lunedì 9 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA



KATRIN, LA SUA STORIA

parte centosedici





Marion, come promesso stringeva la mano sudata di Katrin che si contorceva dal dolore e cercava di trattenere i lamenti.
Ondate di dolore si alternavano a momenti di relativa calma. Erano passate tre ore e Fiona continuava a rassicurare la partoriente che, coraggiosamente eseguiva tutte le indicazioni che le venivano date.
Ogni tanto lanciava un urlo che non era riuscita a trattenere. Ci vollero cinque ore prima che la testina del neonato si facesse vedere e, con destrezza Fiona lo estrasse mentre Katrin urlava senza ritegno.
E’ un bel maschietto, è tutto a posto. Ora concentrati, deve arrivare anche il fratello. Le disse Fiona massaggiandole l’addome.
Le contrazioni ripresero e Katrin colava sudore e grida. La mano di Marion non la lasciava mentre con l’altra le detergeva la fronte.
Ci vollero altre due ore prima che una testina si presentasse e, come con la prima, Fiona con estrema delicatezza e competenza la estrasse.
E’ una femminuccia, bambina. Una splendida femminuccia. Sei stata brava, ora lascia lavorare noi. Le disse Fiona passando la piccola alle sue aiutanti.
Fiona massaggiò di nuovo il ventre di Katrin mentre lei si rilassava dopo il grande dolore. Ce l’hai fatta, bambina. Le disse Marion con gli occhi pieni di lacrime. Fra poco stringerai i tuoi figli fra le braccia e tu sarai la donna più felice di questa terra. Le disse emozionata.
Ci vollero alcuni minuti prima che i bambini fossero lavati e vestiti, pronti per essere attaccati al seno della loro mamma.
Tocca di nuovo a te, bambina. Le sussurrò Marion.
Katrin si alzò sui cuscini e prese i suoi figli fra le braccia per la prima volta. Il suo sguardo passava dall’uno all’altro con meraviglia e amore.
Benvenuti, amori miei. Benvenuto Peter. Benvenuta Sally. E scoppiò a piangere.
Era il due marzo, il giorno più felice della sua vita.
Bussarono, altri impegni aspettavano Fiona, altri bambini dovevano nascere. Ripasserò più tardi, bambina. E uscì di corsa seguita dalle altre donne.
Marta si sedette sul bordo del letto ad osservare quelle tre meraviglie.
Prendi Peter, Marta, intanto che comincio ad allattare Sally, mi sembra la più affamata. Disse scoprendosi il seno gonfio.
Katrin rimase a letto alcuni giorni con i suoi bambini vicini. Ma era giunta l’ora di alzarsi e riprendere la sua vita, che non poteva più essere come quella di prima.
Aveva appena finito di allattare i bimbi che ora dormivano nella loro culla quando entrò Marion e si sedette con loro per la colazione.
Va tutto bene, bambina? Ma era una domanda inutile. Oggi un paio dei nostri esploratori andranno a controllare il passo, dovremo organizzare il prossimo viaggio, il nostro lavoro. Le disse.
Mi sono sempre chiesta disse Katrin, se in questo villaggio esiste una chiesa o qualcosa che gli somigli. Non mi sembra di averne viste.
Bambina, qui ognuno prega come vuole e quando vuole, non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica come vivere la nostra vita, ma se vuoi, oltre il grande magazzino c’è una croce piantata in terra, non c’è altro. Le rispose Marion.
Adesso posso vedere i miei figliocci? Chiese con gli occhi che le brillavano.
Andarono nella camera a guardare i due piccoli che dormivano tranquilli, avevano solo pochi giorni di vita ma già si intravedeva la differenza fra l’uno e l’altra. Si ameranno alla follia. Si lasciò sfuggire Marion. E li amerò anch’io. Aggiunse.
I gironi freddi di marzo passarono veloci e a fine mese altri esploratori andarono a controllare il passo.
Sarebbero partiti il dieci di aprile e sarebbero tornati per metà settembre. I carri erano pronti, i cavalli avevano riposato ed erano pronti al loro viaggio.
Mancavano un paio di giorni alla partenza quando Marion arrivò da Marta. Katrin aprì felice di vederla e salutarla prima della partenza e si stupì di vedere che con lei c’era un ragazzino.
Entrate, fa ancora freddo qui fuori. Li invitò.
Marta li raggiunse e si sedettero al tavolo con una tazza di tè.
Questo è Liam. Suo padre partirà con noi e lui non ha nessuno. E’ un ragazzino sveglio e vi chiedo se può rimanere con voi. Vi sarà senz’altro utile. Disse loro Marion accarezzando la testa del ragazzino.
Katrin si accorse di quanto fosse a disagio. Quanti anni hai, Liam? Gli chiese con dolcezza.
Dieci. Rispose senza alzare la testa.
Vorresti essere il fratello maggiore dei gemelli? Ne avrebbero proprio bisogno! Aggiunse.
Liam sollevò lo sguardo e i suoi occhi tradivano la sua felicità. Poteva essere la sua casa, la sua famiglia, quello che gli mancava da troppo tempo, da quando sua madre era morta quattro anni prima.
Ne sarei felicissimo, signora. Rispose.
Io sono Kate, semplicemente Kate.

