lunedì 24 settembre 2018

ELOISE


ELOISE

P .TRENTADUE E TRENTATRE






I lavori al castello procedevano spediti. Sir Power era sempre indaffarato e molto scontroso. Le sue quattro guardie erano riunite a consumare il loro veloce pasto. Da un po’ di giorni non riuscivano a capire il loro capo. Secondo voi che cosa lo rende così scorbutico? Chiese Allen. Ha bisogno di una donna. Rispose Steven. Non può aspettare due o tre anni, dovrebbe sposarsi subito e portare qui la sua fidanzata. Staremmo tutti più tranquilli. Continuò.
Io credo abbia altro per la testa. A volte quando sono con lui e lo osservo noto la sua faccia tirata e le labbra serrate, come se fosse arrabbiato, ho paura che prima o poi esploderà con qualcuno e gli farà molto male. Non dobbiamo lasciarlo solo anche se fa di tutto per sfuggire alla nostra vista. Disse Leroi.
Nostro compito è sorvegliarlo e proteggerlo, e se serve anche da se stesso. Aggiunse Oliver. Con me è particolarmente rude e non ne capisco il motivo. Credo che il nostro compito diventerà sempre più difficile.
Terminarono il loro pasto e mentre due di loro riposavano gli altri andavano ad aspettare che sir Power uscisse dalla sua baracca.
Giugno stava terminando e il caldo era soffocante. I lavori sia al castello che nei campi procedevano molto speditamente. Le mura portanti dell’abitazione principale crescevano a vista d’occhio. Fu lì, ad osservarle che Oliver raggiunse il suo capo. Rimase in disparte, ad aspettare le sue mosse per seguirlo con la massima discrezione.
Vieni, Oliver. Cosa ne pensi? Gli chiese con gli occhi che gli brillavano. Credo che abbia fatto bene a mantenere la costruzione originale, è davvero molto bella e sarà anche molto solida, poi ci penserà miss Mariclaire ad abbellirlo una volta terminato. Gli rispose.
Vorrei possedere la capacità di farlo terminare domani. Ho nostalgia della mia fidanzata. Disse stringendo i pugni. Si voltò di scatto verso la sua guardia. Organizza il viaggio, domani torniamo al palazzo reale! Era stato l’impulso di un momento, ma ora la decisione era presa. Il re non lo aveva chiamato ma lui era ansioso di rivedere la sua fidanzata.
Sarà fatto, mio signore. Potremo partire alle prime luci dell’alba. Rispose Oliver andando ad avvisare anche gli altri.
In quelle giornate così calde lavorare alla fucina era come stare in un forno. Rose portava spesso acqua fresca e aveva allestito recipienti di acqua perché i lavoranti potessero rinfrescare mani e viso. Tom, Eloise e il ragazzo che li aiutava sudavano parecchio mentre lavoravano. Quest’ultimo, nonostante fosse giovane aveva maturato un fisico muscoloso, era un timido ed era anche molto bravo nel suo lavoro. Lui ed Eloise si parlavano poco e, nonostante avessero pochi anni di differenza non era mai nata un’amicizia.
Eloise stava facendo una pausa vicino alla tinozza dell’acqua. Si era rinfrescata il viso, deliziose e fresche gocce di acqua le scendevano fra i seni e lungo la schiena. Chiuse gli occhi mentre riposava.
Ripensò a quando aveva conosciuto sir Power, alla sua gentilezza e al cambiamento avvenuto in quel poco tempo. Lei era arrabbiata con lui per averle proibito di ritornare al castello e di averla bandita perfino nelle vicinanza dello stesso. Doveva ammettere, però che stava facendo un ottimo lavoro mantenendo le fondamenta originarie. Non vedeva l’ora che fosse finito per confrontarlo col disegno che possedeva e desiderava ardentemente che il fantasma fosse soddisfatto e potesse trovare la pace che meritava. Sospirò e tornò al lavoro, aspettava che Oliver venisse in visita per portarlo in giro e rendergli la visita che le aveva organizzato al castello. Sorrise ripensando ai passi di danza che aveva iniziato per poi finire addosso proprio a sir Power, avrebbe potuto spostarsi invece di stringerla così tanto. Alzò le spalle cancellandolo dalla sua mente, non avrebbe perso nemmeno un minuto della sua vita pensando al padrone delle Terre del Green.
Il drappello dei cinque uomini era in viaggio da parecchie ore. Il caldo rendeva la cavalcata piuttosto difficoltosa ma nessuno si lamentava. Dovremmo far riposare i cavalli. Disse Oliver al suo capo. Quest’ultimo lo fulminò con un’occhiata. Hai così fretta di ritornare dalla tua ragazzina? Gli rispose in malo modo. Io non ho nessuna ragazzina, sir Power, e comunque sono faccende che non la riguardano! Gli rispose allo stesso modo. Voltò il cavallo e si mise in coda alla fila.
Nessuno osava fiatare, i cavalli erano stanchi ma soltanto il loro capo avrebbe deciso quando fermarsi. Solo a notte fonda sostarono ai limiti di un boschetto. Allen rifocillò tutti i cavalli mentre Steven prendeva da mangiare. Oliver si era allontanato per una breve ricognizione, non aveva voglia di rimanere accanto al suo capo, non capiva cosa intendesse con quella frase. Leroi lo raggiunse portandogli del pane e del vino. Non ti crucciare, Oliver, sai quanto è frustrato e nervoso e quella che lui chiama mocciosa si vede lontano un miglio che non gli è indifferente. Gli disse sottovoce.  Oliver alzò lo sguardo, sorpreso. Credi che Eloise gli piaccia? E’ solo una bambina! Rispose irritato. Non direi proprio che sia una bambina, è una splendida fanciulla che può conquistare il cuore di un uomo solo con uno sguardo, e tu dovresti saperlo, visto quanto ne sei infatuato. Gli rispose.
Oliver rimase pensieroso per qualche attimo. E’ vero, mi piace molto, è davvero bellissima e nemmeno lo sa, ma io sono un gentiluomo e la rispetto, so aspettare e ti giuro che non lascerò che qualcuno possa arrivare e portarsela via, fosse anche il re in persona. Diede voce ai suoi pensieri. Nessuno di noi oserà fare altro che del bene a miss Eloise, questo te lo posso garantire a nome di tutti noi, ma lui? E’ il padrone e come tale può ordinarti di andartene quando vuole. Gli ricordò Leroi.
Non succederà, amico mio. Non succederà!



