, che quella non era più casa sua, lei non la considerava più tale, ma ancora non era riuscita ad escogitare un piano che avesse anche la minima possibilità di soluzione. Era fiduciosa che ci sarebbe riuscita, su questo non aveva dubbi, aveva solo bisogno di liberare un po’ la mente per essere più leggera e libera di pensare.
Erano dieci giorni che non usciva da quella stanza, era ora di farlo. Indossò gli abiti da cavallerizza, prese le sue armi e uscì mentre Colette stava entrando.
Vado a fare una cavalcata. Disse alla cameriera.
Alba fu felice di rivederla e nitrì di soddisfazione ma fiutò subito lo stato d’animo della sua padrona e rimase docile sotto le sue mani mentre la sellava.
Finalmente un po’ di sole dopo giorni chiusa nella sua stanza. Faceva caldo, era primo pomeriggio e quasi nessuno osava uscire in quell’orario.
Lasciò che Alba seguisse il suo istinto e si inoltrarono in un piccolo boschetto, uno dei tanti che circondava il castello, posti che lei amava anche se pieni di ricordi che le avrebbero fatto male.
Era piacevole sentire l’alito caldo del soffio di aria che le foglie verdi e salde sui rami spandevano intorno. Il canto degli uccelli non si sentiva ma il frullare di ali nei nidi riusciva a distinguerlo.
Aveva l’arco e la faretra in spalla e se li tolse, li appoggiò ad un grosso albero e si sedette con la schiena contro la ruvida corteccia. Respirava a pieni polmoni, le era mancata la vita all’aria aperta, lei era uno spirito dei boschi e li conosceva, Robin le aveva insegnato come comportarsi in quei posti.
Come evocato dai suoi pensieri, riconobbe il rumore di zoccoli e capì che Robin l’aveva seguita. Non aveva dubbi che fosse sorvegliata, dentro e fuori il castello c’erano sempre guardie che non la perdevano di vista.
Lei non alzò il viso, non aveva niente da dirgli. Robin, come era solito fare in passato si sedette con la schiena poggiata ad un albero vicino e la osservava attentamente. Passarono lunghi minuti in silenzio, nessuno dei due parlava, lei perché non aveva niente da dirgli e lui perché sapeva che qualunque cosa avesse detto sarebbe stata fraintesa.
Quello sarebbe stato il momento giusto per parlarle, per dirle che si sbagliava. Lui era davvero innamorato di lei, e lo era da tanto tempo ma sapeva che non avrebbe avuto possibilità di averla come moglie, fino a quando lord Sheppard gli aveva fatto la proposta. Lui aveva accettato non perché lei sarebbe stata poi sua moglie, ma proprio perché la voleva in moglie. Tutto quello che aveva fatto era stato per poter essere degno di sposarla, di avere il consenso di suo nonno. Lui un semplice soldato non avrebbe mai potuto avere in moglie una lady, soprattutto la nipote di lord Sheppard. Era solo per amore di lei che aveva accettato, ed erano stati due anni di duro lavoro e studio, e di prove di lealtà che spesso avevano messo a dura prova la sua tempra di soldato.
Queste cose avrebbe voluto dirle, oltre che prenderla fra le braccia. Ma sapeva bene che se glielo avesse detto lei gli avrebbe riso in faccia e non lo avrebbe creduto, e lui questo non poteva sopportarlo. Sperava, col suo silenzio che col tempo e con tanta perseveranza l’avrebbe potuta riconquistare, ma ora non poteva rischiare di peggiorare la situazione.
Si alzò e le si avvicinò. Lei fece scivolare in mano il pugnale, e alzò lo sguardo su di lui.
Hai ripudiato tuo padre e tuo nonno, lo hai potuto fare perché loro non sono niente per te, ma io sono tuo marito, e questo è una dato di fatto che non puoi cambiare. Io sarò tuo marito per sempre. Le disse mentre raggiungeva il suo cavallo. Rimani pure quanto vuoi, ci sono due guardie che ti aspettano per accompagnarti dove vuoi, è per la tua sicurezza. Aggiunse.
Puoi mettere anche un battaglione di soldati, ma quando me andrò tu non te ne accorgerai nemmeno. Gli rispose.
Mentre Robin montava in sella un brivido gli percorse la schiena, sapeva che lo avrebbe fatto, e sapeva anche che ci sarebbe riuscita.
Vai, torna da lord Sheppard, scodinzola come un bravo cagnolino, otterrai altro potere e altro denaro. Gli disse sprezzate.
Robin non rispose ma aveva il cuore a pezzi.

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martedì 18 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN , LA SUA STORIA

parte centouno






Katrin cercò di recuperare un minimo di calma, ma non ci riuscì. Guardava Colette che aveva un’espressione di terrore sul viso e decise di parlarle.
