martedì 17 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantotto






Katrin si sentiva agitata davanti allo sguardo attento e benevolo di suo nonno.
Fra una settimana ci sarà un grande ricevimento, il primo dopo tanto tempo in questa residenza, sarà il tuo ingresso in società. Tutti sapranno chi sei. Il vecchio osservava il viso assorto della nipote. Poi inizierai il tuo nuovo ruolo: avrai tempo per viaggiare e conoscere persone e posti. Assisterai a lezioni di vario genere e imparerai tutto quello che c’è da sapere sulla conduzione del patrimonio Sheppard. Conoscendo la tua passione per le armi mi sono preso il permesso di scegliere un paio di maestri d’armi che, oltre che ad essere le tue guardie del corpo personali potranno allenarti quando avrai tempo per loro. Avrai al tuo seguito istitutrici, insegnanti, cameriere e un capo delegazione che ha tutte le mie istruzioni e che si terrà in contatto con me. Avrai molti impegni, mia cara. L’aggiornò il nonno.
Katrin era sbalordita. Tu non verrai con me, nonno? Gli chiese speranzosa.
No, mia cara. Io rimango al mio posto, pronto a cederti il comando quando sarai pronta e tornerai. Le rispose.
Dovrò rimanere lontana a lungo? Non si capacitava di quello che suo nonno aveva programmato per lei.
Il vecchio signore le strinse la mano. In un paio d’anni sarà tutto finito, e per il tuo diciottesimo compleanno ti prometto una grande festa qui o al castello. Mi mancherai immensamente, ma è la cosa giusta da fare. Le rispose cercando di mantenere un sorriso.
Ancora una volta la sua vita veniva sconvolta, ancora una volta doveva osservare le regole che il suo nome le imponeva. Non poteva deludere suo nonno, non dopo tutto quello che le stava dando e la fiducia che le dimostrava. Non era quello che lei avrebbe desiderato per la sua vita, ma sapeva di non poter fare diversamente.
Ti prometto, nonno, che farò di tutto per non deluderti. Mi mancherai. Gli rispose sforzandosi di mantenere gli occhi asciutti.
Io ne sono sicuro, mia cara. Le rispose abbracciandola.
I giorni prima del ricevimento furono frenetici, c’erano abiti da provare, passi di danza da ripassare, acconciature da sperimentare, poi, finalmente anche il giorno del grande ricevimento arrivò.
Katrin era bellissima. Nel suo abito piuttosto semplice, con i capelli alzati sul capo e un leggero trucco era davvero splendida.
Era pronta per scendere nel salone, dove già alcuni musicisti stavano suonando un leggero sottofondo e gli ospiti erano già arrivati. Prese un grosso respiro e uscì dalla sua stanza. Il mormorio della sala si interruppe quando iniziò a scendere le scale e tutti gli occhi si puntarono su di lei. La maggior parte dei presenti la vedeva per la prima volta e molti di loro invidiavano la sua fortuna, così come molte signore agghindate con gioielli e abiti favolosi la invidiarono immediatamente per la sua bellezza e la giovinezza.
Suo nonno l’aspettava in fondo alla scalinata. Le baciò la mano. Sei semplicemente meravigliosa, mia cara. Le sussurrò.
Nonno e nipote raggiunsero il centro dell’immenso salone illuminato. La musica cessò e si fece silenzio.
Signore e signori, sono davvero felice di avervi miei ospiti. Oggi, mia nipote lady Katrin Semple Sheppard fa il suo ingrasso in società. Lei è il futuro della mia casata. Le fece un inchino che lei ricambiò.
Che i festeggiamenti abbiano inizio. Disse il lord. E i camerieri ripresero a girare fra gli ospiti con vassoi di bicchieri e di cibo sopraffino. Al buffet non mancava niente.
Lord Sheppard era fiero di presentare ai presenti sua nipote. Non ne dimenticava nessuno, ognuno di loro era personaggio importante e influente e Katrin cercò di ricordare il nome e il lavoro di tutti.
Ci volle parecchio tempo, poi finalmente le danze ebbero inizio. Lord Sheppard e Katrin si misero al centro del salone e cominciarono a danzare.
Da quel momento non ci fu un attimo di tregua per Katrin. Passarono due ore e lei non aveva ancora smesso di sorridere e ballare con tanti giovanotti o uomini attempati.
Posso avere l’onore? Si sentì dire mentre volteggiava con un appesantito lord che non vedeva l’ora di rimettersi a sedere.
Fu una piacevole sorpresa trovarsi fra le braccia di Robin. I suoi occhi risplendevano dalla sorpresa e dalla felicità. La vedo un po’ stanca, lady Katrin? Ha perso l’allenamento? Le chiese. Sto morendo di fame. Gli rispose.
Danzando e volteggiando la condusse in un séparé. Non si muova da qui o dovrò sfidare a duello qualcuno. Torno subito. E corse a prendere due piatti di cibo.
Finalmente si stava riposando e mangiando con qualcuno che conosceva.
Le faccio i miei complimenti, lady Katrin, questa sera è davvero bellissima. Le disse serio. La ringrazio, sir Robin. Che ci fa qui? Volle sapere. Non potevo perdermi questo evento. Stavano ancora parlando fra loro quando un’ombra oscurò la luce del séparé.
Alzarono gli occhi contemporaneamente. Cristofer fece un inchino. Buona sera lady Katrin, suo padre le manda i suoi saluti e si dispiace di non essere potuto venire. Ha mandato me al suo posto, insieme a mia madre le facciamo tante felicitazioni per il nuovo ruolo che l’aspetta. Le disse. Posso avere l’onore di un ballo? Continuò.
Katrin aveva perso il sorriso. Non mi va di ballare con lei, sir Cristofer. L’uomo si abbassò per baciarle la mano ma lei la ritrasse. Avvicinò il suo viso a quello della ragazza e le bisbigliò so tutto, figlia di nessuno, e mio padre mi ha riconosciuto come suo figlio legittimo. Alzò la voce, volevo solo farglielo sapere. Le fece un inchino e si allontanò.