Era il secondo giorno di luglio quando il drappello arrivò al palazzo reale. Tre guardie furono mandate loro incontro e li scortarono alle stalle.
Erano stanchi e di cattivo umore. Sistemarono i cavalli e Allen chiese a sir Power gli ordini da seguire durante la permanenza. Potete riposare, vi chiamerò se ho bisogno di voi. Seguì il paggio appena arrivato che lo condusse in una stanza per gli ospiti dentro il palazzo. Sapeva di dover aspettare, il re avrebbe saputo del suo arrivo e appena possibile lo avrebbe chiamato. Si lavò e indossò abiti adatti, si sdraiò sul letto e si addormentò.
Si svegliò di soprassalto, fuori era buio e si chiese quanto avesse dormito. Si meravigliò che nessuno fosse venuto a portare cibo o messaggi, e questo lo innervosì parecchio. Non poteva far altro che aspettare l’alba per uscire.
Bussarono e un paggio entrò con la colazione. Quando potrò vedere il re? gli chiese. Il paggio, fece un inchino e uscì senza dire una parola.
Finalmente iniziò a sentire i primi rumori del giorno e scese in cortile. Alcune guardie si stavano allenando, raggiunse l’alloggio dei soldati e si unì ai suoi uomini. Nessuno fiatò vedendo l’espressione che aveva in viso. I piatti fumanti passavano di mano in mano mentre gli uomini parlavano in libertà. Fu così che venne a sapere che il re non era a palazzo, c’era solo la regina.
Sir Power non voleva trattenersi per troppo tempo, il suo castello richiedeva la sua presenza ed era quasi pentito di aver seguito l’impulso di un momento, ma ora che era lì avrebbe rivisto Mariclaire per poi tornare indietro più sollevato. Scrisse un biglietto per la regina e lo consegnò ad un paggio, aspettando di essere chiamato.
La giornata si trascinò lenta, nessuna risposta al suo biglietto e lui non poteva far altro che aspettare. Era ormai tardi e si stava accingendo a coricarsi quando bussarono alla sua porta. Infilò il pugnale sotto la camicia e aprì la porta. Mi segua, sir Power, la regina l’aspetta. Era un orario insolito ma non poteva fare diversamente. Prese un leggero mantello e seguì il messaggero.
Seguirono corridoi a lui sconosciuti, non era mai stato negli alloggi della regina. Cercò di memorizzare il tragitto ma era difficile con la poca luce delle torce. Il suo accompagnatore svoltò in un corridoio ancora più stretto e quando sir Power fece lo stesso non lo vide più. Il sangue gli si gelò nelle vene. Impugnò istintivamente il pugnale e aspettò di capire cosa stava succedendo. Fu un attimo, nemmeno se ne accorse. Un cappuccio gli calò sulla testa e un pugno ben assestato gli fece perdere i sensi. Non si accorse di niente mentre veniva trascinato e poi legato ad una sedia.
Si svegliò sentendo un gran mal di testa, la luce era molto fioca e non riusciva a distinguere nemmeno se ci fossero delle pareti. Lo avevano spogliato e indossava solo le braghe leggere.
Sentiva freddo mentre i suoi sensi riprendevano a funzionare, c’era silenzio ma percepiva la presenza di qualcuno. La vita pericolosa che aveva sempre condotto lo aveva reso sensibile ad ogni situazione, ma questo, nel palazzo del re, proprio non se lo aspettava.
So che c’è qualcuno. Cosa volete? Disse con voce rauca. Nessuno rispose ma un movimento attrasse la sua attenzione. Finalmente si è svegliato, sir Power, o mi sarei perso tutto il divertimento! Disse una voce sconosciuta.
L’uomo, incappucciato si avvicinò al prigioniero e gli assestò un colpo ai fianchi con un bastone. Sir Power trattenne un urlo di dolore, capiva di essere in pericolo di vita, nessuno sapeva dove fosse e i suoi uomini men che meno.
Chi è lei? Cosa vuole da me? Perché sono prigioniero nel castello del mio re? Volle sapere. Gli rispose soltanto una risata di scherno.
Il bastone si abbattè di nuovo sui fianchi, aggiungendo dolore al dolore. Questa volta non gli riuscì di trattenere un grido soffocato. Cercava di riprendere fiato con piccoli respiri. Stava ragionando e non capiva se quello si stava divertendo prima di finirlo o avesse solo l’ordine di fargli del male. Un’ombra si staccò dal muro, non l’aveva vista e si avvicinò a lui. Non avrebbe potuto riconoscere nessuno dei due ma memorizzava ogni particolare che poteva. Quest’ultimo prese il bastone dalle mani del suo compare e lo scagliò con forza sull’addome del prigioniero. Era un colpo inatteso e sir Power non riuscì ad attutirlo in nessun modo. Il sudore gli colava negli occhi e la sofferenza gli toglieva il fiato, mentre la mente stava cedendo all’oblio. Il primo uomo gli prese i capelli e gli sollevò la faccia mentre l’altro, con il pugnale tolto al prigioniero gli feriva la faccia squarciandogli la guancia dall’orecchio alla bocca. Il sangue colò abbondante mentre i due rimanevano a guardare, sarebbe morto dissanguato sotto i loro occhi.
Perché tutto questo? Riuscì a biascicare.
Sapevano tutti che sarebbe morto. Noi eseguiamo solo gli ordini. Rispose uno.
Nella mente di sir Power echeggiò la stessa frase che il capitano Carrel aveva detto prima di morire. Capì che doveva essere qualcuno di molto importante se aveva tutto questo potere, soltanto il re poteva tanto. O c’era una congiura? Non voleva credere che il suo re, che aveva servito con tanta lealtà volesse la sua morte.
I sensi lo stavano abbandonando, non aveva nemmeno la forza di alzare la faccia. L’ultimo pensiero che gli attraversò la mente fu dove butteranno il mio corpo? Poi svenne.
Non sentì il trambusto che seguì. Oliver e Steven entrarono come furie attaccando i due uomini incappucciati che non si fecero sorprendere e sparirono velocemente da un’uscita che solo loro conoscevano. Le due guardie non persero tempo a rincorrerli, slegarono sir Power e tamponarono la ferita mentre lo trasportavano il più rapidamente possibile nell’infermeria dei soldati.
La notte era buia, fuori e dentro la mente di sir Power.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

domenica 23 settembre 2018

AMBRA


AMBRA



Sembrava triste mentre guardava fuori dalla finestra. Il prato al di là della strada era cosparso di margherite fiorite, erano talmente tante che se ci camminavi sopra rimanevi sospesa sulle corolle, non avresti potuto calpestarle.
Ambra sorrise nel pensare a quella situazione, mentre i passerotti volavano e cinguettavano così felici che fosse ritornata la primavera. Anche il merlo era tornato e le cantava serenate che la rallegravano all’imbrunire, il momento più triste della sua giornata e della sua vita.
Il sorriso scomparve dal suo bel viso di bambina di dieci anni, le margherite avevano perso la loro magia e i passerotti non avevano più voce, lei non li sentiva più.
Era sabato e la scuola era chiusa, la mamma era uscita facendole tante raccomandazioni, doveva rimanere a casa da sola, non c’erano alternative dopo quanto era successo.
Ambra ritornò nella sua cameretta, una stanza che aveva amato così tanto ma che ora le era del tutto indifferente. Prese in braccio la sua bambola e si sdraiò di nuovo sul letto guardando il soffitto che aveva voluto colorato di azzurro con tante stelline. Chiuse gli occhi per impedire alle lacrime di scendere, ma quelle furono più veloci ed erano già andate a bagnare il cuscino.
Dove sei, papà? Perché te ne sei andato? E le lacrime non smettevano di scendere, talmente tante che il cuscino ora ne era zuppo. Tutto era successo tre mesi prima, in tre giorni suo padre le aveva lasciate a causa di una malattia fulminante, ma lei, lei non aveva voluto accettare il dolore e non voleva credere che fosse davvero morto.
Sua madre era molto in pensiero per questo suo atteggiamento, aveva fatto di tutto per parlarle e spiegarle ma non c’era stato verso, lei, cocciuta rispondeva sempre nel solito modo: “ritornerà presto!”
Il petto della bambina era squassato dai singhiozzi, lacrime bollenti scendevano copiose e lei stringeva talmente forte la sua bambola sul petto da avere i lividi sotto il pigiama. Aveva gli occhi chiusi per non vedere, per non sentire, poi, ad un certo punto le parve di sentire qualcosa di strano. Fece un grosso respiro e cercò di calmarsi. I singhiozzi si placarono piano piano e le lacrime rimasero sospese fra le palpebre. Tutto era silenzio, eppure sentiva ancora i singhiozzi, ma lei non stava piangendo. Le mani che tenevano stretta la sua bambola si inumidirono e lei, sollevò quella piccola splendida bambolina bionda e grande fu la sua sorpresa vedendo la sua silenziosa amica piangere ad occhi chiusi. La guardò meravigliata, sapeva che le bambole non piangono. Gli occhi della bambolina si aprirono e fu come un colpo per il cuore di Ambra, quelli erano gli occhi meravigliosi di suo padre e lei non capiva come fossero lì, davanti a lei impressi in quel viso di plastica. Si fissarono e si parlarono. Non c’era bisogno di parole, tutti sanno che gli occhi parlano meglio delle labbra. Durò poco? Durò molto? Ambra non lo seppe, perché si addormentò e sognò suo padre che camminava sospeso sopra il prato di margherite, circondato da passerotti e merli che cantavano felici al ritorno della primavera. Lo raggiunse e, presolo per mano corse con lui sulle margherite che sembravano sorridere mentre gli uccelli offrivano a quei due meravigliosi esseri una melodia che mai nessuno aveva saputo comporre.
Dormiva, sognava, era felice mentre correva con suo padre. Un varco di luce squarciò il cielo sopra di loro e una mano invisibile venne a riprendere suo padre.
Ambra rimase immobile a guardarlo mentre, sorridendo saliva verso il cielo e le mandava baci con la punta delle dita. Non pianse, era troppo felice e quello che si erano detti sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore.
La mamma rientrò, triste e angosciata per la sua perdita e per la sua bambina. Vide che stava dormendo tranquilla con la sua bambola preferita e, senza fare rumore, depose sul suo comodino un vasetto colmo di margherite appena colte.
Quando Ambra riaprì gli occhi vide quei fiori e sorrise. Amò quei fiori e non disse mai a nessuno quello che le era successo. Ad ogni primavera correva a piedi scalzi sul prato di margherite e sentiva la mano di suo padre che la sollevava perché non le calpestasse. Le margherite sono come la vita: nascono, bruciano dal gelo e dal caldo ma non si arrendono mai e, al primo sorgere del sole si aprono e lo baciano, per questo sono così gialle, perché sono fatte di sole e di vita, proprio come noi.