Da oggi ho ripudiato sia mio nonno che mio marito. Le disse soltanto.
Colette non era una ingenua, sospettava da tempo che qualcosa non andava ed ora metteva insieme le poche informazioni che aveva e, anche se non riusciva a farsi un quadro esatto della situazione ci andava molto vicina.
Katrin controllò con lo sguardo che le porte fossero sbarrate. Andò nella piccola sala e poi nel salotto e cominciò a devastare ogni cosa. Con l’ascia fracassava vetri, specchi, suppellettili e soprammobili tutto di grande valore. Sembrava indiavolata e Colette tratteneva la paura coi pugni in bocca per non urlare. Quando ebbe finito richiuse la porta a chiave lasciando tutta la distruzione che aveva fatto.
Con passo deciso si avvicinò al grande letto a baldacchino, quello che l’aveva vista sposa innamorata e appassionata e con colpi secchi e decisi abbattè le colonne e il tetto del letto cadde rumorosamente. Con colpi sempre più forti continuò nella sua demolizione. Ansimava e sudava ma non aveva nessuna intenzione di fermarsi.
Apri la finestra, Colette, e dammi una mano.
La cameriera corse ad aprire i vetri e le due donne iniziarono a gettare dalla finestra i pezzi di letto, i materassi, i cuscini e la biancheria. Fu faticoso ma non ci impiegarono molto.
Poi Katrin andò nello spogliatoio di Robin e prese tutto ciò che era di suo marito e lo gettò dalla finestra, si guardò intorno per essere sicura che non ci fosse più niente di quell’essere miserabile e quando fu soddisfatta aprì il suo armadio e tolse il suo abito da sposa. Lo lacerò facendolo a brandelli e buttò anche quello nel cortile di sotto.
Il respiro era ancora affannoso. La stanchezza si faceva sentire. Si sedette sulla poltrona con le asce appoggiate ai lati.
Finalmente un po’ di silenzio. Durò poco perché Robin cominciò a battere contro la porta. Apri Katrin, per l’amor di dio apri! E continuava a battere mani e piedi contro la solida porta sbarrata.
Lei non rispondeva, non aveva niente da dirgli, non si riteneva più sua moglie e non lo voleva vedere, sapeva che non sarebbe stata in grado di trattenere la sua collera, doveva saperlo anche lui, perché dopo più di mezz’ora e con le nocche sanguinanti, Robin capì che non avrebbe ottenuto nulla.
Lanciò un grido di rabbia e di dolore prima di allontanarsi, ma Katrin non fece una mossa.
Aspettò che il respiro tornasse normale chiamò Colette. Vieni Colette, siedi qui vicino, dobbiamo parlare.
La cameriera ancora tremava, non aveva mai visto nessuno comportarsi in quel modo.
Grazie per essere dalla mia parte, e grazie per quello che farai per me. Io non ho nessuno e conto su di te, sulla tua alleanza. Dovrai portarmi cibo e quello che mi serve, io da qui non esco per ora, devo studiare il modo per andarmene. Le disse in tutta sincerità.
Ma come farà Lady Katrin? Le chiese molto preoccupata.
Troverò il modo, ne sono sicura, ma per il momento ho bisogno di essere lasciata in pace da tutti e mi isolerò per qualche giorno qui, in questa camera vuota. Questo giorno resterà impresso dentro di me come un marchio di fuoco. Un giorno ti racconterò tutta la storia, hai il diritto di conoscerla, ma per adesso voglio solo essere lasciata sola. Conto sulla tua discrezione o per me sarà davvero finita. Le disse sdraiandosi sul sofà.Vai pure ora, ci vediamo domani mattina. E sbarrò la porta dietro di lei.
Si sdraiò e chiuse gli occhi, dio quanto desiderava dormire. Fu accontentata e si addormentò con l’ascia poggiata al sofà.
Robin non si dava pace mentre lord Sheppard non dava segni di nervosismo. Calmati Robin, dalle qualche giorno e poi sarà costretta a cedere.
Robin fu solo in quel momento che capì chi era veramente lord Sheppard: un uomo che per raggiungere i suoi scopi e le sue mete non guardava in faccia a nessuno e se si era servito di Katrin con tanta falsità e disinvoltura chissà cosa altro era capace di fare. Vado a vedere di trovarmi una stanza. E uscì senza aggiungere altro.