immagine dal web - diritti e proprietà riservati di Milena Ziletti

lunedì 16 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantasette






Erano giorni felici quelli che trascorse prima della partenza. Mancava ancora una settimana, il suo guardaroba era stato sistemato in due bauli e tutto era pronto per cominciare.
Robin la vide seduta sotto un grande salice. Si fermò ad osservarla, era assorta e, sicura di non essere vista aveva lasciato che il suo viso riflettesse le sue emozioni. Lui le si sedette accanto e lei lo osservò, seria come non lo era mai stata.
Qualcosa la preoccupa, lady Katrin? Le chiese gentilmente.
La ragazza aprì gli occhi e per alcuni istanti osservò il viso di Robin. Era davvero un bel ragazzo, anzi ormai era un uomo anche se non aveva perso il suo modo spesso sbarazzino e beffardo di prendersi gioco di lei. Sospirò. Tutto mi preoccupa. Non voglio deludere mio nonno ma credo che lui nutra più fiducia di me nelle mie capacità. Tutto questo non posso negare che mi turba. Gli rispose.
Lei sarà una grande lady, io la conosco bene e so di cosa è capace. Lei sa lottare e conosce la differenza fra il bene e il male. Ha sofferto, e questo le sarà di aiuto quando toccherà a lei prendere le redini di quello che l’aspetta. Suo nonno non si sbaglia sul suo conto, e nemmeno io. Lei è troppo in gamba per lasciarsi sopraffare dai dubbi, resti se stessa e tutto andrà per il meglio. La rincuorò.
Aveva bisogno di sentirselo dire. Robin le aveva sempre e solo detto la verità, sapeva che non avrebbe mai mentito, nemmeno per lei. Le verrà con noi? Farà parte della nostra scorta? Gli chiese.
Mi è stata fatta la proposta, nessuna richiesta ufficiale, sta a me decidere. Le rispose pensieroso.
Verrà? Gli chiese speranzosa.
Lui osservava quel viso perfetto che contro ogni etichetta era abbronzato dal sole, era una ragazza davvero fuori dal comune, avrebbe voluto accompagnarla ma sapeva che sarebbe stato difficile per lui stare a guardare mentre entrava in società, conosceva nobili e gentiluomini che le avrebbero fatto la corte, avrebbe fatto il suo ingresso in un mondo che a lui era precluso, lui era un soldato. L’affetto che provava per lei si stava trasformando in qualcosa di più profondo e non poteva permetterlo.
Non le ho mai mentito, lady Katrin e non lo farò nemmeno ora. Non verrò con voi, ma le prometto che quando tornerà io sarò ancora qui, l’aspetterò, vada a conoscere il suo nuovo mondo, non ha più bisogno di me. Le rispose cercando di mantenere un tono leggero.
 Mi mancherà la sua compagnia, sir Robin, mi mancherà lei. E diede sfogo alle lacrime.
Robin le prese la mano fra le sue, sapeva che la ragazza stava dando sfogo a quello che aveva trattenuto fino a quel momento, e che aveva scelto proprio lui per starle accanto in quel frangente. Lasciò che si asciugasse le lacrime e che riprendesse il controllo.
Si goda la sua nuova avventura, lady Katrin. Le disse mentre si allontanava.
E giunse anche il giorno della partenza.
I bauli erano stati caricati su una carrozza ed erano partiti il giorno prima.
La prima tappa di nonno e nipote sarebbe stata la residenza di città degli Sheppard. Mentre i cavalli trainavano la carrozza fuori dal castello, Katrin si sporse dal finestrino per un ultimo sguardo al posto dove aveva trascorso i più bei giorni della sua vita. Una freccia le saettò davanti al viso e si conficcò nel tronco di un albero, Robin le mandava il suo saluto.
Sospirò e si mise comoda, suo nonno le prese una mano e sorrise soddisfatto. Aveva davanti un periodo intenso e faticoso ma quanto era felice.
La residenza di città lasciò Katrin senza fiato. Circondata da un parco meraviglioso che in quel periodo dell’anno rimandava tutto il suo splendore.
Erano lì da alcuni giorni e lei li stava trascorrendo da sola, suo nonno era fuori e al suo ritorno avrebbe conosciuto i piani per i prossimi mesi.
Le mancava l’allenamento con Alfred e Robin, ma intanto si teneva in allenamento con arco e frecce. Il pensiero di Robin le fece nascere un certo malessere, lo sconforto di non averlo al suo seguito, ma la certezza che lo avrebbe rivisto al suo ritorno. Cercava di non farsi sopraffare dall’ansia per quello che l’aspettava e le parole che le aveva detto il soldato le riecheggiavano spesso, e ne traeva il coraggio che le serviva.
Era tutto nuovo per lei, ma sapeva come comportarsi in ogni situazione. Le lezioni che aveva sopportato fin da bambina ora le tornavano utili e lei aveva promesso al nonno che non lo avrebbe deluso.
Finalmente lord Sheppard fece ritorno. Katrin lo stava aspettando e lo accolse con un abbraccio. Il vecchio se la strinse al petto e le baciò i capelli. Non sarai mai troppo grande per un abbraccio. Le sussurrò.
Entrarono tenendosi per mano. Era ora di conoscere i particolari di quello che doveva fare, finalmente.
Si ritirarono nello studio del vecchio signore, presero un tè, aspettarono di essere lasciati soli.
E’ ora di iniziare, mia cara. Le disse con un gran sorriso.