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

sabato 22 settembre 2018

ELOISE



ELOISE

P. TRENTA E TRENTUNO



Beatrice oltrepassò l’entrata della stalla che il sole era tramontato. Rose uscì tirando un sospiro di sollievo, sua figlia mancava da ore e, come al solito non aveva avvisato nessuno.
Eloise entrò in casa e mise sul tavolo le monete. Sua madre alzò un sopracciglio, interrogativamente e la ragazzina la mise al corrente del lavoro che aveva svolto.
Non imparerai mai ad essere una vera signorina! La sgridò bonariamente sua madre.
E che mi importa, mamma? Le sorrise mentre andava a lavarsi.
Rose osservava sua figlia, come del resto aveva sempre fatto e si accorse che era più serena, da quando aveva incontrato il giovane cavaliere aveva un atteggiamento più cordiale. La donna sperò che l’amicizia che era nata fra i due potesse aiutare sua figlia a migliorare il suo atteggiamento da maschiaccio, ci sperava poco, ma almeno aveva qualcuno con cui parlare.
Era un caldo mattino di un giugno dal sole implacabile, sarebbe stata una giornata rovente nella fucina. Tom, il suo aiutante ed Eloise erano intenti nei loro lavori. L’uomo osservava sua figlia mentre lavorava, era davvero brava. Ah se fosse stata un maschio! Ma era una femmina e anche lui si rendeva conto di quanto fosse bella, ed era pure una ragazza dal cuore d’oro, avrebbe avuto parecchie delusioni nella sua vita se non fosse cambiata almeno un po’. Sospirò, non poteva fare niente, soltanto il tempo e il loro amore avrebbe dato seguito a quello che era il suo destino. Sapeva di amarla immensamente, come pure sua moglie l’amava, ma non erano mai stati in grado di domarla. Sorrise fra sé, l’aveva paragonata ad una puledra indomabile e l’immagine rendeva bene la realtà.
Eloise era intenta nel suo lavoro, sudava abbondantemente mentre i capelli sembravano voler scappare dalla treccia. Alzò lo sguardo e si fermò. Sorrise a Oliver che la stava guardando. Finì velocemente e lo raggiunse. Che ci fai qui? Gli chiese mentre si lavava le mani. Ho una promessa da mantenere. Le rispose.
Gli occhi della ragazzina brillavano dalla felicità. Dammi solo qualche minuto e arrivo.  Gli disse mentre spariva in casa.
Oliver rimase a parlare con Tom mentre l’aspettava. Gli uomini si voltarono simultaneamente e rimasero a bocca aperta. Aveva indossato una veste e raccolto i capelli in due piccole trecce fermate dietro sui lunghi riccioli. Nonostante la semplicità era una visione. Lei si bloccò non capendo lo sguardo dei due uomini ma si riprese subito. Ciao pa’, ci vediamo più tardi, grazie per avermi sellato Beatrice. Montò in sella con insolita grazia e col suo amico si avviarono al castello.
Rose e Tom rimasero a guardarli mentre galoppavano insieme. E’ proprio una bella ragazza, la nostra Eloise. Bisbigliò Rose. Speriamo che non sia un male. Le rispose il marito, rientrando al lavoro.
Oliver ed Eloise non si fermarono fino a quando arrivarono in prossimità del castello. Si fermarono ad osservare l’intensa attività che si svolgeva. Carovane di muli e carri andavano e venivano in continuazione portando materiali di ogni tipo. Tutto intorno c’erano cumuli di blocchi di pietra, di tronchi, e di ogni genere di materiale. La ragazzina osservava quel trambusto. Ma come fanno ad avere tutto sotto controllo? La fucina, la segheria, e tutto il resto, non si fermano mai. Disse più a se stessa che al suo compagno. Ci sono parecchi uomini che controllano e tengono registri, e i responsabili sono molto bravi, sono stati scelti dal re in persona per velocizzare i lavori. Le donne lavano e cucinano per tutti e non c’è giorno di sosta, sanno che l’inverno dovranno rallentare e non vedono l’ora di terminare i loro lavori. Le rispose.
Eloise osservava quella immensa muraglia, delle sbarre di ferro erano già state inserite nelle feritoie, presto avrebbe avuto anche il grande portone e sarebbe sembrata una fortezza impenetrabile.
Spronarono i cavalli e oltrepassarono l’entrata principale. Alcune baracche erano sparse e le spiegò che erano quelle dei responsabili e di sir Power. Ce n’era una molto grande e le disse che era lo studio dei capi con tutte le mappe e i disegni sempre in fase di modifiche.
Lasciarono i cavalli e proseguirono a piedi. Oliver osservava Eloise che aveva un’espressione attenta e di meraviglia. Dal terreno spuntavano le fondamenta dell’abitazione principale e già si poteva capire quanto fosse grande e particolare. Sir Power ha dato ordine di rispettare al massimo la vecchia costruzione, useranno le vecchie fondamenta per avere una base di partenza. La mise al corrente.
Il nuovo castello sarà uguale a quello vecchio! Disse a se stessa. Osservava ogni cosa, ogni particolare mentre Oliver l’accompagnava e le spiegava quello che vedeva.
Arrivarono al piccolo pezzo di terreno che ospitava il pozzo, ma non c’era altro che una uniforme base di terriccio ricoperto di erbacce sottili. Eloise si avvicinò. Il pozzo non c’è più, lo sapevo!
Molti uomini lanciavano occhiate curiose ai due, conoscevano sir Oliver ma la ragazzina era una novità, mai nessuno forestiero era entrato in quelle mura.
Aspettami solo qualche minuto, ho fatto preparare uno spuntino che andremo a mangiare sulla tua altura preferita. Le disse mentre correva a prendere il cestino.
Eloise osservava quella marea umana che lavorava con estremo impegno, stavano facendo un lavoro che sarebbe durato nel tempo, che avrebbe fatto la storia di quel territorio quasi sconosciuto. Sarebbe stato davvero magnifico, già riusciva a immaginarlo con i giardini e le fontane, le stalle e gli alloggi della servitù, quello delle guardie. Più di tutto immaginava la casa padronale, con quadri e ritratti su tutte le pareti e il salone dove i balli avrebbero allietato i padroni e gli invitati. Sorrideva mentre inciampava in qualche passo di danza fino a che, avendo gli occhi chiusi andò a sbattere contro il fisico possente di sir Power.
Per non cadere, l’uomo l’aveva presa fra le braccia e la stava osservando con intensità, le studiava il viso, gli occhi, la bocca, in pochi attimi aveva assimilato tutta la bellezza della ragazzina. Avrebbe voluto baciarla, si trattenne a stento e la lasciò andare. Faccia più attenzione a dove mette i piedi, qui ci sono pericoli ovunque. Le girò le spalle e se ne andò.