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venerdì 6 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centoquindici





Iniziarono con entusiasmo le lezioni pomeridiane. Era un piacere per Katrin e le tre donne imparavano velocemente, avevano tutte dei figli e avrebbero insegnato loro a leggere e scrivere, gli scaffali con i libri nel grande magazzino non dovevano più rimanere pieni di polvere.
Katrin non aveva mai visto un freddo come quello.Passò il mese di novembre e la sua pancia cresceva a dismisura, era come se in poche settimane fosse quasi raddoppiata. Faticava a stare in piedi a lungo, mangiava poco ma non si lamentava mai. Marta chiamò la loro guaritrice, Fiona molto esperta anche nel far nascere i bambini.
Fiona arrivò che era ora di pranzo e si sedette a tavola con loro. Osservava Katrin e, dopo aver pranzato la fece distendere sul letto.
Come ti senti, bambina? Le chiese quella strana vecchia.
Sono solo un po’ stanca e mi manca l’appetito, per il resto mi sento solo incinta. Le rispose.
Fiona cominciò a muovere con destrezza le mani sul ventre di Katrin, auscultò con l’orecchio appoggiato all’ombelico e rimase lì, ferma a lungo, troppo a lungo. Il cuore di Katrin cominciò a battere veloce dall’ansia che provava e la guaritrice se ne accorse. Tranquilla, bambina, va tutto bene. Le disse accarezzandole la mano.
Marta le osservava dalla porta e aspettava di sentire il responso.
Entra Marta, siediti con noi. La invitò Fiona.
Bambina, dentro di te battono due cuori, per questo la tua pancia è così cresciuta e tu sei così stanca, devi mangiare di più, e Marta si prenderà cura di te. Le disse sorridendo.
Due gemelli? Chiese Katrin spalancando gli occhi.
Le due donne le sorridevano. Dovrai solo riposare di più ma secondo i miei calcoli i tuoi bambini nasceranno prima della primavera, forse molto prima, essendo due non si è mai sicuri con la data. Sta tranquilla, bambina, ci sarò io con te e alcune delle donne più esperte del villaggio, andrà tutto bene. La tranquillizzò.
Si sedettero di nuovo al tavolo. Marta servì il tè col miele. Lo sguardo di Katrin era perso in pensieri solo suoi e le due donne la osservavano sorridendo.
Non ti devi preoccupare di nulla, bambina, presto scoprirai quello che succede nel nostro villaggio quando una donna aspetta un figlio, figurarsi addirittura due, evento molto raro nella nostra popolazione. La informò Fiona.
Il giorno dopo, Ashley e le altre due donne si presentarono ognuna con una sacca: indumenti per lei e per i nascituri, tutti puliti e ben tenuti che avrebbe restituito una volta finito di usarli. Ripresero le lezioni e Katrin era evidentemente emozionata da quel gesto.
Novembre passò con bufere di neve e donne che venivano a portare tutto quello che poteva servirle. Perfino una culla costruita apposta per gemelli, usata solo in rarissime occasioni, completa di tutto. Marcus e Marion vennero ad aiutare a metterla nella sua cameretta e lei si commuoveva come ogni volta che arrivava qualcuno a portare doni.
Stai facendo un grande lavoro, bambina. Due bambini sono un grande dono e sono felice per te, per Marta e anche per me, che sarò ancora qui quando nasceranno e ti terrò la mano fino a quando non li avrai attaccati al seno. Le disse Marion con gli occhi lucidi.
Dicembre e gennaio passarono fra lezioni e riposi forzati. In febbraio sospese le lezioni, era talmente ingombrante e sempre stanca che passava molto tempo a letto. Marta si prendeva amorevolmente cura di lei e la costringeva a nutrirsi, perfino lei sembrava ringiovanita da quando Katrin era arrivata, e ancora di più ora che nella sua casa sarebbero arrivati due bambini.
Non so ancora per quanto la mia pancia potrà resistere. Diceva a Marta ogni mattina. Marta le prendeva la mano. Tranquilla bambina, è tutto nella natura. Le rispondeva.
Febbraio aveva ricoperto di ghiaccio tutti i sentieri e la neve ancora non smetteva di cadere. Fiona passava ogni giorno a farle visita, c’erano altre donne che dovevano partorire nello stesso periodo, ma Katrin aveva un parto gemellare e, anche se non lo dava a vedere era preoccupata, non era semplice gestire un parto di quel genere, soprattutto essendo il primo per Katrin.
A fine febbraio Katrin non si alzava più dal letto. Marta provvedeva a lavarle il viso, a massaggiarle i piedi gonfi, a nutrirla. Le massaggiava il ventre con un unguento fatto apposta per aiutare la pelle e il parto, così diceva, ma ancora sembrava che i due pargoli non si decidessero a nascere.
Era una notte buia e tempestosa, come tutte quelle dell’inverno al villaggio. Marzo era appena iniziato e Marta sentì Katrin lamentarsi. La raggiunse immediatamente, ormai da alcune notti non dormiva tranquilla, si aspettava l’evento da un momento all’altro.
Che succede, bambina? Le chiese, ma era evidente che le doglie erano iniziate e le acque avevano bagnato il letto.
Vado a chiamare Fiona, faccio in un attimo. Le disse mettendosi il mantello e uscendo di corsa.
Sembrava passare un’eternità ma le doglie si erano attenuate. Il sudore colava dalla fronte di Katrin quando sentì aprirsi la porta.
Fiona le fu subito accanto, la spogliò e la visitò, mentre altre tre donne oltre a Marta erano arrivate per dare una mano.
Sei fortunata, bambina, non ci vorrà molto. Le disse mentre Katrin mandava un grido.