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venerdì 13 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantasei






I giorni passavano e lei si sentiva protetta, amata e finalmente libera e felice. In futuro avrebbe ricordato questi giorni, quelli prima del suo sedicesime compleanno, perché non ne avrebbe più avuti di simili, la vita le avrebbe riservato ancora troppe sorprese.
Alternava lezioni agli allenamenti, non era fatta per stare troppo seduta. Le mancava Robin, in quelle settimane si era resa conto che quel soldato le mancava in modo incredibile, il suo sorriso, il suo modo di fare, la sua serietà ma anche la sua ironia e, soprattutto si era resa conto di quanto la capisse e di come gli era affezionata. Desiderava ardentemente che tornasse e si chiese se davvero non le mancasse anche per qualcos’altro.
Arrivò anche il giorno del suo sedicesimo compleanno. Da parecchi giorni la servitù era impegnata coi preparativi e lei non vedeva l’ora di spezzare quella splendida prigionia.
Il ventiquattro giugno era una giornata di sole, l’aria profumava dei tanti fiori sparsi sulla lunga tavola preparata nel cortile, tutti erano stati invitati, anche le sguattere e i soldati, suo nonno l’avrebbe presentata per quello che era: lady Katrin Semple Sheppard.
L’allegria e la musica rallegravano la giornata. Katrin indossava uno splendido abito che le lasciava le spalle scoperte, era incantevole. Tante persone le lasciavano un regalo, un pensiero e lei sorrideva a tutti.
Alfred e Sara si lanciavano sguardi complici. Toccava a loro offrire il loro regalo. Katrin li abbracciò e si commosse, li considerava i suoi veri amici, gli unici che l’avevano sempre amata e difesa. Alfred le regalò uno splendido arco e frecce, intarsiato e fatto apposta per lei. Sara le regalò la cosa più preziosa che possedeva, un piccolo anello che le aveva lasciato sua madre. Sancivano, se ancora ce ne fosse stato bisogno il loro legame, il loro affetto.
Sentirono arrivare un cavallo al galoppo. Robin arrivò e lasciò il cavallo, corse da Katrin. Mia signora, buon compleanno. Le disse consegnandole un involucro. Katrin l’aprì e gli occhi le si inumidirono. Nel pacchetto c’era una delle sbarre che avevano tolto alla sua prigione nella torre. Perché questo le ricordi, lady Katrin che nessuna prigione è per sempre, e che la libertà non ha valore. Le disse con fare serio come non aveva mai fatto. E poi, continuò il soldato, ci sono io, il regalo più bello di tutta la festa. Aggiunse col suo solito fare ironico e beffardo. Si goda la sua festa, lady Katrin, perché io sono tornato e voglio vedere come se l’è cavata con Alfred. Le fece un delizioso inchino e si allontanò, lasciandola ai suoi festeggiamenti.
I festeggiamenti continuarono fino al calar del sole. Le torce erano state accese e sulle tavole non mancava niente.
La luna rischiarava la sera e lord Sheppard si alzò in piedi e chiese silenzio. Ringrazio tutti voi per l’affetto che avete dimostrato a mia nipote, lady Katrin Semple Sheppard. Da oggi rientra a tutti gli effetti nella famiglia Sheppard e avrà l’onere e l’onore di far prosperare il mio nome. La sua adorata madre, mia figlia, sono certo che veglierà su di lei, e sono altrettanto certo che lady Katrin non deluderà le mie aspettative, e le vostre. Da lei dipenderà la prosperità e la continuità della dinastia Sheppard. Brindiamo a lei e al suo radioso futuro.
Tutti i presenti alzarono i calici e brindarono a Katrin.
La festa continuò per tutta la notte. La ragazza ballò con chiunque glielo chiedesse anche se la stanchezza si faceva sentire.
Vuole concedermi un ballo, lady Katrin? Le chiese Robin. Iniziarono a ballare fino a che, il soldato le baciò la mano e la lasciò al tavolo di suo nonno.
Sei felice, mia cara? Le chiese il vecchio signore.
Felice e spaventata. Gli rispose.
Le giornate ripresero il loro ritmo. L’estate era arrivata e i lavori si susseguivano senza tregue. Katrin e Robin avevano ricominciato a duellare e allenarsi.
Era la fine di luglio e il caldo era davvero insopportabile. Katrin e Sara si erano ritirate nella stanza della ragazza con della limonata fresca. Bussarono e lord Sheppard entrò sorridendo. Tutti potevano vedere come fosse ringiovanito da quando sua nipote era venuta a stare da lui.
Puoi lasciarci soli, Sara?  Chiese gentilmente l’uomo.
I due rimasero in silenzio per qualche istante. Ti devo parlare, mia cara. Le disse.
Lo so, nonno, ti aspettavo. Gli rispose.
Rimasero a lungo a parlare. Il vecchio signore le spiegò quello che l’aspettava per i prossimi due anni almeno. Sarebbero partiti e avrebbe preso conoscenza delle proprietà Sheppard, lei sarebbe stata presentata in società, avrebbe preso lezioni dai più grandi banchieri e finanzieri, avrebbe imparato tutto quello che serviva per prendere possesso del timone di ogni cosa.
Nonno, tu nutri per me una grande considerazione, io cercherò di non deluderti e ti prometto che farò del mio meglio per riuscirci, ma voglio che tu sappia che lo faccio solo per te, per il grande amore che nutro nei tuoi confronti. Le disse.
Io sono sicuro che riuscirai in ogni ambito, ti ho osservata, ti conosco e sarai una grande lady Sheppard. Le rispose prendendole la mano nelle sue. Preparati, partiremo all’inizio di settembre e vivrai una nuova avventura. Aggiunse fiero di quella ragazza.