Che voleva sir Power? Le chiese Oliver arrivando con il cesto.
Niente. Non mi è sembrato molto contento che io fossi qui, hai avuto dei problemi per avere il permesso? Gli chiese preoccupata. L’uomo le sorrise e uscirono tornando ai loro cavalli.
L’altura che spesso l’aveva vista ferma ad osservare il castello non era molto distante. Era piacevole stare all’ombra del grade albero. Avevano mangiato e si stavano rilassando mentre i cavalli pascolavano lì vicino.
Anche a quella distanza si vedevano gli operai sempre all’opera. Sarà un castello magnifico, non avevo idea che i lavori proseguissero così velocemente. Disse la ragazza. Il re ha promesso che entro due, al massimo tre anni sarà tutto finito e si potrà procedere con il matrimonio. E il re mantiene le promesse. Le rispose Oliver.
Eloise rimase in silenzio qualche minuto. Tu conosci la futura signora del castello? Che tipo è? Non ci aveva mai pensato ma era incuriosita, se il fantasma si lamentava così tanto un motivo ci doveva essere. Miss Mariclaire è una donna bellissima. E’ una delle dame preferite della regina, ha un’ottima istruzione e la benevolenza dei reali. Io non le ho mai parlato ma si rimane incantati davanti a tanta grazie e tanta bellezza. Le rispose sinceramente.
La ragazza rimase pensierosa. Sorrise al suo nuovo ed unico amico. Io non diventerò mai una donna bellissima, non avrò grazia e istruzione, ma so ferrare un cavallo e risolvere un sacco di problemi pratici. L’uomo divenne serio e lei lo guardò senza capire. Tu sei una splendida ragazza, e diventerai una donna bellissima, l’uomo che ti sposerà sarà molto più fortunato di sir Power, perché tu sei vera. Le rispose con tono serio.
Eloise era rimasta senza parole. Tu mi trovi bella? Sembrava non crederci nemmeno lei. Sei semplicemente incantevole, e sono davvero felice di essere tuo amico. Lui avrebbe voluto prenderla fra le braccia e baciarla, fin dalla prima volta che l’aveva vista aveva dovuto soffocare il desiderio. Era tanto giovane, ma era tanto bella e sarebbe sbocciata presto. Chissà se l’avrebbe persa, ma l’avrebbe tenuta d’occhio e appena possibile si sarebbe dichiarato, ma non ora, bisognava avere pazienza.
Incantevole. Bisbigliò sottovoce cercando di assimilare il complimento. Oliver la osservava e si beava nello scoprire le prime emozioni della ragazzina. Lui era un uomo di venticinque anni, aveva fatto parecchie esperienze ma si era innamorato di lei come un ragazzino fin dalla prima volta. Doveva tenere a freno i suoi impulsi o lei se ne sarebbe andata senza pensarci due volte, non era ancora pronta ma lui aveva pazienza.
Passarono una bellissima giornata. Tornarono al castello e lasciò che la ragazzina osservasse tutto, sembrava che vedesse quel luogo come se fosse già abitato, aveva gli occhi che le brillavano mentre passeggiava sulle fondamenta dell’abitazione principale. Era un piacere osservarla e molti uomini alzavano lo sguardo dai loro lavori per sorriderle. Oliver imparava a conoscerla sempre di più e sempre di più gli piaceva. Aveva un’ingenuità disarmante ma molta forza di carattere, sembrava fragile ma sapeva usare il pugnale che portava sempre con sé. Non si accorsero che sir Power li osservava dalla sua baracca, non riusciva a staccarle gli occhi. Fu con una certa rabbia che si rivolse alla sua guardia. E’ ora che la riaccompagni a casa. Quasi ringhiò. E lei, miss Eloise non è la benvenuta al mio castello. Cerchi di ricordarlo. Girò bruscamente su se stesso e rientrò.
Oliver ed Eloise raggiunsero i cavalli. Era quasi il tramonto e avevano trascorso una bella giornata. La prossima volta sarai tu il mio ospite, spero tu possa liberarti dai tuoi impegni e passeremo un’altra giornata insieme. Anch’io conosco alcuni bei posti da mostrarti. L’uomo gongolava mentre accettava l’invito. Una volta arrivati l’uomo non scese nemmeno da cavallo, si salutarono come vecchi amici.
Rose l’aspettava in casa con la tavola apparecchiata. Suo padre entrò in quel momento. Hai passato una bella giornata, piccola Eloise? Le chiese sorridendo sua madre. Se non fosse stato per quell’odioso sir Power sarebbe stata perfetta, ma ho gradito e apprezzato ogni minuto. Marito e moglie si scambiarono un’occhiata soddisfatta, vedere la loro figlia uscire da quel periodo triste li rendeva davvero molto contenti.
La notte scese con miliardi di stelle che illuminavano il castello. Lucciole allegre illuminavano la terra, sembrava una notte magica, senza luna.
Sir Power appoggiato ad un grosso masso osservava lucciole e stelle. Il fantasma aveva cominciato a lamentarsi e lui non riusciva a sopportarlo. Uscì a cavallo e raggiunse l’altura. Rimase in sella ad osservare da lontano la muraglia del suo castello, alcune torce illuminavano gli angoli più bui: stava prendendo forma e lui se ne innamorava ogni giorno di più. Ancora un po’di pazienza, poi il suo sogno si sarebbe realizzato e avrebbe potuto avere al fianco al sua sposa. Sorrise mentre pensava a Mariclaire, si chiese cosa stesse facendo in quel momento alla corte del re, gli mancava, aveva bisogno della sua donna, decise che appena possibile sarebbe tornato per rivederla. Sorrise al pensiero piacevole e riprese la strada del ritorno. Si sdraiò sulla sua branda pensando a come sarebbe stata la sua camera da letto, a quanti bambini avrebbe contribuito a far nascere. Si rilassò cercando nella mente il volto delizioso della sua fidanzata ma… si ritrovò fra le braccia quella mocciosa che ballava ad occhi chiusi. Dio com’era bella! Così vera! Odiò Oliver per averla potuta avere con sé una giornata intera. Ricordò quello che aveva provato vedendoli insieme e si chiese che cosa gli prendesse, era solo una mocciosa e lui non la voleva fra i piedi. Come ogni volta che pensava ad Eloise si adirò con se stesso, cercò di scacciare il pensiero, perfino il profumo dei suoi capelli era così delicato, piacevole. Ripensò a Mariclaire ma i sogni lo tradirono, fu la mocciosa, come lui si ostinava a chiamarla che trovò nei suoi sogni, e anche il fantasma rosa diede tregua a tutti.




foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

venerdì 21 settembre 2018

ELOISE


ELOISE

P. VENTOTTO E VENTINOVE






Mentre aspettava, Oliver si guardava intorno. Tutto era in ordine e pulito, un fresco piacevole dopo la camminata. Avrebbe gradito un bicchiere di acqua fresca ma in casa non c’era nessuno e lui si guardò bene dal chiederla.
Eloise tornò e si sedette vicino a lui. Alzò i suoi splendidi occhi e lo fissò intensamente. Passarono lunghi secondi prima che si decidesse a parlargli. Va bene, voglio fidarmi di lei, c’è qualcosa nel suo sguardo che mi rassicura. Mise sul tavolo il foglio che aveva salvato del diario e lo distese con estrema gentilezza, come se fosse vivo. C’era un disegno: la facciata del castello come era prima di cadere a pezzi. L’uomo lo guardava ma non capiva. Alzò lo sguardo interrogativamente, aveva paura di dire una parola sbagliata, la ragazzina gli stava dimostrando una fiducia incredibile e lui non voleva far niente che potesse romperla.
Questa è la facciata dell’entrata principale. Se guarda bene c’è una scritta. Lo so che non si vede bene, ma io la conosco perché ho letto il diario. C’è scritto “Nessuno prenderà possesso di questo castello se non porta con sé l’Amore vero.”
Sir Oliver era in silenzio. Non ci aveva capito ancora niente.
Sir Reginald e sua moglie Sara si amavano davvero immensamente, e trasmisero il loro amore oltre che alla loro figlioletta anche a tutto il castello, in particolare ad una piccola stanza, la cameretta di Eleonor. C’era un mattone, o un sasso non ho ben capito che ho cercato in tutto il castello sul quale c’è un’incisione. Credo che sia al vecchio pozzo, ma non ho fatto in tempo a trovarlo. E’ la chiave per capire cosa bisogna fare perché il fantasma possa abbandonare il castello. I lamenti del Fantasma Rosa che ultimamente raggiungono tutta la regione mi fanno pensare che lo abbiano distrutto. Aggiunse con sguardo triste.
Sir Oliver assimilava quello che gli aveva detto. Di sicuro ci sarà tanto amore quando miss Mariclaire sposerà sir Power, sono molto innamorati e non vedono l’ora che il castello sia finito per dar seguito alla loro vita insieme.
Eloise rimase in silenzio. Stava valutando se davvero era il caso di rivelare a sir Oliver anche qualcosa che aveva letto sul diario, qualcosa che non aveva mai rivelato a nessuno, inoltre neppure a lui mostrò il lato opposto del disegno. Può farmi entrare al castello, sir Oliver?
Non solo posso farla entrare, ma le prometto che l’accompagnerò io stesso! Le rispose sincero.
Eloise prese la mano dell’uomo. Deve farmi un giuramento, sir Oliver. L’uomo sosteneva il suo sguardo e fece un cenno affermativo. Non deve rivelare a nessuno quello che le dirò. Aggiunse. Glielo giuro sul mio onore. Le rispose, ed era sincero.
Il Fantasma Rosa non può lasciare il castello, ha giurato che lo lascerà solo quando il vero amore entrerà in quelle mura, ed io temo che sir Power e miss Mariclaire non siano le persone giuste. Qualcosa non torna o il fantasma sarebbe felice invece di piangere e lamentarsi. Ecco, finalmente lo aveva detto ad alta voce. Era un pensiero che la turbava da tempo. C’era anche dell’altro che non aveva detto al suo ospite, ancora non era il momento di rivelargli tutto, aveva bisogno di vedere come si sarebbe comportato dopo queste rivelazioni.
Eloise stringeva la mano dell’uomo. Lui sapeva che da come si sarebbe comportato dipendeva la loro amicizia.
Non so cosa dirle, miss Eloise. La futura sposa di sir Power è stata scelta dal re in persona e loro ne sono molto felici, basta vederli insieme per capire che si amano. Inoltre non possono andare contro il volere del re, perderebbero tutto. Il nostro sovrano è generoso e indulgente con chi gli dimostra lealtà e obbedienza, sir Power è un suo protetto e nessuno può andare contro questo. Le disse.
Allora il Fantasma Rosa non se ne andrà! Disse perentoria. Lasciò la mano dell’uomo e si rese conto della sua mancanza di ospitalità. Prese due bicchieri e versò da bere per entrambi.
Erano in silenzio quando Rose entrò. Sorrise e li lasciò di nuovo soli, era ben felice che sua figlia avesse trovato un amico, o magari un innamorato, chissà!
Vuole fermarsi per la cena, sir Oliver? Gli chiese la ragazza.
L’uomo avrebbe accettato volentieri ma era turbato da quello che aveva appena saputo. Era una guardia del corpo di sir Power e doveva valutare quello che aveva appena ascoltato, ben sapendo che non avrebbe tradito la promessa fatta alla ragazza.
Eloise vedeva quanti pensieri passavano dietro gli occhi dell’uomo. Lei mi crede, sir Oliver? Gli chiese sottovoce. Senza ombra di dubbio! Le rispose. Ora devo tornare, devo riprendere il mio lavoro ma le prometto che tornerò appena possibile per condurla al castello, e nel frattempo cercherò il mattone con l’incisione. Si alzò per salutarla.
Ora siamo amici, sir Oliver? Gli chiese gentilmente la ragazza. Sì, e gli amici non si tradiscono. Aggiunse.
Vorrei farle un’altra richiesta, se non la ritiene troppo sfacciata. L’uomo aspettava in piedi, sulla porta. Vorrei che lei mi chiamasse semplicemente Eloise e mi desse del tu, come fanno i veri amici. Sir Oliver assentì. Solo se anche tu mi chiamerai Oliver come fossi il tuo più caro amico. Le rispose.
Io non ho altri amici. Gli disse la ragazza.
Oliver la salutò, raggiunse il suo cavallo e partì al galoppo. Quella ragazzina lo aveva scombussolato.





Giugno era iniziato con un sole davvero splendido. I campi maturavano i loro frutti e tutti erano impegnati con i loro lavori.
Eloise aveva ripreso ad aiutare suo padre.
Era domenica e tutti riposavano. Eloise avrebbe voluto uscire con Beatrice ma sua madre non si sentiva bene, così rimase sotto il portico ad osservare il volo degli uccelli. Sapeva distinguerli e le piaceva ascoltare il loro canto. Sentì il rumore di zoccoli e si mise in piedi schermandosi gli occhi dal sole per riconoscere il cavaliere che si stava avvicinando.
Rimase delusa quando riconobbe sir Power, avrebbe voluto rivedere Oliver per sapere quando poteva accompagnarla al castello.
Buon pomeriggio, miss Eloise. Avrei bisogno di parlare con suo padre. Le disse senza tanti convenevoli.
Oggi è domenica, il giorno del riposo e mio padre non c’è. Può tornare domani. Le rispose.
L’uomo la osservava corrucciato. Quella mocciosa aveva il potere di innervosirlo. Ho urgente bisogno di ferrare tre cavalli che si sono feriti e i miei fabbri non hanno tutto il materiale che serve, vorrei comprare ferri e chiodi, ne siamo rimasti sprovvisti.
La ragazzina sorrideva dentro di sé, non gli avrebbe mai dato un bel niente. I nostri materiali sono per nostro uso, non sono in vendita. Gli rispose categorica. Se ne stava andando quando il cavaliere la sorprese con la sua richiesta. Allora venga al castello e ferri i miei cavalli, la pagherò molto generosamente.
Eloise si bloccò. Non vedeva l’ora di entrare oltre la muraglia che le impediva di vedere i lavori. Attese solo un attimo. Sarò pronta in due minuti.
Cavalcavano trottando fianco a fianco ma nessuno dei due parlava. Ci vollero due ore buone per raggiungere le stalle. Senza indugiare Eloise prese gli attrezzi e per due ore buone svolse il suo lavoro in modo impeccabile sotto gli occhi di sir Power.
Eloise era sudata e rossa in viso, le mani sporche e i capelli che le erano sfuggiti alla treccia, indossava dei semplici pantaloni sotto il ginocchio e una camiciola senza maniche. Nessuna delle donne che l’uomo conosceva si sarebbe mai mostrata in simile abbigliamento. La stava osservando da due ore e non si capacitava della bellezza di quella ragazzina. Gli venne l’istinto di farle una carezza ma sapeva bene che avrebbe assaggiato il suo pugnale se solo le si fosse avvicinato più del necessario. Estrasse la borsa con le monete e pagò per il lavoro.
Un cavallo arrivò al galoppo ed Eloise riconobbe Oliver. Gli sorrise. Buon pomeriggio Oliver, felice di vederti. Il nuovo arrivato scese da cavallo e le fece un ridicolo inchino. I due risero come se si conoscessero da sempre o come ci fosse qualcosa fra loro.
Sir Power li osservava e sentiva montare rabbia dentro di sé. Cercò di trattenere quello che provava. Deve dirmi qualcosa, sir Oliver? Gli chiese in tono secco. I due si erano dimenticati di lui e alzarono contemporaneamente lo sguardo. Non sfuggì loro la fronte corrucciata e le labbra serrate del cavaliere.
Sono venuto a cercarla, sono una guardia addetta alla sua sicurezza e lei si è allontanato senza avvisare nessuno. L’accompagno al castello. Gli disse.
Ci arrivo da solo al castello. Spronò il cavallo e si allontanò.
Lo osservarono allontanarsi come se fosse inseguito.
La muraglia non distava molto e la ragazzina la osservava con sguardo penetrante, come se potesse trapassare con gli occhi quei blocchi di pietra che delimitavano una vasta zona.
Ancora non posso portarti oltre le mura, non ho ancora chiesto il permesso e non ho più avuto nemmeno un giorno libero. Non ho dimenticato la mia promessa e molto presto ti porterò di là. Le disse vedendo la delusione sul volto della ragazzina.
Questa notte i lamenti del fantasma hanno tenuto svegli un sacco di persone, tu li hai sentiti? Le chiese l’uomo.
Io li sento sempre. Mi entrano nella testa e a volte ho l’impressione che il Fantasma Rosa voglia parlarmi, ma ancora non riesco a capirla. Ma sento che è molto triste, o arrabbiata, o delusa. Gli rispose bisbigliando.
Il sole stava tramontando e lei aveva parecchia strada per tornare a casa. Oliver non poteva accompagnarla e gli dispiaceva lasciarla tornare da sola.
Conosco la strada, non ti preoccupare. Vai dal tuo padrone. Salì in sella a Beatrice e la spinse al galoppo, voleva allontanarsi da quel posto il più in fretta possibile.
Oliver rimase a guardare finchè non scomparve alla sua vista. Un vero cavaliere non l’avrebbe lasciata tornare da sola, e solo perché non era una dama della corte del re non doveva essere trattata in quel modo. Si risentì parecchio con se stesso ma non aveva ancora finito il suo turno di guardia.
Imprecò fra i denti e raggiunse il castello. Aveva qualcosa da rimproverare al suo padrone. Una fanciulla non si poteva trattare così!

foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

giovedì 20 settembre 2018

ELOISE


ELOISE

P. VENTISEI E VENTISETTE




Nella grotta umida arrivava l’ululato del vento. Era il primo temporale estivo, anche se la vera estate sarebbe arrivata di lì a poco. I due occupanti stavano in silenzio mentre i cavalli scalpitavano e si agitavano ad ogni tuono.
Vorrei presentarmi se me lo permette. Esordì l’uomo. Mi chiamo Oliver Stannon e lavoro per sir Power, so che lo conosce. Posso sapere il suo nome? Le chiese gentilmente.
Eloise stringeva il pugnale che teneva in vita. Mi chiamo Eloise e sono la figlia del fabbro. E non aggiunse altro.
Fuori il temporale infuriava con un’intensità incredibile. Era sempre così con i temporali estivi e i primi della stagione erano i peggiori.
Il tempo passava lentamente nel silenzio interrotto solo dai suoni della natura.
L’uomo osservava la ragazzina cercando di non essere troppo invadente, aveva capito che lei non aveva nessuna voglia di parlare con lui. Si accorse che aveva cominciato a tremare, era ancora fradicia e i vestiti le si appiccicavano addosso mentre l’aria fredda entrava dall’apertura. I lunghi capelli scendevano attorcigliati mentre lei cercava di raccoglierli con le mani che le tremavano.
Oliver si alzò e prese dalla sacca una coperta. Dovrebbe togliersi gli abiti bagnati o si prenderà un accidente. Prenda, io non guarderò mentre si spoglia e si copre con la coperta. Gliela portò e si allontanò come aveva promesso.
Eloise non si fidava ma era ghiacciata e fradicia e il tremore non accennava a diminuire. Non lasciò il pugnale mentre si spogliava e si avvolgeva la coperta, un po’ di calore le ridiede anche un po’ di colore al viso, anche se non riusciva a smettere di tremare. Si può voltare ora, se vuole. Gli disse battendo i denti. Si sedette contro la parete cercando di trattenere tutto il calore che poteva.
Ho saputo che si è scontrata con le guardie del castello. Posso sapere a che proposito? Chiese quasi non curante.
Il suo padrone, sir Power mi ha proibito di mettere piede sia al castello che nei dintorni e loro hanno eseguito i suoi ordini. Volevo solo parlare coi responsabili dei lavori, ma ora è tutto inutile. Gli rispose rassegnata.
Può dirlo a me, le assicuro che posso fare qualcosa. Ribadì l’uomo.
Eloise lo osservava, la luce era scarsa e lei non riusciva a vederlo bene in volto. Fuori la bufera cominciava a placarsi. Lei sospirò aspettando il momento di uscire sotto il sole.
La pioggia e il vento erano cessati ma il cielo rimaneva nuvoloso. Doveva tornare a casa ma era talmente intirizzita che non riusciva a muovere le gambe.
Oliver si alzò e le si avvicinò. Sarà meglio se l’accompagno a casa o si farà buio. Le disse allungandole la mano. Eloise sentiva tutto il corpo tremare e non riusciva a non battere i denti. Capì che aveva bisogno di aiuto. Si alzò avvolta dalla coperta e raccolse i suoi vestiti infilandoli nella sella. Prese le redini di Beatrice e uscì dalla grotta seguita dall’uomo.
Alzò gli occhi al cielo e maledisse le nuvole che coprivano il sole, sentiva un freddo intenso nelle ossa.
Oliver non le staccava gli occhi da dosso. Le si avvicinò. Si fidi di me, miss Eloise, le prometto che la porto a casa, le do la mia parola che voglio solo aiutarla.
Eloise capì che non poteva rifiutare. Salirono sul cavallo dell’uomo, Oliver teneva Eloise davanti a sé, sentiva i brividi della ragazza ma nemmeno un lamento uscì dalle sue labbra. I corpi erano vicini e si scaldavano a vicenda, mai la ragazzina era stata così vicino ad un uomo e cercava di stare eretta ben sapendo che il contatto era inevitabile.
Non parlarono durante il tragitto. Oliver assorbiva il profumo di rosa intriso nei capelli della ragazzina. Era un corpo in esplosione e lei nemmeno se ne accorgeva.
Si comportò da vero gentiluomo e quando raggiunse la casa dei suoi genitori li vide fuori ad aspettarli, li avevano visti arrivare.
Tom prese le redini di Beatrice e Rose accolse sua figlia fra le braccia. Alzò il viso ad incontrare lo sguardo del cavaliere e, faticosamente riuscì a ringraziarlo.
Oliver li salutò, girò il cavallo e tornò al castello. Aveva nella mente il viso della ragazzina, c’era qualcosa di particolare e ancora non riusciva a capire che cosa lo avesse colpito a quel modo, dopotutto aveva posseduto donne di diverso rango ed età, ma questa era davvero speciale. Conquisterò la tua fiducia. Pensò, mentre galoppava.
Rose preparò un bagno di acqua calda e vi adagiò la figlia, cercò di farle recuperare quel calore che aveva perso. L’aiutò a mettersi sotto le coperte e la lasciò riposare.
Oliver raggiunse la baracca di sir Power che era con gli altri suoi compagni.
Alla buon’ora! Credevo di dover mandare qualcuno a cercarti! Lo accolse il suo capo. Lui non rispose, si servì del vino e si sedette con loro.
Hai saputo qualcosa? Andò dritto al punto sir Power. Sei stato assente a lungo! Aggiunse.
La mia assenza è stata proficua. Ora so perché la tua gente ce l’ha con te, avresti dovuto dar retta ad Eloise, o almeno ascoltarla. Gli rispose.
Sir Power gli lanciò uno sguardo di fuoco. Hai conosciuto la mocciosa? Volle sapere.