La servitù ormai sapeva cosa era successo e si scansava mentre Robin attraversava corridoi e stanze. Chiamò la governante e fece la sua richiesta. Gli venne assegnata una stanza ben distante da quella di sua moglie ed ebbe il dubbio che l’avessero fatto apposta. Ci si chiuse dentro e sprofondò sul letto cigolante. Non si era tolto nemmeno gli stivali e stava lì, al buio a pensare a cosa poteva fare per riportare sua moglie da lui, era consapevole che non sarebbe stato facile, poteva dire quel che voleva lord Sheppard ma Katrin era Katrin e nessuno la conosceva bene quanto lui, per questo gli tremava il cuore al pensiero di quello che poteva fare. Aveva una intelligenza da soldato oltre che da donna tradita e dava per scontato che già in quel momento stava studiando il modo per andarsene senza essere vista. Lui stesso le aveva insegnato ogni tattica di attacco e di difesa, di sopravvivenza ed ora si malediva per essere stato così meticoloso negli insegnamenti.
Il suo cuore non aveva ancora smesso di martellargli nel petto. Tutto era precipitato, e lui non aveva un piano per porvi rimedio.



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lunedì 17 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cento






Ogni giorno che passava si convinceva sempre di più di dover migliorare. Essere più accondiscendente con Robin, accettare gli impegni e il sacrificio che la loro posizione comportava. Forse era stata troppo egoista, per questo aspettava con ansia il suo ritorno, avrebbe parlato prima con lui e poi con suo nonno promettendo che avrebbe cercato di essere diversa, di sicuro si sarebbe impegnata per riuscirci.
Aveva l’animo più leggero ora che aveva raggiunto la decisione e non vedeva l’ora di essere stretta fra le braccia di suo marito.
Era il diciassette luglio quando Robin, finalmente tornò al castello.
Già da lontano si era vista la polvere alzata dagli zoccoli del cavallo, avevano fretta entrambi di tornare e lei era alla finestra ad aspettare che suo marito entrasse dal portone per corrergli incontro.
Entrò Colette e sorrise vedendo il viso disteso della sua padrona. Aveva bisogno di alcune indicazioni e rimasero alcuni minuti a discutere prima che Katrin uscisse incontro a Robin.
Era certa che fosse nello studio di suo nonno, doveva riportargli documenti e notizie, per questo si avviò con lentezza, doveva dare loro il tempo di svolgere la loro discussione prima di riavere suo marito.
Aveva un gran sorriso mentre percorreva i lunghi corridoi e finalmente imboccò l’ultimo tratto.
Le voci dei due uomini le giungevano nitide e discutevano di cose che lei non conosceva. Si fermò ancora qualche minuto prima di entrare, pochi passi la separavano dalla porta aperta quando la discussione dei due uomini cambiò argomento.
Ho ricevuto un messaggio dalla Cerchia Ristretta. Sono molto soddisfatti del tuo operato. I due anni che hai passato con loro per imparare regole e comportamenti stanno dando i frutti sperati. Sono fiero di te, Robin, e sono felice di aver avuto ragione quando ti ho proposto. La voce di lord Sheppard denotava tutta la soddisfazione che gli stava esprimendo. Il fatto che tu abbia accettato di sposare Katrin ti ha portato avanti nella scala gerarchica, e quando avrai un figlio che sarà il vero erede di tutto il mio patrimonio potrai godere di privilegi che non hai nemmeno mai sognato. Continuò il vecchio lord.Il cerchio si sta chiudendo e non poteva andare meglio di così.
Si sentì il tintinnio di due bicchieri mentre brindavano.
Katrin era rimasta immobile, di pietra. Il suo cuore si era fermato rendendola di ghiaccio ed era quasi svenuta, in pochi attimi tutta la sua vita era stata distrutta. Il suo viso era cadaverico quando con pochi passi entrò nello studio e vide i due uomini bere dai calici e sorridersi soddisfatti. Alzarono contemporaneamente lo sguardo e capirono all’istante che lei aveva ascoltato il discorso.
Allora è così che stanno le cose! Dapprima bisbigliò, ma poi ritrovò la voce. Mio padre mi ha comprata per non perdere l’eredità di mia madre, mio nonno mi ha tenuta per portare avanti i suoi piani e tu… tu disse puntando il dito verso Robin tu mi hai sposata per obbedire agli ordini. Prese fiato mentre il suo viso da cadaverico si infiammava.Ora, finalmente conosco la verità, povera sciocca che sono stata, accecata dall’amore. Ebbene vi dico che io non ho mai avuto un padre, che non ho mai avuto un nonno, che tu non sei più mio marito. Io vi rinnego tutti quanti. Sono sempre stata sola e non mi spaventa ritornare ad esserlo, da oggi io non sono più né Semple, né Sheppard, né Rollins, ma solo Katrin, avete tutto il mio disprezzo, e se potessi vi trafiggerei qui all’istante. Ansimava mentre la collera si impadroniva di ogni fibra del suo corpo.
Robin fece un passo verso di lei, ma lo bloccò col braccio teso. Tu non mi sfiorerai mai più nemmeno con un dito, non ti avvicinare o il mio pugnale troverà il punto giusto per trafiggerti oppure ti taglierò la gola. Sei il peggiore di tutti, potevo sopportare il resto, ma da te… mi hai distrutta e non avrai mai più niente da me se non la mia lama.