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giovedì 5 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centoquattordici






I giorni successivi Katrin cominciò a conoscere il clima di quel posto. Sprazzi di sereno gelido si alternavano a scrosci violenti di pioggia che spesso si tramutava in neve. Marta la osservava ma non la forzava mai a parlare. Da quando le aveva chiesto del bambino, Katrin si era chiusa in se stessa. Parlava poco, aiutava e svolgeva tutti i compiti che le venivano dati, ma si vedeva che qualcosa la tormentava.
Era la fine di ottobre, un inizio di pomeriggio freddo più del solito. Marion bussò e Marta la fece accomodare al tavolo, aggiunse una tazza e versò il tè anche per lei, aggiungendo una dose di liquore.
Marion non usava giri di parole, non era nel suo stile. Ho saputo che aspetti un figlio, bambina, e noi ne siamo assolutamente felici. Da noi ogni nascita è una gioia ed io più di altri lo so, ho avuto tre aborti spontanei e non posso avere figli, per questo ogni nuovo arrivato è come se fosse anche il mio. Aveva voluto essere sincera. C’è un padre che bisogna avvisare? Chiese ancora.
Katrin sollevò il viso e guardò le sue amiche. E’ proprio da lui che mi sto nascondendo, se solo sapesse che aspetto un figlio potrebbe portarmelo via senza indugio. Disse loro stringendo i pugni come a trattenere la paura.
Bambina, qui nessuno ti porterà via il tuo bambino. Aggiunse Marta.
Non vuoi raccontarci la tua storia? Vedo che è un fardello pesante che ti porti appresso. Le chiese Marion.
Marta aggiunse altro tè nelle tazze e aggiunse del miele in quello di Katrin. Nella stanza solo lo scoppiettare del fuoco rompeva un silenzio che si faceva sempre più lungo.
Katrin bevve un sorso di tè e cominciò a raccontare. Iniziò dal momento in cui i suoi veri genitori la vendettero a lord Semple, alla felicità dei primi anni di vita con sua madre, al dolore della sua perdita. Alla vita solitaria che suo “padre” le imponeva e dei suoi soli amici che aveva mai avuto: Sara e Alfred. Di quando fu imprigionata nella torre e della sua ribellione che veniva sempre punita. Fino a quando suo “nonno” l’accolse e l’accettò come nipote nonostante conoscesse la verità sulla sua nascita. Ancora non sapevo che anche lui aveva un progetto da portare avanti e gli servivo per questo.
I due anni passati lontana con Jacob al suo fianco e la gioia di quando scoprì che Robin ricambiava i suoi sentimenti, il suo matrimonio, la sua felicità così vera e così breve. Non tralasciò niente.
Marta aveva acceso la candela e aggiunto altro tè. Katrin non riusciva ad andare avanti col racconto e loro avevano il cuore a pezzi ascoltando la sua storia, cosa altro era successo?
Ma il momento peggiore fu quando scoprii che Robin mi aveva sposata per obbedire agli ordini di mio nonno e della Cerchia Ristretta, avevano bisogno di un erede che portasse avanti i loro affari. Io ero solo utile per i loro scopi: nessuno mi ha mai amato veramente, mai in tutta la mia vita. Disse singhiozzando senza ritegno. Tutto il dolore, tutta la sua vita le era passata davanti mentre la raccontava. Anche le due donne piangevano col cuore spezzato dal dolore ascoltando la sua storia.
Passarono in silenzio alcuni minuti.
Bambina, se tu lo vuoi questa sarà la tua casa, qui potrai crescere il tuo bambino ma ho paura che con i mezzi che posseggono lord Sheppard e tuo marito sarà solo questione di tempo prima che ti ritrovino. Noi faremo di tutto per tenerti al sicuro, su questo hai la mia parola. Parlerò solo a Marcus e nessun altro verrà a conoscenza delle confidenze che oggi ci hai fatto.Le disse Marion.
Fuori si era fatto buio. Ora devo andare, abbi cura di lei, Marta. Disse prima di uscire.
Come sei riuscita a sopravvivere durante la tua fuga? Le chiese Marta mentre preparava la cena.
Ci sono riuscita perché mi ero fatta un giuramento, o libera o morta. Rispose soltanto.
Fuori si era alzato il vento. Il fuoco si stava spegnendo e decisero di andare a letto. Katrin era stanca, svuotata, era davvero un grande peso quello che si era tolta, ora sapeva che non era più sola davvero, e si sarebbe accontentata di trovare affetto e famiglia, per lei e il suo bambino.  Ringraziò mentalmente Jacob, senza di lui non sarebbe sopravvissuta ed ora non sarebbe lì con quella gente che stava imparando a conoscere e apprezzare. Si addormentò con le mani appoggiate al suo ventre che, stava crescendo. Sorrise al suo bambino. Tu sarai sempre libero, piccolo mio e ti racconterò solo e sempre la verità.
Novembre arrivò con bufere di neve che Katrin non aveva mai visto. Era praticamente impossibile uscire di casa, lo facevano soltanto per accudire gli animali e prendere provviste, per questo furono sorprese quando sentirono bussare.
Marta aprì e fece accomodare tre donne. Tazze di tè bollente apparirono come per magia e nessuna di loro fece complimenti.
E’ un piacere avervi qui, ma che ci fate fuori con questo tempaccio? Chiese Marta.
La più giovane, Ashley guardò Katrin e si fece coraggio.
Siamo venute a chiedere a Kate se ci insegna a leggere e scrivere. Chiese timidamente.
Dovrete portarvi il necessario, basta poco, e lo farò volentieri. Cacceremo la noia di questo inverno. Disse loro soddisfatta.
Presero accordi e si sarebbero riviste tre pomeriggi a settimana.
Marta vide finalmente uno sguardo diverso sul viso di Katrin. Insegnerai anche a me, Kate? Le chiese ridendo.