Oliver bevve prima di rispondere. Il modo in cui il suo capo aveva apostrofato Eloise lo aveva contrariato, cercò di riprendere il controllo. Sì, ho conosciuto miss Eloise e ho cercato di parlarle, lei non mi ha detto una parola ma quello che interessa l’ho saputo nei vari villaggi. Pare che qui viva un fantasma e la ragazzina sembra avere un contatto diretto, io non lo sapevo ma lei, sir Power ne era al corrente. Ultimamente i lamenti di questo fantasma che la gente del posto chiama il Fantasma Rosa ha fatto il giro di tutti i villaggi. Pur non potendo uscire da questi ruderi i suoi lamenti sono arrivati davvero molto lontano, e tutto per i lavori che si stanno eseguendo. Riferì Oliver.
Sono tutte stupidaggini! Questo è il mio castello e se davvero è abitato da un fantasma, beh! Dovrà farsene una ragione e sloggiare. Rispose piuttosto risentito.
Il castello è suo, le terre sono sue, i contadini sono suoi ma non può pensare di possederne anche le usanze e la loro anima! Io ho portato a termine il mio compito, le decisioni spettano al padrone di tutto! Ribadì piuttosto risentito Oliver.
Scese il silenzio. Era innegabile che sir Power era molto risentito e nessuno fiatava. Anche loro la notte precedente avevano udito i lamenti del fantasma, possibile che il loro capo fosse l’unico a non averli sentiti?
Tornate ai vostri compiti. Disse brusco. Le sue guardie uscirono scambiandosi sguardi interrogativi. Oliver era stanco, era stato via due giorni e non vedeva l’ora di sdraiarsi per riposare. Raggiunse la baracca che divideva con gli altri e cadde sulla sua branda addormentandosi quasi all’istante, non prima che il volto della ragazzina e il calore del suo corpo così vicino al suo non tornasse ad allietargli la mente.
Eloise, per la prima volta nella sua vita si ammalò. La febbre le bruciava il corpo e dalla sua bocca uscivano frasi senza senso. Sua madre non la lasciava nemmeno un minuto e, dal delirio di sua figlia capì tante cose che fino ad allora aveva solo sospettato. Ci volle una settimana prima che la ragazzina si alzasse dal letto. Non si era mai sentita così debole. Sua madre la obbligava a mangiare e, finalmente dopo alcuni giorni aveva recuperato le forze se non il colorito.
Erano passate due settimane e, finalmente si poteva dire che Eloise fosse guarita. Suo padre le aveva proibito di andare a bottega, anche se la sua mancanza si faceva sentire, ma lui fu irremovibile.
Oliver raggiunse la casa del fabbro e Rose lo aspettava fuori dalla porta. Buongiorno signora, sono passato a chiedere se miss Eloise sta bene. La donna gli sorrise e, con fatica gli rispose ora si è ripresa, la ringrazio ancora per avercela riportata. Se le vuole parlare la può raggiungere su quel sentiero, è uscita per una passeggiata. Lasci il cavallo qui se vuole.
Raggiunse la ragazzina che si era inoltrata in un boschetto. Sentendo i passi lei si voltò e, per pura cortesia si fermò ad aspettarlo. L’uomo si accorse dello sguardo poco amichevole ma fece un sorriso e la raggiunse.
Buongiorno, miss Eloise. Ero preoccupato per lei ma vedo che sta bene. Esordì l’uomo.
La ragazza non aveva voglia di parlare con nessuno ma gli doveva della riconoscenza. Sto bene, so che non ho avuto modo di ringraziarla e lo faccio ora. Non c’era bisogno che venisse fin qui, credo che abbia altro da fare. Sempre diretta, come al solito.
Oliver cominciava a conoscerla e aveva capito che non sarebbe stato facile conquistare la sua fiducia, ma c’era un argomento che doveva trattare con lei.
Le devo parlare, miss Eloise, può fermarsi? Le chiese gentilmente.
Si sedettero su un masso, vicini ma senza mai sfiorarsi. Il profumo di rosa era delicato ma si sentiva come se fossero circondati da un roseto.
Vorrei sapere cosa intendeva dire ai responsabili dei lavori, le assicuro che mi interessa davvero. Il suo tono era sempre gentile, quella ragazza avrebbe impiegato nemmeno mezzo minuto a lasciarlo nel boschetto se solo avesse sospettato che non era sincero.
Lei lo guardò dritto negli occhi. Non gli era mai capitato che una ragazzina di nemmeno quattordici anni gli incutesse tanta soggezione. Forse era la sua straordinaria bellezza, il suo acerbo fascino e si rese conto che gli sarebbe bastato poco per innamorarsi di lei. Tenne per sé i suoi pensieri ed attese che si decidesse a parlare.
Volevo solo dire a quei signori che c’è un posto, fra quelle rovine che andrebbe preservato. Loro hanno il potere e la capacità per farlo e lei ne sarebbe stata contenta. Sir Oliver, il Fantasma Rosa se ne andrà un giorno dal castello ma solo alle sue condizioni. Non aggiunse altro.
Oliver sapeva che quella ragazzina usava le parole con estrema parsimonia, al contrario delle sue coetanee non si curava del proprio aspetto, diceva sempre quello che pensava e non aveva paura di affrontare nemmeno il padrone del castello e delle Terre. Era una ragazzina unica, e non consapevole delle sue qualità.
E se l’accompagnassi io al castello? Potrebbe dire a me quello che si deve fare, ed io le prometto che farò tutto quello che è in mio potere per riuscirci, ma devo prima sapere di cosa si tratta. Le rispose.
Torniamo a casa, le mostro una cosa. Gli disse. E con estrema semplicità lo prese per mano e ritornarono a casa.
Possibile che non si renda conto dell’emozione che mi trasmette? Pensò Oliver. Non si fece problemi ad essere visto in atteggiamento così intimo.
Raggiunsero la casa ed entrarono. Mi aspetti qui. Gli disse semplicemente.




 foto dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

mercoledì 19 settembre 2018

ELOISE


ELOISE

P. VENTIRE E VENTIQUATTRO





Cavalcavano silenziosi, ognuno di loro aveva un motivo personale per arrivare in fretta.
Sostarono per la notte, mangiando quello che avevano nelle sacche, i quattro uomini aspettavano che il loro capo parlasse.
Sir Power li chiamò più vicini a sé. Oliver, Allen, Leroi, Steven vi comunico che da questo momento siete la mia guardia personale. La mia fiducia è riposta solo in voi e avete la mia vita nelle vostre mani. Dovrete fare attenzione e aiutarmi a tenere tutto sotto controllo, ho paura che il pericolo non sia rimasto a palazzo reale. Finchè non scoprirò il motivo e il mandante di chi mi vuole morto non possiamo abbassare le difese. Sta a voi organizzare i turni di guardia, riferirete solo a me. Avete capito? Disse loro con fare serio. I suoi uomini assentirono. Allen sarà il vostro capitano ma ognuno di voi avrà grandi responsabilità. Aggiunse.
Non servivano altre parole, si distesero per dormire.
Era metà maggio quando arrivarono sulla terra di sir Power. Era una mattina luminosa, senza nuvole. Il viaggio era proseguito senza intoppi e, finalmente erano quasi arrivati al castello.
In lontananza si vedevano spire di fumo salire dal villaggio di baracche. I cinque uomini spronarono i cavalli per coprire l’ultimo tratto il più veloce possibile.
Finalmente, arrivarono in prossimità del castello. Si fermarono stupiti. La muraglia difensiva era quasi terminata. Parecchi uomini stavano lavorando alacremente e, per la prima volta, sir Power entrò nel suo castello dalla volta principale, che ancora non aveva il portone. Sentì una forte emozione mentre osservava gli uomini al lavoro, il re aveva mantenuto la parola, come sempre, e i lavori erano molto più avanti di quello che si aspettava.
In sella al suo cavallo osservava con estrema fierezza la sua proprietà e anelava il momento in cui fosse pronta ad accogliere la sua sposa.
Lasciò liberi i suoi uomini, che sapevano cosa fare e raggiunse la baracca dei responsabili dei lavori. Erano tre uomini piuttosto giovani ma con esperienza e capacità, furono felici di rivedere il loro capo, avevano parecchie questioni da sottoporgli. La giornata terminò che lui non aveva ancora raggiunto la sua baracca. Stanco ma felice si sdraiò sulla branda e si addormentò davvero soddisfatto.
Ci vollero alcuni giorni prima che potesse lasciare i lavori e uscire in perlustrazione nel suo territorio. Due dei suoi uomini lo accompagnavano. I campi erano stati lavorati con estrema perizia e decise di lasciare liberi i contadini di continuare senza ordini e senza costrizioni. Si fidava di quella gente, la sua gente.
La vide per primo. Su una lieve altura la ragazzina era in groppa alla sua cavalla nera. Era ferma e aveva lo sguardo puntato al castello. Gli sarebbe piaciuto immensamente sapere cosa le passava per la mente. Incurante del divieto era sul suo territorio ma lei, nonostante lo avesse visto e riconosciuto non abbandonava la sua postazione. I suoi uomini lo guardavano aspettando un ordine, ci sarebbe voluto poco per allontanarla. Rimanete qui, vado da lei, e ci vado da solo. Disse loro mentre già si allontanava.
Mentre le si avvicinava notò i capelli spettinati e il viso arrossato, doveva essere arrivata da poco. Affiancò il suo cavallo a quello della ragazzina mentre lei non aveva ancora distolto lo sguardo dal castello.
Buongiorno, Eloise. Sei ancora entro i confini che ti sono preclusi, lo sai vero? Le disse in finto tono mieloso.
La ragazzina non rispose e rimase a fissare in lontananza il castello, che ormai non si vedeva più da quando la muraglia era stata costruita.
L’uomo la osservava, avrebbe pagato per leggerle nei pensieri, poi si accorse delle lacrime che le rigavano le guance e si intenerì, dopo tutto era poco più di una bambina.
Qualcosa ti turba, ragazzina? Le chiese in modo educato. Lei girò il viso e lo fulminò con lo sguardo. Fu come ricevere una stilettata per l’uomo che non si aspettava un simile trattamento. La guardò con occhi spalancati, dio ma quanto tempo era che non la vedeva? Possibile che in così poco tempo fosse così cambiata? Ora erano occhi di uomo che osservavano una fanciulla nel pieno della sua giovinezza e sentì uno strappo al cuore, doveva ammetterlo: era bellissima.
Era turbato, anche se non ne capiva il motivo. Come la volta precedente, la ragazzina girò il cavallo, gli passò vicino per andarsene, ma prima di allontanarsi, si voltò che tu sia maledetto, sir Power.
Spronò Beatrice e partì al galoppo con i capelli al vento. Il cavaliere rimase qualche attimo come sospeso poi spronò il suo cavallo e cercò di raggiungerla. Non fu facile riuscire ad affiancare Beatrice, Eloise era davvero un’ottima cavallerizza. Riuscì a bloccarla, scese da cavallo e prese le redini della cavalla nera.
Era arrabbiato, con se stesso e con lei che lo aveva maledetto, aveva il diritto di conoscerne il motivo. Eloise ansimava dalla corsa frenetica e cercava di strattonare la cavalla per allontanarsi dall’uomo che aveva cominciato ad odiare.
Si può sapere che ti prende, ragazzina? Che modi sono? Le disse arrabbiato.
Lo sguardo di Eloise era come fuoco vivo, se fosse stata una strega l’uomo sarebbe morto incenerito all’istante e lui se ne rese conto.
La stai facendo soffrire. Gli disse soltanto. E con un ultimo strattone liberò le briglie e galoppò velocemente verso casa.