Girò su se stessa e uscì.
Katrin! Fermati! Urlò Robin.
Lasciala andare, dove vuoi che vada o che faccia, senza di te non ha niente, tornerà all’ovile, falla sfogare e poi tornerà, non ha nessun altri che te e me. Furono le parole che Katrin sentì dire da suo nonno mentre si allontanava.
Robin rimase immobile, affranto. Lord Sheppard non conosceva bene quanto lui sua moglie e lui non prendeva alla leggera le parole che gli aveva detto.
Katrin percorse ansimando e a passo svelto il corridoio. Appese alla parete c’erano due asce incrociate, non senza fatica le staccò dal muro e le tenne ben strette mentre, con occhi spiritati si dirigeva nella sua stanza.
Entrò come un fulmine e Colette si spaventò quando la vide. Un’espressione che non conosceva e le due asce in mano, la cameriera ebbe davvero paura.
Chiudi le porte e sbarrale. Le ordinò Katrin.
Cos’è successo, lady Katrin? Trovò il coraggio di chiedere.
La donna alzò lo sguardo sulla sua cameriera e fu come se la vedesse per la prima volta. Tu lo sapevi? Le chiese alzando senza volerlo un’ascia.
Di cosa sta parlando? Le rispose con voce tremante dalla paura.
La servitù sa sempre tutto, tu lo sapevi? Le chiese di nuovo avvicinandosi minacciosa.
Non so di preciso, so che ci sono dei pettegolezzi che la riguardano, ma quando mi avvicino si bloccano e non parlano, sono troppo vicina a lei e nessuno mi fa confidenze o mi riporta notizie. Le confermò.
Sei dalla mia parte, Colette?
Sempre, lady Katrin.


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venerdì 14 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantanove






Katrin si stava spazzolando i capelli quando Robin rientrò. Dalla finestra una lieve brezza che non riusciva a rinfrescare la stanza. Lo specchio rimandava il viso della donna con le labbra strette e occhi di fuoco.
Robin la raggiunse e cercò di abbracciarla e, per la prima volta lei lo respinse. Non aprì bocca, prese una leggera coperta e andò a sdraiarsi sul sofà, non avrebbe diviso il suo letto con un uomo che non riusciva a stare dalla sua parte.
Katrin, tesoro, lo sai che non posso oppormi agli ordini di tuo nonno. Le disse. Poi commise un errore. Non fare la bambina… aggiunse.
Io non sono una bambina e nemmeno una sciocca, io sono tua moglie ma tu sembra che lo dimentichi ogni volta che mio nonno apre bocca e ti dà degli ordini. Da che parte stai? Gli urlò in faccia.
Io ti amo, Katrin ma ho delle responsabilità. E qui sbagliò di nuovo.
Katrin si alzò in piedi e lo fronteggiò. Noi abbiamo delle responsabilità! O te lo sei dimenticato. Noi, non soltanto tu, ma mi sembra di non contare niente, di aver passato due anni lontano da ciò che amavo per niente. Pare che tu abbia sposato mio nonno! E sai che ti dico? Va a dormire nel suo letto! Urlò ancora di più.
Robin sospirò, doveva partire il giorno successivo prima dell’alba e non voleva andarsene con la collera di sua moglie nel cuore e nelle orecchie. Ti prego, Katrin, cerca di ragionare, dovrò stare via per due o più settimane, non voglio lasciarti così. Le disse con un enorme dispiacere nel cuore.
Allora portami con te! Insistette lei.
Robin avrebbe voluto dirle che non era possibile ma era bastato il suo sguardo per farle capire la risposta.
Fai buon viaggio, Robin. Chiuse la porta del salotto e lo lasciò da solo.
Non fu una notte piacevole per nessuno dei due. Katrin aveva gli occhi aperti sbarrati nel buio, ascoltava il canto degli uccelli notturni che entrava dalla finestra aperta mentre Robin non si era nemmeno svestito. Stava preparando la sacca con quello che avrebbe portato con sé e gli mancava molto non avere Katrin al suo fianco. Ogni tanto lanciava uno sguardo alla porta che lo separava da sua moglie, era certo che anche lei non dormisse, e per la prima volta nella sua vita non sapeva cosa fare con lei. Avrebbe voluto seguire il suo cuore e raggiungerla per prenderla fra le braccia ma sapeva che se lo avesse fatto poi non avrebbe più avuto la forza per dare seguito agli ordini di lord Sheppard.
Quanto sei cocciuta, Katrin. Pensò mentre finiva i preparativi. Guardò ancora la porta e decise di partire subito, i documenti erano pronti, gli ordini li conosceva. Prese tutto e uscì sbattendo la porta. Raggiunse la stalla, sellò il suo cavallo e partì che le stelle illuminavano un cielo immenso.