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giovedì 12 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantacinque






Fecero colazione e Katrin indossò un semplice abito. Il colorito del suo viso era ancora troppo pallido ma si sarebbe ripresa presto.
Suo nonno l’aspettava fuori dallo studio, era troppo impaziente di rivederla per aspettarla all’interno.
La ragazza gli corse fra le braccia. Sono felice di essere qui, nonno. Gli disse mentre lo stringeva. L’uomo sentiva il corpo sottile di sua nipote e la strinse a sua volta. Entrarono nello studio e si sedettero vicini. Passarono pochi istanti prima che Katrin facesse le sue domande. Cos’è successo a mio padre, nonno? Sembrava impazzito e non gli interessava della mia vita. Io non capisco!
A tuo padre, a lord Semple non è mai interessato niente né di te né di tua madre, la mia adorata figlia. Lui è sempre stato interessato solamente al vostro patrimonio, o non avrebbe mai osato fare quello che ha fatto comprandoti. Le rispose tenendole la mano. Aspettò un momento, poi continuò. Tu sei molto ricca, mia cara, e al compimento del tuo sedicesimo anno il tutore dei tuoi beni non sarà più lord Semple, ma tuo zio Donald. Soltanto il matrimonio avrebbe modificato questo accordo, per questo voleva che tu sposassi sir Cristofer.
Katrin assimilava le informazioni. Nonno, tu sai che non mi è mai interessato il tuo patrimonio, a me non serve. Gli rispose.
Ci sono regole e doveri, mia cara che non si possono delegare, e tu hai sulle tue giovani spalle un grande fardello: gestire tutto il patrimonio Sheppard. Io ti metterò a fianco persone che ti aiuteranno, persone fidate ma sarai tu che porterai avanti la mia dinastia. Le spiegò.
Ma non tocca a Paul questo compito? E’ il figlio di tuo fratello! Gli chiese.
Presto scoprirai il motivo per cui non può essere lui. Mio fratello, tuo zio Donald è d’accordo con me che tocca a te il dovere di far prosperare il nostro patrimonio e portare sempre alto il nostro nome. Avrai tempo per imparare, mia cara, io ho assoluta fiducia in te, non mi hai mai deluso e sono sicuro che prenderai il tuo compito nel giusto modo. Continuò a spiegarle.
Katrin non riusciva a capacitarsi di quello che le cadeva sulle spalle, non ci aveva proprio mai pensato. Avrebbe fatto di tutto per non deludere suo nonno, ma sarebbe stata dura, lei non sapeva niente di affari o di come si gestisce un patrimonio simile.
Lord Sheppard le leggeva bene in viso tutti i dubbi che aveva, le sorrise stringendole la mano. Non dubitare mai di te, avrai accanto uomini e donne che lavoreranno per te e con te, e magari troverai un marito che riuscirà ad alleviare il tuo fardello, ma non c’è fretta. Aggiunse.
Cosa devo fare nonno? Gli chiese fiduciosa.
Per ora resterai qui sotto stretta sorveglianza fino a che non compirai i sedici anni, dopo nessuno potrà fare più niente. Le rispose.
E mio padre? Lord Semple? Gli chiese ancora.
Lui ha un patrimonio suo e lo gestisce con oculatezza. Erediterai anche il suo patrimonio un giorno, a meno che non riconosca Cristofer come suo figlio naturale. Ma sono cose che non ci riguardano. Ora voglio solo che tu ti rimetta bene in sesto, e al tuo prossimo compleanno faremo una grande festa, dopo di che inizierai a prendere le lezioni che ti servono. Sei una ragazza intelligente, te la caverai senza problemi. Le disse.
Sono felice, nonno, di non tornare più a casa. Gli disse con un gran sorriso.
Qui sei a casa tua, mia cara. Ora riposati e guarisci quelle brutte ferite alle mani, poi potrai riprendere gli allenamenti che ti piacciono tanto. Le disse orgoglioso.
Verrà Robin? Volle sapere.
Tornerà, mia cara, solo un po’ di pazienza e lo rivedrai. Le rispose sorridendo.
Katrin era davvero felice, felice come non le capitava da tempo, da quando aveva perso sua madre. Finalmente era da suo nonno e avrebbe potuto essere libera. Doveva solo aspettare ancora un paio di mesi, aspettare il suo sedicesimo compleanno e poi ricominciare una nuova vita.
Era con questi gioiosi pensieri che attraversava il lungo corridoio per raggiungere le sue stanze. Non lo avrebbe ammesso con nessuno ma si sentiva davvero debole e stanca, i giorni nella torre avevano lasciato il segno, ma era felice, lo era davvero.
Ci vollero due settimane perché le mani guarissero. Era iniziato maggio e Alfred l’aspettava nel cortile degli allenamenti.
Fu una bella sorpresa trovare la sua spada e il suo arco, le mancava il pugnale, quello era rimasto sotto il cuscino quando era stata rapita ma ne avrebbe ordinato un altro simile al fabbro del castello.
Iniziò il riscaldamento sotto gli occhi amorevoli di Alfred, poi iniziarono a incrociare le lame. Alfred era entusiasta del miglioramento della sua allieva, Robin aveva fatto proprio un bel lavoro. Rimasero parecchio a duellare sotto gli occhi attenti del capitano delle guardie e di suo nonno che era venuto per guardare sua nipote e per rendersi conto delle sue capacità.
La ragazza lo vide e gli sorrise ma non staccò gli occhi dal suo avversario. Il sole stava tramontando quando rinfoderarono le spade. Erano entrambi sudati e il capitano si avvicinò. Le faccio i miei complimenti, lady Katrin. Lei gli sorrise orgogliosa. Grazie capitano, Alfred e Robin hanno fatto un ottimo lavoro. Un soldato si avvicinò a loro e il capitano prese dalle sue mani uno splendido pugnale. Questo è per lei, lady Katrin, da parte di tutti noi, siamo felici che sia qui. Non aggiunse altro, era un uomo d’azione, non di parole.
Ne farò buon uso. Gli rispose soltanto.