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mercoledì 4 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centotredici






Era pomeriggio e una grande allegria risuonava nell’aria. C’era fermento, famiglie che si riunivano e quella notte i letti avrebbero cigolato a lungo.
Marta aprì la porta della sua casupola ed entrò seguita da Katrin. Eccoci, bambina, questa è la mia casa e da ora anche la tua. L’accompagnò in una piccola camera da letto con lo stretto necessario, avrebbe imparato che non c’era mai niente di superfluo in quel posto ma niente mancava mai.
Marta aprì l’anta di un piccolo armadio e le mostrò alcuni abiti. Le spiegò con molta tristezza che erano appartenuti a sua figlia, morta due anni prima di malattia, potevano essere aggiustati per lei.
La casupola aveva poi un’altra piccola camera da letto, una cucina ben rifornita e un ripostiglio. Era uguale a tutte le altre, alcune delle quali avevano due o tre camerette, a seconda di quanti figli ci fossero, o anziani, perché lì nessuno rimaneva mai da solo.
Marta si diede da fare e preparò la cena. Erano a tavola e si vedeva la stanchezza sul volto di Katrin. Marta si chiese quale segreto custodisse, lo sguardo della giovane era triste, velato, ma aveva un portamento fiero e determinato, su questo non aveva dubbi. Quando sarebbe stata pronta e solo se avesse voluto si sarebbe aperta con lei o con Marion, loro non l’avrebbero forzata.
I primi giorni Marta le spiegò come funzionava la vita in quel villaggio. Mentre alcuni erano a lavorare fuori dal villaggio, quelli che rimanevano si davano da fare con altrettanto vigore. Terra da coltivare, animali da accudire, raccolti, conserve da fare, formaggi, insaccati e l’accompagnò nel magazzino più grande che era in fondo al villaggio, era lungo tutto il perimetro e sembrava una barriera difensiva per le case.
Katrin era a bocca aperta mentre ascoltava Marta e osservava quel posto tenuto con passione. Era suddiviso in vari settori: quello dei formaggi, degli insaccati, della carne salata o secca, delle conserve, e mentre ascoltava le istruzioni osservando per imparare ogni cosa, si avvide che proprio in fondo, quasi nascosta c’era una piccola mensola carica di libri. A differenza degli altri reparti si vedeva che era trascurato e si fermò ad osservare i titoli. Erano un misto di ogni genere.
Sai leggere, Kate? Le chiese Marta. Qui da noi sono pochi quelli che lo sanno fare, c’è sempre troppo lavoro da fare e si è troppo stanchi per fare altro. Aggiunse.
Uscirono dal grande magazzino ed arrivarono ad un altro, meno grande. All’interno sacchi di farina, di granaglie, in un ordine e in una pulizia davvero ammirevoli. Qui ci riforniamo di farina per il pane. Disse Marta.
Proseguirono e arrivarono al ricovero dei cavalli e dei carri. Alcuni uomini stavano lavorando, il foraggio, l’avena e quello che serviva per quegli animali così preziosi era sistemato in vari fienili e granai.
C’erano poi pollai, stalle per pecore e capre, e tutto funzionava a meraviglia.
 Il piccolo villaggio era a forma quadrata e sui tre lati, destro, sinistro e in fondo c’erano magazzini, stalle, e tutto quello che serviva agli abitanti.
Recinti aperti erano sistemati tutt’intorno per la bella stagione e prati e campi che si stavano ricoprendo di pioggia e presto di neve delimitavano il terreno che si perdeva ai piedi delle montagne.
Abbiamo anche un piccolo capannone che ora è ancora chiuso dove si svolgono feste, matrimoni, riunioni, presto ci sarà la grande festa per il ritorno dei nostri lavoratori itineranti, anche noi contribuiremo con quello che ci verrà assegnato da fare. Lì ci conoscerai tutti. La informò.
Fu così che iniziò la sua nuova vita. Si alzava insieme a Marta e con lei faceva colazione, poi uscivano e si mettevano a disposizione per quello che c’era da fare. Katrin non sapeva fare niente ma nessuno si lamentò, stava imparando e se il loro capo l’aveva accolta loro avrebbero fatto altrettanto.
A metà ottobre ci sarebbe stata la festa e la neve aveva già cominciato a scendere copiosa.
Marta e Katrin dovevano preparare alcune torte e focacce salate. Katrin si impegnò molto e si divertì pure con la sua maestra e fu con molta soddisfazione che portarono le loro prelibatezze alla festa.
Alcuni strumenti erano già pronti per i balli che si sarebbero susseguiti, alcune coppie avrebbero annunciato il loro matrimonio, altri la nascita di bambini, ma quello che più contava era il loro affiatamento, la loro fiducia in Marcus e Marion.
Fu una serata memorabile. Quanto vino, quanto cibo, quanta allegria, e tutti vennero a fare la conoscenza di Katrin. Marta con estremo orgoglio la presentava ed era notte fonda quando tornarono a casa sotto una nevicata pazzesca.
Il tepore della casupola le accolse come una carezza. Si spogliarono davanti al fuoco prima di mettersi a letto. Marta osservava la giovane donna. Quando nascerà il tuo bambino? Le chiese mettendole affettuosamente le mani sulle spalle.
Istintivamente Katrin portò le mani al ventre. Ancora non aveva realizzato di essere incinta e si soprese al pensiero di diventare madre.
Si voltò verso Marta con gli occhi lucidi dall’emozione. Sono stata sposata per poco. Rispose contando i mesi sulle dita. Forse febbraio, non lo so di preciso.
Marta le prese le mani. Nascerà al momento giusto.
Si ritirarono ognuna nella propria cameretta ed ognuna immersa in pensieri diversi.