Ancora non lo sapeva ma tutto al suo ritorno sarebbe cambiato.
Colette arrivò con la colazione e fu sorpresa di trovare la sua padrona addormentata sul sofà. Cercò di non fare rumore ma Katrin si svegliò. Lo sguardo della cameriera sembrava chiedere spiegazioni ma entrambe sapevano che non ce ne sarebbero state.
I primi giorni furono noiosi e troppo caldi. Katrin usciva a cavallo e aveva rifiutato di cenare con suo nonno.
Era passata una settimana dalla partenza di Robin e lei era nel boschetto con arco e frecce. Aveva bisogno di dare sfogo alla sua agitazione, era arrabbiata ma le mancava da morire suo marito.
Cavalcava e scoccava frecce senza mancare un colpo, non voleva pensare e teneva la mente impegnata. Sudava abbondantemente quando decise di prendersi una pausa, anche Alba ne aveva bisogno. Scese da cavallo e si diresse ai bordi dello stagno. Le acque scure e torbide sembravano rispecchiare il suo umore. Una famiglia di anatre con i loro piccoli nuotavano vicini alla riva opposta. Un sorriso le illuminò il viso. Come si sarebbe comportata quando Robin fosse tornato? Come doveva comportarsi una buona moglie? Questo si chiedeva, ma si chiedeva pure quali erano i doveri di un marito e lei sentiva che qualcosa la divideva da Robin, c’era qualcosa che le sfuggiva. Doveva chiarire i suoi dubbi e parlare col cuore in mano a suo marito, lei lo amava e sapeva di essere ricambiata. Le mancava parecchio quello che li aveva uniti in passato e ora che erano sposati sembrava perso.
Non aveva nessuno a cui chiedere consiglio, nessuna amica, nessun parente, ancora una volta si ritrovò da sola. La sua vita la stava riportando a quello che era sempre stata: sola e lei aveva giurato che non sarebbe più successo. Doveva assolutamente ritrovare l’armonia con Robin, non aveva altri che lui. Suo nonno la stava deludendo e non gli avrebbe mai raccontato niente di se stessa. Le sembrava di essere in un labirinto dove vedeva l’uscita lì vicina ma non riusciva a raggiungerla, senza la mano di Robin non l’avrebbe mai trovata. Lo amava, voleva dei figli con lui e se questo voleva dire che doveva essere più docile ci avrebbe provato. Non sarebbe stato facile, non era parte di lei sottomettersi a nessuno, ma per amore ci avrebbe provato.
Sperò che Robin tornasse presto, si sentiva sola nel grande letto. Le mancava il suo corpo vicino, i suoi baci, il suo amore.
Si rese conto delle lacrime che le erano scese senza che nemmeno se ne fosse accorta. Le asciugò quasi rabbiosamente, raggiunse Alba e tornò al castello.
Anche per lei tutto sarebbe cambiato al ritorno di Robin e anche lei non lo sapeva, nemmeno avrebbe mai immaginato la svolta che avrebbe preso la sua vita.



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giovedì 13 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantotto






Robin era partito quella mattina. Era il primo giorno di giugno e lei presto avrebbe compiuto diciannove anni.
Era seduta sulla panca di pietra davanti ad una vecchia fontana asciutta. Alberi centenari accoglievano nidi di uccelli e il loro canto era sinfonia per le sue orecchie e i suoi pensieri da innamorata. Non vedeva l’ora di poter dire a suo marito e suo nonno che avrebbe avuto un figlio ma ancora il momento tanto desiderato non era arrivato.
Colette la raggiunse e l’accompagnò nello studio di lord Sheppard.
Entra, mia cara. Sono sicuro che ti stai annoiando ed ho pensato di dare un compito anche a te. Questi registri dovrebbero essere catalogati e archiviati, sono certo che non hai bisogno di ulteriori istruzioni per farlo. Quando puoi cominciare? Le chiese sorridendole con amore.
Lei lo abbracciò e si mise subito d’impegno mentre il vecchio signore la lasciava al suo lavoro.
Passarono cinque giorni prima che Robin tornasse e prima di volare da sua moglie dovette andare da lord Sheppard. Si sbrigarono in poco tempo e, finalmente, ancora impolverato corse nel suo appartamento per riabbracciare Katrin.
Le stanze erano vuote ma dalla finestra giungeva il rumore inconfondibile di spade che si incrociavano. Sorrise e scese di corsa.
I due sposi erano davvero felici, lord Sheppard li teneva d’occhio e gioiva della loro felicità, era contento di come si erano messe le cose, meglio di così non sarebbero potute andare.
Il compleanno di Katrin fu memorabile, una grande festa e, finalmente anche Alfred e Sara poterono essere presenti.