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mercoledì 11 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantaquattro






Era riuscita a mantenersi calma, cercò di pensare ad una via d’uscita. Poteva fare finta di accettare e poi cercare di fuggire, ma conosceva suo padre ed era sicura che aveva pensato ad ogni cosa e, una volta sposata non avrebbe più avuto voce in capitolo su niente, era il marito che prendeva in mano tutta la situazione e non era facile liberarsi.
Swuisss. Una freccia passò con un lancio perfetto fra le sbarre della finestra.
Swuisss. Un’altra freccia cadde sul pavimento. Aveva una lunga corda legata. Avvolse la corda e vide una borraccia di acqua, era piccola ma l’avrebbe fatta bastare. Bevve avidamente e si sentì ristorata. Ributtò tutto di sotto.
Raccolse la prima freccia e lesse il biglietto che vi era attaccato. Si faccia trovare pronta quando si sarà fatto buio. R.
Il suo cuore cominciò a correre, ancora poche ore e poi avrebbe ritrovato la libertà. Era debole ma ce l’avrebbe fatta. Non sapeva cosa spettarsi ma sarebbe stata pronta per ogni evenienza. Si rimise seduta e aspettò, contando i minuti.
Il buio era calato già da un po’ ma non era ancora successo niente. Aveva i nervi a fior di pelle e i sensi in allerta. Sentì subito il rumore fuori vicino alla finestrella.
Sono io, miss Katrin. La voce era bassa ma lei riconobbe Robin. Il soldato penzolava legato ad una corda calata dall’alto. Spero sia abbastanza agile da arrivare fin qui e sottile da passarci. Le disse mentre lavorava con un attrezzo alla base delle sbarre. Sarà un lavoro lungo, spero di farcela prima dell’alba o dovremo riprendere domani notte. Le disse buttando all’interno un involucro con pane e formaggio e un’altra piccola borraccia d’acqua.
Lei mangiò e bevve avidamente. Doveva trattenersi o il suo stomaco avrebbe rigettato tutto. Sentiva Robin lavorare. Prenda la sbarra senza far rumore. Le disse lanciandole la prima che aveva divelto. Ce n’erano sei e non era facile lavorare penzolando. Arrivò la seconda, poi mano a mano le altre. Non era troppo difficile, non erano state progettate per imprigionare, non era previsto che qualcuno avesse potuto arrivarci né dall’interno né dall’esterno.
Ora la piccola finestra era libera dalle sbarre. Robin lanciò la corda alla ragazza. Deve legarla come le ho insegnato, mi dica quando è pronta e l’aiuterò a issarsi fin qui. Le ordinò. Ci vollero solo pochi minuti. Sono pronta. Il soldato tirò la fune, anche se Katrin era sottile aveva comunque le braccia stanche dopo aver lavorato alle sbarre, ma non era il momento di desistere.
Katrin uscì dalla finestra, per fortuna era buio o il baratro che aveva di sotto l’avrebbe spaventata.
Ora la faccio salire, poi salirò io. Vada tranquilla si può fidare, lassù c’è Alfred che l’aspetta. Le disse per tranquillizzarla.
Non fu agevole raggiungere la sommità della torre e non c’era tempo da perdere, presto sarebbe spuntata l’alba e loro avevano bisogno del buio.
Aspettarono di riprendere fiato. Come scendiamo da qui? Chiese loro. I due uomini si scambiarono uno sguardo. Dovrà avere fiducia in noi, scenderemo come siamo saliti, ma sarà più agevole della dura salita. Le risposero.
Controllarono i nodi delle corde e iniziarono a scendere appoggiati alla nuda parete della torre. Katrin era fra loro, non si lamentò nemmeno quando sentì le mani sanguinare o le braccia che non riuscivano quasi più a sostenerla. Era della sua vita, della sua libertà che si trattava e non avrebbe mollato nemmeno di un millimetro.
La discesa sembrava non finire mai. Mancava poco all’alba quando, sfiniti si lasciarono cadere sull’erba. Robin e Alfred si ripresero subito e si liberarono dalle corde, lasciando qualche minuto in più alla ragazza.
Raggiunsero i cavalli. Fu sorpresa di vedere solo due cavalli. Io non posso venire. Disse Robin. Ma la raggiungerò presto. Ora andate. Aggiunse.
Non persero altro tempo e si allontanarono dal castello. Ci vollero più di quattro ore prima di arrivare da lord Sheppard. Raggiunsero le stalle e lasciarono i cavalli. Katrin svenne fra le braccia di Alfred che la prese al volo prima che cadesse a terra, sfinita.
La teneva fra le braccia, leggera e bellissima nonostante fosse sporca da far spavento. Quella giovane donna non aveva fatto un lamento, nemmeno dopo quello che aveva passato. Aveva sempre provato affetto per quella ragazzina, ammirava il suo coraggio, il suo carattere e non lo aveva mai deluso.
Raggiunse l’entrata del castello e lei non si era ancora svegliata. Il soldato la portò nella stanza che le era stata assegnata e la lasciò nelle mani amorevoli di Sara.
La sua amica cominciò a lavarle il viso, le mani ferite e lacrime di dispiacere si mescolavano a lacrime di felicità per riaverla lì con sé.
Katrin dormì per tutto il pomeriggio e per tutta la notte, vegliata da Sara che non si era staccata dal suo letto.
Fu alle prime luci dell’alba che si svegliò. Aveva le mani fasciate e un panno fresco sulla fronte. Spostò lo sguardo per capire dove fosse e vide Sara addormentata sulla poltrona vicino al suo letto. Sorrise di piacere nel rivederla.
Si mosse lentamente ma Sara si svegliò all’istante. Ben arrivata, miss Katrin, sono felice di rivederla. Le disse con gli occhi ludici.
Lo sono anch’io, Sara. Dove mi trovo? Le chiese.
Qui è al sicuro, è a palazzo Sheppard e suo nonno non vede l’ora di abbracciarla. Le rispose. Ora facciamo colazione, un bel bagno e poi potrà andare da lui, la sta aspettando. Le disse mentre preparava il piccolo tavolo.

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martedì 10 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantatre






Robin osservava la ragazza. Che le ha detto, miss Katrin. Le chiese osservando il suo sguardo assorto. Non ho capito cosa sia successo ma quello che mi ha detto è stata una dichiarazione di guerra, non so cosa aspettarmi; non sono più una bambina che può gestire come vuole, ma era davvero determinato. Gli rispose.
Aumenterò la sorveglianza, forse so cosa è successo, ma lei, miss Katrin non ne ha mai voluto sapere niente. Le ricordò. E non lo voglio nemmeno ora. Gli rispose piccata.
Ripresero il loro allenamento anche se l’umore non era lo stesso.
Passarono un paio di giorni senza che nulla accadesse. Robin e altre guardie facevano la sorveglianza a Katrin ma tutto era tranquillo.
La prima settimana di aprile era passata con un’alta tensione in tutto il castello. Era molto tardi quando Susan e Cristofer sentirono bussare alla loro porta. Furono molto stupiti di vedere lord Semple essere lì senza che nessuno li avesse avvisati. Il lord chiuse la porta dietro di sé. Soltanto una candela rischiarava la stanza e i due si avvidero dello sguardo malefico del loro padrone e si spaventarono. Susan si strinse le mani cercando di non farle tremare, in attesa di scoprire cosa volesse il suo ex marito.
Ho una proposta da farvi. Disse loro, e rimase parecchio tempo a discutere dei dettagli.
Era notte fonda quando tornò nella sua camera. Quattro individui incappucciati lo stavano aspettando. Fate quello che vi ho ordinato. Disse soltanto.
La porta della camera di Katrin era chiusa, uno schianto la svegliò ed era pronta a difendersi ma erano in troppi e la imbavagliarono, la incappucciarono in pochissimi istanti. Uno se la caricò in spalla e uscirono velocemente.
La ragazza si dibatteva ma un pugno ben assestato le tolse i sensi. Era già giorno quando si svegliò, con il viso tumefatto e le ossa doloranti. Si guardò in giro e riconobbe il posto, ci era già stata: la prigione nella torre. Cosa voleva stavolta quel verme che chiamava padre? Cercò di alzarsi, si sistemò i capelli come poteva e rimase in attesa.
Non dovette attendere a lungo. Il catenaccio all’esterno della porta venne tolto ed entrò suo padre.
Lei era seduta sul pagliericcio e lui prese posto sulla sedia sgangherata, proprio di fronte a lei.
Passò alcuni lungi attimi ad osservarla, cercando di leggerle i pensieri, ma non ci riuscì nemmeno questa volta, e la cosa lo alterò maggiormente.
Poi si decise a parlare. Tuo nonno ha cercato di imbrogliarmi, ma io l’ho scoperto in tempo. Tu sei una ragazza fortunata e dannatamente ricca ed io sono tuo padre. Le disse. Katrin rimaneva in silenzio anche se avrebbe voluto ribattere.
Presto compirai sedici anni e prima di allora tu sposerai sir Cristofer. Le disse avvicinando il suo viso a quello della ragazza.
Lo sai che non lo farò, padre. Gli rispose.
L’uomo non si scompose. Questa volta nessuno verrà a portarti né cibo né acqua, quando sarai pronta ad accettare batti contro la porta e verrò avvisato. Le disse.
E se non lo facessi? Volle sapere lei.
Allora morirai qui dentro e nessuno lo scoprirà mai. Per me non fa nessuna differenza. Si alzò e uscì senza aggiungere altro.
Katrin si alzò e cercò di sgranchirsi un po’ le gambe. Cercava di radunare i pensieri, sapeva di poter resistere solo per pochi giorni in quella situazione, ma non avrebbe ceduto fino all’ultimo. Elaborava piani su piani, come le avevano insegnato sia Alfred che Robin ma c’era ben poco che potesse fare senza conoscere almeno qualche dettaglio.
Il primo giorno passò lentamente, come pure la notte. E anche il giorno successivo. Cominciava a soffrire la sete e il secchio era colmo, presto avrebbe dovuto decidere cosa fare, ma non ora, non oggi.
Passarono quattro giorni e nessuno era venuto da lei, proprio come suo padre le aveva promesso. Aveva le labbra screpolate e lo stomaco talmente vuoto che sembrava di aver messo le ali talmente era leggera.
Era il quarto giorno di prigionia e lei non demordeva. Sentì dei passi e il catenaccio aprirsi. Era seduta sul pagliericcio quando Cristofer entrò. Rimase in piedi di fronte a lei. Sei messa piuttosto male, mia cara. Non importa, presto sarai mia moglie e tornerai ad essere bellissima. Si abbassò e mise il suo viso ad altezza di quello della ragazza. Non vedo l’ora di averti nel mio letto, puttanella che non sei altro, ti farò abbassare le ali e ti sottometterai a tuo marito, che tu lo voglia o no, sarò io il tuo padrone e tu la mia schiava. Le soffiò in faccia. Questa è una promessa. Aggiunse.
Anch’io te ne ho fatto una, spero che tu la ricordi. Gli rispose soltanto.
Per un attimo lo sguardo dell’uomo si adombrò. Ci vediamo, mia cara, abbi cura di te. Aggiunse beffardo.
La porta si richiuse e lei rimase a guardare le sbarre della piccola finestra.