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martedì 3 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA



KATRIN, LA SUA STORIA

parte centododici





Tutta la carovana riposò sotto un cielo stellato, mentre intorno l’aria si faceva gelida, sarebbe stato un inverno come tutti gli altri e avrebbe ricoperto di neve ogni cosa.
Il mattino fecero velocemente colazione e iniziarono la salita.
Katrin osservava quel paesaggio, non aveva mai visto niente di simile, la limpidezza dell’aria, la leggerezza del respiro, le nuvole che avvolgevano le cime e il sole che, nelle rare occasioni in cui riusciva a trovare uno spiraglio li scaldava come una carezza tiepida.
La carovana era in viaggio da ore ma la salita non era ancora terminata, non avevano fatto nemmeno la sosta per un pasto veloce, avevano una meta da raggiungere prima di poter riposare sia loro stessi che i cavalli.
Le stelle avevano fatto la loro apparizione quando si decisero alla sosta.
Il terreno era peggiorato e avevano impiegato molto più tempo del previsto.
Ben coperti da mantelli, guanti e cappelli scesero dai carri per sgranchirsi le gambe e accendere alcuni fuochi per poter scaldare qualcosa per cena.
Katrin rimaneva in disparte, non voleva intralciare i lavori di quelle persone che sembravano seguire un comando mentre preparavano i bivacchi, le sarebbe piaciuto aiutarli ma Marion le aveva chiesto di aspettare, sarebbe venuto anche per lei il momento di darsi da fare.
La notte era gelida e Katrin dormiva al fianco di Marion e Marcus che russava tranquillo. Si chiese come sarebbe stata la sua vita, era eccitata, ce l’aveva fatta a far perdere le sue tracce e, per il momento era soddisfatta così.
L’alba era spuntata e si rimisero in viaggio.
Impiegarono tre giorni per giungere in cima al passo, la discesa era più agevole ma pericolosa, se erano fortunati in un giorno lo avrebbero superato.
Erano tutti stanchi ma continuarono il viaggio, furono fortunati e raggiunsero la valle prima del previsto, poterono accendere dei fuochi e mangiare qualcosa di caldo, da lì in poi era tutto più facile e si sentiva nell’aria l’eccitazione di tutti, erano vicini alla loro meta e anelavano ad arrivarci in fretta.
Una grande spianata circondata da alte montagne e un sentiero che non c’era, ma i cavalli conoscevano la strada e in due giorni furono al limite del loro villaggio.
Erano stati avvistati e i cavalli aumentarono l’andatura, anche per loro era vicino il tempo per riposare.
Katrin stava seduta a cassetta con i suoi due amici e osservava ogni cosa con occhi brillanti, tutto era nuovo per lei.
Raggiunsero il loro villaggio e donne, uomini, ragazzi, ragazze corsero loro incontro. Alcune famiglie si ricongiungevano con i loro cari e c’erano fiumi di lacrime e di abbracci.
Il sorriso soddisfatto sulle facce di Marion e Marcus diceva quanto fossero fieri della loro gente, mancavano da quasi sei mesi e avrebbero scoperto quello che era successo in quel tempo.
Marion prese per mano Katrin. Vieni, bambina, ti presento alla nostra gente. Le disse con un gran sorriso.
Erano tutti lì, erano circa duecento persone e un agglomerato di casupole una attaccata all’altra. Una stalla per i cavalli e un ricovero per i carri e per il fieno, un altro grandissimo magazzino faceva da barriera alle ultime casupole.
Questa è Kate, rimarrà con noi fino a quando vorrà. Ha bisogno di noi per ritrovare la sua pace e noi l’aiuteremo. Disse nel silenzio che si era fatto. Marta, fatti avanti e vieni a conoscere la tua nuova compagna, non rimarrai sola e, ti prego, trattala bene! Le disse bonaria.
Una donna dall’età indefinibile si fece avanti e scrutò il viso di Katrin. Sei troppo magra, mia cara, ci penso io a te. Le disse prendendole la mano per portarla in mezzo alla folla che la osservava curiosa.
Il rito del ritorno non si fece attendere. Siete tutti qui? Urlò Marcus per farsi sentire da tutti.
Un urlo rispose alla sua domanda. Allora diamoci da fare. Rispose.
Come se fossero allenati da bravi soldati alcuni raggiunsero i carri e li portarono via, ci sarebbe stato qualcuno che scaricava, altri che sistemava la merce, chi pensava ai cavalli, ai carri, tutto pur di lasciar riposare gli uomini e le donne che avevano affrontato la fatica del viaggio e del lavoro.
Marion raggiunse Katrin e Marta. Grazie Marta, confido che le spiegherai come funziona la vita qui da noi, te l’affido ed è come se fosse mia figlia e tu sai cosa intendo. La mano rugosa della vecchia accarezzò il viso di Marion. Non c’era bisogno di altre parole.
Bambina, sei in buone mani, hai bisogno di riposo per ora, sei stata davvero coraggiosa a non lamentarti mai, qui troverai certamente quello che cerchi e, quando vorrai, in qualunque momento, potrai tornare indietro, naturalmente quando il passo sarà libero. Aggiunse con un sorriso.
Era esattamente il venti di settembre e da lì una nuova vita sarebbe iniziata la nuova vita di Katrin.


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lunedì 2 marzo 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centoundici