Katrin non stava più in sé dalla gioia. Erano anni che non li vedeva e non riusciva a staccarsi dall’abbraccio dalla sua prima vera amica. Piangevano entrambe dall’emozione mentre Alfred e Robin si scambiavano pacche sulle spalle. I due amici sarebbero rimasti alcuni giorni, ma non troppi, avevano due bambini piccoli che avevano lasciato alle nonne, non avevano voluto rinunciare a questa festa.
Sara e Katrin passeggiavano nel grande parco. La vedo felice, lady Katrin! Non può immaginare quanto sia contenta per lei. Le disse mantenendo le distanze che fra loro c’erano sempre state.
Oh Sara! Lo sono, lo sono davvero. Finalmente posso cancellare tutto il peggio del mio passato e concentrarmi e godere del presente e del futuro. Non vedo l’ora di diventare madre, di essere una buona madre. Le rispose con gli occhi che le brillavano.
Sarà una madre meravigliosa, lady Katrin, nessuna più di lei sa cosa vuol dire l’amore di una madre. Ribattè Sara.
Rimasero fino alla fine di giugno e furono giorni splendidi, irripetibili. Piansero entrambe quando fu il momento di lascarci.
Verrà a trovarci, lady Katrin? Chiese Sara con le lacrime agli occhi.
Te lo prometto, Sara, siete i miei unici veri amici. E l’abbracciò ancora una volta mentre Robin e Alfred si stringevano la mano. La carrozza era pronta e gli ospiti partirono. Katrin rimase a guardarla fino a che non fu più visibile.
Si asciugò gli occhi. Le era sempre mancata tanto Sara, non riusciva a considerarla altro che un’amica, una persona che le aveva voluto bene quando nessun altro la amava, questo non l’avrebbe mai dimenticato.
Robin le prese la mano. Andremo da loro la prossima primavera, te lo prometto, amore mio.
Luglio passava con un sole implacabile. I lavori nei campi erano intensi e tutti speravano in un temporale rinfrescante che non arrivava.
Katrin passava parecchio tempo nel suo alloggio o ad allenarsi con Robin e altri soldati.
Quella sera avrebbero cenato con lord Sheppard e questo un po’ la inquietava, ogni volta che succedeva era per dare un incarico a Robin e lei cominciava ad innervosirsi.
Fu una cena tranquilla e gradevole, come sempre erano le cene in compagnia.
La cameriera aveva terminato di sparecchiare e si stavano godendo un dolce seduti alla scrivania del lord.
Ho un incarico per te, Robin. Esordì Lord Sheppard senza esitazioni.
Spero che questa volta includerai anche me, nonno. Chiese Katrin.
Robin non fiatava.
Non stavolta, mia cara, ma ti prometto che la prossima sarà per entrambi e molto piacevole. Le rispose con un sorriso.
Katrin non era per niente soddisfatta. Robin si era già assentato varie volte e lei non lo aveva mai accompagnato.
Solo per due settimane, mia cara. Disse il vecchio lord senza preamboli.
Katrin si alzò in piedi come una molla. Due settimane? E ti sembra poco? Io vado con lui. Disse perentoria.
Tu rimarrai qui, è così che deve essere. Le rispose aggrottando le cespugliose sopracciglia.
Lei si alterò, osservò suo marito che rimaneva in silenzio.
Buonanotte. Disse sostenuta, e uscì come una vampata di fuoco.


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mercoledì 12 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantasette






Salirono le scale senza nemmeno rendersene conto. In pochi minuti raggiunsero il loro appartamento e Colette era lì ad aprire loro la porta.
Buonanotte missis Rollins. Fece un inchino e se ne andò.
I due sposi chiusero la porta dietro di loro. Un lungo e appassionato bacio accese i loro sensi. Robin aiutò sua moglie a togliersi abito e accessori e, finalmente entrambi furono nudi davanti alle fiamme scoppiettanti del fuoco del camino.
Carezze che volevano cercare ogni angolo di pelle mentre le bocche rimanevano unite. La passione che li accendeva e bruciava più delle fiamme.
Robin sollevò Katrin e la depose delicatamente sul letto.
Sei mia moglie, ora, niente e nessuno potrà dividerci, ed io ti amerò fino alla morte. Le disse senza mai staccare lo sguardo dagli occhi di lei.
Poi non ci furono più parole, e tutto si svolse come doveva essere: il paradiso.
Si addormentarono che fuori il sole era già spuntato. Nessuno venne a disturbarli.
Katrin sentiva il calore del corpo di Robin e ripensava alla notte appena trascorsa, nessuna fantasia poteva competere con la realtà dell’amore, di due corpi che si uniscono nell’estasi della passione vera e pura.