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lunedì 9 dicembre 2019

KATRIN, LA SUA STORIA


KATRIN, LA SUA STORIA

parte cinquantadue






Nessuno al castello aveva fatto domande o supposizioni su quanto accaduto. Il loro lord aveva dato spiegazioni e, anche se tutti si facevano domande, nessuno ebbe il coraggio di esprimerle ad alta voce.
Marzo trascorreva in attesa della primavera, faceva ancora piuttosto freddo. Era quasi finito il mese, era sera e missis Susan e suo figlio erano nella loro camera. Nel camino un solo ceppo di legna. La donna si stava passando una pezza umida sul viso, era stanca e suo figlio lo era ancora di più.
Cosa faremo quando saremo costretti ad andarcene? Le chiese il ragazzo. Lei alzò lo sguardo su quel figlio che amava in modo totale. Sapeva bene che era solo colpa sua. Aveva fatto tutto quello che poteva per rimediare al suo vizio, ma proprio non riusciva ad avercela con lui, nemmeno in quel frangente. Sono sicura che qualcosa troveremo. Gli rispose con voce stanca. Cristofer conteneva a mala pena tutta la rabbia e il risentimento che covava verso lord Semple, e non gli perdonava quello che gli stava facendo. La pagherà, madre, te lo prometto. Le disse mentre si sedeva a consumare il poco cibo che si erano portati in camera.
Aprile si presentò con aria profumata. Nel cortile gli allenamenti avevano ripreso il ritmo consueto.
Katrin e Robin stavano provando un nuovo metodo di tiro con l’arco, avevano leggermente modificato le frecce e si stavano allenando al loro uso.
Presto la ragazza avrebbe compiuto sedici anni e suo padre si stava dando da fare per trovarle un corteggiatore adatto, anche se lei non ne voleva sapere.
Lord Semple aspettava con ansia di ricevere i dieci lingotti d’oro e nel frattempo aveva mandato a Susan il messaggio di sfratto. Dovevano andarsene entro il mese con il carro che portava rifornimenti. Aveva ricominciato a bere ancora più di prima, era l’unico modo per tenere a bada la rabbia e la vergogna che aveva subìto.
Era nel suo studio e stava leggendo i vari fogli del contratto firmato con suo suocero. Aveva la mente appannata dal vino ma spalancò gli occhi quando capitò al paragrafo dei sedici anni di Katrin. Due righe che gli erano sfuggite, anche se non se ne capacitava, così recitavano: “al compimento del sedicesimo anno di Katrin Semple, la gestione dei beni che le derivano dalla famiglia materna passano a sir Donald Sheppard, suo tutore fino al compimento del ventunesimo anno di età o al suo matrimonio.” Lord Semple strabuzzò gli occhi. Che storia era mai quella? Eppure il tutto riportava la sua firma in calce. Continuò a leggere senza trovare altre discordanze fino a che giunse alla penultima pagina. “Lord Richard Semple consegnerà a lord Liam Sheppard i registri delle proprietà gestite come tutore della figlia.” Poche semplici parole che gli fecero perdere quasi i sensi. Cosa significavano? Controllò di nuovo la firma ma era indubbio che quella posta in calce fosse proprio la sua. Battè il pugno sul tavolo, se aveva inteso correttamente lui era privato di qualsiasi potere sul patrimonio di sua figlia, inoltre non gli sarebbero stati consegnati nemmeno i dieci lingotti. Tutto quello che gestiva come suo attuale tutore e del quale beneficiava dei guadagni era finito e ne doveva dare conto a suo suocero.