La carovana viaggiava spedita per quanto fosse possibile. I primi tre giorni furono allietati dal bel tempo, ma poi cominciò a piovere. Sul carro Katrin stava scomoda ma non si era mai lamentata. Ormai tutti erano a conoscenza della sua presenza ma nessuno aveva fatto né domande né obiezioni, se il loro capo aveva preso quella decisone, al momento opportuno sapevano che li avrebbe messi tutti al corrente.
La pioggia batteva sul telone con un rumore che Katrin non aveva mai sentito, sembrava una musica che invogliava a dormire, accompagnava i suoi pensieri che non erano volti al passato ma al suo futuro.
Cinque giorni erano trascorsi e la carovana si accingeva a lasciare le terre di lord Sheppard. La pioggia non aveva smesso di cadere, a volte leggera a volte quasi tempestosa. Il carro di Marcus era il quinto della fila e si accorse del rallentamento.
Uno degli uomini sui carri davanti lo raggiunse. Capo, c’è un assembramento di soldati e perquisiscono tutti. E’ meglio se vieni là. Disse ritornando veloce alla sua postazione.
Marion, prendi le redini e non ti muovere finchè non torno. Disse alla moglie e, con un balzo scese da cassetta per raggiungere il carro che guidava la carovana.
La pioggia crebbe di intensità e tutti erano piuttosto nervosi. Sui primi tre carri c’erano solo sacchi di farina e granaglie e i soldati pretendevano di infilzarli per cercare imboscati.
Fermi! Tuonò Marcus. Quello è il cibo che sfamerà la mia gente per l’inverno, cibo che ci siamo ampiamente guadagnati. Se avete un briciolo di cervello salite pure a controllare e vi renderete conto che nessuno può nascondersi sotto quintali di roba, ma se solo rovinate un sacco di prezioso cibo io vi infilzerò, quanto è vero iddio! Li sfidò sfoderando la sua spada e mettendosi davanti a tutta la sua gente.
Quello che comandava accettò di ispezionare i carri e si rese conto della verità che aveva detto Marcus.
Pioveva talmente forte che i soldati, nonostante avessero copricapi e mantelli pesanti non riuscivano a tenere aperti gli occhi e i cavalli davano segni di impazienza, ma avevano ordini tassativi: nessun carro, nessuna persona poteva lasciare la terra di lord Sheppard senza essere controllato.
Fate pure il vostro dovere, io torno al mio carro. Disse loro Marcus.
I soldati ripreso la loro ispezione e presto sarebbero giunti anche al carro di Marcus.
Marion si distese sotto pesanti coperta e coprì col suo corpo quello di Katrin che si sentiva soffocare. Il fagotto delle armi era stato messo nello scompartimento sotto il carro insieme agli attrezzi da lavoro.
Tre soldati raggiunsero Marcus che fece loro cenno di entrare e controllare. I tre, alla vista della donna distesa ebbero un momento di incertezza. E’ mia moglie, da alcuni giorni non sta bene, aspetta un bambino e preferirei che non la faceste alzare, controllate pure dove volete. Disse con estrema sicurezza.
I tre soldati non entrarono ma osservarono attentamente in ogni angolo non trovando niente di insolito, avevano ancora vari carri da controllare e non vedevano l’ora di arrivare al cambio di turno.
Ci misero solo pochi minuti, poi salutarono e passarono ai carri che lentamente avanzavano sotto una pioggia scrosciante.
Marcus incitò i due cavalli e il carro riprese la marcia raggiungendo gli altri che aspettavano di ricongiungersi con tutti e riprendere la strada che era ancora lunga.
Ci vollero due ore prima che potessero essere fuori dal territorio pericoloso e, finalmente Katrin potè rialzarsi e respirare con maggior leggerezza.
Per quanti giorni ancora dovremo viaggiare prima di arrivare a destinazione?  Chiese Katrin.
Se tutto va bene ci arriveremo entro il venti di settembre, tutto dipende dal tempo e se il passo non è sommerso dalla troppa pioggia, allora saremmo rallentati ma solo di qualche giorno. Ci siamo abituati, bambina. Le rispose Marion.
Ogni giorno era un estenuante viaggio fatto di sobbalzi, di caldo, di freddo di cibo scadente e di notti insonni, ma nessuno si lamentava e men che meno Katrin.
Finalmente giunsero in vista del passo della grande montagna che, fortunatamente era libero. Si fermarono e si riposarono prima di iniziare la salita, sapevano che sarebbe stata dura e difficoltosa me che poi avrebbero raggiunto il loro villaggio e i loro cari, erano euforici, il viaggio e i mesi di duro lavoro e di lontananza erano giunti al termine.
Faceva freddo ed erano tutti intorno al fuoco, consumavano il loro pasto bevendo vino caldo.
Marcus aspettò che tutti finissero, poi prese per mano Katrin e si alzò.
Vi presento Kate, la nostra ospite che ha bisogno della nostra protezione. Starà con noi fino a quando vorrà e noi la tratteremo come una di noi. Garantisco io personalmente per lei e mi aspetto che sia trattata con ogni riguardo. Non era di molte parole, aveva detto quello che serviva e sapeva che non c’era bisogno di aggiungere altro.
Marion raggiunse il marito e prese la mano di Katrin. Kate ha bisogno che nessuno sappia dove sta, confido che ognuno di voi tenga la bocca chiusa. Marion non era molto diplomatica ma era rispettata in quanto era la moglie del capo e persona generosa che non si tirava mai indietro quando c’era qualcuno da aiutare, prodiga di consigli e amava davvero la sua gente.
Grazie. Non vi farò pentire di avermi aiutata. Aggiunse Katrin.