Allungò la mano e accarezzò il ciuffo ribelle di suo marito. Era sempre stato un enigma quell’uomo per lei, dapprima ragazzina avventurosa e poi ragazza più posata. Ripensava alle loro dispute con la spada, con l’arco, alla competizione che la coglieva ogni volta che tentava di batterlo e ancora non ci era riuscita. Si ricordò di quello che aveva rischiato per liberarla dalla torre, di quando le aveva sbattuto in faccia il suo essere soltanto una ragazzina snob. Si mise a ridere al pensiero degli anni passati e di come stavano le cose ora. Per essere un soldato aveva un sonno pesante. Gli accarezzò il viso e lui, le bloccò la mano e le sorrise. Non riuscirai mai a sorprendermi, amore mio. L’avvolse di nuovo nel suo abbraccio e ripresero a fare l’amore mentre fuori alcuni invitati lasciavano il castello. Il rumore delle ruote delle carrozze arrivava smorzato. Era il loro giorno, la loro vita che iniziava e non riuscivano a lasciare il letto.
Era pomeriggio inoltrato quando Colette bussò timidamente alla porta. Katrin era in piedi e vestita e Robin era seduto e la guardava.
Entra, Colette. E la cameriera spinse la porta tenendo un vassoio, seguita da altre due cameriere con altrettanti vassoi.
Non siete attesi fino a domani. Disse loro mentre preparava il tavolo nella sala adiacente la camera da letto. Godetevi il vostro amore, noi ci vediamo domani. Fece uscire le cameriere e le seguì.
I due sposi si accorsero di avere davvero fame e si buttarono letteralmente sul cibo. Non finirono di mangiare che già il letto aveva cominciato a scricchiolare sotto i loro corpi allacciati. La notte li colse stanchi e, finalmente paghi di tutto quello che avevano scoperto in quelle ore, si addormentarono abbracciati.
Aprile e maggio passarono come un sogno intorno ai giovani sposi.
Lunghe cavalcate, duelli di spada e di arco che finivano sempre allo stesso modo, con baci e abbracci.
Lord Sheppard li osservava compiaciuto e li lasciava nel loro mondo dorato.
Maggio stava finendo, Katrin e Robin erano a cena con lord Sheppard.
Da quando i due giovani si erano sposati sembrava che anche il vecchio signore fosse ringiovanito, era davvero felice di avere fra le mura tanto amore e felicità e già si vedeva con tanti pargoletti che correvano festanti per i corridoi del palazzo.
La cena era terminata e si erano seduti al tavolo della scrivania.
Ho un incarico per te, Robin. Non ti porterà via che qualche giorno. Disse tranquillo.
Dovrà partire da solo, nonno? Chiese stupita Katrin.
Questa volta sì, non è niente di importante, deve solo consegnare alcuni documenti e aspettarne altri. Non serve la tua presenza, mia cara. Le rispose.
Katrin era irritata da questo fatto. Suo nonno se ne accorse e le prese la mano. Mia cara, una Sheppard sa che deve sopportare alcuni sacrifici per l’importanza degli affari. Tu sai bene quante famiglie dipendono dai nostri affari, a quante persone diamo lavoro e sostentamento, è un impegno non da poco ma fa parte del nostro rango da sempre. Non ti crucciare, mia cara, ti prometto che la prossima volta farò in modo che possiate partire insieme. La consolò.
Hai ragione nonno, cosa sono pochi giorni nel corso di una lunga vita? Il fatto è che non vorrei mai separarmi di mio marito, e questa è la prima volta. Spero di imparare a dare seguito ai miei doveri, o ci sarai tu a ricordarmelo. Gli rispose con un sorriso tirato.
Ora andate, io sono stanco.Disse appoggiandosi al bastone.
Katrin lo accompagnò alla porta e con Robin raggiunse il loro alloggio.
Non ti crucciare, Katrin amore mio, sarò di ritorno in pochi giorni. Vieni. Le prese la mano, l’aiutò a spogliarsi e ripresero ad amarsi come se fosse ancora la loro prima notte di nozze.


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martedì 11 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte novantasei






Katrin rimase ad osservare i tre personaggi che salivano le scale. Per un attimo pensò all’imbroglio che suo nonno aveva perpetrato ai danni di suo padre e si chiese se potesse farlo anche nei suoi confronti.
A differenza di lord Semple lei non anelava a ricchezze e possedimenti, lei voleva solo una vita fatta di amore, una famiglia sua, tutto il resto non era importante. Alzò le spalle e raggiunse il salone per dare istruzioni su come voleva disporre i fiori.