Il cavaliere risalì in sella con la mente in subbuglio. Non si capacitava di quanto era appena successo. Era vero che non avevano mai legato, ma lui era un uomo e lei una bambina. Si soffermò col pensiero su Eloise, doveva ammetterlo che non era più una bambina, ma una splendida fanciulla che stava sbocciando ed era davvero molto bella.
Immerso nei suoi pensieri raggiunse i suoi uomini e continuarono la loro perlustrazione.
Molti contadini, sia uomini che donne lavoravano la terra con passione e i frutti che raccoglievano erano lì a dimostrare quanto quella gente amasse il territorio. Si accorse che mentre passava le chiacchiere venivano interrotte, e se non fosse stato per gli sguardi poco amichevoli che riceveva non ci avrebbe fatto caso.
Chiese ai suoi uomini di raggiungerlo nella sua baracca. Versò per tutti una coppa di vino. Credo che vi siate accorti che non abbiamo ricevuto una buona accoglienza, e quello che mi ha detto quella mocciosa mi ha fatto riflettere. C’è qualcosa che non va ed io non voglio turbare la mia gente senza saperne nemmeno il motivo, voglio che siano liberi e felici per quanto posso loro concedere. Oliver, tu sei il più estroverso di tutti, va nei villaggi e cerca di capire quello che succede. Sono sicuro che tornerai con la risposta. Ora al lavoro.  E li congedò.
Sir Power raggiunse i responsabili dei lavori e aggiunse delle variazione ai disegni che gli avevano sottoposto. Uscì e si diresse al pozzo dove Eloise aveva fatto cadere qualcosa ma ormai non lo poteva più recuperare. Era ubicato in mezzo ad un piccolo pezzo di terra incolta e doveva essere abbattuto e chiuso per far posto ad altro. In quel momento sentì il profumo di rosa e si rammentò del fantasma. Alzò lo sguardo sulle rovine che lo circondavano e gli parve di vedere qualcosa, era impossibile che, se davvero esisteva un fantasma si sarebbe fatto vedere di giorno, e poi lui non ci credeva proprio.
Nella bottega del fabbro il lavoro non mancava, era il periodo di maggior lavoro e per tutta l’estate sarebbe stato così. Eloise stava ferrando un cavallo e il sudore le scendeva copioso. Indossava una camicia senza maniche e pantaloni sotto al ginocchio quando entrò Oliver.
Tom lo raggiunse, era un forestiero e loro avevano sempre timore di chi non conoscevano. Il nuovo venuto si presentò e chiese dove trovare una taverna, si guardò intorno senza dare nell’occhio e se ne andò.
Ad Oliver non era sfuggito niente, la ragazzina non lo aveva degnato di uno sguardo ma lui l’aveva osservata bene, si era accorto della bellezza acerba che stava germogliando, decise che sarebbe tornato ancora nei paraggi, era la prima ragazza che vedeva in quel posto e gli sarebbe piaciuto conoscerla meglio.
Rose chiamò sua figlia e gli altri, aveva preparato una bibita fresca per tutti e un dolce. Chi era lo straniero? Chiese al marito. Un uomo di sir Power, cercava solo la taverna. Le rispose. Eloise mangiava in silenzio, suo padre e sua madre non capivano più la loro figlia, da un po’ di tempo era taciturna più del solito, avrebbe avuto bisogno di trovare qualche amica o amico, qualcuno con cui passare del tempo, invece lei quando aveva del tempo libero sellava Beatrice e spariva per delle ore. Ormai avevano smesso di preoccuparsi per lei anche se sua madre capiva che c’era qualcosa che la turbava.
Trascorsero alcuni giorni prima che Eloise avesse il permesso di andarsene con Beatrice. Era giorno di festa e tutti lo rispettavano.
Andava al passo in sella alla cavalla, faceva caldo e non c’era nessuno in giro, tutti amavano stare nelle proprie case al fresco ogni volta che potevano. Raggiunse uno dei suoi posti preferiti, una piccola ansa del fiume dove l’acqua era bassa e limpida. Era nascosta al sentiero da alberi folti e raggiungerla era difficoltoso, per questo doveva tenere Beatrice per le briglie e andare a piedi. Lasciò la cavalla, si tolse le scarpe e immerse i piedi nell’acqua. Era davvero piacevole, incurante di tutto si sedette nell’acqua e si sdraiò, lasciando che i capelli seguissero il suo leggero ondeggiare. Aveva gli occhi chiusi. Pensava a quello che era successo durante i lavori al castello. Si irrigidì pensando al padrone di quel posto che non aveva rispetto per niente, lei ci aveva provato a parlare con i responsabili ma non aveva mai potuto nemmeno raggiungerli, era sempre stata respinta, e l’ultima volta le guardie l’avevano insultata e strattonata. Erano gli ordini del loro padrone, lei lo sapeva, le aveva proibito di mettere piedi vicino al castello, ma lei non lo aveva ascoltato.
Ora si limitava ad osservare dall’altura dove lui l’aveva scoperta, non riusciva più a distinguere niente dei ruderi che l’avevano accolta da piccola e che aveva imparato a conoscere col tempo. Il fantasma aveva bisogno di essere protetto, ma nessuno la voleva ascoltare, così che spesso, di notte tutti i villaggi nei dintorni, sebbene distanti ne sentivano i lamenti, e lei più di tutti.
Si accorse che un’ombra aveva oscurato il cielo. Aprì gli occhi e vide grosse nuvole che arrivavano quasi correndo. In distanza si vedevano già i lampi e i tuoni arrivavano soffusi.
Si rialzò bagnata fradicia, raggiunse la riva sassosa e cercò di strizzare l’acqua dai vestiti. Un vento piuttosto freddo le fece venire la pelle d’oca. Raggiunse Beatrice e le salì in groppa, non avrebbe fatto in tempo a raggiungere casa ma sapeva dove potersi riparare.
La grotta verde, così chiamata per le pareti ricoperte di muschio era poco distante, la raggiunse ed entrò con la cavalla, avrebbero atteso che il temporale passasse.
Dall’apertura si sentiva il vento ululare e la pioggia battere con forza contro la roccia. La sorprese vedere entrare un uomo a cavallo, lo riconobbe appena scese dalla sella. Era l’uomo di sir Power che aveva chiesto informazioni a suo padre.
Chiedo scusa, signorina, ma fuori sembra che si sia scatenato l’inferno. Le disse gentilmente.
C’è posto anche per lei, ma non si avvicini. Le rispose.
L’uomo le sorrise e si sedette al lato opposto.

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