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sabato 29 febbraio 2020

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte centodieci






Il silenzio avvolgeva la stanza. La candela si consumava lentamente e Katrin teneva gli occhi bassi, conscia di aver fatto a Jacob una richiesta impossibile.
La mano dell’uomo, con gentilezza si posò su quella della donna. Credo di poterlo fare. Disse sottovoce.
Katrin alzò lo sguardo sul viso dell’uomo che più di tutti le era stato vicino, anche se per soli due anni. Non riusciva a chiedergli come fosse possibile.
Si fida di me, lady Katrin? Le chiese ben sapendo la risposta. Aspetti solo qualche minuto, poi dovremo agire in fretta. Aggiunse alzandosi e scomparendo dietro una porta.
Passarono solo pochi minuti e Jacob ritornò con un pesante mantello col cappuccio e glielo fece indossare. Mi segua, lady Katrin, inutile che le dica come si deve comportare, lo sa meglio di me, ma dobbiamo fare attenzione che i soldati non ci sentano. Uscirono e si fermarono qualche secondo per adattare gli occhi al buio.
La donna lo seguiva prestando la massima attenzione a tutti i rumori. Camminarono su un piccolo sentiero e, dopo quasi un’ora si fermarono. Davanti a loro un campo con vari carri e un uomo che cercava di accendere un fuoco sotto un grande pentolone.
Era una carovana di lavoratori itineranti, gente che si presentava nel periodo di maggior lavoro a prestare la loro opera. Uomini e donne che tutti rispettavano, ben sapendo quanto fossero onesti e gran lavoratori. E come ora, alla fine di agosto tornavano da dove erano venuti.
Jacob prese la mano di Katrin e si avvicinò all’uomo. Salve Marcus. Salutò l’uomo che era il capo di quella carovana. Folti baffi e un cappello floscio era quello che si riusciva a distinguere nel buio che molto presto sarebbe sparito per lasciare posto all’alba.
Salve, sir Jacob, è venuto a salutarci? Dopo colazione lasceremo la sua proprietà e spero possiamo rivederci alla prossima stagione. Rispose educatamente.
Jacob stringeva forte la mano di Katrin. Ho un favore da chiederti, amico mio. Vorrei affidarti questa signora, vorrei la portassi con te, ha bisogno di sparire per un po’! lo puoi fare? Gli chiese fiducioso.
E’ una fuorilegge? E’ ricercata per qualche delitto? Lei sa bene che noi non tolleriamo i delinquenti. Rispose senza mai guardare la donna.
Garantisco io per lei, deve solo fuggire da una situazione che la sta facendo soffrire, ha bisogno di tempo per riordinare le idee e non vuole essere trovata. Chiarì.
E’ quella che i soldati stanno cercando? E Jacob annuì, non avrebbe mai mentito a Marcus.
Lei è… Jacob si interruppe, non avrebbe voluto rivelare la vera identità.
Mi chiamo Kate, solo Kate. Sussurrò Katrin.
Nel frattempo Marion, la moglie di Marcus li aveva raggiunti. Il marito la mise velocemente al corrente.