Erano giornate convulse, regali da scartare, l’appartamento da controllare, la sistemazione degli arredi, la sua camera matrimoniale col letto a baldacchino intagliato in legno pregiato, proprio come aveva sempre desiderato. Domani è il grande giorno. Pensò. Ricontrollò ancora tutto, nell’armadio di Robin erano già stati sistemati i suoi abiti e tutto il resto, così come nel suo. Dal giorno successivo quella sarebbe diventata la loro casa a tutti gli effetti. Sorrise mentre richiudeva la porta e raggiungeva la sua stanza. Quella sera avrebbe cenato col nonno e tutta la famiglia di suo padre, e naturalmente con Robin.
Katrin faticava a rimanere a tavola, allo stesso tavolo di suo padre, l’uomo che più disprezzava al mondo.
Lord Sheppard stava dando le ultime istruzioni per la cerimonia, ai posti che avrebbero occupati. Cristofer dava segni di noia e lady Susan sorrideva compiaciuta anche se era evidente che niente di tutto questo la interessava.
Finalmente poterono salutarsi e, con un sospiro di sollievo Katrin prese il braccio di Robin per raggiungere la sua stanza.
Permette, sir Robin? Accompagno io lady Katrin, è meno sconveniente. Chiese con un elegante inchino E un falso sorriso Cristofer.
Va bene, lord Cristofer, devo appunto dare gli ultimi ordini ai miei uomini. Baciò Katrin sulla guancia. A domani, amore mio, domani sarai solo mia e nessuno più ti accompagnerà da nessuna parte senza il mio permesso. Girò loro le spalle e raggiunse velocemente l’alloggio dei suoi soldati che gli avevano preparato una festa per l’occasione.
Sul viso della ragazza era sparito il sorriso e senza tanta grazia tolse la mano dal braccio di Cristofer.
Vedo che non sei cambiata affatto, lady Katrin. Sei sempre la stessa gatta selvatica di sempre. Ho un messaggio per te: cerca di tenerti stretto tutto quello che hai perché da mio padre non avrai mai niente. Le disse mentre allungavano il passo nei corridoi semi bui.
Katrin si fermò e lo fulminò con lo sguardo. Se avessi voluto avere qualcosa da quel lurido individuo, stai pur certo che vi avrei lasciati in mutande. Gli rispose. Meglio se raggiungo da sola la mia camera o il mio pugnale troverà quello che vuole infilzare. Aggiunse facendo apparire come per magia il pugnale.
Cristofer fece un balzo all’indietro, memore di quanto gli era successo. Sei solo una puttana. Le sputò in faccia prima di allontanarsi.
Senza altro indugio la ragazza raggiunse la sua stanza. Colette la stava aspettando. Avrebbe dormito davvero poco quella notte, alle prime luci dell’alba si sarebbe sottoposta al lungo rito di preparazione.
Si sdraiò felice. L’ultima notte in un letto solitario.
L’alba era appena spuntata quando Colette entrò a preparare il bagno. Un veloce spuntino mentre arrivavano altre cameriere.
Si sottopose al bagno, alla profumazione, alla vestizione, all’acconciatura con estrema pazienza e tanta gioia.
Si specchi, lady Katrin. Le disse Colette con gli occhi lucidi.
Katrin si mise davanti allo specchio. Era davvero una visione: l’abito, il diadema, lo sguardo felice. Sono davvero io quella? Si lasciò sfuggire.
Le cameriere erano soddisfatte del risultato del loro impegno. Si fecero intorno alla loro padrona e, con molta grazia le augurarono tanta felicità.
Era pronta ed era quasi ora. Era stata categorica con suo padre, l’avrebbe aspettata in fondo alle scale, non voleva averlo accanto un minuto più del necessario.
La campana suonò e lei ebbe un tremito. Era la sua vita che prendeva un’altra strada, quella che lei desiderava, finalmente quello che voleva.
Suo padre era impeccabile nel suo abito da cerimonia e lei gli diede il braccio. Attraversarono il cortile e mentre raggiungevano la porta della cappella una musica dolce iniziò a suonare.
Con lentezza raggiunsero l’altare e lord Semple, con un inchino lasciò sua figlia e raggiunse il suo posto.
La cerimonia fu lunga e commovente e alla fine furono dichiarati marito e moglie. Un fragoroso applauso salutò gli sposi che si baciavano.
Gli invitati uscirono mentre loro rimanevano a parlare col vescovo.
Fuori la giornata era meravigliosa, il ventiquattro aprile più luminoso che non si fosse mai visto.
Raggiunsero il salone apparecchiato per un sontuoso banchetto.
Un gran vociare allegro, tanti complimenti e la giornata si trascinò fino a sera. I due sposi erano raggianti e lord Sheppard sorrideva felice a tutti gli invitati. Era stanco ma non si sarebbe ritirato per niente al mondo. Voleva godersi insieme agli sposi quella giornata così felice.
Era molto tardi e parecchi invitati si erano già ritirati.
E’ giunta l’ora, amore mio. Le prese la mano, salutarono e, finalmente poterono raggiungere il loro nuovo appartamento.


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