Appoggiò la schiena alla poltrona in cerca del respiro che gli stava mancando. Come era potuto succedere? Era chiaro che era stato imbrogliato, non era uno sprovveduto e sapeva bene che quei documenti erano assolutamente legali e che una copia uguale era in possesso di suo suocero. Maledetto lord Sheppard, come aveva potuto? Come aveva fatto ad arrivare ai suoi documenti visto che nessuno ne era a conoscenza? Non ne aveva mai parlato con nessuno, nemmeno a Miriam che li custodiva per lui. Quella donna era sparita ma non sapeva leggere e non poteva avere nessun coinvolgimento. Anche sua figlia era all’oscuro di quel contratto. Proprio non si capacitava di come era potuto succedere, era sicuro che in origine non c’erano quei paragrafi.
Cercò di recuperare una parvenza di calma. Maledisse sua moglie e il sacrificio che gli era costato a sposarla, la maledisse per non avergli dato figli suoi, maledisse quella figlia di nessuno che si ritrovava in possesso di un enorme patrimonio senza nessun merito. E lui, lui che aveva sopportato quegli anni, che si era comportato come si addice ad un lord, che aveva mantenuto una dignità onorabile, ora si ritrovava allo stesso punto di partenza: non aveva ottenuto niente, aveva perso anche i lingotti d’oro. Si alzò e maledisse di nuovo tutta la famiglia Sheppard, compresa sua figlia.
Uscì come un lampo dal suo studio, avrebbe voluto strangolare quella figlia di nessuno, doveva trovare il modo di fargliela pagare a quei maledetti.
In cortile Katrin si stava allenando alla lotta col coltello quando suo padre la chiamò con tono imperioso.
La ragazza, sudata e spettinata lo raggiunse. Guardò quel viso sconvolto e capì che doveva essere successo qualcosa di grave. Cosa c’è, padre? Gli chiese educatamente. I fumi dell’alcol non l’avevano ancora abbandonato del tutto. Sguainò la spada e gliela puntò alla gola. Lei non si aspettava un simile gesto e rimase immobile col pugnale in mano. Che tu sia maledetta. Le disse senza che nessun altro sentisse.
Lei non si scompose, gli afferrò il polso che impugnava l’arma e glielo torse con forza. Che ti prende, padre? Non riconosci più nemmeno tua figlia? Gli sussurrò sarcasticamente. Sono lady Katrin Semple. Gli ribadì non staccandogli lo sguardo dagli occhi.
Tu non sei mia figlia, tu non sei nessuno. Le rispose sottovoce. Era una minaccia e lei lo sapeva bene. lo guardò allontanarsi barcollante mentre Robin la raggiungeva.


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