Questa borsa di monete è per il tuo disturbo, per il resto la signora non ha altro che quello che indossa e il suo fagotto, ma ti garantisco la sua onestà. Disse loro Jacob battendosi la mano sul cuore.
Marcus accettò la borsa e Marion prese per mano Katrin. Vieni con me, bambina, lascia a loro i dettagli, rimarrai sul nostro carro e mi farai compagnia. E sparirono.
Nessuno deve sapere né deve vederla, è indispensabile che non ci siano testimoni, e nemmeno io voglio sapere dove andrete. Ti sono grato per quello che stai facendo, ha già sofferto troppo nella sua vita, ha bisogno di ritrovare un po’ di pace. Aggiunse Jacob dandogli la mano.
Ha la mia parola, sir Jacob. E tornò a preparare la colazione mentre l’altro si allontanava.
Marcus raggiunse le due donne sul carro e le mise al corrente di come avrebbero proceduto. Kate doveva rimanere sempre sul carro, tranne per brevi soste, a tempo debito avrebbe informato anche gli altri, ma per il momento nessuno sapeva.
Erano quindici carri che si mossero quando l’alba diede il via al viaggio. Quattro carri erano carichi di derrate alimentari, farina, granaglia, e negli altri alloggiavano scomodamente parecchi uomini e alcune donne.
Marcus guidava la carovana davanti a tutti e sentiva la voce di sua moglie che parlava con Kate. Lui sapeva bene chi fosse quella donna, gli era bastato uno sguardo a quel viso triste e magro per capire che aveva bisogno di aiuto.
Marion stava spiegando a Katrin. Noi siamo lavoratori itineranti, partiamo dal nostro villaggio ad aprile e ci torniamo a settembre. Siamo una bella comunità, e abitiamo in un posto molto nascosto. Per arrivare dobbiamo superare il passo della grande montagna che fra poco sarà inagibile fino ad aprile, siamo praticamente isolati e siamo davvero felici, perché al nostro ritorno ritroviamo le nostre famiglie, le nostre abitudini e trascorriamo i mesi che ci separano dal viaggio successivo con semplicità e affiatamento. Imparerai, bambina, imparerai e apprezzerai. Ti affideremo alle cure di Marta, una vecchia bisbetica che vive da sola da quando ha perso la figlia e sono sicura che, anche se all’inizio non lo dimostrerà, sarà ben felice di avere qualcuno con lei. Che ne dici, Marcus? Marta non dovrà passare da sola l’inverno. Chiese al marito che fece solo un cenno con la testa.
Katrin non si separava mai dal suo fagotto e Marion le chiese gentilmente cosa contenesse.
Katrin tolse i lacci e mostrò a Marion la spada, l’arco e le frecce, e il pugnale che teneva sempre alla vita. Questo è tutto ciò che è mio. Le rispose.
E sai usare quelle armi? Le chiese spalanco gli occhi, proprio non se l’aspettava.
Altroché, signora se le so usare. Le rispose con un sorriso.
Chiamami Marion, bambina. Le disse mentre la ricopriva con delle coperte visto che il marito aveva fatto cenno che sulla strada c’erano dei visitatori.


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